Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da Settembre, 2015

CUORE NUDO

Io non vedo Quale segreto debba celare un cuore Nudo, abbandonato nella sabbia Un gabbiano stremato su uno scoglio Incapace di volare via. Io non cado Anche se il mio letto resta intonso  Un marzo senza voglia e senza forza Di fiorire nei colori, una voce Che trema mentre aspetta il responso. Io non credo Che nessun cuore sia diverso quando ama E muore. E le tracce disperse Dei suoi palpiti sono gocce di sangue Che cento lingue non potranno asciugare. Io non sudo Se in un caffè ci vedranno dirci Arrivederci mentre allacciamo anime In forse come a volte sono quelle Riemerse da un tuffo di libertà Io non cedo All'angoscia della stupidità Alla viltà, se spietata è la gente Che disperata si nasconde e spia Il mio dolore e lo pretende follia

LA SENTINELLA

Perché voi non capite il dolore Che rapito dalle mie parole Si contorce, vi viene a cercare Perché non lo vedete sanguinare Nella striscia rossa del mistero D'una croce fissa al cimitero Della vita, perché non capite Quello che sto cercando di dire Che sprofondo, che non resto al mondo Questo intrico di rami ammalati Che si tendono al cielo impotenti E blasfemi, perché non vedete La disperazione dappertutto E senza pudore la straziate D'ottimismo greve come un rutto Che rispetto avete dell'eterno Derelitto Cristo che v'inchioda Ad una lealtà che vi fa orrore Voi nel vostro inferno di preghiere Per salvarvi, lasciare ad un altro Il compito ingrato dietro al vetro Della sentinella che consuma Lo spettacolo degli occhi sviati Tra le macchie d'un vicolo cieco Perché mai v'immedesimerete Per un lampo, il tempo d'un pensiero Nell'esilio d'un volto lontano Perché non capite il mio dolore Ch'esile vi porgo, come un fiore?

UNA VOLTA

Vorrei una volta anch'io Vestire come un uomo Rimettere i miei pezzi Dormire fino all'alba Vorrei una volta anch'io Guardare in faccia il sole Sentire il suo sapore E non aver paura Vorrei una volta anch'io Non sentire rumori Di lacrime, di fiori Di bisogni e di sogni Vorrei una volta anch'io Prescinder da me stesso Da come sono atteso Dall'abisso ch'è in mezzo Vorrei una volta anch'io Muovere a tenerezza Abbassare le armi D'improvviso e fermarmi Vorrei una volta anch'io Dare ascolto al silenzio Quando infinite voci Danzano per la stanza Vorrei una volta anch'io Rincorrere un pallone Essere il goleador Senza sentir dolore Vorrei una volta anch'io Non chiedere alle stelle Cosa ci stanno a fare Quale sia il loro senso Vorrei una volta anch'io Provare il gusto denso Della felicità Prima che si ribelli Vorrei una volta anch'io Salire le mie scale Senza sentirmi addosso Nuvole di parole Vorre

KEEF è... un bel ritratto

" Ciao Massimo. Non ci conosciamo, ma ho appena letto "Keef", e volevo farti i complimenti. Ti ho scoperto poco tempo fa, inizialmente - lo ammetto - come "giornalista stoniano"; in seguito ho avuto modo di apprezzare moltissimo anche altri tuoi articoli. Ovviamente questo libro non lo potevo perdere. Un bel ritratto pieno di umanità, ironia e affetto. Cattura qualcosa di indefinibile sul personaggio, difficile da descrivere anche per noi che gli vogliamo bene. Almeno, così è sembrato a me.  Complimenti ancora e in bocca al lupo per il tuo lavoro. Finché ci sono gli Stones c'è speranza! Un saluto, Margherita". AMAZON   SMASHWORDS e su tutte le piattaforme digitali

CONTRO LE PILLOLE (E CHI LE SPACCIA)

