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Visualizzazione dei post con l'etichetta Cronaca

LE PECORELLE

Sono saltati fuori altri dieci luridi, dieci pecorelle che si accanivano sul pensionato di Manduria morto di terrore e di stenti lo scorso aprile. Questo è il testo che ho letto lo scorso 2 maggio a Nervesa, durante il reading con Paolo Benvegnù. Vorrei portarlo in giro più spesso, ma non ho occasioni, mi ci vorrebbe un manager e io non ce l'ho e sono stanco di sbattermi.  Come si chiamava il pensionato invalido morto ammazzato a Manduria dopo mesi, anni di torture da un branco di quattordici scellerati, quasi tutti minori, ma due già sui vent'anni? Se ve lo chiedo non lo sapete, magari l'avete anche sentito nominare, ma non lo ricordate, si tira via, si cerca di rimuovere. Un pensionato, un operaio, un disabile, mai cresciuto anche quando lavorava, abbandonato a se stesso quando non ha più potuto. E lui stava sempre più barricato nella sua casupola, ma non poteva difendersi dal terrore quotidiano di quegli aguzzini, giovani e già infami, che lo pestavano, lo umil...

LA FORZA DEL DESTINO

Riportando tutto a casa. Ieri ho rispolverato, giusto un soffio, la vecchia storia su Cesare Battisti che mi costò diffamazioni e isolamento per anni. Si vede che è destino: oggi un'altra fetta di passato, e difficile passato, torna ad investirmi. Tu ricordi, o lettore, la grottesca vicenda della copertina (demenziale) del Mucchio col papa Ratzinger che recava la testa mozzata di Veltroni? Per quella stupida immagine finii indagato, nessuno ha mai capito a quale titolo: la classica vicenda kafkiana fin dall'inizio, perché appresi d'essere finito nelle premure della procura di Trani durante una diretta radio che conducevo, via Skype – eravamo all'avanguardia – col mio amico Eliseno Sposato da Cosenza. Ne parlava, infatti, la Gazzetta del Mezzogiorno. Fu l'inizio di un incubo, perché davvero non si riusciva a capire che cosa avessi mai combinato, né, tanto meno, a quale titolo: non ero un grafico, non mi occupavo di copertine. A quel che era  lecito arguire, fin...
Ecco io a questo punto vorrei chiedere alle anime rette, che ragionano a retto, ai restiamo umani, alla brava gente, a volte si fa per dire, dei centri sociali, delle ong, di Sel, di Leu, di Pap, della sinistra BR, della sinistra PD, quella per intenderci che si strappa le lunghe chiome bionde per il taglio ai servizi sociali nella manovra ma mollava 50mila euro l'anno a tale Spano, con cappotto carota, per organizzare strani traffici all'ombra delle dark room, senza dire dell'appoggio fanatico a tale sindaco Mimmo, che sulla pelle dell'accoglienza aveva messo in piedi il sistema più losco e truffaldino e pazzesco che distorta mente d'uomo possa concepire, e anche esaltare, ecco io vorrei chiedere a lor signori se trovano giusto che, per mero esempio, uno come me, che non ha avuto un cazzo di Natale, che vive la festa della lesina e non ha potuto dedicare un regalino a nessuno, e passa questi giorni sacri a Gesù Bambino provvedendo, diciamo così, alla necessità di...

PAESE DEI BALOCCHI

Venerdì una radio di Roma mi ha intervistato a proposito di Corinaldo e Sfera Ebbasta e in chiusura lo speaker mi ha congedato nell'unico modo in cui si poteva chiudere un conversazione simile: “Speriamo venga fatta giustizia”. Scordatelo, ho risposto, tra una settimana nessuno ne parlerà più e continuerà tutto come prima. Io mi sbagliavo, non serviva una settimana, il circuito del divertimento tossico è senza tregua, non prevede ripensamenti o falsi cordogli. E la libera informazione è per lo più prezzolata allo scopo di schermarlo, di vittimizzarlo, di agitare polvere, in modo che niente possa disturbare questi tenutari di moderni paesi dei balocchi. Con qualche eccezione di facciata, come il telegiornale che stasera ha mostrato uno di quei servizi con cui i giornalisti fingono di fare il loro mestiere: si sono introdotti in un paio di discoteche importanti occultando le telecamere e hanno filmato la solita liturgia: i ragazzini che farciscono il locale al doppio della capi...

