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I RICORDI DI DOMANI nuova edizione

   

LA GIOSTRA

Sarà stata la fine di settembre, la fine dell'estate. Sarà stato che sentivo la fine della vita. Sarà stato solo un giorno come un altro. Io non lo so, io so soltanto che per Maria era tanto noiosa quella mattina così ostinata e allora lei, con rassegnazione, spalancò le finestre e sentì improvviso il profumo dell'autunno, che avanzava, che entrava in casa. Quel profumo dell'aria ancora tiepida ma cambiata, ma diversa, un sospetto di ostilità, un sentimento benevolo che si raffredda. Maria respira a pieni polmoni e pensa “Ma sì, sarà una buona giornata”. Pensiero da vedova – che orribile parola, tinta di scuro, di veli neri e scarpe basse, di rassegnazione. Consolazione da vedova, menzogna da vedova. Nessuna giornata da cinque anni era stata più buona. Ogni giornata era stata più triste e malinconica di quella appena sfiorita. La vita. La vita, questo perenne calendario che perde i suoi fogli, e nessuno sa dove spariscono! Maria evitava qualsiasi compagnia, non aveva amici e non ne voleva. Piano piano perdeva ogni contatto con la vita e col mondo. Se ne stava sola in casa, puliva, curava i fiori e la propria persona. Mai lasciarsi andare, anche da vedova. Amava i profumi lievi, i vestiti modesti ma di buon gusto. Era perfettamente a posto in ogni occasione, che andasse in chiesa o al mercato per una semplice spesa. Timida discreta riservata: deliziosa. Passava il suo immutabile tempo leggendo o guardando la televisione – che altro può fare una vedova chiusa in se stessa?

Ma quel giorno Maria sentì prepotente il bisogno di reagire, di cambiare un poco quel modo di vivere che poi non era vita, era sopravvivenza; era sottovivenza. Si disse che era sbagliato, che era negativo, si disse “Voglio uscire, che sia primavera o no, voglio uscire dentro questo autunno che viaggia sulle foglie, arancioni e gialle, voglio uscire, andare nella gente, mangiare un bel gelato, salire sulla giostra! La giostra, sì. Perché non avrebbe dovuto? Perché era vecchia? Perché aveva ottant'anni? Perché era vedova? Perché era sola, più sola di un sasso in fondo a un ruscello?

Non aspettò di cambiare idea: quella giostra, da quanto tempo l'aspettava! Non volle più pensarci, ma semplicemente agire. Tirò fuori dall'armadio il suo vestito più bello, lo indossò, si ammirò allo specchio, si meravigliò di se stessa: fai ancora la tua bella figura, e poi corse fuori, nell'incoscienza della bambina che non era più da una vita.

Uscì fuori. Vide in giro tanta gente, tanta come non avrebbe immaginato, come non era più abituata ad incontrare. Gente che mangiava pizze e gelati, che rideva. Anche lei prese un cono gelato e, mentre se lo gustava in compagnia di se stessa, prese ad avviarsi verso il lungomare. Camminava senza fretta, e incontro, da lontano, le veniva una musica, la più dolce che avesse mai sentito. E provò un nodo nel cuore: quella musica risvegliava tanti dolci, terribili ricordi. La seguì, incantata. Grande sorpresa, si ritrovò davanti alla giostra, la grande giostra dai cavalli di cartongesso, la giostra dei bambini piccoli. Senza esitare gettò il cono, salì le scalette, comperò un biglietto. Il giostraio, che ne aveva viste tante, rimase senza fiato di fronte a quell'anziana bambina che cercava dove sistemarsi: poi l'aiutò a salire su un cavalluccio che pareva lì solo per lei. E lei fu certa che quello stesso cavallo avesse portato suo figlio, milioni di giri prima. E la giostra ripartì.

Che emozione! E che gioia, giro dopo giro, mentre lacrime scendono e Maria le lascia andare, cosme lascia andare la sua vita con tutti i ricordi, i rimorsi, i rimpianti che contiene e che girano con lei, su quel cavallino. E ride e piange, e non vede l'immensa folla che adesso ha circondato la giostra, e la guarda, atterrita, sgomenta, partecipe, la saluta, le sorride e poi trattiene il fiato, adesso che la giostra lentamente s'arresta e Maria scende, carezza il suo cavallo, lo bacia, lo saluta. Scoppia un applauso disperato. Maria adesso è felice, perché un sogno non è più un sogno, è diventato realtà ed è fuggito via, i ricordi hanno partorito un ricordo, in eterno, fino alla morte.

Di colpo Maria si sente fuori posto, a disagio: avverte il bisogno di tornare a casa. La luna e le stelle cominciano a illuminare un cielo che mai Maria aveva visto così bello. Così complice. Esausta, ma appagata, con addosso ogni momento della sua età e qualche istante di più, Maria torna nel suo rifugio, va dritta verso le ceneri di suo marito e gli racconta: oggi sono stata felice, e tu eri con me, ed io ci riproverò. Sì, io tornerò su quella giostra e pazienza se il giostraio non capirà, e pazienza se la gente mi prenderà per pazza, perché oggi, proprio oggi io ho capito che una giostra non è altro che la fotografia della nostra fragile vita, l'immagine di te che, su un cavallo di cartone, sorridi per un attimo di stupida felicità. 


I RICORDI DI DOMANI nuova edizione, con due racconti inediti: IL RICHIAMO e LA GIOSTRA, postato qui sotto. 
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