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Visualizzazione dei post con l'etichetta Diario

V.I.P.

L'amica che non sento da una vita mi rintraccia: “Ma come, ti ribecco dopo anni, su un giornale importante, e mi sei diventato un vip?”. Lo dice tra scherzo e rimprovero, affettuoso ma rimprovero. Vip? Sì, per dire conosciuto, perfino famoso. La cosa mi lascia stranito: non è una dimensione congeniale, non per me, ne avverto tutta l'ambiguità e perfino la dimensione patetica. Cosa vuol dire vip? Che c'è più gente che mi scrive? Che qualche lettrice mi manda foto esplicite? Che mi siedo al tavolino per un calice di prosecco e al tavolino di fianco mi individuano, si mettono a parlare, mi raccontano tutta roba che so già, visto che l'ho scritta io? È questo? O un invito a una festa, roba che ormai non significa niente per me? O chissà quali frequentazioni e conoscenze, proprio io che le fuggo come gli appestati, anche perché non mi hanno mai dato un cazzo, o l'odio demente che fa da contrappeso all'esaltazione demente? Cosa è questa nuvola impalpabile che lascia ...
Col dannato lockdown tutti hanno scoperto che il telelavoro non è così piacevole. È distacco, illusione; è alienazione. Io già lo sapevo, è stata la mia vita per tutta la vita. L'avrò raccontato decine di volte: cominciai battendo i pezzi su una macchinetta per scrivere, regalo della prima comunione: finivo, strappavo il foglio dal rullo, lo chiudevo in una bustina carta da zucchero e inseguivo la corriera che doveva portarlo ad Ascoli: era il “fuori sacco”, che la redazione prendeva e componeva in pagina. Trent'anni dopo, posso spedire direttamente dal notebook, dal telefono, con l'email, con whatsapp, magari domani col pensiero, circondato dai miei animali e da tazzine di caffè. Comodo ma non bello. Perché io sono, rimango uomo di città, ho bisogno di respirare aria intossicata, movimento, confusione. Spostamenti. Incontri. Qui non mi è stato dato, salvo pochissime eccezioni, ricordo una volta, non so più quanti anni fa, una domenica di prima estate (e anche questo l'...

IO CHI SONO?

A volte mi chiedo cosa ci sto a fare a questo mondo. Quale sia il mio dannato posto. E ogni volta la risposta è zero, fatico sempre più a convincermi di avere un diritto a esistere. Sono bravo a intercettare il disagio, mi arrivano le vibrazioni oscure di chi si perde, posso intervenire, medicare. Rimediare, spesso. Non so curare me stesso. Mi riduco un viale di periferia illuminato di lampioni stinti, pieno di rifiuti, di strane cose oscene e, sullo sfondo, i baracconi spenti di un luna-park. Passano fari lasciando scie di morte; il gelo dentro. Mi ripeto allora che quelli come me debbono trasportarsi il destino: essere diverso, e lo so da quando avevo tre anni, è una benedizione da scontare, non ci sono riferimenti per chi ascolta i fili d'erba crescere, si perde nel vortice di una canzone per l'eternità, nel vortice delle parole, dell'amore che non guarisce e ama come nessuno può amare. Perchè capisce quel che nessuno capisce. Ma mi ritrovo ad ascoltare il suono dei miei...

HO UN ANNO DI PIU'

Un anno fa mi trovavo qui, a Nervesa, in provincia di Treviso, per un ritorno, a lungo atteso, con Paolo Benvegnù. Ne uscì una serata che porterò sempre con me, uno di quei momenti di magia che bisogna solo prenderli come vengono e poi... E poi lasciarli lì, incastonarli nel ricordo e spolverarli di tanto in tanto. Fu tutto bello. Fu tutto improvvisato. Fu tutto sorprendente. Quest'anno sarei dovuto tornare, insieme a Daniela Martani, per presentare il nostro libro sugli Antinfluencer, poi è successa l'apocalisse e se ne riparlerà, speriamo. Io quella sera leggevo, declamavo, scherzavo col pubblico, viaggiavo con Paolo e non sapevo che la mia vita si stava preparando a un altro giro sull'ottovolante. Già non stavo bene, ed esplose tutto insieme. Il rifiuto di me mi travolse, era l'ora di un'altra resa dei conti. Barcollai, come un pugile che prende un colpo da ucciderlo. Invece, non so come, mi ritrovai a rimbalzare sulle corde e da quella posizione, come uno ...

