Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da Agosto, 2013

LA SCOMPARSA DELLA MENTE

Ma se nella scuola di Saluzzo si avevano, secondo una cronaca di Repubblica, “Ragazzine sedotte con "abuso di autorità" e spinte a fare sesso, anche violento, estremo, nella casa e nell'auto del loro professore. Suicidi a catena di adolescenti, addirittura cinque, con l'ombra del satanismo sullo sfondo. Un uomo fragile, fragilissimo, forse a sua volta abusato quando era un bambino, e che ora piange e chiede scusa nella cascina gestita dalle suore in aperta campagna dov'è agli arresti: «Sono malato di sesso, curatemi», se davvero c'era tutto questo, come è stato possibile che colleghi insegnanti e studenti, a cominciare da quelle dell'arem, definissero un tipo simile un buono, un docente straordinario, una risorsa per l'istituto, facendone quasi un personaggio da L'attimo fuggente? È possibile, possibilissimo perché i confini morali, anche moralistici, si son fatti di schiuma. Il professore scopava le allieve minorenni senza andar per il sottile, d…

Beatles, in uscita un album di registrazioni inedite - CULTURA

MARTIRI SECCHI

Le tasse? Odiose, ma non toccateci l'IMU visto che c'è. I diritti umani? Sacri, ma non azzardatevi a intervenire dove vengono travolti. Così per tutto, in base alla logica “non nel mio giardino” che per noi è una religione, anzi l'unica davvero praticata. Mai visto un simile Paese di sor Tentenna, di Bertoldi, di cavillosi: tutti hanno un buon motivo, molto sofisticato, molto intelligente, al quale il resto del mondo non aveva pensato, per chiamarsi fuori, tirarsi da parte, accettare l'inaccettabile e rinnegare i valori sbandierati. Ho creduto a lungo che la sindrome si dovesse al pregiudizio di sinistra, meglio rovinati che filoamericani, berlusconidi, di destra, poi ho capito che c'era dell'altro. Sopravvive, intendiamoci, certo pavlovianismo ideologico, certa ipocrisia, le scemenze più squallide indorate se uscite dalla bocca di nullità quali Bonino o Boldrini, le rare cose condivisibili per carità se da Berlusconi. Ma dietro il fariseismo da sepolcri imbia…

LA MIA ESTATE

Dietro una finestra che si chiude Lì muore l'estate, non è stata Altro che un miraggio, la scommessa Della spiaggia contro il mare mosso Ora luce già nel pomeriggio Di vetrine mi sorprende, scende Sera che negli occhi ho vaghe ancora Macchie d'indolenza, di una voce Che da dentro chiamava l'estate Questa gioia che dura un minuto Di viaggiar leggeri nel sudore Di pensieri che planano piano All'età che l'aspettavo invano Però poi qualcosa mi lasciava Un lascivo strascico di vita Ora la mia convinzione affoga Giù nella finzione di chi ero Ora non c'è attesa e non addio La mia estate nasce nell'oblio E' una storia che scrivo e non vivo Un rimpianto sempre più presente La camicia che s'è fatta stretta E' una croce che mi aspetta eretta Ora è più veloce, più cruenta Non mantiene niente del suo amore Ora come viene è già passata E' tremenda, in cuore una sassata

Luciano Ligabue, nuovo album in uscita il 26 novembre - CULTURA

Le eredità contese delle star - CULTURA

NON E' COSI'

Due bagni favolosi stamattina, temporali furiosi tutto il giorno, e poi spunta il sole, giusto per tramontare. Fosse così facile la vita, fosse così giusta. Quell'alternanza equa di foschia e di luce, quel sapere che alla fine di ogni buio un altro squarcio tornerà. Ma la vita non è così, è un imbuto e non lo so, davvero io non so dire se sia colpa dei pianeti, del momento sbagliato del nostro primo strillo, del nostro cervello, delle scelte che prendiamo o subiamo, di cos'altro ancora. Ma la vita non è così, è un fare a pugni col vento, che si diverte a capriccio e poi con un solo schiaffo ci rovina al tappeto. Ma la vita non è così, il nostro ostinato sorriderle non sa di niente, non risolve niente come non lo risolvono gl'indentici, vani consigli di tutte le religioni e di tutti i filosofi, “che t'incazzi a fare?”. E vengono da chi difende Uno che s'è immolato, da chi si gioca la vita a tentar di capirla. Non è una scelta prendersela, non lo è soffrire. Non è po…

