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Visualizzazione dei post con l'etichetta Sussidiario d'estate

SOTT'ACQUA

Primo bagno dell'anno con un mese di ritardo. E una sensazione strana, come d'incredulità: i miei inverni non scherzano mai, ma questo non finiva e lo sentivo finirmi. Bagno breve, dentro e fuori, una nuotata rabbiosa, urlando sotto l'acqua. Preda d'un pensiero sbracciavo, quant'ero diverso un anno fa. Meno duro, meno spietato: quante cose non tornavano, quanti intriganti, ladri di tempo e speranze, buona fede e energia, ingenuità e attesa. Che presepe sbagliato, vita mia. Che assurdo combattimento questo incassare fino a non sentire più i colpi, più il male, più niente. Steso a terra, contemplavo la fine. Poi, come in un fumetto che ho letto, senza sapere come ti ritrovi a fare pulizia con la forza che non hai. E un mattino arruffato di vento il tuo fisico sgraziato, sovrappeso si trascina al mare e lì si libra, urlando tutta la rabbia sott'acqua.

INDIFESI E' LA PAROLA

INDIFESI E' LA PAROLA Ripenso a quell'esserino che mi si stringeva, facendo le fusa, e che non c'è più, e mi sento sgomento. Come Lilly anche io, anche noi, tutti, siamo quel che ci capita, che ci sfiora soltanto, quello che non possiamo evitare, estate dopo estate. Non quello che abbiamo realizzato, ma ciò che non ci è riuscito. La nostra impotenza. Crediamo d'esser forti, e siamo tanto fragili. Tanto stupidi. Indifesi, è la parola giusta. E la nostra gioia, a vederla da fuori, è straziante, inconsapevole, ricorda quella dei miei gatti che stanno giocando in questo momento. Forse solo mentre piangiamo siamo veri. Forse lo siamo solo oggi, ancora una volta, con un'altra estate alle spalle e sulle spalle, che vola via ma ci lascia una stanchezza, una fatica nell'anima. Peserà, tutta quell'attesa...

FRAGILE

Il loro sbando nel mondo, che ci fa paura FRAGILE La racconto o non la racconto? Ma sì, la racconto. Passiamo alla Tenuta del Conte, a vedere come sta la nostra gattina adottiva Lilly e Lilly non “sta” più, l'hanno seppellita domenica mattina, dopo averla trovata che dormiva sul ciglio della strada. Apparentemente indenne: dev'essere bastato che una macchina la sfiorasse. E di sicuro s'era avventurata alla ricerca della sua amica Milou, che nessuno ha più visto. Maria Grazia piangeva e noi ci chiedevamo se, strappandola alla strada per portarla in campagna, da chi sapeva amarla, non l'avessimo invece condannata. Discorsi senza senso, ma come fai a non farteli? E forse è senza senso anche restarci male per uno fra i milioni di gatti di questo mondo, oltretutto non tuo. Ma io capisco i singhiozzi di Maria Grazia, di mia moglie, e i miei stanno in queste parole che vado scrivendo nel caos di un supermercato. È come ti guardano. Come ti si affidano, senza nemmeno...

LE CAMPANE

"Signore, non qui..." LE CAMPANE Non è tornata l'estate, niente affatto. Siamo già al principio dell'autunno, ma un autunno pieno, mite per ora, lieve e grato. Dalle finestre spalancate posso vedere i monti Sibillini, ancora nudi di roccia, niente neve sulle cime, addosso alle pareti. Steso sul divano ascolto il silenzio della campagna mentre scrivo, è una domenica mattina, i gatti giocano vivaci, mia moglie dorme ancora e mi arriva il suono di campane che conosco bene. Sono quelle del Duomo, quelle che da bambino gettavano in me una disperazione allagata. Tutti i campanili mi sovrastavano, tutte le campane mi angosciavano un poco e queste, forse, più di tutte: “Signore, dappertutto ma non qui, non potrei vivere qui, non è il posto per me”. Vivo qui, e ascolto quelle campane immortali. Vivo qui, e non posso farci niente. Vivo qui, e a volte mi piace pure. Vivo qui, e non ho altro posto da rimpiangere, la città dove crescevo non c'è più, è un grumo che n...

