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Visualizzazione dei post con l'etichetta Cultura

EZIO BOSSO, SIPARIO

Morto Ezio Bosso, musicista che fino a due anni fa l'Italia popolare non conosceva: oggi lo piangono come un santo. Era passato a Sanremo, aveva sconvolto uscendo per un attimo dallo scafandro della sua infermità, la sla che non perdona, con il frullo d'ali delle dita sul pianoforte, la levità di un sorriso che della malattia si beffava. Chissà poi se era vero: ho conosciuto tanti nelle sue condizioni, grande coraggio, ironia nell'ora condivisa, quando si deve fingere ma poi, la notte... Ezio Bosso, il pianista, il direttore, non era divisivo, non predicava dall'alto dei suoi patimenti, viveva, si direbbe, per la musica e la iniettava nel cuore di chi ascolta. Perchè tutti si dicono disperati adesso? Perchè era riuscito in un miracolo spicciolo, familiarizzare con l'abisso, con l'ingiustizia senza scampo e senza senso, sempre più stringente e nell'orrore di una fine annunciata trovare motivo di gioia, di felicità o almeno di allegria. Non un profeta ma uno c...

PIACCIA O NON PIACCIA

Piaccia o non piaccia, noi questo libro l'abbiamo fatto. Con rabbia e con amore, nel nostro modo caotico, perché siamo due anime disordinate, incapaci di una vita normale. Eppure il libro è uscito, figlio delle nostre contraddizioni, delle litigate, della baraonda esistenziale che ci avvolge. Piaccia o non piaccia, è riuscito bene: niente cazzate, facciamo sul serio e ne siamo orgogliosi. Chi l'ha letto ha capito. Chi l'ha letto ha apprezzato. Piaccia o non piaccia, l'abbiamo fatto da soli, come due punk, quelli veri: nessuno ci ha obbligato, nessuno ci ha aiutato. E, piaccia o non piaccia, da tre mesi noi lo vendiamo: copia dopo copia, giorno dopo giorno, non ci siamo mai fermati. Piaccia o non piaccia, noi a Roma ci siamo andati: e la sala era piena, ed io non ci credevo e invece venivano, sedevano. Senza mascherina, ma con tanta attenzione. Piaccia o non piaccia, la nostra prima presentazione è stata proprio bella. Elisa d'Ospina non la conoscevo, ho scoper...

CHET

Chet Baker, patrimonio dell'umanità. È fuori da tutto, tranne che dalla musica: siamo noi a dover entrare in lui. E allora lasciatevi entrare dentro la mosca bianca del jazz. Chet, che è volato via da una finestra d'albergo ad Amsterdam nel 1988, probabilmente sotto effetto, ma con lui non si sa mai: una volta, si ritrovò un cadavere nell'armadio. Che oggi avrebbe quei 90 anni impossibili da raggiungere: andava oltre ogni abbrutimento, oltre ogni meraviglia. Un genio ferito, senza limiti. Lo capisci subito che è condannato ad essere come nessun altro, irresponsabile a se stesso come un bambino, malato d'irrealtà come un bambino. Sentite come parla italiano, da autodidatta, in modo inappuntabile e personalissimo. Sentite la sincerità brutale e noncurante, la spontaneità assoluta con cui si dichiara un senzatetto. La libertà di essere pessimo e sublime, senza neppure accorgersi. Eroinomane steso insanguinato nel più squallido bar del più infame locale, ma non l...

GIORGIA DEL MESE - MODERATE TEMPESTE

Se stasera sono qui è per portarvi un tesoro. E' tornata Giorgia Del Mese col nuovo "Moderate Tempeste" e che disdetta regali solo 5 brani: fossero stati il doppio, sarei a raccontarvi di un disco dei dieci anni. Lo è lo stesso. Giorgia ha messo da parte la militanza arrembante, come non mi stancavo di chiederle, ma non lo ha fatto per me, lo ha fatto perché non poteva fare altro che questo per sprofondare nei mari di dentro, negli abissi del dolore; nella rivoluzione che parte dalla sofferenza, che scava via tutto, che tutto scarnifica fino a lasciare l'anima nuda di piaghe. Perché le tempeste, moderate non sono mai. E allora non vi dirò di questi 5 momenti uno per uno, perché in realtà è un solo brano dall'inizio alla fine, ti trascina giù, dove ribolle la pozzanghera di un male puro. Ostinato. Immedicabile. Trasparente. Nobile. Un dolore bello. Già. La vita non smette mai di chiedere il conto, e il conto che Giorgia ha dovuto pagare da ultimo è di quelli ...