A SETTEMBRE SI MUORE

La sindrome del tempo del ritorno. Più invecchio e più m'infilo a scuola anche se non ci vado veramente; ma il pensiero avverte il suo settembre, nella luce più corta, nei primi temporali, nel gioco di correnti che ammalano il mare, nel saluto ferito degli ultimi amici. Si svuota la spiaggia, un cimitero d'ombre e ancora affogherò nei bilanci, perché è a settembre che si muore. Un'estate sfuggente, ambigua, cominciata tardi, fatta di saliscendi, ora ritrosa ora rovente, stagione di zucchero filato dove ho continuato più di sempre i giorni di sempre infilandoli dentro qualche bagno, qualche trattoria fuori dal tempo. Senza fatti eclatanti, avventure, tragedie: solo un gattino, un povero gatto sbandato l'ha sconvolta, qualche sera, e l'ho curato ma non potuto adottarlo, e l'ho portato via, dov'è scomparso, forse fortunato forse morto, ma il suo ultimo sguardo, in cima a una siepe, era una condanna che mi seguirà a lungo. L'umile orgoglio, questo sì, d'…

SOSTIENE BOCCA

Rileggendo l'intervista-documentario a Giorgio Bocca, a coronamento di una vita per il giornalismo e nel giornalismo, trovo una battuta che riassume la crisi del mestiere: è venuta meno, dice Bocca, la funzione mediatrice dei giornali, dell'informazione, il giornalista non più tramite fra le fasce sociali e le caste degli specialisti, non più divulgatore di quanto altrimenti non si capisce, ma il contrario, un potente fra i potenti, uno che sparge fumo, uno spacciatore di gossip sessuali e giudiziari. Ci rifletto e ci ripenso osservando i deliri via twitter di De Magistris, che ovviamente sortiscono una salva di risposte irridenti. Ecco, se ci fosse stato un giornalismo serio, non cortigiano o inutilmente fazioso, nessun giudice cacciato con infamia sarebbe finito, forse, prima all'Europarlamento e poi a capo di una città ingestibile e complicata come Napoli. È mancata, qui torna l'intuizione di Bocca, l'attività critica capace di illustrare un fenomeno, un persona…

L'EQUILIBRIO DELLA FOLLIA

Quanti siano i falsi ciechi, i falsi invalidi non lo sa nessuno, sono come i mafiosi che più ne arrestano e più ne saltano fuori. In compenso si sa cosa costano allo Stato: 2,5 miliardi in pensioni rubate, ha calcolato la Corte dei Conti, una cifra allucinante, da manovra finanziaria, da sbornia di spread. Che vita è quella di fingersi orbi o storpi per non lavorare? Una vita bella, a vedere chi la fa: una vitalità, una joie de vivre che i sani ufficiali non hanno: questi salgono sugli alberi, li potano, corrono in scooter, giocano a tennis, ai videopoker, non si fermano mai. Ai primi del mese vanno col bastone e gli occhiali scuri a riscuotere, come in un film di Piedone lo sbirro. Dicono i giornali, i telegiornali dei ragazzini messi lì per non disturbare nessuno e per trasformare tutto in pubblicità: “La truffa continua, nell'indignazione generale”. Ma non si indigna nessuno, casomai s'incazzano perché quelli sì e loro no; difatti, quando una di queste truffe “continue” ven…