SENZA FAR RUMORE

Una conferma, irrilevante sul piano personale, indicativa in una prospettiva più generale. M'ero ritrovato coinvolto in un gruppo whatsapp di vecchi compagni di liceo in vista di una cena di ritrovo dopo tre o quattro decenni (ormai slittata a chissà quando) e la cosa, lì per lì, non m'era dispiaciuta: certo, di quel periodo conservo ricordi non sempre preziosi, molti restano crudeli a dispetto delle stagioni. Ma mi piaceva l'idea di ritrovare, in adulti genitori e perfino nonni in qualche caso, presenze che avevano riempito la mia vita per cinque anni, cinque intensi, appassionanti, indescrivibili, indimenticabili anni. Ho avuto un destino diverso, io, ho dovuto lasciare presto la mia città, che non ho mai smesso di rimpiangere come un amore spezzato, e, da allora, non ho più frequentato nessuno, ho mancato tutti gli appuntamenti. E allora non era male, mi dicevo, profittare di questa occasione, condividere una reclusione che ci strangola tutti: a un paio, ho anche t...

COSA SAREBBE STATO

A voi non succede mai? Dico l'aggressione del ricordo, quel venire investiti da cose già vissute e lasciarsene invadere anzi andarle a cercare. Forse è vero che siamo la somma dei nostri traumi, dei desideri mancati, delle gioie sbiadite. Che siamo anelli di memoria, come quelli del tronco degli alberi. Adesso mi torna ancora l'incantesimo di quel Mondiale, 1982: i colori, i rituali. I giornali, le mattine dopo. Vado a scandagliare i filmati su Youtube, leggo libri vecchi e nuovi e so che per un po' sarò ostaggio di quel tempo distrutto. Mi sentirò più vecchio uscendone. Aspetterò di tornare in quella stanza colma di spettri, magari visitandone altre: le battaglie di Muhammad Ali, le messe empie dei Rolling Stones, di Renato Zero, di Frank Zappa, la fine impossibile di Chet Baker, le cavalcate del Milan e quel giorno a San Siro c'ero anch'io a cogliere la stella che Rivera ci portava in un sudato pomeriggio di maggio e rivedo una girandola di carta sugli spalt...

PIACCIA O NON PIACCIA

Piaccia o non piaccia, noi questo libro l'abbiamo fatto. Con rabbia e con amore, nel nostro modo caotico, perché siamo due anime disordinate, incapaci di una vita normale. Eppure il libro è uscito, figlio delle nostre contraddizioni, delle litigate, della baraonda esistenziale che ci avvolge. Piaccia o non piaccia, è riuscito bene: niente cazzate, facciamo sul serio e ne siamo orgogliosi. Chi l'ha letto ha capito. Chi l'ha letto ha apprezzato. Piaccia o non piaccia, l'abbiamo fatto da soli, come due punk, quelli veri: nessuno ci ha obbligato, nessuno ci ha aiutato. E, piaccia o non piaccia, da tre mesi noi lo vendiamo: copia dopo copia, giorno dopo giorno, non ci siamo mai fermati. Piaccia o non piaccia, noi a Roma ci siamo andati: e la sala era piena, ed io non ci credevo e invece venivano, sedevano. Senza mascherina, ma con tanta attenzione. Piaccia o non piaccia, la nostra prima presentazione è stata proprio bella. Elisa d'Ospina non la conoscevo, ho scoper...

IL PICCOLO REGNO DEI GIOCATTOLI

Se devo essere sincero, mi ha fatto sempre un po' paura. Capivo che c'era qualcosa che non andava in quel piccolo regno dei giocattoli dove pure, ogni volta che potevo, mi facevo portare e, più grandicello, indugiavo rapito davanti alla vetrina: c'era sempre qualcosa di nuovo e avrei voluto rubare tutto, stordito dai profumi aspri che uscivano dall'erboristeria a fianco. Ancora oggi quando passo davanti a un'erboristeria si risveglia un frammento dell'anima, risento il sapore di non so che, forse dell'infanzia, e non posso fare a meno di pensare al negozio di giocattoli “Cenerentola” e alla sua padrona. Me la ricordo poco, una donna molto grande, vagamente sinistra, con qualcosa di incontrollabile e di imprevedibile, non so come minaccioso, forse volgare. Con uno sguardo fondo, una luce velata negli occhi. Viveva nei giocattoli che i bambini con occhi sognanti le portavano via, e aspettava invano di avere un figlio suo. Una malattia ci aveva fatto, e a...

