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COOP DI FATTO



Questa pazza pazza coop. Vengo a sapere che dal 16 giugno la Stemax non ha più dipendenti: licenziati tutti, e coincidevano in pratica coi soci della piccola cooperativa a 5, adottata l'anno scorso per poter continuare a percepire ancora sul 2012 finanziamenti ai quali, a questo punto, si rinuncerebbe formalmente. Ma il punto non è questo. Il punto è se possa esistere una cooperativa senza lavoratori, visto che, la faccio semplice senza scomodare ampollosi articoli del codice, una formula societaria simile è concepita proprio per dar lavoro ai soci che ci lavorano in via primaria. Ad maiora, che ne è dei giornalisti, ormai dismessi, nel loro ruolo di soci? Continuano, e sarebbe il colmo, a restare tali per quanto licenziati? Vengono sostituiti? E da chi? In caso, da nuovi soci che però, nella proporzione almeno della metà, diciamo tre su cinque, debbono coincidere con soggetti formalmente assunti: ma la coop in questione non è più in grado di sostenere assunzioni: non avrebbe liquidato i precedenti. Non se ne esce. Ce n'è abbastanza per sollevare perplessità sulla consistenza di una società che edita un giornale a tiratura nazionale, mica un blog. E che, a quanto è dato di capire, si ritrova senza più lavoratori, il che, per una coop, è un ossimoro, un nonsenso: il nuovo salario, eventualmente, a chi lo versano? A se stessi, d'accordo, ma quali e quanti e a quale titolo? Di collaboratori autonomi, esterni? È ammissibile? Lo è una amministratrice unica che coincide con la direttora la quale non è più assunta? Oppure la medesima coop ha cambiato orientamento ed è diventata società unipersonale? Bah. Ma anche retrospettivamente, diverse cose colpiscono. Tacendo della assoluta aleatorietà di assemblee, elezioni, delibere, verbali, convocazioni, mai pervenute (e la questione firme rimane aperta), a me, per esempio, venne chiesto di far parte della pazza coop, quella classica, a 9 soci, per un certo periodo, in quanto iscritto all'Ordine, in modo da poter consentire quel flusso di finanziamenti utile a garantire lauti guadagni a tutti noi che collaboravamo, anzi che ci mangiavamo (sto ancora digerendo). Ma a scorrere, meglio tardi che mai, il carosello dei vari consigli d'amministrazione, si fatica a trovar giornalisti professionisti formalmente assunti ex contratto nazionale (stiamo parlando non di cooperative semplici ma di cooperative editoriali o giornalistiche). Sarà un limite mio, ma lì dentro di soci-giornalisti assunti io ne scorgo pochini, forse non abbastanza nella giostra di entrate e uscite da un consiglio d'amministrazione eternamente presieduto dalla segretaria-direttora-editora-socia-amministratora unica; le stelle fisse erano giusto i soliti due, i quali, bilanci alla mano, percepivano compensi adeguati alla bisogna, e forse qualcosina di più. Personalmente ero un collaboratore autonomo, pubblicista, mai assunto dalla Stemax. Come me gli altri soci di passo, senza parlare, ma ne parla l'ex direttore autobiografo, del giro di amici, parenti, gente sostanzialmente esterna al Mucchio, giornale nel quale i giornalisti professionisti latitavano laddove i parasubordinati, formalmente autonomi nei decenni, invece abbondavano, con tutta l'ambiguità di una simile posizione. Fino al mistero gaudioso di un collaboratore autonomo in odor di pubblicista il quale in età acerba figurava (senza neppure sospettarlo, ha ultimamente fatto sapere, e c'è senz'altro da credergli) addirittura quale sindaco revisore del bilancio; ora, uno con questa carica dovrebb'essere iscritto al relativo albo dei Revisori: ecco, questo è più difficile da credere. Non ho voglia di perdermi in un gomitolo di cavilli, ma la domanda, ed è davvero una invocazione di chiarezza, senza allusioni, senza insinuazioni di sorta, senza secondi intenti, sorge spontanea: ma se in una cooperativa di giornalisti i giornalisti assunti son come le foglie sugli alberi d'inverno, allora cosa ci sta a fare?