In giro, in particolare a Milano, che bene o male è la metropoli che conosco meglio, gli psicofarmaci regnano sovrani: hanno soppiantato, mi accorgo, le gomme americane, si prendono per scaricare la tensione, somministrati, ma il termine più appropriato sarebbe spacciati, da psicoterapeuti che tendono a ridurre gli umani come lavatrici. Un tempo era normale avvertire ogni tanto malinconia, stanchezza, sgomento, addirittura disperazione. Era l'anima che viveva, avvertendo il risvegliarsi della primavera o l'inabissarsi della luce nell'autunno, e nessuno si sognava di definire malato qualcuno per questo. Anzi era segno di una certa sensibilità, evviva chi ancora si incanta o si incarta nelle insidie di un sentimento e non pensa solo agli affari, “chiaramente”, come mitragliava un cretino davanti a me in treno. Adesso no, non si può più. Per qualsiasi evenienza, c'è la sacca messa a disposizione dal bravo terapeuta, gente che, la dico in modo ruspante, saprà anche il

URLAMI

Urla adesso vita, urlami ancora La furia di un bimbo che gattona Per il mondo ed è solo l'incanto Vano di chi il guscio sta rompendo Urla vita di un amore in fasce Che non ha futuro eppure cresce Fino al punto che il suo fiore muore Affogato d'acqua di dolore Ma urla vita, urla tutto il bene Tutto il male che t'impregna e segna La speranza di lame di te Urlami il silenzio nella stanza Gravida d'una presenza andata Dell'addio d'una promessa vuota Dell'oblio d'un sasso nella strada Urlami l'amplesso dei sorrisi Di chi finalmente si rispecchia E del vento antico che ombre invecchia Testimoni del nostro impotere Urlami d'un cuore in fondo al mare Di due occhi che piangono vetri Di due brocchi contro due andalusi Non una speranza di vittoria Storia chiusa, eppure correranno Urlami dell'onda che travolge La città che si ricostruirà Della falce che pulisce il campo Della selce che racconta i

Italia, il curioso Paese che crede ancora ai maghi

Italia, il curioso Paese che crede ancora ai maghi

FACCE DA MUSEO

Il sindaco per allegria Ignazio Marino ne ha combinata un'altra delle sue, è andato a farsi non so che tintura mentre Roma annaspa e poi si è difeso prima mentendo, un impulso che gli è congeniale, poi minimizzando: ma tanto lo fanno tutti. Ha ragione anche lui, poveretto, fosse la vernice sul crapino il più grave dei suoi difetti. E poi è vero che la cosmesi ormai più che una debolezza, è una forza, la prova di un potere, e ricordo una delle primissime canzoni di Renato Zero, del 1973, Make Up Make Up Make Up , un indiavolato rhythm and blues: “Ho sorpreso un vecchio con le ciglia blu”. Praticamente il primo cittadino di Roma in tempi non sospetti. Ma quanti come lui? Ormai il vero provocatore è chi va in giro senza farsi notare, che tutti si voltano e pensano: ma chi si crede di essere quello? Dicono tutti questi vip precotti o presunti: ma mi serve per presentarmi, per offrire una pubblica immagine decente. E lo dice anche il salumaio, il tranviere, il travet, giustamente c

KEEF... è meglio di prima

"E' come l'altro libro, però è meglio. Scritto in modo più maturo, più penetrante. Come se anche tu in questi quattro cinque anni fossi maturato e avessi più esperienza. Il che, in fondo, è quello che succede a Keith col nuovo disco. Il nuovo inizio e il capitolo finale su Crosseyed Heart e Keith settantenne da soli valgono ampiamente questo ebook". Stefano, Roma AMAZON  SMASHWORDS e su tutte le piattaforme digitali

KEEF Ritratto di Keith Richards a colpi di riff

Adesso si fa sul serio AMAZON  SMASHWORDS e su tutte le piattaforme digitali

UNO COSI'

Un piccolo strazio la morte di Andrea, il ventisettenne di Borgo d'Ale che si è impiccato saturo di bullismo e ha affidato al luogo dove i suoi tormenti diventavano pubblici, Facebook, l'ultimo addio. Un piccolo silenzioso strazio che passa in un lampo perché le cronache hanno da occuparsi di altri eroi e uno così, con quella faccia lì, uno del quale si dice troppo timido, troppo fragile per non dire che non è come gli altri, che non si sa difendere, uno così non interessa a nessuno. Non interessa alla polizia che lasciava correre, non alla magistratura pilatesca, non ai solidali di mestiere, non alla politica, non a quelli del villaggio che tale non è se non ha uno scemo da sacrificare. E Andrea ha capito e l'ha fatta finita, non voleva più che il mondo vedesse, non voleva più specchiarsi in quei video dove faceva la fine della spazzatura. Uno così, un capro espiatorio, la vittima perfetta che passa di sopruso in sopruso, finché non ne può più. Uno così, da morto, non