HAPPY END

Dove sono Lilly e Milou? HAPPY END Siamo tornati alla Tenuta del Conte, da Alberto e Maria Grazia, a vedere come stava la gattina salvata dieci giorni fa. Con una punta di trepidazione, perché quando sono così piccoli non si sa mai. Sta bene. Anzi benone. È ancora minuscola – ma cos'era, quando l'abbiamo trovata? - ma pare rifiorita. Il pelo lucido, lo sguardo vispo. L'ho presa in mano e ha fatto un mare di fusa, proprio come quando l'avevo raccattata dalla strada, in attesa della morte. L'ho presa in mano e non pesava niente e sono stato una mano sconosciuta per lei, ma lei per me era un piccolo tesoro, il sospetto d'aver fatto qualcosa di buono nella vita. Si scambiava musate con l'altra gattina, Milou, che ha solo poche settimane in più; ma pure con Spina, la randagia che Alberto ha riscattato da una orrenda galera di un metro per un metro, e dalla Labrador, stupenda, che non ricordo come si chiama ma è il cane più affettuoso del mondo. “Siamo ...

MI RITORNA IN MENTE

Io mi preparo ancora MI RITORNA IN MENTE Settembre era il tempo del ritorno, ed io amavo quelle prime piogge, cariche di ritorno. Inservibile il mare, ampiamente abusato, andavamo, prima di ripartire, a comperare le scarpe, che qui costano meno e ci si faceva l'inverno. Uscivo dallo spaccio coi miei camperos troppo grandi, magari poi tornava il sole ed era un sole duro ancora, ma non li toglievo. E sapevo che a scuola mi avrebbero preso in giro per quegli stivali troppo da cow boy, troppo clamorosi, troppo marchigiani, ma io ci viaggiavo dentro come il Gatto della favola. Non è che mi dispiacesse stare in vacanza: ma, visto che ormai stava morendo, non la sopportavo più quell'agonia e mi dicevo facciamola finita, che la città ci aspetta. Ero sempre il primo tra gli amici a rientrare, del resto ero pure il primo a sparire a fine giugno, e un'altra cosa amavo: quella sensazione di straniamento che via via s'impadroniva di me, ancora lungo la strada, ritrovando ...

E' GIA' ATTESA

Tutto torna E' GIA' ATTESA Il mare è cambiato. Appena nervoso, scosso da correnti sotterranee, non mi vuole più, reagisce minaccioso al mio contatto. Nessuno ci entra più, il suo messaggio è chiaro. È finita la stagione dei giochi, degli scherzi, dell'indugiare sciolto in lui, adesso può essere pericolosa la sua compagnia. E la spiaggia si è desolata, solo le ultime, ostinate facce resistono fra scheletri d'ombrelloni. Ma non abbiamo più niente da dirci, come non l'avevamo prima. “Si sta bene adesso al mare”, dicono, si sta bene a leggere, ad ascoltare le brezze già presagio d'autunno, quel sole che più velocemente declina e impallidisce. No, non si sta bene, c'è profumo di morte tutto intorno. E il mare è cambiato, il mare non serve, se ci entri, se lo sfidi, ti punisce, ti raggela. Non è più bello nuotarci, fa paura sentire il proprio corpo così fragile in quella massa d'acqua estranea, ostile. Gelida. E quando ne se fuori, non ti asciughi. ...

NEL TRAMONTO

Ho bisogno di vita NEL TRAMONTO A zonzo in Vespa come da troppo non facevamo. D'estate c'è troppa estate per fonderci in scooter, la messa in piega atroce dei caschi, e d'altra parte il mare è fatto apposta per fonderci in lui. Ma ormai la stagione è finita. Saliamo a Macerata, che è una città morta, talmente felpata da indurre fastidio e anche un'angoscia sottile: io non sono fatto per questi posti, belli ma stordenti di quiete, quelle ondate silenziose tra i vicoli semideserti, di rimbalzo contro i palazzi storici, tutto elegante, notevole, pregiato ma io ho bisogno di vita. E invece, estate dopo estate, il mio carattere è cambiato, la malinconia ha preso il sopravvento. Qui abbiamo studiato, io e mia moglie, facoltà di Giurisprudenza, nell'Università più tetra del mondo. Ero sempre da solo, non conoscevo nessuno e pensavo: cosa mi sta succedendo, proprio a me che ero uno zingaro della confidenza. Macerata è bella ma si sta macerando, spirano le sue vet...

