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Visualizzazione dei post da Novembre, 2015

SPERGIURAMENTO

Tutti a dire che la Francia sì che è seria, che è unita, la Francia sì che è una nazione. Ma la Francia, attaccata, ha detto: contrattaccheremo e saremo spietati. Come fanno a esaltarla gli stessi cacadubbi che sono riusciti a esprimere solidarietà alle vittime per estenderla ai carnefici? Che insistono con la allucinazione delle “nostre” uniche colpe? Che si ostinano a non vedere l'Isis se non, peggio, a predicare che vanno capiti, assecondati, ascoltati, manco fossero i soliti bulletti viziati figli di mammà? Che vanno con le loro vocette odiose sulla Radio 3 della Rai a considerare queste orrende stragi, in fondo, come una magnifica opportunità per rispolverare i valori de sinistra? Che si rifugiano dietro i tabù, guerra no, non si dice, non sta bene, di religione meno che mai, incuranti delle lezioni della storia e del fatto che la guerra, santa, in nome di un dio, è stata dichiarata e alle dichiarazioni hanno fatto seguito le azioni? Dopo Parigi, sono spuntati altri trent

IL FARO 42/2015

Né da una parte né dall'altra. Solo dalla propria. Solo da quella della sincerità e della buona fede. Niente calcoli qui, nessun ordine, nessuna strategia. E nessuna politica. Ogni sabato, in pdf allegato in posta elettronica, solo per chi si abbona. Il Faro. La solitudine è libertà.

FOTTUTO NUOVA EDIZIONE

Nuova edizione aggiornata e ampliata. Con una postfazione inedita. Ancora più duro, più vero, più sincero. Più completo. AMAZON SMASHWORDS

SCUSATE IL SOSPETTO

Sulla povera Valeria rimasta uccisa a Parigi penso, spero nel mio piccolissimo di avere un minimo di carte in regola per potermi esprimere, naturalmente a titolo personalissimo, visto che mi sono guadagnato (dai pacifisti e gli ecumenici) i titoli di sciacallo e miserabile per averne pianto l'inutile sacrificio: reso ancora più inutile e straziante dalla scoperta che Valeria non è morta di pallottola, ma dissanguata; che poteva salvarsi e invece è morta lentamente, osservando la propria fine. Qualcosa che è difficile, se non impossibile, accettare. Qualcosa che uccide un po' anche noi, così estranei, così superflui. Detto questo, mi permetto di dissentire sui funerali di Stato che le verranno riservati domani. Di Stato, perché? Questa povera ragazza non era una grande personalità della politica, della cultura o dell'arte, nazionale o internazionale; era una studentessa che seguiva un corso alla Sorbona, una come migliaia di altri. Ed è caduta per il delirio di un fanat

Minaccia Isis, l'Italia è capace di riderci su

Minaccia Isis, l'Italia è capace di riderci su

ANIMATO

... questo Amore. Questo immenso Amore. Sorvolando un prato con lo sguardo. Lasciando come morto ogni rimpianto. Disciolto l'ultimo risentimento, uccidersi di sola tenerezza, pensando che di niente più t'importa, niente davvero, tranne una carezza. Trovare il buono dove non resiste. Inventarlo. Crearlo, finché esiste. Sentirsi crescere invece d'invecchiare. Con mille volti ancora da scaldare. Questo Amore. Questo assurdo Amore. Per ciò che eri, ciò che non sei più. Per il bambino ucciso chissà dove. Per quello che non riesci più a capire. Per quello che non hai capito mai. Per le impari battaglie combattute, da solo, senza ombra di riuscita. Perché era giusto uscire dalla stanza, vincere la dignità di una sconfitta: su certe croci, non si può non salire. Questo Amore. Questo immenso Amore. Per lo sforzo votato al fallimento. Per il sorriso che maschera il pianto. Per l'estate appassita, ed era tua. Per il sole che inonda tutto il mare dopo un inverno eterno, senza

IL FARO 41/2015

Ed era stato scelto prima, questo titolo, questa copertina, e a vederla adesso è l'unica possibile. Il Faro, per chi si abbona. Tutto quello che su Babysnakes non ci va.