CHEAP WINE - FACES

Questo disco ho dovuto comprarmi un masterizzatore per conoscerlo, siccome non dispongo più di un impianto e ormai ascolto tutto per via digitale. Ora, io non voglio ripetere quello che dicon tutti, che i Cheap Wine sono un'anomalia, che somigliano a questo e a quello, e fanno musica americana, e suonano come nessuno, e sono indipendenti, e mi sono rotto i coglioni. Lo facciano altri. Io so solo che loro a questo punto potevano costringersi in una dorata routine e invece vanno ancora oltre: hanno inserito nuovi suoni, nuovi rumori, soluzioni più ardite ancora e il disco ha una resa sorprendente per un disco italiano. Fatto in casa, per di più. Io so, e ho le prove, che non c'è un attimo superfluo in questo nuovo Faces : ancora più vero, se mai era possibile, ancora più sincero. Io so solo che questo è un sabba, e puoi trovarci tutte le tue inquietudini. Quelle che vuoi, quelle che ancora non sai. Quelle che non ammetti. È come se loro suonassero per te. Non più per chi sono...

CHET

Chet Baker, patrimonio dell'umanità. È fuori da tutto, tranne che dalla musica: siamo noi a dover entrare in lui. E allora lasciatevi entrare dentro la mosca bianca del jazz. Chet, che è volato via da una finestra d'albergo ad Amsterdam nel 1988, probabilmente sotto effetto, ma con lui non si sa mai: una volta, si ritrovò un cadavere nell'armadio. Che oggi avrebbe quei 90 anni impossibili da raggiungere: andava oltre ogni abbrutimento, oltre ogni meraviglia. Un genio ferito, senza limiti. Lo capisci subito che è condannato ad essere come nessun altro, irresponsabile a se stesso come un bambino, malato d'irrealtà come un bambino. Sentite come parla italiano, da autodidatta, in modo inappuntabile e personalissimo. Sentite la sincerità brutale e noncurante, la spontaneità assoluta con cui si dichiara un senzatetto. La libertà di essere pessimo e sublime, senza neppure accorgersi. Eroinomane steso insanguinato nel più squallido bar del più infame locale, ma non l...

UNA SERA DA CRISTICCHI

Sono stato coinvolto nel concerto di Simone Cristicchi qui a Fermo e il concerto di Cristicchi non è un concerto, è riduttivo chiamarlo concerto: è uno spettacolo, fatto di tante stagioni – quelle del protagonista, che non lascia fuori niente della sua vita, fatto di atmosfere altalenanti, cangianti, ora rarefatte, ora violente, mentre la musica oscilla sempre, è imprendibile, un momento è autoriale, un altro folk, stornello, vaudeville, ma attenti può scoppiarvi tra le mani una sfuriata punk. Con un suono strepitoso, emesso da una band da levarsi il cappello, pieno, pulito, cristallino in un luogo, la Villa Vitali, che scenograficamente è bello assai, ma enorme, dispersivo e complicato nella resa sonica. Ma Simone, ormai lo conosco, è una garanzia, è una figura poco prendibile di artista, uno che concede molto, moltissimo all'emozione ma non rinuncia a ragionare, a costruire secondo logica; così, nello spettacolo affiorano collegamenti deliziosi (che il pubblico, per lo più,...

E SE LA FACESSIMO FINITA CON L'AGIOGRAFIA DEL "BLASCO"?

Usa molto idolatrare, addirittura venerare Vasco Rossi, quello che aveva il “fegato, fegato spappolato”. Forse perché il successo rende simpatici, come diceva Charlie Chaplin, o forse perché nel sistema dei media governati dalla pubblicità quasi nessuno può permettersi di dire che il re è nudo. Ah, Vasco, 29 volte a San Siro, sei concerti di fila, come lui nessuno, neanche le rockstar straniere. C'è molta, molta ambiguità nel peana continuo al “Komandante”, di cosa non si è capito, conosciuto anche come il Blasco, che con Ibanez, quello di “Sangue e arena” c'entra niente e i fan neppure lo sospettano. Rossi, come tutti quelli esplosi tra i Settanta e gli Ottanta, fa né più né meno la stessa cosa degli illustri colleghi: si amministra, gioca sulla sua immagine, a pendolo tra le vecchie trasgressioni e il banale, stucchevole falso buon senso di oggi: “Questo mondo non mi piace”. Tremate, Vasco ha scagliato il suo anatema, ovviamente vago, non precisato, come usa molto oggi, t...

