Dopo, la solitudine scende sul Campione. Compare
di notte, la medaglia naturalmente al collo, al punto di ristoro
delle Olimpiadi, ormai deserto. Si sfila la patacca e butta giù un
omerico pasto a base di junk food italiano, innaffiato da litri di
Coca-Cola, condito da quintali di gelato. Sul tavolo ha una
fotografia della madre. Poi si alza, si rimette al collo la medaglia
e sparisce biascicando una cantilena. Ha incantato il mondo e non
sembra curarsene. Sembra sapere che deve ancora tutto cominciare, che
quello è stato solo un allenamento, una giostra, un volo sul
destino... La battaglia è appena cominciata e non si
tratterà solo di buttar giù avversari, la faccenda è molto più
difficile di così, la questione è il mondo. Un mondo che colpirà
con tutte le sue forze, con tutti i colpi bassi che conosce. Cassio
forse ci pensa nella notte romana, fatta di echi di battaglie, di
ombre del Colosseo, di odore di un sangue eterno e rappreso, il
sangue della storia, del martirio degli umili e dei gladiatori come
lui, e un brivido lo scuote. La sua superbia è ancora immatura e
fragile, anche se adesso, con quell'amuleto al collo, ha un po' meno
paura di volare. Prima di tornasene a casa, si fa un giro per lo
stupefacente centro di Roma, arriva ai Fori imperiali e una donna,
che l'ha visto in televisione, lo riconosce, lo ferma, gli fa una
carezza materna, tutta romana, che scioglie il mito: “Bambino
bello!”. Chissà se Cassio, sotto sotto, è arrossito.
3 luglio 2013
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