DE MODERATIONE, DE CONSOLATIONE

Sento lo storico Cardini ripetere il facilone mantra dei pacifisti, proprio lui che pacifista non è, che proviene dalla nouvelle vague fascista degli anni Sessanta-Settanta e ha una visione medievale del cattolicesimo che non gli impedisce, tutt'altro, di venire palesemente sedotto dalle intransigenze antidemocratiche dell'Islam radicale: “Questo non è Islam”. Poi discetta di islamisti al posto di islamici e così via. Sì, d'accordo, questo è un ragionare da professore seduto in poltrona nel suo studio riscaldato, del tutto avulso dalla realtà, la quale realtà racconta altre storie: per esempio, che la componente “moderata” non condanna mai apertamente quella radicale, non l'ha mai fatto formalmente, pubblicamente, in nessuna occasione, e ci sono esponenti moderati che senza mezzi termini augurano morte e distruzione agli infedeli, sintonizzandosi sulla componente oltranzista. È successo in tutti i maggiori massacri e fatti cruenti degli ultimi cinquant'anni almeno,

MASSIMO FALLACE

Io l'avevo anche vista quella maledetta catena che delimita il sagrato della chiesa. L'avevo vista ma, nello scavalcarla, il piede m'è rimasto impigliato, sarà stata la tuta troppo lunga, e mi sono scaraventato da solo in terra con una magistrale mossa di judo. Ora, proprio la memoria fisica delle arti marziali mi ha insegnato a cadere e così il corpo si è messo subito in posizione, le braccia avanti, il tronco che per quanto possibile cercava di ruotare, non me ne sono neanche accorto, ho salvato la faccia, probabilmente le ossa, ma non strappi dappertutto e, sospetto, qualche costola incrinata. Non so se qualcuno mi abbia visto, ho sentito ridere, ero stordito e contrariato. Mi sono alzato con uno sforzo che non finiva più e, arrancando sacramentando, sono arrivato a casa, dolorante ma soprattutto umiliato come mai prima. Mi chiedevo se era la vecchiaia ad avermi atterrato, o la mia distrazione, o forse gli occhiali bifocali che mi danno sempre una profondità falsata

UNA PROMESSA INUTILE

Vicino a me vive un'amica che ieri stava a Parigi, in obitorio, a fissare la sorella e il cognato, a pensare al futuro di due nipotini di 11 anni e di un anno, a dover ricucire il tessuto di una vita lacerata che non potrà più essere la stessa. E lei mi ha detto: per favore, scrivilo che non si può morire così, che è ora di smetterla col buonismo e questa incredibile comprensione o inerzia verso gli stragisti, che abbiamo bisogno di difenderci gli uni gli altri. Di proteggerci. Di aiutarci, e ci aiutiamo solo vedendo quello che c'è, quello che arriva: io lo so, io lo posso dire. E io lo scrivo, ma a che serve? A che serve se perfino per il dolore di un'altra ragazza sono stato aggredito, tacciato di sciacallo? Se passo io per fanatico e non chi se la cava con gli anatemi alla Gino Strada?  Ma non è vero che tutto nasce dalle colpe dell'Occidente: i conflitti nel mondo musulmano sono di duecentocinquant'anni fa almeno, risorgono di continuo, l'Occidente può ave

L'ATTESA

È che mi son visto organizzare un concerto con i miei amici, quelli con cui lavoro, mi sono visto crescere l'attesa, coinvolgere il pubblico, ricevere gli artisti, amici pure loro, assistere alle prove, raccontarci la vita, che siamo rimasti indietro, spettegolare e ridere, andare a cena, comportarci come una mafia innocente mentre fuori aspetta la gente, immaginare scorribande insieme, confidarci a vicenda mentre il palco chiama, vedere il teatro pieno, colmo di felicità, un ultimo abbraccio, le luci si arrendono e vederli scagliarsi nella magia è provare ammirazione e una fitta d'invidia buona e poi d'un tratto sentire raffiche e solo corpi che cadono, solo corpi che urlano.