FRANCESCO DI BELLA - 'O DIAVOLO

Vorrei ti sentissero dieci milioni di persone, per emozionarsi come ho fatto io. Vorrei ti sentissero anche una sera sola, e poi non ti lasciano più. Con 'O Diavolo , Francesco di Bella segna la poesia come può segnarla solo un napoletano: quella musica di sole lì, quel sole e quelle oscurità, quella lingua irripetibile, che pare fatta per cantare e per urlare. Per la poesia. Sfilano stelle nere, carcerati incatenati, cuori palpitanti, “perché solo l'amore ci salva”. L'amore in tutte le declinazioni, ma l'amore: sempre lui. Così è l'artista, che ci mette una vita per crescere e non smette mai; che arriva alla serenità dolente, ma paga di dire quello che brucia, che urge, che non può più essere taciuto e lo fa con una parola, l'amore, che è una dimensione e dentro conserva tutto: il linguaggio è quello di una poesia personalissima, partenopea, solare anche nel dolore, nella consapevolezza che tutto si perde. Non contano, qua, i richiami al dub, ai Novanta, ...

FEDERICO FIUMANI - L'ABISSO

Aveva ragione Federico Fiumani quando mi confidava che il nuovo “L'abisso” era in odore di classico Diaframma. Aveva ragione perché qui non ci sono sperimentalismi, bizzarrie inutili, lui non li prende quegli aerei lì. Qui c'è la sua gioventù che guarda da lontano ed è anche la mia ed è la nostra. Noi, che possiamo ricordare. Che possiamo rimpiangere e poi riderci sopra. Amaramente se vuoi, ma intanto lo facciamo. Ci sono quei ripiegamenti che poi esplodono in fremiti, perché l'età che hai non si rassegna mai, anche quando si constata. Ci sono gli scatti e gli scarti, le accelerazioni punk e le desolazioni del sentimento. C'è la paura di invecchiare, sì, e insieme il sollievo di invecchiare, se Dio vuole è arrivata, quello che dovevo l'ho fatto e da qui in avanti mi amministrerò, il meglio che posso ma senza dovermi più dare le spiegazioni che ho smesso di concedere agli altri. C'è una libertà libertina, di capolinea e di esperienza, che consente di fare, ...

DISEGNI DI UNA VITA

La mostra del mio amico Bruno Della Pietra alle Cisterne Romane di Fermo racchiude la sua vita; e un poco anche la mia (dal Resto del Carlino di domenica 13 maggio).

CHEAP WINE - DREAMS

C'è un gruppo che da una ventina d'anni suona chiuso in una cantina, nel suo furgone, nel tempo di mai. Condannato ad una autoproduzione irreversibile, ad una autonomia da cantina esistenziale che è croce e delizia, gli ha impedito le grandi ribalte e gli ha guadagnato una fama di coerenza e indipendenza da un agguerrito drappello di sostenitori dalle Alpi a Capo Passero. Lo stesso che ha consentito l'ultimo sogno. I Cheap Wine sono marchigiani, pesaresi, il loro immaginario resta l'America delle grandi arterie dove ti annulli in mezzo al nulla, lunghe epiche traversate alla ricerca del te stesso che non sei, perché ti fermerai già diverso da come eri partito; ma quell'immaginario si declina poi nel sole e nelle brume adriatiche, tra il mare e la Statale negli orizzonti soffocanti e profondi di chi soffre qua. Dreams , ultimo nato grazie al crowdfounding, chiude la trilogia della disperazione, passata dallo sgomento ( Based On Lies ) alla rinuncia ( Beggars Tow...