Rock, i manager dietro il successo delle star - CULTURA

MORALISTI E IGNAVI

“I moralisti e gli ignavi”, sarebbe un buon titolo per un libro sugli italiani di oggi, uno di quei viaggi nell'illogica indecenza nazionale che nessuno fa più, siccome oggi tirano i libelli consolatori alla Cazzullo e Severgnini. Moralista è il molleggiato arrugginito Celentano che rompendosi il mignolino del piede pretende cure immediate saltando con un balzo degno dei tempi d'oro tutta la fila degli straccioni, della plebe che poi difende nei suoi strampalati interventi sul Corriere o il Fatto quotidiano. Moralista, c'è da giurarci, anche quel professore di Saluzzo che dava buoni voti alle ragazzine in cambio di prestazioni sessuali. Ora, senza nulla togliere allo squallore dei moralisti, dei tromboni in cattedra, possibile che, dall'altra parte, nessuno trovi mai niente da eccepire? Possibile che non un medico, un portantino, un funzionario sanitario davanti alla tronfiaggine di un cantante bollito come Celentano non trovi la dignità professionale, pubblica e perso…

NEOMAIALE CERCASI

Le morali e i moralismi vanno verificati alla prova dei fatti. Il cantante Adriano Celentano, nemico giurato dei privilegi e dei prepotenti alla Berlusconi, si rompe un mignolo di un piede e pretende, e ottiene, di venire ricoverato subito, senza fare la fila dei poveracci. Il sindaco arancione De Magistris, quello che doveva salvare Napoli dalle famiglie della camorra, ha salvato la sua famiglia, ha piazzato il fratello impresario in Comune e adesso rivendica per lui anche un altro incarico, naturalmente pagato. Non diverso dal predecessore Di Pietro, che doveva ripulire il Paese, a cominciare da Berlusconi e ha trovato modo di fondare un partito familiare dove il figlio Cristiano faceva il piccolo ras in Molise. Questa gente poi continua come niente fosse a tuonare, a sbraitare, a ringhiare contro il malaffare e le nefandezze di potere, più indignata che mai. L'ex molleggiato Celentano il giorno del ricovero in corsia preferenziale ha scritto sul Fatto alcune strampalataggini su…

IL MOMENTO

Che bella l'acqua all'ora della sera
Quando gli uomini cedono ai gabbiani
Tutto lo spazio vivo sulla riva
Chiusi gli ombrelloni stretti in fila
Come lance d'esercito a riposo
Aghi di bilancia in equilibrio
Del destino, uova sul manubrio
Vaghi giochi nuovi di domani
Che bella l'acqua con la luce che
Ci affoga dentro e il buio la sporca
Non si vede più una vela, una barca
Una sagoma che pesca da sola
Solo le boe, sul mare una corona
Grani rossi decadi un rosario
Ceri d'una messa disertata
Dagli amanti dell'assurda vita
Che bella l'acqua di silenzio fondo
Sa di pace, poi d'angoscia allaga
Giù da qualche parte nel torace
Striscia blu di male che risale
E non trovo le parole e cerco
Se per caso affiora una sirena
Balenando dalla coda argentea
Ma non parla, mi guarda soltanto
Quanto niente contiene il momento
Che vola via il sole ed è il tramonto
Si distende il velo del vento
Ed incanta di sgomento il mondo
E di me io non sono contento
Della mia fatica senza scampo
Del mio essere fiore …

UN FUMETTONE SU SENZANI

Il regista Delbono, che ha fatto un libro apologetico sul capo terrorista Giovanni Senzani, alle prevedibili polemiche reagisce in modo peloso come tutti quelli che cercano lo scooppetto revisionista, operazione fuori tempo massimo perché certe patetiche suggestioni di piombo trent'anni dopo aspettano solo di essere sbugiardate. “Non sto con Senzani voglio solo guardare il mostro e chi mi attacca non ha visto il film”. Come a dire: staccate il biglietto, tutto il resto non mi riguarda. Noi non siamo mai stati ad Auschwitz ma un'idea del lager e dell'ignominia nazista ce l'eravamo fatta, anche prima di vedere il film di Spielger e per capire chi era Senzani abbiamo privilegiato altre fonti che il filmetto di questo Delbono, uno che tira il sasso e nasconde la mano, di quelli già pilateschi in gioventù, come chi stava “né con lo Stato né con le BR” per dire senza dirlo che dovendo scegliere preferivano uno come Senzani nel quale riponevano le residue illusioni di una pur…