ORTODOSSIA

Per cogliere l'autentico spirito di tolleranza e rispetto di chi li sbandiera, non resta che verificare i commenti seguiti al mio ricordo di una ragazza italiana morta a Parigi: da “sei come i terroristi” a insinuazioni, insulti, provocazioni fantasia. Ed era il ricordo di una vittima. Leggere per credere: non ho scritto che voglio sterminare chi vuole sterminarmi, che occorrono vendette esemplari, che “Oriana aveva ragione” (non lo penso, e non la sopporto neanche postuma) o che io non li ammetto qua; neppure arrivo all'estremo di un Magris, oggi sul Corriere, che taccia il buonismo di razzismo alla rovescia e spiega perché è necessario distruggere la minaccia dell'Isis prima che ci annienti. Niente di tutto questo nel mio intervento, dove d'altra parte sostengo che è impossibile all'Islam dominante, che fatalmente coincide con quello delle minoranze terroristiche, accettare la democrazia di chi è diverso. Del resto, basta poco per ascoltare dai moderati-dormienti

VALERIA

Immagina che ti nasca una figlia. La vedi crescere, sbocciare, diventare grande, la vedi partire per la Francia, per la Sorbona addirittura, con una borsa di studio in mano e la luce del futuro negli occhi. Immagina l'orgoglio e la gioia da questa figlia, per questa figlia. Immagina che una sera qualcuno ti dica che quella figlia non esiste più, che niente esiste più, che le milioni di attenzioni, preoccupazioni, speranze per lei sono volate via in una raffica che l'ha trucidata e perché? Perché era donna, infedele e stava a un concerto rock in un localino. Immagina di far parte di un Paese, unico al mondo, dove la “solidarietà” non va a tua figlia morta, perduta, ma a chi l'ha cancellata. Immagina di vivere nell'unico Paese sulla terra dove a chi fa una strage rispondono, prego, fatene un'altra, io non voglio limitarvi, anzi è colpa nostra. Immagina di sentire parlare di dialogo da chi ignora che il dialogo nell'Islam è ammesso solo all'interno della c

SPEGNETE, STUPRATE

Voi straziate anche la mia gioia Che non può più ammettersi, sperare Voi straziate anche la mia noia Che non può sdraiarsi sotto il sole Voi stuprate musica, parole E sorrisi e fremiti di vita Voi negate ingenuità all'amore E la dignità di una sconfitta Che sta in una scelta e nel riscatto Rinchiudete il mondo di follia Amputando l'ultima poesia Sia quello che sia, non vi fermate Fosse almeno il pianto di un bambino E non serve accogliervi, abbracciarvi E non serve una preghiera insieme Dentro un nascondiglio di brughiera Voi che d'isteria portate il seme Voi spegnete il cielo dallo sguardo Di una donna, voi che già ignorate Qual è il peso della libertà Della fogliolina che germoglia Voi straziate anche il mio dolore

SOTTO SOTTO

Non c'è niente di più disperato di un suono di campane a morto come quelle che mi hanno svegliato stamane, al termine di una notte agitata. Perché è atavico, è culturale, ce l'abbiamo dentro come l'Europa che non esiste più, cancellata prima di tutto dalla sua viltà. Ora è difficile scrivere qualsiasi cosa, ma io vorrei solo dire, e lo dico a me stesso, senza alcuna preoccupazione di essere letto, che quei centocinquanta, duecento, non so ancora, morti per niente ieri notte non sono altro da me, proprio perché non avevano nessuna colpa: gente andata a vedere una partita, un concerto rock, gli svaghi che questi fanatici dementi vogliono proibire non solo a se stessi ma al mondo intero, come nel disco di Frank Zappa: difesi da altri dementi, leziosi, insopportabili, che nella loro vita altro non fanno se non consumare dischi e pallone. No, non mi basterà questa volta l'ipocrisia di chi sotto sotto pensa “Meglio duecento morti oggi che un Salvini domani”, non mi basterà i