CACCIA E NON PIU' CACCIA

Per uno come me, discendente da tradizioni contadine, discendente di cacciatori, è difficile capire cosa sta succedendo. Dico uno come me, che non ha mai sparato neanche a un orso di pezza, che non ha mai imbracciato un fucile ma può rispettare il rito atavico dell'uomo nella natura, che non demonizza il regolatore naturale e prudente che mangia quello che caccia e non indulge in stragi gratuite. Ma è difficile capire la degenerazione di una pratica che, da discutibile ma almeno capace di suggestioni ecologiche anche educative, si va trasformando in una mattanza senza senso. Un ragazzo di 19 anni fulminato perché scambiato per un cinghiale e difendono il cecchino con argomenti tra il cinico e il fatalistico magico: il bosco è arcano, pericoloso, non doveva entrare in riserva, ci sono i cartelli. Sì, ci sono i cartelli e c'è la riserva, ma manca la prudenza del buon senso, non si può obiettare che “io sparo a tutto quello che si muove”, questo è furore venatorio e sta a un...

CHIUSO

Solo per oggi, il Faro è in chiaro: lo riproduco su Babysnakes, aperto a tutti anche se il post si chiama "Chiuso": senza coloranti né conservanti. Non avevo mai sentito tanta violenza come dagli apostoli del “restiamo umani”. Non avevo mai sentito tanto livore come dai professionisti della solidarietà. Non avevo mai sentito insulti tanto volgari, tanto rozzi come dai sepensanti colti e raffinati. Non avevo mai sentito tanto conformismo come dagli anticonformisti. Non avevo mai sentito tanta rappresaglia come dai pluralisti. Non avevo mai sentito tanto razzismo come dagli antirazzisti. Non avevo mai sentito tanta falsità, ipocrisia, perfino meschinità come da quelli col cuore in mano. Non avevo mai sentito tanta irrazionalità come dai  nuovi illuministi. Non avevo mai sentito tanti moniti come da chi “darebbe la vita per difendere la tua opinione”. Non avevo mai sentito dare tante patenti di umanità come dai terroristi o i loro sodali. Non avevo...

MACERATA, SENSO E CONTROSENSO

Era prevedibile, ma fa schifo lo stesso: dopo la sequela di fatti trucidi, incredibili, a Macerata, una giovane tossica fuggita da una comunità, ritrovata a pezzi in due trolley, uno sfigato fascista esaltato che tenta la strage di africani, sono uscite le polemiche più miserabili e quindi più veraci del Paese elettorale: ha cominciato la destra, nel modo più squallido, poi la sinistra ha vinto a mani basse con una strumentalizzazione oscena: terrorista è solo il bianco fascista, gli islamici al massimo sono disadattati, malati di mente, sempre col non detto “però le loro ragioni le hanno”. Ma,  a parte il discutibile sforzo di bilanciare con un delirio sporadico una teoria di azioni che da anni insanguinano tutto il mondo,  chi conosce lo sparatore Traini sa che è uno sfigato, un mignottaro convertito all'estremismo, uno effettivamente in cura da uno psichiatra. Solo che per i vignettari militanti e stupidi non conta, anzi tutto è buono per stravolgere senso e comprensio...

OLTRE IL DISPREZZO

Travaglio, e di conseguenza i suoi lacchè, contro i vaccini per attaccare il medico Burioni, in odor di candidatura col PD, a fini di propaganda grillesca. Poi chiedetemi perché non dissimulo la mia insofferenza. Perché si può anche crescere, imparare l'arte del distacco e del cinismo, ma restano certi limiti che non mi sento di travolgere. Per me è importante schierarmi contro chi sposa cause così pericolose, scientificamente insostenibili: io mi vergognerei, mi sentirei un criminale o almeno un sodale di irresponsabili criminali. Scherziamo? Perché a quelle bare bianche che già hanno sfilato, alle altre possibili, dovessero prevalere certi apprendisti stregoni, non mi abituo. E allora non mi si venga a dire che la rabbia consuma, che bisogna imparare ad essere sereni, che ciascuno la pensa come gli pare e altre cazzate liofilizzate, quel santonismo d'accatto e di risacca che maschera solo opportunismo: con certi clown, e potete benissimo immaginare di chi parlo, e la lista è...