KEEF

Anteprima: KEEF - Ritratto di Keith Richards a colpi di riff di Massimo Del Papa Esce oggi Crosseyed Heart , l'album da solista di Keith Richards dei Rolling Stones e proprio oggi esce KEEF una nuova aggiornatissima opera, a lui dedicata da Massimo Del Papa . Il ritratto particolareggiato e romantico di un uomo carismatico, inimitabile, del suo rapporto con la chitarra, col palco e con Mick Jagger, ma soprattutto con la musica, che è la sua vita. Una vita vissuta con contraddizioni, eccessi, avventurosa e terribile come solo quella di un pirata può esserlo. KEEF RITRATTO DI KEITH RICHARDS A COLPI DI RIFF di Massimo Del Papa (Smashwords Inc.) Trama : Nessuno come lui. In oltre settant'anni, ha superato davvero ogni limite. E Keith Richards è ancora qui, non smette di suonare, di creare, di interpretare la vita con quel suo stile improbabile e unico. Questo ritratto è un atto di affetto in ordine sparso, a zigzag per le sue avventure, fino al nuovo album so

IL FARO 34/2015

Scoprite quale, anzi quali, nel Faro. Ogni sabato, solo per chi si abbona. Quello che su Babysnakes non ci va. Il Faro, tutto dentro

MA PER FAVORE

L'inno più patetico, imbarazzante, improbabile del mondo lo fanno (ti stupisci?) solo loro: se un partito, o movimento, o setta, o quello che è, si deve giudicare dalla colonna sonora, allora questi sono da mettere in quarantena, di corsa: pare un fricantò cucinato da Travaglio, Casaleggio padre e figlio, il capocomico, e qualche eminente testa lì in mezzo. Dio santo, non potevano affidarsi a suor Cristina, a Cristina d'Avena, piuttosto che secernere 'sta schiuma senza sospetto di ridicolo, senza la minima ironia, e dire che 'st'accozzaglia l'ha fondata un umorista? Ma siamo al tragico. Credere alle scie chimiche? Perdersi in centro a Roma? Perdersi gli scontrini? Chiedere “alla rete” da che parte del letto alzarsi? Credere che “uno vale uno”, alle fregnacce di Ro-do-tà Ro-do-tà, alla panacea del salario di cittadinanza? Lo facciamo solo noi. Adesso, per decenza, anche i fanatici più ottusi dovrebbero almeno ammettere che questo obbrobrio di un inno è oscen

GENTE COSI'

Vivendo ho incontrato fin troppi figli di puttana, che mi hanno lasciato almeno l'esperienza con cui riconoscerli a istinto; ma si trova anche non poca brava gente, che ti viene incontro, ti consiglia spassionatamente, lavora come una dannata e non vuole approfittarsi, tutt'altro. Che lavori in banca, faccia l'artigiano, il mediatore o il professionista, io di questa gente ultimamente ne ho intercettata parecchia e mi sono scoperto meno isolato. Ho anche ritrovato quella capacità di entrare in sintonia che mi caratterizzava da ragazzo, e che credevo ormai morta e sepolta. Invece c'è ancora, a quanto pare, quella parte di me che provava piacere nello stare con gli altri, tra gli altri, nello smaltire impegni e appuntamenti condendoli con un caffè o una battuta: dormiva profondamente, ma non si è rinnegata. Forse ho assunto dosi troppo massicce di lestofanti, che mi hanno lasciato diffidente come un gatto di strada (e spietato allo stesso modo, mi sorprendo ad accorg