VERSO LA LUCE

Il giorno più breve è il 21 dicembre, solstizio d'inverno ma il giorno più corto è santa Lucia quando un tempo i bambini ricevevano i doni e santa Lucia era ieri, è passato, da qui in poi la notte non avanza più. Da qui in avanti, è un piccolo passo verso la riconquista della luce. Io ci arrivo senza forze, senza alzarmi riposato, senza ciò che dovrei fare per godermi la salute. Ci arrivo arrancando, ma continuo. Il reading teatrale a cui sto lavorando è a buon punto e subito dopo Natale cominceranno le prove vere: è qualcosa che volevo fare da tempo, e dentro ci stanno molte cose che volevo dire da tempo. Corinna ha avuto tante idee che mi sono piaciute, ha saputo integrare le mie in un lavoro coerente, tutto si va definendo. I brani a volte li avete letti, ascoltati, altri sono nuovi, ma un racconto li lega e dentro c'è un senso di ammissione, di presa d'atto: si parla sempre degli sconfitti a dovuta distanza, per compatirli, oppure invadendo la loro disperazione in ...

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Dunque Facebook censura perfino gloriose copertine di dischi già espressione di vitalità libertaria, di sana trasgressione. È il cortocircuito della weltanschauung, il trionfo di uno zeitgeist preoccupante, ma è anche la Nemesi per troppi Ponzi Pilati che per troppo tempo hanno assecondato le peggiori istanze del politicamente corretto, spingendosi all'abuso sessuale di apostrofi: amic*, compagn*, scrivevano per ostentare tensione sociale e appiattimento conformista/comunista. Bene, questo è il raccolto di quella semina, car* amic* e compagn* vicin* e lontan*. Inutile piangere sulla copertina versata, bisognava tirare fuori le palle (sì, le palle, i testicoli, quelle cose che hanno gli uomini maschi, non le persone in senso anodino, non gl* uomin* masch*). Bisognava reagire per tempo, sottrarsi alla dittatura della cialtronaggine. Invece avete assecondato le stronzate più miserevoli, i cessi senza distinzione tra pantaloni e gonnelle, la sessualità percepita, se uno ha l...

BILL GERMAN - UNDER THEIR THUMB

Venitemi ancora a dire che gli ebook non servono, che il profumo della carta, che che che. Se non c'erano gli ebook, io mai avrei potuto mettere gli occhi su questo libro, che è davvero delizioso – e diverso da tutti gli altri. Imperdibile per un hardcore degli Stones, in particolare se è un baby boomer cascato al momento giusto nella fase della tarda adolescenza dei ragazzi fino alla prima maturità: diciamo da Some Girls a Voodoo Lounge . Scritto in modo impeccabile, profondo e gentile, Under Their Thumb non si sofferma mai sugli aspetti orrorifici e debosciati, fin troppo abusati: in modo assai più intrigante, è se mai la prospettiva di un giovanissimo idealista che rimane folgorato, fonda una fanzine, riesce a portarla all'attenzione della band e finisce nell'orbita. Anche così, diventa difficile sopravvivere, le assurdità sono all'ordine del giorno, i paradossi, pane quotidiano: i Rolling Stones sono una multinazionale che può snobbare un invito alla Casa Bia...

ORFANI DI UNA CANZONE

Mi prendo dieci minuti di tregua e li spreco in una considerazione futile, forse soltanto all'apparenza. T'inoltri per un mattino peraltro splendido, d'un divino autunno estivo, sai che t'attendono momenti ladri, faticosamente vani, anche tragici: e ti rimbomba una canzonetta come “il Triangolo” di Renato Zero, sei ammattito? Eventualmente, o magari posso divagare per il potere della gioventù, le Madeleines proustiane e tutti i cazzi che dentro ci vuoi mettere. Propendo per una e una notte, soltanto, della weltanschauung: noi, poveri mortali, abbiam bisogno anche, direi soprattutto, di canzonette allegre di finta leggerezza; che ci scortano, confortano, ci tengono compagnia, ci tengono in piedi: se, al loro posto, mi dai la rottura di coglioni di un improponibile Zerovskij, che ci faccio a parte tendere al suicidio? D'accordo, non è che posso aspettarmi sempre Triangoli, Baratti, Cieli, Tue Idee, perché, ha ragione Mara Maionchi, ha ragione da vendere, i Pintuc...