MA LA COLAZIONE NON BASTA

Dirò che io, distante in modo angoscioso da qualsivoglia forma di benessere e di sicurezza come sono, mi trovo d'accordo con il sindaco di Como che, in una ordinanza, ha vietato l'accattonaggio in centro città per 45 giorni, vale a dire il periodo delle feste. Sono d'accordo, e più mi ci sento ascoltando il piagnisteo o ipocrita o vaneggiante dei vari angeli, volontari, coscienze sociali che vogliono un mondo diverso, come se qualche ciotola calda fosse mai servita ad estirpare la fame nel mondo e dal mondo. “Non possiamo più portargli la colazione!”, piagnucolano, più per loro stessi. Come se la città non li riguardasse, come se ogni città dovesse riflettere una sorta di Calcutta volta a testimoniare le ingiustizie del capitalismo e dell'umano cinismo. Ma proprio no: una città è una entità da preservare, da tutelare nella sua bellezza e nella sua vivibilità, anche perché i cittadini pagano fior di tasse per questo. Non un biglietto da visita del vittimismo sociale...

IL MANTRA

Quando, ieri sera intorno alle 21,30, è rimbalzata la notizia di un attentato a Manhattan, nessuno sapeva dire cosa fosse successo ma una certezza pareva già definitiva: “Non è terrorismo”, il mantra insopportabile, arrogante, tinto di falsità assurda: un furgone si lancia su una pista ciclabile, falcia bicicli, spiaccica ciclisti come mosche, spara per sovrannumero, ma “non è terrorismo”. Talmente non lo era, che poco dopo la disinformazione ufficiale, globale, ha dovuto ammettere quello che ogni persona provvista di buon senso aveva capito subito e cioè che l'attentato, otto morti, venti feriti, si deve a un ventinovenne uzbeco con carta verde che ha lanciato il suo mezzo urlando “Allah Akhbar” e che, una volta fermato, ha “dedicato” il suo gesto all'Isis. Su quali sicurezze riposavano le certezze diffuse subito per il mondo? Su quali opportunità? Mesi fa, una testata svizzera ha svelato una direttiva che obbliga la polizia tedesca a sviare la causa di ogni attentato, a ...

INDIGNATI DI CHE

Tra i danni della rivoluzione informatica, l'inconsistenza narcisistica dei molesti. Sei in ospedale che imbocchi tua madre in un oceano di dolore e, plin plin, arriva la tempesta patetica che passa dal telefono. Stavolta sono di due specie comunicanti, i grillini democratici, estasiati dal santone che irride i barboni da 10 euro a pezzo, e quelli del paese più bello del mondo, così bello che ci hanno appena scannato una ragazzina. Plin plin, tutti furibondi a difendere il buon nome del paese, che poi coincide col proprio, laici ed ecclesiastici tutti contagiati da questa droga immaginaria, dell'immagine, in un profluvio di anatemi e di minacce a volte demenziali, da cui l'involontaria comicità degli inviti vescovili a non odiare. Perfettamente autografi, c'è pure la fotina della comunione o il matrimonio, perché, insegna Grillo, i giornalisti non meritano scrupoli, sono “leoni da tastiera” e da safari. Il buon nome del paese lo avrei compromesso io, non chi fa fuo...

13

È tornata a galla una vicenda lontana che fa ancora male, almeno a me, perché la polvere del tempo, delle ossa, quasi mai è indolore. L'aveva raccontata Giampaolo Pansa nel “Sangue dei vinti”, è una vicenda politica, di criminalità politica, di follia politica ma io, qui, mi astengo, e voglio che sia chiaro, da qualsiasi allusione o strumentalizzazione. È il caso di una ragazzina, Giuseppina Ghersi, che il 25 aprile 1945, mentre tutti festeggiavano il ritorno alla vita con la fine della guerra, vedeva concludersi la sua esistenza, a 13 anni, e nel modo più atroce: stuprata, torturata, infine liquidata da una banda di partigiani. Oggi. settantadue anni dopo, a Noli vicino Savona, volevano dedicarle una targa, un cippo, non si è capito bene ma l'Anpi, l'associazione dei reduci partigiani, ha detto no, considerando la piccola martire in fama di fascista. Una bambina tredicenne. L'avevano rasata a zero, coperta di vernice rossa, condotta in ceppi come un Cristo, poi st...