IL FARO 40/2015

Il Faro, ogni fine settimana in allegato di posta elettronica. Il Faro, l'elettrorivista di MDP. Tutto quello che su Babysnakes non ci va. Il Faro è solo per chi si abbona. Le opinioni fuori dai denti, le notizie che non conviene dare, commentare, criticare. Il Faro. Tutto dentro. 

DALL'ACQUA

Hai parlato all'ombra, l'hai abbracciata? Io lo faccio sempre e non mi stanco Nel settembre di sole e di brume Nell'alone bianco della luna Di una lampadina senza cena  E nell'eco di un silenzio infame Hai parlato con ciò che hai perduto Stai perdendo mentre ti sprofondi E nel ventre farfalle di rabbia  E vorresti aggrapparti a una stella E tutto quello che sai fare è morire Discendendo lacrime di vetro Di rovina, dietro c'è qualcuno Fatto di sabbia, ride e puoi sentirlo Una iena, l'anima divora E tu in faccia al mare che schiaffeggia I tuoi occhi pieni di mattino Che dall'acqua aspettano il divino Risoluto arrendersi alla luce La tua ombra sopra la risacca Di richiami, sopra i fili d'erba Sulla terra che di sangue atroce Ha toccato l'ombra e s'è ritratta Quasi rattrappita, inorridita Ecco cosa ho fatto nella vita Che non era e che non eri. Ecco La mia storia di bambino muto Più dell'ombra, solita compagna Nell

EPPURE E' TUTTO VERO

Conservo tutte le vostre lettere e questa l'ho recuperata da un passato che mi pare improbabile, "eppure è tutto vero", per citare il Poeta. Fu uno dei primissimi spettacoli, alla fine del 2007, insieme a Paolo Benvegnù, co-organizzato dall'amico Roberto Ghegin. Allora non erano così consuete le collaborazioni tra giornalisti e artisti, siamo stati tra i primissimi a provarci e adesso le fanno praticamente tutti, anche con una certa tronfiaggine. Mentre quegli spettacoli umili, pionieristici, molto ingenui per la parte che mi riguardava, avevano qualcosa, e lasciarono una magia in chi veniva a sentirci. Quella volta lessi un ricordo di mio padre, ancora vivo benché in fase terminale (sarebbe morto poche ore dopo), e ce ne volle di incoscienza. Dopo il reading, mi fecero dormire in un sottotetto con un letto che aveva navigato tutti i mari del mondo prima di fermarsi sotto la mia schiena: aveva la radio nella testiera, e quella radio l'aveva fornita mio padre.

Ancona, ultimo caso di una deriva adolescenziale omicida

Ancona, ultimo caso di una deriva adolescenziale omicida

LA PAROLA PIU' UGUALE

Attenti a dire, a scrivere che Napoli è sporca, maltenuta, perché, state per leggere bene, vi querela il sindaco De Magistris, e ho detto tutto, e a dargli manforte arriva Erri de Luca, e ho detto pure di più. Su De Magistris possiamo tranquillamente rinviare a un recente libro che ne mette in fila le gesta, “De Magistris, il pubblico mistero”, su Erri, ironicamente, ogni parola sarebbe sprecata. Il reduce dal processo per la libertà di parola sostiene chi soffoca la parola altrui. Il martire delle “parole che non si processano” auspica i processi alle intenzioni e alle parole che si limitano a vedere quello che c'è.  E qui non si parla di Tav, sabotaggi, atti di criminalità, non si parla in effetti neppure di Napoli, ma di alcuni partenopei irresistibili, i Giggini e gli Erri appunto, verso i quali davvero ogni parola è inutile, impotente, sprecata.  Si può predicare lo scassamento di opere, attività, sbirri, oppositori, si può esaltare la lotta armata, difendendone i pr