CHIEDERE DI VIVERE

CHIEDERE DI VIVERE Stasera era l'ultimo martedì delle bancarelle estive, ma ce le siamo perse perché avviandoci lungo un desolato tramonto di fine agosto mia moglie ed io quasi inciampavamo in un sorcio che ci è corso fra le gambe. Non era un sorcio, era un gattino di due mesi massimo, di un bianco e nero coperti di grigio per il gran stare sotto le macchine. Abbandonato sicuramente, ci ha detto una donna che abita lungo la via: era pelle e ossa quando è spuntato, lei l'ha nutrito con gli avanzi ma venerdì riparte e il gattino si dovrà arrangiare. Il che vuol dire morire: non può cavarsela, è stato in una casa, mi dico mentre mi passa e ripassa tra le gambe e mi guarda insistente con gli occhietti azzurri, un piccolo muso già intelligente. Come si fa? Ah, dice la donna, io non me la sento proprio, ho paura di prendermi qualche malattia. Si potrebbe portarlo dalle due amiche veterinarie che stanno proprio nella strada parallela, loro si occupano dei gatti sfortunati, ma a...

LE PIOGGE

Qualcosa finisce qui LE PIOGGE Ecco le felpe. Le cerate e i k-way. Ecco le pozzanghere, che impiastricciano i piedi. E il corpo finalmente respira. Ecco le piogge, come ogni fine agosto, ma quest'anno si son fatte sospirare davvero: perfino uno come me non vedeva l'ora che arrivassero, il fisico non ne poteva più di sudare, di ansimare, di non respirare. Di non dormire. Ecco il cielo pieno di colossali spruzzi di metallo, e squarci di un azzurro beffardo, sembrano coltellate di Fontana. Un bagno, stamane, ma il mare che già sembrava aver cambiato carattere. E poi presto il sole si copre e a folate la gente fugge via dalla spiaggia. Le piogge. Dicono che non durano, che è solo una pausa e tornerà il caldo feroce. È probabile, un anno fa restò torrido per tutto settembre e l'autunno fu lento, dolce, declinante (ma poi ci aspettava la peggiore nevicata in un secolo). L'estate non è ancora finita, dicono, dopo averne decretato lo spirare appena ieri. No, l'es...

NEL MARE

Mi sciolgo NEL MARE Sto qui, in croce nel mare e il legno è fatto d'acqua, metto un dito nel cielo, azzurro senza colore, senza nuvole, senza rumore, penso a un mare di cose, al passato che mi cerca, al futuro che non mi trova, poi piano piano mi disarticolo, mi sciolgo, mi disanimo e finalmente riesco a non pensare.

BREVE STORIA DI UNA PUBBLICA TRUFFA

BREVE STORIA DI UNA PUBBLICA TRUFFA Oggi ho preso una multa con la moto. Vi pare banale, autoreferenziale come argomento di cui parlare in un blog? Anche a me, però bisogna considerare le circostanze. Ho preso una multa, tanto per cominciare, per avere parcheggiato la Vespa sul lungomare, esattamente nel posto dove si lasciano gli scooter. Mi si contesta il divieto di sosta, in base ad un cartello che. quando ho lasciato la mia Vespa, non c'era, tant'è vero che la griglia dei posteggi era piena di due ruote. Ora, avrebbero potuto non notarlo, o essersene fregati, in dieci: non io, visto che il cartello stava proprio sopra la mia moto: non avrei potuto non vederlo neppure volendo, e non sono tipo da sfidare la certezza. Perchè si dà il caso che a Porto San Giorgio ultimamente circolino più vigili urbani che turisti, col preciso incarico di multare tutto quello che si muove, a cominciare dalle moto lasciate sui marciapiedi. Ora, che io non possa dimostrare quanto vaso so...