IL COME, NON IL CHI

Dei miei viaggi esotici, pochi ma buoni, conservo soprattutto una suggestione che sa di nostalgia: il gran casino, il mescolarsi delle genti, il trafficare tossico e vitale, come ad Hong Kong che è una Napoli elevata a New York e che avevo imparato a girare anche dove non si doveva, anche nella città sotterranea che ricordava una immensa Casbah. Là, nel termitaio torrido di malsana umidità, mi sentivo respirare, qui in provincia dove sto adesso mi manca l'aria fra gente ristretta che, per non sentirsi da meno, urla a un'invasione che non c'è. Questo per dire che mi trovo male, compresso tra i due fuochi del razzismo gretto, che c'è, e dell'antirazzismo militante, che non è meno sciocco e meschino. Non trovo, voglio dire, una via di mezzo in cui riconoscermi, una landa della ragione cui riparare: o da questa parte o dall'altra, ed entrambe sono palesemente assurde, ed entrambe non lasciano intersezioni, nella società civile, nei giornali, in politica. Quando...

LA ROMA DEI GIUSTI

Non mi pare proprio corretto, ovvero mi pare esemplare, il modo in cui chi benpensa rilegge i fatti di piazza Indipendenza, cioè il solito regime fascista impersonato dalla polizia a danno dei migranti vittime delle guerre e di ogni nefandezza occidentale; c'è pure l'improvvida frase dello sbirro cattivo, anche quella pronta per essere amputata da ogni contesto, che, nella fattispecie, era una pioggia di bombole, corpi contundenti sugli agenti, insomma il solito temporale metropolitano che dovrebbe vedere le divise ferme a fare da bersaglio fisso senza reagire. Non mi pare giusto tralasciare, come fosse un dettaglio di nessun peso, che questa gente stava da gran tempo in uno stabile perfettamente abusivo, con una foresta di bombole pronte ad esplodere, senza allacci regolari, in una polveriera destinata ad allargarsi ogni giorno di più e ad accogliere e confondere infiltrati dell'Isis; che aveva rifiutato, anche con arroganza, qualsiasi soluzione abitativa diversa; che...

FEGATO, FEGATO SPAPPOLATO

Feltri. Solito pezzo su Libero, aggressivo, dalla prosa scontata, insomma: rozzo. Non mi piace, però ha ragione. Sulle badanti che ottengono il ricongiungimento della madre, la quale a 65 anni comincia a prendere, chissà perché, 600 euro dallo Stato italiano, dice il vero. Sui milioni spesi per la curiosa politica di integrazione dei rom, popolo che difende il proprio rifiuto culturale ad integrarsi (“Dovete lasciarmi rubare”, ne ho sentiti ripetere), dice il vero. Sui ragazzotti che non lavorano perché odiano lavorare, che in estate vogliono essere pagati per andare al mare, dice il vero e potrei fare il nome di più d'una attività che annaspa perché non trova chi impiegare. Idem sulle ondate di migranti, che non sono politici e neanche economici, cioè non se la passano male in patria (altrimenti non avrebbero soldi per partire, equivalenti al valore di una casa), e comunque non se la passano peggio qui, atteso che riescono a vivere di sussidi, elemosine e “diritti”. Hanno spi...

LUMINI, NE AVETE?

Hanno fatto a pezzi il giornalista musicale Paolo Giordano che dopo la strage di Barcellona aveva polemicamente invitato la Boldrini sulla Rambla. Era evidente che la invitava a constatare le conseguenze del buonismo, che buono non è mai, ma il cosiddetto popolo dei social, tra cui qualche amichetto di Maria più in dimestichezza col leccaculismo che con l'informazione, ha finto di non capire: la vuoi morta, sei un verme, fai schifo, e invocano il diritto-dovere a farlo sparire. Problema risolto: chi invoca le non-soluzioni, il continuare a non vedere, deve essere immune anche dalla verifica, da un senso della responsabilità etica, si chiami Boldrini o Saviano, gli assassini, gli stragisti sono quelli che li mettono in discussione. Ma le ricette dei buonisti, che buoni non sono mai, fanno acqua da tutte le parti. Difendono le Ong, e viene fuori che le Ong sono spesso la faccia presentabile degli scafisti. Pretendono la integrazione coatta, e chi è integrato, accolto e sovvenzio...