FARO 39/2015

Per chi si nasconde dietro le parole, o un sorriso, o una virtù. Sono rifugi che durano poco, ma tutti siamo chiamati a non difenderli. Il Faro ci prova, ogni settimana, con tutto quello che su Babysnakes non ci va. Solo per chi si abbona, ogni fine settimana in allegato pdf di posta elettronica. Il Faro, tutto dentro. 

ABAT-JOUR

Date amore Finché vi riesce Finché cresce, perché poi Finisce E non trovate più chi lo raccoglie Come biglia Che la buca sbaglia E allora si trasformerà in dolore Per le ore Che non sono state Guardate: vi parlo con la voce D'un cuore tutto pieno di ferite Troppe vite Ad aspettar l'estate La sua luce E adesso un'abat-jour mi chiude gli occhi Perché vecchi sono i miei ritratti Negli occhi di chi incontro e non capisce Certe svelte angosce senza suoni Per occasioni divelte troppe volte Come file d'ombrelloni dalla rena Quando l'estate è morta e la marina Torna il cimitero dei gabbiani Domani, facile dire domani Sì, domani... Ma la memoria sguscia dalle mani Ti rimane un vagone d'amore e Non scovi più nessuno che lo vuole Per favore Non state lì seduti sui confini Della volontà. Non c'è domani! Passerà nell'inutilità Di un'attesa che odora di viltà E invece splenda d'oro il vostro slancio Perché vince soltanto c

PARTIRE, LASCIARE

Quante case ho lasciato indietro, quanti luoghi che mi mancano ho addosso. Dentro me. Un'ultima occhiata, di rimpianto o di risentimento, ad archiviare la vita e poi via, verso quella che resta. E pesano quelle porte sbattute alle spalle, quei tonfi di silenzio dove piange la sconfitta, protesta l'infelicità che muore per risorgere altrove. Non so se mi fermerò qui o se questo è il mio destino, partire ogni tanto, lasciare, lasciarsi, io che non ero zingaro, ti ricordi Cesare quei pomeriggi roventi di novembre, mercoledì di coppa, quelle partitacce mitteleuropee in mezzo alla neve, che pareva anche a noi di battere i denti e invece eravamo nel tepore della sala tua, il Guerin Sportivo fra le mani croccante, appena uscito, la mattina prima di andare a scuola era lì che ci aspettava all'edicola sotto casa e lo infilavamo nello zaino, tutte ce le fumavamo quelle partite grigie, c'era già il colore?, non lo so, io le ricordo in bianco e nero, e grigi i pomeriggi a sfot

PRATERIE DI POESIA

Non portarti via sotto le stelle A cavallo di quello che è stato Alle lucciole consegna i morti Incubi, d'esistere hai diritto Basta alibi, Pierpaolo, ti prego Nel diniego della vita resta Sondare il mistero del dolore Lo puoi fare in tralice da altrove Bevi tu da un calice di vetri Trovi rose dove altri non osa Spogliati dei demoni su un prato Brullo da pallone e torna ancora Figlio del tuo sogno più segreto Solo impegno, praterie di poesia Il dovere di spiegare spegni Spugna d'eresie, meritano ombre Cuori sordi e disperdi per sempre I rimorsi all'anima dei morsi Non buttarti via, che non è tardi Fuggi quella pace atroce, bimbo Su quel campo tu sconfiggi il tempo Non contare i peccati del mondo Che li sconta respirando il cuore Smetti quelle notti rotte, feste Nere dell'orrore, adesso basta Alibi, Pierpaolo, al dolore Lascia i chiodi e amore addosso chiedi Ruba luce ai vicoli d'angoscia Varca l'impotenza del silenzio Cerca con v