UN'ESTATE COSI'

Un tramonto dopo l'altro UN'ESTATE COSI' Sgocciola di già quest'estate. Ve ne accorgete? Ci sgocciola tra le dita intanto che la aspettiamo. Perché questa non è estate, è un' attesa d'estate. È una stagione senza sole e con tanta paura, è una speranza senza forza che cambino le cose, che possa essere estate anche per noi. Molti non partono. Molti rimangono. Molti partono e dopo non vorrebbero più tornare. Paura, delle solite cose, delle vite che abbiamo e non abbiamo, di quello che ci aspetta, dei nostri giorni usati. Paura perfino della routine. E l'estate sgocciola e la vediamo passare, un tramonto dopo l'altro, non usciamo la sera, restiamo ingabbiati al computer, e lei ci saluta, mesta, impotente. Triste. Io usavo tornare, al tramonto, in Vespa, su per la salita dei girasoli, che mi salutavano allegri nel sole che declinava. Quest'anno, non so perché, per paura, per attesa, per distrazione, non l'avevo ancora fatto. Lo farò, mi ripet...

SPIDER MAN

SPIDER MAN Perché no? E allora, andiamo a vedere l'Uomo Ragno. L'Uomo Ragno è una faccenda molto diversa dai precedenti, tutto giocato sul minimalismo pur nella grandiosità della confezione. La stessa tridimensione non è un gioco di specchi, un caleidoscopio di effetti ma una costante di tutto il film, di ogni scena così che l'occhio dopo un po' si abitua, non la percepisce quasi più, gli sembra “semplicemente” di essere dentro a quello che succede, in tutte le sue normali profondità. Quello che succede è un supereroe in questo caso davvero vulnerabile: esile, sperduto com'è sembra un pupazzetto sempre sul punto di spezzarsi, le sue strabilianti prodezze s'infrangono contro limiti più enormi, le fragilità sovrastano i poteri, non è più lui al centro dell'universo ma un puntino a volte impercettibile nella sconfinatezza della metropoli, rimbalza per i grattacieli infiniti, i ponti eterni, le cisterne mastodontiche, si perde nei panorami senza limite, ...

GRIGIOGRATE

Dio, che strazio GRIGIOGRATE Abitiamo a un chilometro ma ci vediamo di rado e solo per caso: di preferenza incrociandoci a casa di mia madre, oppure, adesso che è estate, in mare. Non “al” mare, proprio dentro l'acqua io e mio fratello commentiamo quello che è successo, l'attualità di questo Paese di merda e ieri, col sole a picco, lui mi diceva, hai visto l'ultima di Monti, sta raddoppiando le tasse perfino sul trinciato da pipa, quant'è grigio, nato grigio proprio, uno sfigato che ha aspettato tutta la vita per far pagare a tutti ogni specchio nel quale è cascato. Ascolta una signora di passaggio, corpulenta, anziana e “Scusate se intervengo ma il signore ha proprio ragione, non se ne può più di quello là!” e fa il tipico gesto delle mani che scrollano un fastidio. Si unisce un signore milanese, “Io quando lo vedo cambio canale perché el me sta sui bal”. Un terzo, ragazzo giovane, sorride amaro, questo finisce che ci tassa pure quest'acqua qui, e, non so...