IL COME, NON IL CHI

Dei miei viaggi esotici, pochi ma buoni, conservo soprattutto una suggestione che sa di nostalgia: il gran casino, il mescolarsi delle genti, il trafficare tossico e vitale, come ad Hong Kong che è una Napoli elevata a New York e che avevo imparato a girare anche dove non si doveva, anche nella città sotterranea che ricordava una immensa Casbah. Là, nel termitaio torrido di malsana umidità, mi sentivo respirare, qui in provincia dove sto adesso mi manca l'aria fra gente ristretta che, per non sentirsi da meno, urla a un'invasione che non c'è. Questo per dire che mi trovo male, compresso tra i due fuochi del razzismo gretto, che c'è, e dell'antirazzismo militante, che non è meno sciocco e meschino. Non trovo, voglio dire, una via di mezzo in cui riconoscermi, una landa della ragione cui riparare: o da questa parte o dall'altra, ed entrambe sono palesemente assurde, ed entrambe non lasciano intersezioni, nella società civile, nei giornali, in politica. Quando...

EDDY CILIA - JAMES BROWN NERO E FIERO!

Dovevamo discuterne insieme a San Ginesio, ma il maltempo ci ha fregati. Questo però ve lo posso dire, e ve lo dico volentieri. Non dev'essere stato facile scrivere un libro come questo: però è facile leggerlo, perché dall'introduzione che si dipana in ipotesi d'irrealtà – la storia fatta con i “se” - ci si ritrova avvinghiati alla storia senza se e senza ma di un protagonista della musica black, e non solo quella, senza tempo. Eddy torna così a un lavoro sulla distanza, benché contenuta, e lo fa in punta di penna, divertendosi e divertendo, ammiccando al lettore quando serve, ma senza mai concedergli lisciate ruffiane; al contrario, lo tiene sempre al guinzaglio del rigore, perché uno come James Brown lo devi capire ascoltandolo, e per capirlo devi conoscere i passaggi di una vita non facile in un Paese non facile in un tempo mai facile. La soluzione, imposta dalle circostanze, è scandire i calendari con le copertine degli album, addentrarsi in quella produzione a...

NAZARENO GIUSTI - GUIDO ROSSA, UN OPERAIO CONTRO LE BR

Ho aspettato un po' di tempo, ne parlo ora. Nazareno Giusti, artista di grande talento e intensità, si è preso un'altra responsabilità non facile: dopo le retrospettive su Palatucci, Guareschi, Ligabue (il pittore), qualche mese fa si è cimentato col dramma politico e civile di Guido Rossa, il sindacalista ammazzato dalle Brigate Rosse per logiche mafiose: scoperto all'Italsider di Genova un collega-infiltrato che diffondeva volantini brigatisti, non aveva esitato a denunciarlo, andando incontro al suo destino fatto di isolamento prima, quindi di odio, infine di morte. Rossa è uno di quegli eroi civili che al terrorismo non piacevano perché dimostravano che il terrorismo era battibile con l'integrità, che c'era un'altra sinistra del tutto estranea alle logiche mafiose e sanguinarie della lotta armata. Un esempio che andava stroncato, e che fu stroncato. Le tavole di Nazareno, virate in tutti i toni di un grigio gelido, disperato, ne ricostruiscono il dramma...

INCAZZARSI DOPO UN TRIONFO

Ieri sera, come almeno duemila persone sanno, abbiamo condotto a Porto San Giorgio la undicesima edizione di “Moda e Motori”, cioè uno spettacolo a tutto tondo con cui veniva riletto l'intero Novecento alla luce dei mutamenti del design automobilistico e dell'alta moda italiana. Si tratta di un evento piuttosto impegnativo, perché, con mia moglie, lo abbiamo concepito in una dimensione apparentemente televisiva, in realtà con un taglio teatrale: ad ogni momento succede qualcosa, le situazioni cambiano, le sollecitazioni si incrociano. Per cui, mentre l'auto si ferma in passerella, e ce n'erano 27 dal 1909 fino al 1982, e la modella scende fasciata in un abito contemporaneo alla vettura, rigorosamente originale, il pubblico può osservare la diretta sul maxischermo con una radiocamera che s'insinua fin nell'abitacolo della vettura (uno spettacolo nello spettacolo), poi d'improvviso appare un quadro, o una diapositiva di costume, e così via. Non mancava un vid...