IL FARO 31

Doppio numero di Ferragosto, dove si fa il punto sulla crisi, che non passa e non passerà ancora per un bel pezzo, sulle smanie proibizioniste di certi antiproibizionisti a giorni alterni, sui “pirati” che la fanno franca dopo avere ucciso, e dei quali infatti non si sa più nulla, si vede che a Milano i giudici hanno cose più urgenti da inseguire. Poi l'altra crisi: quella di questo mestiere, nel lungo, misconosciuto racconto di una reporter di guerra che la guerra più dura la combatte in casa, contro i giornali per i quali scrive, e indovinate quali sono i più infami, a suo stesso dire? Pezzo forte, un esteso resoconto di personali retroscena mai usciti a proposito del Mucchio, anticipazione di un libro che uscirà prossimamente. Completano il numero i servizi sulla letteratura distopica e su alcuni dischi che vale davvero la pena di conoscere. Il Faro torna a fine agosto, carico di coni d'ombra da illuminare e di illuminati da spegnere. Buone vacanze, anche a chi non le farà!

Foo Fighters, Dave Grohl annuncia l'arrivo del prossimo disco - CULTURA

BIANCHE

Torniamo al mare dopo alcuni giorni costipati e una nuvola, un'onda abbacinante c'investe, decine, migliaia di francobolli candidi: farfalle, bianche farfalline dappertutto, a perdita d'occhio, una polluzione sorprendente, una invasione, metri, chilometri di bianche farfalle giù giù fino a valle, turbinano nel sole, maliziose come nel prologo di una novella di messer Boccaccio, s'inseguono in arabeschi capricciosi, ci vengono negli occhi, sfiorano i nostri caschi. Incantano e quasi fanno paura. Da dove sono uscite? Rispondono a un misterioso richiamo della natura, come le anguille che tornano a far l'amore nel Mar dei Sargassi e qui proliferano? Succhiano i fiori di girasole, annunciano qualche insondabile fenomeno, si preparano a morire? Ma non muoiono, danzano nell'aria, lievi e irresponsabili, il loro canto d'ali, quel fruscio di migliaia d'ali lascia qualcosa d'inquietante, l'ultrasonico richiamo della vita, che resiste, che seppellisce gli …

Gianni Rivera compie 70 anni - PERSONE

FEMMINICIDI, COME (NON) VOLEVASI DIMOSTRARE

Ho scritto un pezzo con chiara provocazione, dicendo che i maschi sono genericamente pericolosi e inaffidabili e invitando le femmine a diffidarne: sono piovuti commenti di maschi indignati come non ne ricordavo da anni, riecheggiavano gli anatemi della setta scout che in nome dell'umana fratellanza mi voleva squartare. Commenti con una costante: non capivano il paradosso, che a me pareva evidente, e, non senza una certa coda di paglia, reagivano rigidi: io non c'entro, io non ho ammazzato nessuno. Li ho pubblicati quasi tutti, anche i più ignobili o stupidi perché da soli finivano per legittimare l'assunto che contestavano: me ne dolgo a scriverlo, io che non ho mai sopportato il femminismo e le femministe, ma la sensibilità maschile, a stanarla, si conferma inesistente verso le donne, tuttalpiù una sorta di cinismo infame, come quello che mi paragonava i massacri sulle femmine alle cadute dalle scale. Ma anche Totò Riina ai picciotti che inorridivano davanti agli ordini …

