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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2015

SOLO UN PADRE

La tristezza è un pretesto, una piuma gentile che si posa sugli anni perduti. Vengo a sapere da un amico comune che è mancato il padre di un compagno d'infanzia e poi di gioventù. Il più vecchio in assoluto, cresciuti insieme fin dall'età della scuola, cinque anni io, sette lui, nel piccolo immenso cortile che fu il nostro mondo nelle migliori stagioni della vita. Poi io mi trasferisco, il distacco, ma mai definitivo: ancora un paio d'anni fa, per una rimpatriata a Milano, litigavamo allegramente di politica. Il padre me lo ricordo, somigliava a Charles Bronson, una quercia con una passione mite, le bocce. Alle due di pomeriggio, cascasse il mondo, lui s'infilava nella 500 rossa dove entrava a stento, raggiungeva la bocciofila Caccialanza e qui dava spettacolo per un paio d'ore. Poi tornava a casa, e riapriva il negozio di scarpe che stava proprio sotto. L'ho detto, che era un piccolo mondo perfetto. E di colpo lui ha 83 anni e muore. Doveva riguardarsi, ma

ZOMBIE DI PROVINCIA

Michele Buoninconti il pompiere ha esattamente la faccia di chi fa quello che ha fatto e cioè far fuori la moglie Elena Ceste per poi mettere su una patetica messinscena con le guardie. La faccia è quella del paranoide bigotto che sprofonda nel vortice dell'impotenza. Insomma un diversamente talebano, un fondamentalista cattolico. Ma per la brava gente di Costigliole d'Asti non poteva essere stato lui perché “andava in chiesa”. Per la psicologia sociale, un tipico caso di dissonanza cognitiva collettiva, ma si potrebbe più sbrigativamente chiamarla ipocrisia di paese, non priva di insopportabile stupidità. Non poteva essere stato il Michele, ossessionato com'era dai suoi demoni mistici? Ma l'Italia, a dispetto delle sue escandescenze internettiane, è ancora al 90% quella degli ottomila campanili, della provincia da incubo che non crede a niente, superstiziosa, di religiosità pagana e servile, “Lassa sta' i pret”, “Pret e dutur el toca no”. Ogni tanto mi capita

FARO 03/2015

La realtà è amara, e il Faro la fotografa. La illumina. Per quello che può. Domani, intanto, il numero nuovo agli abbonati in allegato email. Il Faro, come sempre tutto dentro.

GANG + CHEAP WINE IN CONCERTO!

Belle & Sebastian, la critica in tutta la sua ipocrisia - MUSICA

Belle & Sebastian, la critica in tutta la sua ipocrisia - MUSICA

GANG E CHEAP WINE INSIEME A SAN GINESIO!

Il prossimo venerdì 13 marzo prossimo sarà una serata memorabile al Teatro Leopardi di San Ginesio: due gruppi marchigiani, fra i più importanti e apprezzati a livello nazionale, si esibiranno in un doppio concerto eccezionale sotto tutti gli aspetti. Gang e Cheap Wine insieme sul palcoscenico del Teatro Leopardi, per proporre le loro canzoni appena nate insieme ad alcuni brani storici ma anche per suonare insieme alcuni brani scelti di comune accordo. I Gang stanno uscendo in questi giorni con un nuovo lavoro di inediti, “Sangue e Cenere”, il primo da 15 anni: un disco che chi ha già avuto occasione di ascoltare, ipotizza come il migliore in assoluto della band di Filottrano. Così come la loro prova più bella l'hanno sfoderata i pesaresi Cheap Wine, lo scorso autunno, con “Beggar Town”. Entrambi i gruppi sono attualmente in tour, e incrociano i loro percorsi a San Ginesio per una occasione davvero unica. Fuori dai giochi, autoprodotti, autogestiti, marchigiani, devoti al rock

