35 anni fa la felicità pazza. Provenivo da una settimana a Lido di Spina, nel Ferrarese, coi compagni, tutti i rimandati a settembre per sfregio contro la vita insieme al mare e fu una settimana assurda come usavamo allora. Giovani, stupidi e pericolosi, se non altro per noi stessi. Il genere di situazione per cui se uno di notte rubava un pattino e non tornava, pensavamo che potesse anche essere affogato, ma così, con fatalismo. Abituati a farci cacciare perché osceni, ribelli per finta ma fino a un certo punto. Dio, se ci penso non posso riconoscermi, è come se fossi il padre di me stesso, di quel figlio imbecille e insicuro, che inanellava cazzate, sigarette, bottiglie credendo quella fosse la vita. La prima fase del Mondiale spagnolo la vedemmo lì, almeno dove ci tolleravano. Non che mi ricordi molto: ciondolavo sempre. Un pomeriggio mi addormentai, distrutto, eravamo appena arrivati e già stavo in debito di sonno e crollai, bianco di città sotto il sole, mi svegliarono a calc...