NINNA NANNA

Ancora sei Nel cuore della vita che Vorrei Ma è rotolata via Dai giorni miei E vuota è questa casa in tutti i suoi Silenzi e terremoti fra di noi Qualche volta, ma di rado ormai Che invecchio, e ascolto farsi duro L'orecchio dentro. E muore il futuro Se m'alzo, mattino su mattino Il grembiulino Non lo vogliono più ma che darei Per vederlo tornare qui alle sei Un altro tempo pieno tu per me Stressato di risposte che non so Per le stesse domande che Io ho Ora che calendari più non sfoglio Rimasto figlio, rimasto infantile Fragile. Tutto sommato Inutile Se un angelo non l'ho meritato Nel gelo di un volo svenuto Cercarti sempre nel cielo sbagliato Adesso mi scaraventa addosso Un altro marzo vuoto se non sento Vento d'erba rinata accanto a te E mi consolo ripetendo, no In questo regno dell'assurdo no In questo stagno sordo a tutto no Non ti merita e non t'avrà, però La verità è che il mondo sei tu E non so a chi tramanderò mai più I ricordi, le storie, gli eroi Che non saprai e aspettavano te Deposi…

QUEL MUCCHIO ALLUCINANTE

Effettivamente, dall'ultimo Faro, quello ferragostano, esce fuori un tuo racconto sui trascorsi al Mucchio che ha dell'allucinante, almeno per quanto ti riguarda. Qui non bilanci ma storie di vita è il caso di dire vissuta. Che a leggerla, cambiano abbastanza le prospettive. Ma perché non metterla più a disposizione sul blog? Firmata
Vedremo. Comunque questo è un capitolo di quel libro sul giornalismo che ho già anticipato e che vorrei fare uscire l'anno prossimo in via definitiva, proprio tenendo conto della faccenda Mucchio, la quale probabilmente resterà la più squallida della mia vita. Ed il cui epilogo, presumo, è ancora da scrivere.

BUON FERRAGOSTO

Buon Ferragosto. Tutti, quasi tutti quelli che conosco ci arrivano come cavalli stravolti, distrutti da una vita senza punti fermi, da un lavoro che si perpetua senza arrivare a niente, senza costruire niente, un lavoro che o non c'è oppure c'è ma è come non ci fosse. E l'approdo non sono ferie, non sono vacanze ma giusto un tirare il fiato di poche ore, illusorio, un cadere in coma, casa o villeggiatura che sia, col pensiero che già vola al ritorno all'inferno, alla pena di tutti i giorni che più la declini e più non sai perché. E sempre più prepotente quel desiderio di fuggire via, come nella canzone di Baglioni, di rifarsi una vita o di farsela una buona volta perché questa, questa che si brucia giorno dopo giorno, negli sforzi inani, nelle liturgie della rassegnazione, nel disperato sperare, nel perenne ricatto della debolezza che tutto ti fa sopportare, questa via crucis senza ragione, senza mai morire del tutto e senza risorgere, tutto è tranne che vita. Buon Fer…

PER RACCONTARE

Tu sai che noi Divoriamo la vita Impauriti che ne resti un po' E insieme di rimanere a corto Tu sai che noi Siamo nati bastardi Guai sicuri, servi torvi mai D'un infetto sospetto di noia Noi corvi lontani, nervi tesi Se appena inventiamo incubi rosa Parentesi di vita evasa Da banchi di rabbia attorno al cuore Qualsiasi cosa pur di non tornare Nell'inferno di giorni e mesi adunchi Tu sai che noi Così ci si diverte Con le danze di bambini stronzi Nei negozi aperti d'occasioni Che la sorte tiene nelle tasche Più tardi caverà trottole e mosche Da raccontarti quando viene sera E il mondo è una bettola scura
Per raccontare ancora una volta, domenica 18 agosto, ore 20,30, La Tenuta del Conte (Fermo). Apericena + reading.