IL MAESTRO

Questa sera mettiti elegante Che ti affido un cuore di perdente Tu vedrai cos'è non esser niente Da difendere, da conservare Un perdente vero, fino in fondo Ma stasera sai che cambia il vento Sarò il re di un gioco da buttare Sarò quello che non sai d'avere Il perdente si riprende tutto Col coraggio che non ha domani Ha soltanto un raggio tra le mani Ruggine di luce di sconfitta Tutti lì! Tutti in piedi adesso Nella sala già si sente il passo Del Maestro di sconfitte e guai Del perdente che non vince mai Arabeschi gli tatuano gli occhi Sono i boschi nei distrutti specchi Dell'età felice che non fu Di quel sole che restò lassù Ma il perdente sa che cosa dice Come figli ha solo i fallimenti Li difende: se li è guadagnati Quei tatuaggi di miraggi infetti Dirottati voli d'ali d'ambizioni E la vita pare una prigione La prigione di una libertà Che non ha valore né onestà Ecco qua: cento facce in piedi Non lo sanno quanto costa il prezzo D

Nannini e soci, storie di musicisti braccati dal Fisco - UGOLE FURBETTE

Nannini e soci, storie di musicisti braccati dal Fisco

IL FARO 02/2015

Poteva sottrarsi il Faro? Inoltre, tanta attualità assurda, bizzarra, contorta. Inoltre, la cronaca trattata come al solito senza badare a spese. Inoltre, due proposte musicali diversissime, ma diversamente interessanti: Teardrop Factory e Benjamin Clementine. Il Faro, più che mai tutto dentro (e domani arriva il numero nuovo...)

TREDICI BAMBINI

Il polso della situazione lo dà Twitter, lo scorri e le prodezze della galassia, della nebulosa Isis non le conti più. Ogni giorno esecuzioni, torture, minacce, stragi. Quella sui 13 ragazzini colpevoli, nella loro povertà, di avere guardato alla televisione la partita della nazionale dell'Iraq, e giustiziati in pubblico, va al di là delle parole. Chissà cosa avranno pensato, quando i custodi della follia sono piombati su di loro interrompendo una felicità di vetro. I genitori neanche hanno potuto recuperare i corpi, temevano di venire massacrati anche loro. Qualcosa che va oltre le stragi, oltre l'eccidio di Charlie Hebro a Parigi che ha tormentato il mondo. Tredici bambini nati per morire, nati per niente, impermeabili ad ogni provvidenza. Tredici bambini a perdere. Ogni discorso si fa inutile, ogni discorso diventa privo di senso. Ho pensato che, se scopro il macello di tredici animali, ci resto offeso tutto il giorno e sofferente e arrabbiato, e rivendico questi sentim

Francesco, quel bagno di folla è un messaggio ai fanatici dell'Islam - ANALISI

Francesco, quel bagno di folla è un messaggio ai fanatici dell'Islam - ANALISI

NEGRO!

L'anno passato (tocca già dire così) avevo ammesso con i miei lettori che mai mi sarei piegato a pagare il pizzo della formazione dei giornalisti. Ho mantenuto, però non volendo peccare di presunzione, anche mi sono sottoposto a un paio di corsi: on line, senza spese. Entrambi avevano a che fare con la deontologia, e, nel mare di Carte che ci stritolano, spiccava la Carta di Roma sugli stranieri. La Carta di Roma è, a dirla come va detta, frutto di una meschina pastetta fra l'Ordine, l'articolazione burocratica delle Nazioni Unite che sforna le Boldrini, e, soprattutto, la Comunità di Capodarco, che l'ha di fatto apparecchiata. Tale Carta è la polluzione del più demenziale politicamente corretto, si sofferma sulle sfumature linguistiche, che intinge in una intolleranza fanatica, da talebani paranoidi: non si può dire clandestino, e praticamente neppure immigrato, bensì migrante, meglio ancora migrantes, in latino della decadenza, in tutti i sensi. Idiozie da gente