MARCELLINO

Stasera torno qui. Fa caldo, è da una vita che non ci vengo più. E scorrendo la Strada Nuova, la Piazza, il Corso arriviamo nel budello scosceso con l'odore di muffa che sale dalle segrete dei palazzi vetusti e in fondo al budello la grande casa sorta sulle rovine di un convento, dove il mio sangue cresceva, il sangue che un giorno mi avrebbe generato. Talmente enorme, con le sue cinque stanze da dormire, due bagni, il salone, il salottino e la cucina, che ci tenevano studenti a pensione. E gli studenti a volte sposavano, diventando parenti. E la casa non c'è più. C'è un rudere tetro, persiane sdentate, portone scrostato, “citofono non funzionante”. Ma cosa è successo? Vorrei entrare, vedere ancora una volta quel corridoio che a cinque anni avevo completamente scrostato a forza di pallonate sul muro, ma è sbarrato con la forza dell'oblio. Tutta una rovina, come nella canzone di Lucio Battisti. Io qui ci ho passato quindici estati, fino all'adolescenza; qui ...

AMERO'

Amerò sempre quelli che non si vergognano di amare. Che sanno dimenticare e ricordare. Che non spariscono e, se lo fanno, prima o dopo tornano. Quelli che non inventano trucchi per andare via, e non si vantano di essere aridi. Amerò quelli che non si difendono e ci sono anche quando mancano. Non quelli che mancano anche quando ci sono. Non i fantasmi. Non chi mi ha usato e poi ha cercato un pretesto. Non chi m'ha ingannato e non cancella il sorriso. Amerò chi si specchia nel gatto randagio e non lo lascia a chiedere invano, anche se gli costa il sonno. Chi si arrende a un'anima patetica, però almeno non si nega un miracolo, non importa quanto piccolo, non importa quanto inutile. Amerò chi vede l'immenso nell'irrilevante, chi prova imbarazzo e sbaglia nel vestirsi, chi sa capire che le sue ferite sono anche le mie e non archivia mai la tenerezza. Chi mi telefona a tradimento regalandomi un affettuoso insulto e la voglia di rivedermi. Chi saprà medicarmi con una bugi...

CHE SODDISFAZIONE

Una delle piccole grandi conquiste dell'età è di fare relativamente quello che si vuole, senza dare spiegazioni neanche a se stesso. Io per esempio stasera sono cotto, fuori fa un freddo becco e in più non sopporto la gente, nei locali, nei cinema, dappertutto. Per cui alle nove e mezza mi schianto sul letto, in pigiama, leggo fino a che non crollo, gli occhiali sul naso, quando me ne accorgo a fatica me li tolgo, spengo a tentoni l'abat jour e ci vediamo domani. E mi sa che domani, ultima sera di un anno sfiancante, faccio lo stesso. Senza patemi, senza rimpianti, anzi con una certa qual intima soddisfazione. Ho già dato, ho perso abbastanza notti in vita mia, non mi interessa la libertà di imprigionarmi per veglioni, mi ha sempre intristito il Capodanno, non mi sono mai divertito davvero, ne sono uscito sempre con la sensazione della morte dentro e se ci ripenso ho ancora i brividi. Non cerco nessuno. Ho bisogno di tranquillizzarmi, di stendere i nervi. Ho bisogno di se...

ROCKY, ANCORA

Ogni volta che passano  Rocky , il primo, io non posso fare a meno di guardarlo. Anche se l'avrò visto mille volte, anche se ce l'ho in tutti i formati, io non resisto e ogni volta mi distrugge. Questione di atmosfere. Luci ed ombre. Quella vita nella vita che è la boxe. Quell'esagerata frenesia americana anni '70, fogna di liquami brillanti, esuberanza angosciosa, ottimismo terrificato. Quella fotografia vivida e livida. Quei dialoghi iperrealisti. L'ingenuità del bestione italiano dall'indomabile cuore, e la tremenda poesia dello squallore. Stallone annaspava nel sottoclou del cinema, un b-porno la settimana. Gli erano rimasti 8 dollari sul conto e lui decise di trasportarsi nel pugilato: scrisse il copione in tre giorni, poi riuscì a farselo finanziare. Dicevano che era scemo. Cercava l'antieroe, il campione nero, l'alter ego di Cassius Clay. Provò coi pugili veri. Joe Frazier, già in declino, non era interessato (ma avrebbe fatto se stesso in un...