CARE FEMMINE, SIAMO MOSTRI

Il freschissimo decreto legge antistalking ha subito sortito i seguenti effetti: due femminicidi, come usa chiamarli oggi, uno in Veneto uno in Sicilia, per identici motivi abietti: due bambini-padroni, violenti e assassini, incapaci di accettare l'idea di essere stati lasciati e ligi alla sola legge della rimozione: se mi ostacoli, se non mi assecondi, io ti elimino, ti cancello. Esattamente come fanno i bambini. A riprova che il feticismo della legge lascia il tempo che trova. Ma le associazioni femministe rilanciano: ci vogliono norme più severe, chissà, forse l'ergastolo, la pena di morte e la tortura. Cose che non si conciliano con la vulgata garantista e progressista del recupero, delle pene alternative, del carcere inutile e negativo. Come se ne esce? Sì, d'accordo, stop violenza, se non ora quando, giù le mani, ne possiamo inventare quanti ne vogliamo di slogan inutili, ma i risultati sono un'altra cosa e allora ecco un consiglio da buttare e non richiesto all…

ANCESTRALI DELIRI

Luce di sole tocca Facile fuoco appicca Un bambino per gioco Luce di notte luna Iniettala nel cuore Così pieno di cose Che non potrò finire Che generano cose Rose gerani fieno Sorvolando respiro Ali rotte d'alianti E diamanti d'amanti Veli di spose e sbagli Tutto negli occhi vola Sfondi di vele sparse Scendo già immerso a sorsi Giù per mondi diversi Viva immagine parla Pagine in madreperla Rive dei miei pensieri Mi serviranno sieri Contro vertigini Dal centro origini D'infinite cadute Vorticali pareti Temporali di mari Ancestrali deliri E canestri d'amori In cascate di tempo Di vetrate che rompe Un contrito balzare Da salmoni all'indietro Per le strade balzane Di preghiere di pietre Nelle sere tremanti Delle piante dolenti Per i pianti violenti Degli uccelli che a caccia Ridono e sono prede Nude nelle brughiere Le preghiere d'un prete Che salmodia e non crede

VINCERE O MORIRE

Ma se un adolescente si ammazza buttandosi da un balcone perché si sente emarginato, perché “nessuno mi capisce”, ovvero l'eterno dramma di moltissimi adolescenti, è abbastanza per scomodare l'omofobia? Oppure è, innanzitutto, un dramma dell'adolescenza, età fragile in cui si gioca la partita fra esistere e annullarsi, si impara a resistere, ad esistere o ci si lascia andare? Nessuno mette in dubbio le prese in giro, stupide, odiose, al giovane, giovanissimo omosessuale romano suicidatosi ieri a Roma. Quello che si discute, invece, è la soluzione conseguente a quelle pressioni, che a quell'età vengono naturalmente ingigantite, esagerate e suonano intollerabili. E lo sono, intendiamoci: a quattordici, quindici anni tutto sembra immenso e insostenibile, e quindi lo è. Ma la faccenda non è diversa per un gay, una ragazzina brutta (o troppo bella), un diversamente imbranato. Quanti Peter Parker ci sono, quanti lo siamo stati a 14 anni? Poi, certo, qualcuno non regge, si la…

Frank Zappa, il 21 settembre esce Roxy by Proxy - CULTURA

VETRI SOFFIATI

Perdonami di perdere
Me stesso, di non essere
Tutto ciò che non sono
Tutto ciò che non posso
Se devo tirare fuori
Tutto questo dolore
Che non passa, non smette
Sguscia dalle mie fitte
Si rigenera ancora
Di memoria rinasce
Scusami se so essere
Solamente così
Lacrime di sorgente
E sorgente di lacrime
Se non riesco a sorridere
Senza scoprire pieghe
D'altro e nuovo dolore
Scusami se la vita
Mia sta dietro una tenda
Scusami se da tempo
Io mi sento un marziano
Sceso dal suo destino
Io non lascio parole
Più di consolazione
Non le cerco neppure
Io so di non trovarle
E se vorrai sparire
A respirare infine
A bere un po' di sole
Penserò che hai ragione
Che hai aspettato troppo
Con la morte nel cuore
E un groppo nella gola
Ti vedrò camminare
Trascinandoti via
Infiniti sorrisi
Destinati a fallire
Per fingerti felice
Difendere la luce
Di un amore malato
Ti vedrò evaporare
Dopo avere svoltato
L'angolo di una storia
Nata in debito d'aria
Ingannandoti piano
Agitando un domani
Prosciugato da sempre
Scusami per averti
Regalato illus…