AVALLONE DI NULLA

Che l'Italia attualmente non tema deficit di democrazia, e neppure di aggressioni alla sua libertà di stampa sul modello della Francia, è felicemente confermato dal fatto che una testata come il Corriere, prima per tradizione e diffusione, ospiti interventi elementari come quello di tale Silvia Avallone. Si potrà parlare di democrazia mercantile, nel senso che questa Avallone deve avere spuntato qualche premio letterario al culmine di estenuanti trattative, ma la sostanza non cambia. Cosa dice Avallone? Si scaglia, apoditticamente, contro il tenore maschilista degli attacchi alle due cooperanti brianzole, e così, in modo pochissimo originale, chiude la faccenda: il resto è una sequela di luoghi comuni, appunto, da scuola elementare, da “voglio capire” a “i terroristi partono da qui”, dunque sono figli dell'Occidente. È difficile controbattere al nulla, e Avallone viaggia sotto al nulla. Costantemente. Viaggia sotto l'inconsistenza quando si chiede, retoricamente, “quan

IN OCCIDENTE

"Agli eroi di Liwa Shuhada [ sigla vicina al fronte al Nusra, braccio di Al Qaeda in Siria]   grazie per l'ospitalità e se Dio vuole vediamo la città di Idlib libera quando torniamo" Pare non sia possibile sentirsi, e manifestarsi, esasperati dalle facce delle ennesime due sconsiderate a caccia di brividi nelle zone meno consigliabili, e poi recuperate con riscatti sanguinosi: sia nel senso di quello che son costati, sia nell'altro, che si tradurranno in nuovi attentati. Perché il pizzo di 12 milioni di dollari (dichiarati) per le due balorde brianzole, è un colossale investimento di morte in favore della pace. Ma non ditelo! I paladini della libertà d'espressione, quelli tutti Charlie Hebro, potrebbero non perdonarvela. Ora, si può capire che esulti un patetico rottame piombato come Erri de Luca, ma quelli che hanno la testa sulle spalle dove sono? Tutti a preoccuparsi di non coincidere con Salvini? Tutti a sposare la causa di chi regolarmente sputa su cosa

L'IMPORTANZA DELLE RELIGIONI

Scherzare sulle religioni mi pare salutare come antidoto al fanatismo e al bigottismo (i cui effetti possiamo di nuovo constatare in questi giorni), irriderle mi sembra sciocco come lo è chi si gloria della propria ignoranza: le religioni sono precipitati storici, poderosi sistemi di pensiero da cui discende la filosofia e deriva la politica coi suoi sistemi, per emulazione, per derivazione o addirittura, a contrariis, per distacco, per impostazione polemica. In larghe parti del pianeta le dimensioni mistica e politica restano inscindibili, con gli effetti che tutti sperimentiamo, il che pone una serie di questioni e di problemi sconfinati, sul dialogo plausibile, sulla tolleranza, sulla reciprocità. Si legge molto faidate in queste ore, ma, per limitarci a un sospetto, proprio la reciprocità che molti pretendono dall'Islam, semplicemente non ha senso per un musulmano: non può seguire il cristianesimo su un terreno che gli appare letteralmente irrazionale. Altri equivoci verto

IL FARO 01/2015

Eccolo qua il Faro primo del 2015. Puntato sugli assenti, quelli che non ci sono mai, i fannulloni. Ma con una pagina d'obbligo per l'orrore ancora fresco di Parigi. E con tanto altro. Il Faro, in spedizione agli abbonati da sabato 10 gennaio. Il Faro. Tutto dentro, anche quest'anno.