MISERY IS THE RIVER OF THE WORLD

Considerazioni in ordine sparso dopo una mattinata di routine. L'Italia non è vero che non abbia memoria storica, ce l'ha ma strumentale al limite dell'idiozia: se scarcerano un delinquente in fama di migrante dopo che ha tentato di ammazzare uno sbirro, la colpa non è mai dei giudici, è delle leggi, cioè di Cirielli, cioè di Berlusconi, cioè Acab, cioè Genova: gratta gratta, viene sempre fuori l'eterno alibi. Ed è inutile discutere. Vado a cambiare abbonamento del telefonino, perché hanno d'imperio aumentato la tariffa e allora mi guardo in giro e scopro che costano tutte più o meno uguali e tutte più di prima: non si era detto che la concorrenza giova al consumatore e abbassa i prezzi? A questo punto il provetto liberale obietta: sì ma questi sono oligopoli, il contrario del mercato. E il liberale deluso che sono controsserva: 'sta storia del mercato che non è mai come succede ma come si vorrebbe che fosse, ricorda un po' troppo quella del comunismo c...

SUI VACCINI NON ASAGERIAMO

La legge sull'obbligatorietà dei vaccini è una pistola scarica: sieri ridotti da 12 a 10, sanzioni pecuniarie ridotte, nessuna privazione della potestà genitoriale; lo Stato, al solito, auspica, consiglia, confida. Maledetto Paese, maledetta società manicomiale, maledetta politica di calabraghe, poi hanno il coraggio di stramaledire una Thatcher di ferro. Per forza, qui usano le soluzioni emollienti, malleabili, duttili, regna il compromesso anche quando ne va della vita dei più piccoli. A che serve una legge così, se non a sancire la vittoria dei dieci o quarantamila mascalzoni di Pesaro, arringati da cialtroni anche peggio di loro? Doveva essere una norma drastica, per tutelare l'immunità di gregge, è diventata una prescrizione teorica, per la quale chi rifiuta una cosa indiscutibile come un vaccino non rischia praticamente niente. Ecco, moltiplicate questo caso per settant'anni di storia e otterrete la Repubblica Italiana, fondata sul qui lo dico e qui lo nego: è l...

A QUESTO PUNTO

A questo punto dovrebbe essere chiaro a tutti, anche ai più fanatici, che questo papa, secondo il quale non si fa abbastanza per gli immigrati, dovendo noi passare dalla scala delle centinaia di migliaia a quella dei milioni, è da rinchiudere in manicomio, anche perché non sa indicare alcuna strategia, organizzazione o metodo, non si scomoda a richiamare l'Europa alle sue responsabilità, gli bastano le parole, gli slogan, accogliere, integrare, risorse, più ponti. A questo punto dovrebbe essere chiaro a tutti, anche ai più ideologizzati, che l'Unione Europea non esiste: non uno dei 26 Paesi a fianco dell'Italia che affonda sotto il peso di sbarchi clandestini implacabili, ma è difficile sostenere che sono tutti nazisti, tutti carogne tranne noi, gratificati degli apprezzamenti, platealmente offensivi, di quel sinistro arnese di Junker in odore di malavita. “Sui migranti la UE deve cambiare passo” fu detto al brindisi per il sessantennale dai Trattati di Roma, il 25 mar...

UNA GIORNATA DI ORDINARIA FARSA

Giornata più buffonesca di questa sarà difficile trovarla. Comincia Junker, che prende anche per il culo: “Sui profughi Italia eroica”. E Gentiloni che pateticamente chiede “risposte concrete” mai arrivate in 25 anni e che mai arriveranno. E Minniti che praticamente dice “Siamo al tracollo”. Ma è davvero uno scandalo, ignobile, inverecondo, che continuino a partire, ad arrivare (e ad affogare) al ritmo di cinque, diecimila al giorno: ma come fanno a non muovere un dito, ma perché non li bloccano, non li presidiano, perché non bombardano i barconi in attesa (vuoti, ovviamente)? Perché questa tratta - perché è una tratta - di esseri umani fa comodo a tutti, in primis alla Chiesa che difatti non vuol sentir parlare di chiusura dei porti o di qualsiasi misura che argini gli sbarchi e in tal modo conferma la sua natura di potere irresponsabile e balordo. Ma non c'è solo lei, c'è tutta la filiera dei trafficanti che mette insieme utilitarismo umanitario, populismo cattocomunista...