LA MIA ANIMA E' UN VIALE

Cinquantadue anni fa, gran fermento in via Teodosio, 44: si sposavano i miei al culmine di un fidanzamento-lampo, ingenuo ed essenziale come usava ai tempi tra provinciali rinascenti nella metropoli. Dieci mesi dopo, eccomi qua: mia madre restò incinta quasi subito, secondo tabella di marcia. Si univano nella chiesa di San Luca, dove poi fui battezzato e dove bambino mia madre mi portava per mano. Adoravo quella parte di Milano, tutta bella di vialetti gentili e da allora la mia anima è un viale. Qui io assorbivo qualcosa, il sole filtrato dal mosaico della vetrata, altissima, una luce che sapeva di mattino, un canto di malinconia. C'era una statua lignea della Madonna e al suo cospetto mi raccoglievo con mia madre, ammalandomi di me stesso.  Molti anni dopo, persa per strada ogni fede, io tornavo comunque, a cercare quel sole che mi trafiggeva attraverso le ombre a colori, in quella chiesa squadrata dove il futuro si sperdeva. Raggiungevo la Madonna, la guardavo fisso, cerc

FLAVIA NON AVER PAURA

Bella, bellissima, sorprendente la finale femminile di tennis tutta italiana in America, brutta, bruttissima, inevitabile la colata lavica di retorica che immediatamente la ricopre: tutto un superomismo, anzi superdonnismo, il trionfo della volontà, Davide contro Golia, la resurrezione della racchetta, da qualche parte ho sentito perfino sproloquiare di “donna mediterranea”, come fosse una specie protetta; e poi la bagarre intorno ai genitori, i quali ovviamente non possono negare che “Abbiamo pianto e ci siamo abbracciati”, secondo il celebre format di Albano & Romina, la mamma che dichiara urbi et orbi, il padre che pontifica alle genti, la cerchia dei parenti come in una commedia di De Filippo e poi, a cerchi dilatati, quella degli amici, del quartiere, della città, dell'Italia, del mondo. Neanche un filo di ironia, tutta una letizia drammatica, patetica e si spiega perché l'Italietta che si sa provinciale non rinuncia a darsi importanza le rare volte che può, sempr

A QUESTO PUNTO

A volte pensando all'età che ho raggiunto mi spavento; a volte ne sono vagamente orgoglioso. Le due cose possono eventualmente convivere, ma quello che mi sconvolge è calcolare a spanne il bonus rimasto: fra trent'anni, se ci arrivo... E ricordo i miei vent'anni di trent'anni fa, volati in un amen, e ci risento dentro ogni giorno di fatica, ogni muro di rinuncia dove arrampicarmi disperatamente per esistere. Sono disteso nel buio, guardo in faccia il tempo, non mi sottraggo, però cerco di aggirare la paura, di consolarmi con l'arma di una ragione un po' esoterica: non contano i calendari da sfogliare ma come li si sfoglia, vale più un anno di serenità che dieci di mare agitato, la maturità a qualcosa dovrà pur servire, la mia parte bene o male l'ho fatta, non dico tirare i remi in barca ma scendere a patti con me stesso... Fino a poche stagioni fa, non ci riuscivo: trovavo uno della mia età e mi sembrava non più vecchio, ma più grande, più adulto. Adess

FARO 32 - 33 / 2015

    Il Faro c'è sempre... Ma solo per chi si abbona. Ogni fine settimana in allegato di posta elettronica. Tutto quello che su Babysnakes non ci va.  

LA CARICA DEI PERDONATI

Tempi duri per i troppo buoni. Giovanni Scattone, co-assassino della studentessa Marta Russo, è giustamente indignato, anzi sdegnato: dopo il gran rifiuto alla cattedra (ma si rimedierà), conosce tre lingue, precisa, e lascia intendere che ci rimette il Paese, il quale non lo merita. Non solo Italia, per fortuna: ecco la pedatrice di migranti, Petra, a tempo perso reporter, che parte col lamento: ma quale razzista, la vera vittima sono io, ho 2 figli piccoli, non volevo prendere a calci nessuno (sarà un tic). E già si sente parlare di nuovi ingaggi e ospitate, indovinate in quale Paese? Ma sì, proprio quello dove ci informano ora per ora sui commoventi incontri della coppia acida col pupo, e nel quale si è scatenata la bagarre a chi più intervista il clan Casamonica, questi fari di civiltà, di democrazia, di buongoverno, suggendone il nettare di saggezza. Alzi la mano chi non s'immaginava che sarebbe finita così. Non c'è niente da fare, se non c'è fogna non c'è Ita

PER DUE PEDATE...