MENO DI NIENTE

Quando, precisamente sei anni fa, Barack Obama si insediò per la prima volta alla Casa Bianca, il mondo venne scosso da un fremito politicamente corretto. In Italia, come sempre esagerata, il fremito divenne un tornado: si giurava sulle proprietà taumaturgiche del nuovo presidente, si diceva che solo lui poteva salvare il mondo, e l'avrebbe salvato, assessori di paese si facevano fotografare mentre telefonavano sotto il suo ritratto, politici nazionali scimmiottavano i suoi slogan, ci fu chi, incautamente, lo definì abbronzato, sollevando uno tsunami di indignazione tale da fare impallidire un ayatollah incazzato (in effetti, si seppe poco dopo, quello sciagurato aveva, come spesso gli accade, rubacchiato la battuta a un giornalista impeccabilmente dalla parte giusta; ma si fece finta di niente pur di continuare a lapidarlo). Nei giornali era una bagarre furibonda a chi sfoderava più superlativi, i commentatori si sfidavano a duelli rusticani su chi era più baracchino, le agio

QUANTO COSTA LA PACE

Sì, io sono anche contento di sentire pizzicagnoli, ragazzi di passaggio, brave signore coperte di veli da capo a piedi ripetere, vagamente inorriditi, che “Nuu, Islam e pasce, pasce pasce”. Quasi che certi attentati venissero da tutt'altri che i propri correligionari. Solo che non mi fanno sentire poi così tranquillo, insomma, con tutta la buona volontà non mi basta. Non può bastarmi. Primo, perché tutti mentono, come insegna l'imprescindibile dr House. Secondo, perché, se non mi inganno, il messaggio di “pasce” dell'Islam è rivolto al suo interno e ai suoi adepti: gli altri, se lo prendiamo alla lettera, vanno maciullati e cancellati dalla faccia della terra. O, comunque, se lo fanno le punte avanzate, esaltate dell'Islam militante, pazienza, è andata così, che sarà mai.  Ora, lasciamo pur perdere la spirale del rispettare tutte le culture, meno la nostra, d'origine, che si ostina a considerare femminicidio, nonostante tutto, il massacro di una moglie anzic

IO NON SONO CHARLIE

Più m'illudo di capire il mio paese, più mi accorgo di non capirlo. Non capisco, per esempio, come, dopo quello che è successo a Parigi, qui non ci si angosci d'altro che dell'eventuale ascesa della Lega (e mi stupisco che ancora nessuno abbia tirato in ballo il solito Berlusconi). Non capisco come si possa dire, come la Kyenge, che non c'è alcun problema con l'Islam e il vero stragista è Salvini. In queste ore non ho sentito una sola parola che non fosse avvolta dai veli della riserva, dell'ideologia, dell'allusione, della vanità, della meschinità, a volte al limite della demenza. Non mi pare un modo decente di celebrare una quindicina di disgraziati che credevano di essere ostaggi di una convinzione e lo erano invece di un paio di balordi esaltati. Assisto a una continua, martellante rimozione forzata, al dirottamento di ogni senso comune, ad una implacabile dissonanza cognitiva. Una come la Boldrini, dall'alto della sua scorta, spreca fiato di ba

NEL MIRINO

Non siamo tutti francesi e non siamo tutti europei e men che meno siamo tutti Charlie. Invece siamo tutti nel mirino: basta una vignetta. Ora, o continuiamo a cavarcela con le cialtronate vendoliane, oppure tocca rendersi conto una volta per tutte che con questi fanatici la logica è perdente, ogni tentativo è inutile e non c'entrano il capitalismo, l'occidente, il sud del mondo, le disparità, la povertà, le banlieu, la blasfemia e tutto l'insopportabile armamentario del politicamente corretto alla panna, checché ne predichi il papa più piatto e facilone a secolare memoria. Non vale neppure rifugiarsi nella sacra indignazione per gli eccessi leghisti: qui, fa perfino torto all'intelligenza precisarlo, non è questione di ricambiare la barbarie odiando tutti i musulmani quanto di capire che un Paese (o un continente) che chiede scusa per essere stato ferito, che incolpa se stesso per la propria democrazia e laicità, non fa molta strada. Questo è proprio uno di quei casi-l