CHIUSO PER VITA

Ieri a un pranzo ufficiale ho esagerato, non tanto col cibo quanto nel bere. Davvero esagerato. Un'altra volta. Alla fine sono uscito, debbo anche aver preso freddo, a casa sono crollato, sono collassato, ho passato una sera e una notte di agonia, credo d'esser vivo solo perché ho un cuore robusto. Non ho più voglia di andare avanti così, mi sono stufato. Sono andato oltre la noia di me. Allora basta, fine, chiudo il laboratorio. Ho 55 anni, ho sempre tirato tutto allo spasimo, come se non ci fosse un domani o meglio come se domani fosse uguale a ieri. Non mi diverto più. Iggy si è ripulito a 50, Mick a 40. Keith non ha mai smesso davvero, ma è l'ombra di se stesso. Io non voglio diventare l'ombra di me stesso. Non voglio neppure ingrassare ancora, con tutta la fatica che ho fatto. Non voglio ritrovarmi un patetico rottame, anche in previsione degli impegni che mi attendono. Non voglio arrivare alle presentazioni barcollante e suonato. Non finirò così. Per cui, pr...

SCRIVO A TE

Vorrei dirti, se mi credi, se ti fidi di me, di non sentirti schiacciare dopo un fallimento. Triste sì, ferito sì: è umano, guai se non fosse così: non andremmo mai avanti. Sconfitto no. La vita è fallire, e, per quanto mi riguarda, è stata tutta un fallimento. Ci ho scritto un libro per raccontarlo. Per testimoniarmi. Ma per chi non lo è? "Ho sbagliato ancora", dice sempre dr House. Ma non rinuncia a cercare, ad esporsi a nuove impotenze: che altro potrebbe fare, quando in gioco c'è una vita? E alla fine, mettendo insieme tutti gli errori, forse arriva a riprendersela quella vita. Oppure no: è andata così, nessuno di noi è Dio. Diffida sempre dei soddisfatti di se': o mentono, o sono cretini. Arrivi in fondo, tiri una riga sopra al totale, e sono più le cose che non ti sono riuscite, quelle andate male, quelle che potevano finire meglio. E' la nostra dannazione, ed è quello che ci fa vivere. Perché tutti, tutti noi viviamo di rivincite. E, alla fine, ti rit...

L'ULTIMO HURRAH

Tre gatti, un cane e quattro tatuaggi (per ora). E ventimila articoli, a spanne. E una quarantina fra libri e ebook, all'incirca. E una vita sempre nella confusione, mai serena, mai organizzata. Mi sono sempre tormentato cercando di capire la ragione di questo disagio, ho trovato mille spiegazioni, ma nessuna mi ha mai soddisfatto. Mi sono sempre sentito meno adulto di quelli della mia età, anche se ho avuto più esperienze di loro, anche se sono diventato una figura pubblica. Alla fine, ed è merito dei “miei” animali, ci sono arrivato, ed era l'uovo di Colombo: semplicemente, io sono diverso dagli altri. Non migliore, tutt'altro, solo diverso, come la mia amata maestra mi ha sempre fatto capire fin dall'età di sei anni. Incline alla malinconia, tutto teso ad ascoltare una foglia spuntare dal ramo. Preda delle mie sensazioni. Refrattario ad ogni competizione che non fosse con me stesso. Disperatamente portato ad esserci, senza abbandonare mai nessuno. A legarmi, ad...

QUEL LAGO

E' passata la prima settimana con la nostra adorabile tiranna, ed è stata una settimana senza un attimo di tregua: senza un attimo senza te, Madame, salita dalla Calabria dove t'avevano trovato piccina su una spiaggia, a morir di freddo, e di lì in canile, e poi in uno stallo che però chiedeva aiuto. T'abbiamo intercettata, prenotata, persa, recuperata: si vede che destino. E adesso ci sei, sei qui e ci fai teneramente disperare: tutto vuoi scoprire, tutto annusi e cerchi e guardi e insegui e pretendi, mi hai mangiato le settimane enigmistiche ancora da fare, distrutto già scarpe e penne e cose, non te ne dai per inteso coi gatti che non gradiscono ancora la tua esuberanza, ti mettono in riga, specialmente Nerino che non è un gatto, è un alleato e mi aiuta a darti una regolata. Come se servisse! A passeggio non ti stanchi di tirare, e mi sta venendo un braccio come quello di un tennista. E io pensavo, se solo avessi un cane, io che i miei gatti li adoro, se solo avess...