Commenti

  1. Mi saranno già arrivati almeno 15 messaggi. Tutti impubblicabili, e non contro di me.

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  2. Finché mi mandate commenti simili, è chiaro che non posso pubblicarli, qui non siamo al forum del mucchio. Possibile che non ce n'è uno, su 60, in grado di risparmiarsi certe eruzioni vulcaniche?

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  3. Ciao, non riesco a leggere la tua risposta di oggi alla direttora (io sono fuori da fb per cui non posso accedere). Mi piacerebbe leggerla, per farmi un quadro ancora più completo (non che non mi sia fatto un'idea ormai fin troppo precisa, ma lei espone un paio di rimborsi che ti avrebbero riconosciuto e saranno anche gli unici, però - ripeto - vorrei capire, se possibile)
    grazie
    carlo alberto sindici

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  4. Signori, non è che io pretenda "il savoir faire": è che certe cose, con tutta la buona volontà, sono assolutamente impubblicabili Non sono neppure sintetizzabili o da edulcorare, sono proprio inutilizzabili; le prendo per quello che posso e cioè una sorta di esasperata solidarietà.

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  5. "Vengo avvertito, correttamente, da L43 della rettifica da parte della direttora, la quale produce n. 2 rimborsi relativi a mie trasferte, oopportunamenti oscurati dei miei dati sensibili. La cosa mi fa doppiamente piacere: per il ridicolo in sè, e per l'entità dei rimborsi, che finalmente tutti possono constatare, laddove, penso verrà precisato nella stessa sede, era evidente il refuso relativo al riferimento agli ultimi due anni (come ho precisato più volte sul mio blog). Resta che in 14 anni su e giù per l'Italia, mai ho ottenuto dal Mucchio neppure una stanza di bordello, dovendomi sempre arrangiare da parenti o conoscenti. Questo da un giornale dove si spendevano 2000 euro al mese, 70 euro al giorno, in ristoranti. Prosit!"

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  6. Sì, io capisco il tuo rammarico... ma se firmi come socio lo scrupolo di controllare non ti viene!? Su "Private Life" l'ex-direttore si piangeva addosso e diceva che doveva stringere i denti e tirare avanti, poi si legge di casali ristrutturati, appezzamenti agricoli e allevamenti, con il nostro piccolo grande eroe che vive dei prodotti agricoli della sua terra. Tutto molto mulino bianco, ma non bisogna essere dei Keynes per capire che la terra costa: costa comprarla, costa coltivarla, costa mantenerla...
    Preferisco pensare che tu sia stato ingenuo: io, dovessero mai farmi socio di un qualcosa che riceve dallo Stato quelle cifre, pretendo di partecipare a delle riunioni, pretendo di leggere i rendiconti finanziari e tutto il resto.

    Comunque, ti rispetto come giornalista e soprattutto come uomo. E' quell'altro fenomeno che pubblicava il Papa con la testa di Veltroni decapitato e scriveva che stiamo perdendo il gusto dell'indignazione...

    Massimo

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  7. L'ho scritto trentatrè volte perché non controllavo (il che non mi scusa dalla stupidità, più che ingenuità). Dovevo sopravvivere (con meno di 400 euro al mese non è facile), una attività che non mi lasciava modo di riciclarmi in sgherro di Equitalia. Uno presume anche un minimo di correttezza dalla gente con cui lavora. Sbagliato, d'accordo, ma tutti quelli che come me sono passati per questa assurdità, e sono decine, hanno commesso lo stesso errore. Vorrei comunque precisare che io ne ho fatto parte per un paio di esercizi, non per decenni.

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