FLASHDANCE

What a feeling FLASHDANCE Non auguro a nessuno di trovarsi in un mare deserto e calmo alle sette di sera, mentre il sole spiove sugli scogli, e sentire d'improvviso levarsi da un casotto la musica di Flashdance. Trent'anni fa e una tempesta di ricordi maledetti, messi insieme mi fanno l'effetto di quest'estate che sgocciola tra le dita e non posso far niente per fermarla. Più in là alcuni ragazzi cantano. Provo a nuotar via ma non ce la faccio, braccia di cemento e vado a fondo. Risalgo a riva e sono più vecchio; interdetto, e non passa facilmente. Che non vi venga in mente un bagno da soli nell'ora del tramonto. Sarebbe questa la bontà d'Iddio che ci ha voluto impasti di dolore alla mercè del tempo nella magnificenza del suo creato.
Problema risolto ALTRO CHE SPENDING REVIEW Quello che è successo sabato sera a Porto San Giorgio alla quarta edizione di Moda e motori è paradigmatico dell'italianità municipale, fondata sull'assurdo. Appena prima di partire ci si è resi conto che la potenza dell'impianto elettrico (misteriosamente) non sarebbe bastata; e non era un concerto dei Rolling Stones ma una kermesse d'auto storiche che trasportavano modelle in vestiti d'epoca. Infatti la corrente è saltata quasi subito, con il bravo presentatore, cioè il sottoscritto, costretto ad inventarsi la voce di Paperino per tener buoni i bambini mentre il panico si diffondeva tra improvvisati tecnici e un galoppino comunale, popolarissimo per la sua compulsione mendicante più che concussoria, ripeteva come una giaculatoria: ah io me ne lavo le mani, che volete che faccia io? L'arrivo di un generatore supplementare da un paese vicino ha aggiunto un definitivo tocco di umorismo ad uno strazio da strapa...

UN GIARDINO DI MARE

Fin che si può UN GIARDINO DI MARE “Ah, ma come sei abbronzato!”. Esclamato con tono teatrale ma insinuante, manco t'avessero sorpreso ad incularti un pargolo. “Abbronzatura da Vespa” rispondo e li smonto. Ma non contenti fanno la faccia di chi pensa, sì, sì, tanto lo so che sei pedofilo nel profondo, guarda che abbronzatura che hai. La vergognosa colpa starebbe nell'avere una pelle da negro, e me ne vanto, che cattura subito ogni singolo raggio di sole. Ah, ma come sono abbronzato invece di starmene a marcire in un ufficetto scuro e triste. Ma siccome di lavoro non ce n'è ed io m'industrio da una vita ad inventarmelo, e non lavoro mai e non smetto mai, roba difficile per i normali, così non debbo giustificarmi con nessuno se ogni tanto la mattina capito al mare una mezz'ora, giusto il tempo di un caffè e delle ultime crudeltà balneari della mater terribilis, condite, se ci scappa, da un bagno fulmineo. Al fine settimana invece vado in mare, nel senso che ...
ALBANO Albano era un demente. O meglio, era la dimostrazione che nella vita è il destino è tutto, che due possono nascere uguali, stessa madre puttana a sfornar figli come gatti, stessa mente vacillante, stesso fisico spaventoso, e finire uno in una comunità e l'altro su un ring, uno a campare di poco e l'altro a sperperare 500 milioni di dollari. Albano è stato uno dei primi che ho conosciuto nel mio servizio civile a Capodarco. Tozzo, erculeo, sformato, asimmetrico in tutto, dalla faccia belluina ma dalle espressioni di irresistibile tenerezza e simpatia. Uno che sa, capisce di essere diverso, ma non ne fa un dramma, si adatta alla sua condizione e così dimostra molta più saggezza di tanti intelligentissimi frustrati. Me lo portavo in furgone, il furgone rosso con cui feci in un anno cinquantamila chilometri portando gente dappertutto e ogni notte fuggendo coi miei colleghi senza meta, cosa che i responsabili sapevano benissimo. Albano saliva con me poi si portava le...

UN CONCERTO

Non c'è vita senza musica UN CONCERTO L'altro sabato era l'ennesima giornata esangue di un periodo esangue e volevo rintanarmi in casa a rifiutare il mondo, poi alla fine ho convinto me stesso a partecipare al piccolo saggio musicale in cui era coinvolto mio fratello. Che a 43 anni ha deciso di rimettersi a studiare musica, secondo un metodo innovativo. Mi ricordo le nostre lezioni da bambini, nozioni faticosamente messe insieme per lasciarle quasi del tutto evaporare. La vita toglie più di quanto non consegni, a volte. Ma lui voleva ricominciare, e a Fermo ha trovato un Maestro, Guido Mallardi, giovane, più giovane di lui, che prometteva di tirargli fuori la musica che non sapeva di avere. E siamo andati.