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PER DARE AMORE

Volevo essere amatoPer amareVolevo esistere, solamente esisterePer scatenare temporali di gioiaLa mia promessa a Dio ma il suo sorrisoSporco di sangue, il mio sangueM'ha dissuasoInesorabilmenteVolevo essere amatoPer il fiore che ero, per l'amoreChe innamorato sempre mi lasciavaMa piogge acide, stagioni d'amiantoMa notti sorde, zuppe di rimpiantoVolevo essere amato e nell'asfaltoD'una vita non mia sono caduto(grazie ad ogni santo, grazie tante)Allora scusami, io non ce la faccioScenderei qui. Basta così, mi straccioColmo di preghiere disilluseQuesto balletto in tre quarti, grottescoIo lo smetto. Io non sono un pretestoUn arabesco. Io volevo amorePer dare amore. A conti fatti ioSenza possedere neanche un'ombraIo direi che ho divertito abbastanzaIn quel farmi compatire sempreDisprezzare ad estro, abbandonareBurattino amorfo in una stanzaVolevo fare amore, non ribrezzoIl coraggio s'è rotto, non lo reggoFuori dalla finestra un altro strazioDi tramonto di fango. …

V.I.P.

L'amica che non sento da una vita mi rintraccia: “Ma come, ti ribecco dopo anni, su un giornale importante, e mi sei diventato un vip?”. Lo dice tra scherzo e rimprovero, affettuoso ma rimprovero. Vip? Sì, per dire conosciuto, perfino famoso. La cosa mi lascia stranito: non è una dimensione congeniale, non per me, ne avverto tutta l'ambiguità e perfino la dimensione patetica. Cosa vuol dire vip? Che c'è più gente che mi scrive? Che qualche lettrice mi manda foto esplicite? Che mi siedo al tavolino per un calice di prosecco e al tavolino di fianco mi individuano, si mettono a parlare, mi raccontano tutta roba che so già, visto che l'ho scritta io? È questo? O un invito a una festa, roba che ormai non significa niente per me? O chissà quali frequentazioni e conoscenze, proprio io che le fuggo come gli appestati, anche perché non mi hanno mai dato un cazzo, o l'odio demente che fa da contrappeso all'esaltazione demente? Cosa è questa nuvola impalpabile che lascia…
Col dannato lockdown tutti hanno scoperto che il telelavoro non è così piacevole. È distacco, illusione; è alienazione. Io già lo sapevo, è stata la mia vita per tutta la vita. L'avrò raccontato decine di volte: cominciai battendo i pezzi su una macchinetta per scrivere, regalo della prima comunione: finivo, strappavo il foglio dal rullo, lo chiudevo in una bustina carta da zucchero e inseguivo la corriera che doveva portarlo ad Ascoli: era il “fuori sacco”, che la redazione prendeva e componeva in pagina. Trent'anni dopo, posso spedire direttamente dal notebook, dal telefono, con l'email, con whatsapp, magari domani col pensiero, circondato dai miei animali e da tazzine di caffè. Comodo ma non bello. Perché io sono, rimango uomo di città, ho bisogno di respirare aria intossicata, movimento, confusione. Spostamenti. Incontri. Qui non mi è stato dato, salvo pochissime eccezioni, ricordo una volta, non so più quanti anni fa, una domenica di prima estate (e anche questo l'…

MA TU SEI

Ma tu sei, tu sei Contare tutti i numeri Percorrere l'immenso Impazzire in eterno  Tu sei oltre ogni gesto  Ogni danza di cani Ogni canto di piante E preghiera e suicidio  Sei riempire il silenzio Con altro silenzio e assaporare  Una fitta assassina Tu, gioia di stiletto Perfetta in ogni cellula Tu, tutta sbagliata  Senza difetti, crudele E sai d'essere crudele Tu per soffrire meglio Soffrire oltre l'inferno  Pensando tornerai E invece proprio a quest'ora  Nell'ora di mia agonia Ridi in letti distratti Cavi, meschini e affogo Nel mio orrore riposo  Senza forza mi drogo Della tua latitanza  Che tutto rende vano Respirare pregare Restare. Sconfitto restare  Fino a sentirsi intontito  In overdose di domande Non sentire più niente Ma poi riprende, riprende  E suoni di campane Ostinate nel cielo Vulnerato che crolla Per me non voglio oltre  Navigare il mio sangue  Io non la reggo questa nudità oscura Nella gabbia della tigre, inerme Sempre meno forza, meno forza di oppormi  Al tuo volere più del volere; è abis…

IO CHI SONO?

A volte mi chiedo cosa ci sto a fare a questo mondo. Quale sia il mio dannato posto. E ogni volta la risposta è zero, fatico sempre più a convincermi di avere un diritto a esistere. Sono bravo a intercettare il disagio, mi arrivano le vibrazioni oscure di chi si perde, posso intervenire, medicare. Rimediare, spesso. Non so curare me stesso. Mi riduco un viale di periferia illuminato di lampioni stinti, pieno di rifiuti, di strane cose oscene e, sullo sfondo, i baracconi spenti di un luna-park. Passano fari lasciando scie di morte; il gelo dentro. Mi ripeto allora che quelli come me debbono trasportarsi il destino: essere diverso, e lo so da quando avevo tre anni, è una benedizione da scontare, non ci sono riferimenti per chi ascolta i fili d'erba crescere, si perde nel vortice di una canzone per l'eternità, nel vortice delle parole, dell'amore che non guarisce e ama come nessuno può amare. Perchè capisce quel che nessuno capisce. Ma mi ritrovo ad ascoltare il suono dei mie…

EZIO BOSSO, SIPARIO

Morto Ezio Bosso, musicista che fino a due anni fa l'Italia popolare non conosceva: oggi lo piangono come un santo. Era passato a Sanremo, aveva sconvolto uscendo per un attimo dallo scafandro della sua infermità, la sla che non perdona, con il frullo d'ali delle dita sul pianoforte, la levità di un sorriso che della malattia si beffava. Chissà poi se era vero: ho conosciuto tanti nelle sue condizioni, grande coraggio, ironia nell'ora condivisa, quando si deve fingere ma poi, la notte... Ezio Bosso, il pianista, il direttore, non era divisivo, non predicava dall'alto dei suoi patimenti, viveva, si direbbe, per la musica e la iniettava nel cuore di chi ascolta. Perchè tutti si dicono disperati adesso? Perchè era riuscito in un miracolo spicciolo, familiarizzare con l'abisso, con l'ingiustizia senza scampo e senza senso, sempre più stringente e nell'orrore di una fine annunciata trovare motivo di gioia, di felicità o almeno di allegria. Non un profeta ma uno …