DISTESE NEL CUORE

Il rimorso un giorno spegnerà Nelle spire della dissolvenza Nell'indifferenza di un addio Dal silenzio sbronzo d'agonia Tutto allora non sarà esistito Dal primo vestito di placenta Fino all'ultimo dolore di pianta Tutto: le fitte dell'amore Il profumo dei prati infiniti Dove rotolarsi nel colore Della vita gravida di sole Tutto, le canzoni, le parole I tramonti dipinti davanti Al più tragico degli orizzonti Le frasi più illogiche e geniali I peccati luridi o veniali Tutto. Dal respiro al torpore Della febbre che non vuol passare Tutto. Le tue foglie gialle Sopra gli occhi e dietro un ebbro gioco Tutto quello che ancora non smette Di chiamare ed urla mentre scava Ed è il tarlo di una voce cava Che risale da colpe lontane Ma il rimorso infine spegnerà Senza che sia stata mai cagione La ragione che lo partorì Di lacune distese nel cuore Tutti i mondi che dentro difendo Da una vita e per la vita tento Di tenere vivi in mezzo ai rovi Dove v

IL FARO 48/2014

Ultimo e insieme primo Faro dell'anno: il prossimo. di taglia XXL, è già in lavorazione... Tra le varie minime immoralia e robe da matti, un po' di album da segnalare:  CAR SEAT HEADREST – HOW TO LEAVE TOWN RICHARD DAWSON – NOTHING IMPORTANT LUCINDA WILLIAMS – DOWN WHERE THE SPIRIT MEETS THE BONE ADRIAN CROWLEY – SOME BLUE MORNING SEAN ROWE - MADMAN Il Faro, anche nel 2015 più che mai tutto dentro

L'ULTIMA CORSA

Proprio quando ci sarebbe bisogno di domande, ecco le risposte. Il presente che diventa passato, il passato che ritorna presente. L'unico presente. Proprio quando ci vorrebbe forza, l'impotenza. Subire invece di reagire. E una gran voglia di non avere voglia, più di lottare, più di compleanni, o Natali, o estati. Più di niente. Perfino neppure di scrivere. L'assurdo in luogo di qualsiasi ragione. E una domanda nel cervello, un punto interrogativo come l'amo in gola a un pesce. Un perché che non trova direzioni, non trova presupposti, non ne cerca più. Perché tutto. Perché niente. Perché io, con i miei errori, con il mio sperare che mi ha portato fino a qui, a questo capolinea dell'ultima corsa. Credevo di trasportare passeggeri: era vuoto il mio correre. E adesso mi sento come un autobus tutto bianco, deserto, con le gomme a terra. Arranco fino a quando mi fermerò, deciso a conquistare per sempre l'ultimo lembo di sterpaglia. La mia ultima rimessa. Forse ne

C'E' UNA NAPOLI

C'è una Napoli che ho nelle vene Dal pianto di strada di un pallone Da Caruso fino Carosone 'A Livella, è una voglia di pianto Ridondante, tanto che in un volo  Giù dal cielo scende e non si arrende Sa di sole e di triste allegria Stramba irresistibile follia Gente che non c'è tra plebe e santi Cattedrali di lusso, conventi E malsane trombe delle scale Tra ferocia, un refolo gentile E un calore che neanche in Brasile Alta sartoria, troppo snobismo Un'Avemaria poi lo strabismo Vivi o muori, è dannata poesia Costa cara, 'sta malinconia Ondeggia come una gonna gitana Quest'isola che c'è, pesante incanto Che ti stritola già dentro un clichè Dove lieve pioggia è 'na tragedia Che diventerà festa di strada Qui tutto già fatto, visto, detto Niente è più impossibile del vero  Napoli di vicoli e diluvio Di morte nel porto e di Vesuvio Di un amore che si fa delirio Del sorriso triste di Troisi Che non l'hai se qui non ci sei nato

Addio Pino Daniele

pino daniele carriera

musica 2014 tendenze novità

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