Primo bagno dell'anno
con un mese di ritardo. E una sensazione strana, come d'incredulità:
i miei inverni non scherzano mai, ma questo non finiva e lo sentivo
finirmi. Bagno breve, dentro e fuori, una nuotata rabbiosa, urlando
sotto l'acqua. Preda d'un pensiero sbracciavo, quant'ero diverso un
anno fa. Meno duro, meno spietato: quante cose non tornavano, quanti
intriganti, ladri di tempo e speranze, buona fede e energia,
ingenuità e attesa. Che presepe sbagliato, vita mia. Che assurdo
combattimento questo incassare fino a non sentire più i colpi, più
il male, più niente. Steso a terra, contemplavo la fine. Poi, come
in un fumetto che ho letto, senza sapere come ti ritrovi a fare
pulizia con la forza che non hai. E un mattino arruffato di vento
il tuo fisico sgraziato, sovrappeso si trascina al mare e lì si
libra, urlando tutta la rabbia sott'acqua.

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