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SPRAY D'INVERNO


Quasi quasi l'aspettavo, io che odio l'inverno. Il fatto è che quest'anno non se n'erano ancora viste di giornate uggiose, o almeno m'erano sfuggite. Così, stamattina uscendo alla disperata ricerca di croccantini per gatti, sono entrato a tutta Vespa in quello spray di umidità e cupezza ricordandomi che il brutto comincia adesso; e guardavo il mare che mi guardava, sullo sfondo, pareva rimproverarmi perché mai riesco ad andarlo a trovare una mattina presto, mettermi lì e respirare la spuma della sua rabbia. Questo cielo basso e pesante, dai bagliori metallici, senza sole affatto: il reticolo dei rami senza colore, senza vita di foglie, l'erba bruciata, stremata, addormita; piacere di rientrare in casa, non più gabbia ma tana e insieme la voglia di restar fuori a cullarsi di quella scoperta, ci siamo finalmente, meglio attraversarla questa stagione densa e spenta, così se ne va prima: sarà poi vero? No, non lo è. Ma dovevamo arrivarci e ci siamo, altro che la splendida follia romana dei 16 gradi al 4 gennaio, mai successo di attraversare gli Appennini, il Gran Sasso con 12 gradi in questo periodo; dodici gradi non li fa neanche maggio lassù. Oggi guardo fuori dalla mia finestra ed è tutto un velo di nebbiola e non si vede vita. Appena un attimo fa ero qui a scrivere dell'inizio dell'anno, adesso anche Befana è andata. Cinquantadune giorni all'alba. Vorrei passassero come questa settimana, che non me ne sono accorto mai, e poi che il tempo frenasse come un treno in arrivo. Vorrei una dolce Alabama mentre la cerco invano nella polvere del freddo. Vorrei, ma tutto quello che posso fare è accettare questa nuvola d'inverno che oggi indugia su di me, mi ricorda che finora abbiamo scherzato, mi ricorda che tutto si deve attraversare prima di rivedere il sole.  

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