COME NON SI CAMBIA

Quando facevo il liceo avevo un gran naso e il pessimo gusto nel vestire tipico dei semplici, dei poveri di famiglia modesta: e i compagni, difatti, infierivano nei modi più fantasiosi, nasone, Battiato, Pippo Franco, le caricature in cui mi impiccavano per il naso e poi terrone, barbone, avevo scovato una vecchia atroce giacca di pelle smessa da mio padre e subito mi guadagnai il titolo di controllore dell'ATM. C'era tutto il campionario di disprezzo e razzismo democratico, perché quei compagni eran tutti di ottime famiglie – loro – civili e progressiste che, agli incontri coi genitori, facevano sfoggio di citazioni di Gaber e di De André. Poi la vita mi traslocò coi miei qui, nelle Marche, dove vivo da 35 anni e la solfa ricominciò alla rovescia: che cazzo vuoi, milanese di merda, ti spacchiamo le ossa, che c'hai da dire, faccia da nordista, tornatene a Milano, qui comandiamo noi. Io non mi sognavo proprio di comandare, ero un ragazzo nasuto e fragile che aveva solo tan...

LORO

Ti abbiamo cercato, ma come sempre ha deciso il destino. Un viaggio per raggiungerti al capolinea d'occasioni sprecate. E poi ci hai guardato mentre ti guardavamo, ed è bastato. T'avevano scartato, i superstiziosi: così nero con occhi di giada, metti qualche brivido. Ma io amo i brividi, amo le inquietudini, e tu le vai ad artigliare una per una. Sette settimane, un batuffolo d'inchiostro. Non hai protestato quando ho preso la tua gabbia. Non hai protestato tornando a casa. Sembravi perfino impaziente. Forse sentivi che era il posto tuo? Ora t'aggiri, esplori le tue stanze, timido ed incerto, entusiasta e sfrontato. Ci accompagnerai... Le tue sorprese saranno le nostre, e sento già un sottile filo di strazio mentre assaporo il tuo umido, complicato affetto: hai bisogno di tutto, sei fragile come la vita, come l'irreparabilità di tutto ciò che è stato, e che non posso cambiare. L'incosciente gioia del bambino che non abbiamo avuto ce la porti sulle zampe ...

IL PEDAGGIO ALLE RISORSE

La risorsa è sul metro e 90, erculea, atletica. Balla canta e telefona, telefona balla e ride, sembra un po' idiota invece è furbissimo: incassa e ride, incassa e ride, incassa e ride. Chi non versa l'obolo – un fiorino! - viene infastidito. Ride, con un disprezzo esemplare, razzista ma giustificato, per quella processione di vecchie deficienti, bigotti, farisei che si comprano il paradiso un fiorino alla volta. Arriva un compare, stanno lì, confabulano. Li guardo in fila alla cassa, distrutto dalle incombenze per mia madre sotto il sole: dove sta scritto che bisogna mantenere questo esercito, che s'ingrossa ogni giorno, di nullafacenti paraculi che considerano loro diritto incassare e dovere di quegli stronzi d'indigeni pagare l'obolo? Li guardo che mi guardano, e mi sento disprezzato io, bianco, sudato, poveraccio. Presto saranno in dieci, venti alla volta e per passare, per entrare come uscire, toccherà pagare il pedaggio. In nome di che? Grazie PD, grazie UE, ...

AMERO'

Amerò sempre quelli che non si vergognano di amare. Che sanno dimenticare e ricordare. Che non spariscono e, se lo fanno, prima o dopo tornano. Quelli che non inventano trucchi per andare via, e non si vantano di essere aridi. Amerò quelli che non si difendono e ci sono anche quando mancano. Non quelli che mancano anche quando ci sono. Non i fantasmi. Non chi mi ha usato e poi ha cercato un pretesto. Non chi m'ha ingannato e non cancella il sorriso. Amerò chi si specchia nel gatto randagio e non lo lascia a chiedere invano, anche se gli costa il sonno. Chi si arrende a un'anima patetica, però almeno non si nega un miracolo, non importa quanto piccolo, non importa quanto inutile. Amerò chi vede l'immenso nell'irrilevante, chi prova imbarazzo e sbaglia nel vestirsi, chi sa capire che le sue ferite sono anche le mie e non archivia mai la tenerezza. Chi mi telefona a tradimento regalandomi un affettuoso insulto e la voglia di rivedermi. Chi saprà medicarmi con una bugi...