Sono sinceramente deluso, ma anche costernato, ma anche, lasciatemelo dire, un po' indignato: possibile che nessuna anima solidale dell'umanità alternativa difenda la reporter calciatrice (di profughi)? Perché, dopo l'operazione simpatia per Schettino (per due inchini...), Scattone (per due fucilate...), Corona (per due foto...), Martina (per due schizzi d'acido...), del Cocoricò (per due pastiglie...), della famigliola Casamonica (per due petali di rosa...), lei niente? Non è giusto, per due pedate, paga per tutti, il problema è ben altro, lei è una vittima, la attaccano in quanto donna, non si può criminalizzare una professionista, una giornalista, una donna per un momento di stress, e poi si è già pentita, cosa si risolve a licenziarla se non a creare nuova disoccupazione? Ma non ce l'hanno un don Mazzi da quelle parti, non ce l'hanno una classe di opinionisti amici degli amici, purché famigerati? No, da quelle parti notoriamente non hanno cuore (non c&#

Elio, ritratto di un anticonformista fasullo

Elio, ritratto di un anticonformista fasullo

NAPOLI, DIECI ANNI DOPO

Piccolo pezzo antibuonista. Napoli preda della violenza anarcoide come la Colombia o il Messico, il ministro di polizia che invia 50 teste di cuoio ma ce ne vorrebbero cinquemila, la camorra che si rigenera, assolda manovalanza sempre più giovane, minorenne, analfabeta, umanamente amorfa, ragazzini che sparano per formalità come il balordo che ha fatto fuori il muratore ucraino “perché intralciava mio fratello”, subito sommerso di cuoricini su Facebook. Nella stesso rione dove gonfiarono col compressore “per scherzo” un ragazzino obeso, menomato per sempre. Altri scugnizzi che cadono sotto sventagliate di mitra, raffiche sparate a caso, chi prendo prendo, a scopo dimostrativo, si può morire uscendo da un negozio, passando al momento sbagliato nel posto sbagliato. Tutto come sempre, ma peggio di sempre, ancor più nello sbando gangsteristico, senza ombra di regole, senza parvenza di logica e i sobborghi dei sobborghi, spartiti tra i clan, terre davvero di nessuno, gli sbirri non ci

RIECCO SAMANTHA TUTTAPANNA

Ehi, voi, popolo di bocca buona, ricordate l'astrologa PD GastroSamantha, la donna i-ta-lia-na nello spazio eccetera? Certo che la ricordate e lei si ricorda di voi: mica è rimasta a far capriole in questi mesi di decompressione: ieri è stata madrina delle Frecce Tricolori, 55° compleanno, quindi nominata, chissà poi che c'entra, ambasciatrice Unicef, stasera va alla Milanesiana con la Sgarbi a celebrare se stessa medesima, la ragazza delle stelle, discorrendo con la schiena dritta Severgnini di cose scientifiche molto precise come “la missione, l'impresa, io donna, la fatica, il successo”. Poi il maestro Kundalino Battiato le dedicherà una suonata intergalattica. Infine le intitolano una costellazione, ma non si sono ancora messi d'accordo sul nome, se Sirio-Samantha, Fica-Samantha, Pitupitumpa-Samantha o che altro. Insomma una star a tempo pieno, sulla qual cosa non ci eravamo sbagliati, e una scienziata per modo di dire: ed è solo un debutto, come dicevano negli

UNA RONDINE NON TORNA

Passa una canzone di Mango e mi ricordo che è morto e mi ricordo quando era vivo e che una volta lessi che “Nile Rodgers pagherebbe per portarselo a New York” ed era vero ma fino a un certo punto perché lui aveva una sua cifra tutta particolare, troppo solatia per quella dance. E mi ricordo quando usciva un suo disco. Che non ho mai comprato ma non è questione di gusti, era l'atmosfera. Quel tipo di sensazione mediterranea e modaiola, allusivamente queer, che poteva avvolgerti al mare o in un autunno o in un treno o in una boutiquetta ed erano malinconie diverse. Oh sì, io ricordo usciva un disco ed era un evento, storia vecchia, e adesso, storia vecchia, invece non è niente. Più niente, e non per la crisi, le case discografiche o internet o la globalizzazione ma perché per i cantanti di personalità è dura come difendersi in una foresta. Dico quel respiro che caratterizzava, magari poteva non piacerti ma era lui ed era, volessi o meno tu, un compagno dei giorni, usciva da una