Ti abbiamo cercato, ma come sempre ha deciso il destino. Un viaggio per raggiungerti al capolinea d'occasioni sprecate. E poi ci hai guardato mentre ti guardavamo, ed è bastato. T'avevano scartato, i superstiziosi: così nero con occhi di giada, metti qualche brivido. Ma io amo i brividi, amo le inquietudini, e tu le vai ad artigliare una per una. Sette settimane, un batuffolo d'inchiostro. Non hai protestato quando ho preso la tua gabbia. Non hai protestato tornando a casa. Sembravi perfino impaziente. Forse sentivi che era il posto tuo? Ora t'aggiri, esplori le tue stanze, timido ed incerto, entusiasta e sfrontato. Ci accompagnerai... Le tue sorprese saranno le nostre, e sento già un sottile filo di strazio mentre assaporo il tuo umido, complicato affetto: hai bisogno di tutto, sei fragile come la vita, come l'irreparabilità di tutto ciò che è stato, e che non posso cambiare. L'incosciente gioia del bambino che non abbiamo avuto ce la porti sulle zampe ...