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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2019

CHET

Chet Baker, patrimonio dell'umanità. È fuori da tutto, tranne che dalla musica: siamo noi a dover entrare in lui. E allora lasciatevi entrare dentro la mosca bianca del jazz. Chet, che è volato via da una finestra d'albergo ad Amsterdam nel 1988, probabilmente sotto effetto, ma con lui non si sa mai: una volta, si ritrovò un cadavere nell'armadio. Che oggi avrebbe quei 90 anni impossibili da raggiungere: andava oltre ogni abbrutimento, oltre ogni meraviglia. Un genio ferito, senza limiti. Lo capisci subito che è condannato ad essere come nessun altro, irresponsabile a se stesso come un bambino, malato d'irrealtà come un bambino. Sentite come parla italiano, da autodidatta, in modo inappuntabile e personalissimo. Sentite la sincerità brutale e noncurante, la spontaneità assoluta con cui si dichiara un senzatetto. La libertà di essere pessimo e sublime, senza neppure accorgersi. Eroinomane steso insanguinato nel più squallido bar del più infame locale, ma non l'ha ma…

CHE SODDISFAZIONE

Una delle piccole grandi conquiste dell'età è di fare relativamente quello che si vuole, senza dare spiegazioni neanche a se stesso. Io per esempio stasera sono cotto, fuori fa un freddo becco e in più non sopporto la gente, nei locali, nei cinema, dappertutto. Per cui alle nove e mezza mi schianto sul letto, in pigiama, leggo fino a che non crollo, gli occhiali sul naso, quando me ne accorgo a fatica me li tolgo, spengo a tentoni l'abat jour e ci vediamo domani. E mi sa che domani, ultima sera di un anno sfiancante, faccio lo stesso. Senza patemi, senza rimpianti, anzi con una certa qual intima soddisfazione. Ho già dato, ho perso abbastanza notti in vita mia, non mi interessa la libertà di imprigionarmi per veglioni, mi ha sempre intristito il Capodanno, non mi sono mai divertito davvero, ne sono uscito sempre con la sensazione della morte dentro e se ci ripenso ho ancora i brividi. Non cerco nessuno. Ho bisogno di tranquillizzarmi, di stendere i nervi. Ho bisogno di sentirm…

ROCKY, ANCORA

Ogni volta che passano Rocky, il primo, io non posso fare a meno di guardarlo. Anche se l'avrò visto mille volte, anche se ce l'ho in tutti i formati, io non resisto e ogni volta mi distrugge. Questione di atmosfere. Luci ed ombre. Quella vita nella vita che è la boxe. Quell'esagerata frenesia americana anni '70, fogna di liquami brillanti, esuberanza angosciosa, ottimismo terrificato. Quella fotografia vivida e livida. Quei dialoghi iperrealisti. L'ingenuità del bestione italiano dall'indomabile cuore, e la tremenda poesia dello squallore. Stallone annaspava nel sottoclou del cinema, un b-porno la settimana. Gli erano rimasti 8 dollari sul conto e lui decise di trasportarsi nel pugilato: scrisse il copione in tre giorni, poi riuscì a farselo finanziare. Dicevano che era scemo. Cercava l'antieroe, il campione nero, l'alter ego di Cassius Clay. Provò coi pugili veri. Joe Frazier, già in declino, non era interessato (ma avrebbe fatto se stesso in un camme…

QUEI FONDI DIROTTATI

ALTRE PALLE DI NATALE

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BLUES DI NATALE

FROCI DI MERDA (PORRO ED IO)

S'INVENTANO NOTIZIE, MA...

L'EVASORE E' UN CEFFO ASSOLUTO, UN INVIDIVUALISTA...

GRETA E MATTIA, IL NULLA AL POTERE

GIORGIA DEL MESE - MODERATE TEMPESTE

Se stasera sono qui è per portarvi un tesoro. E' tornata Giorgia Del Mese col nuovo "Moderate Tempeste" e che disdetta regali solo 5 brani: fossero stati il doppio, sarei a raccontarvi di un disco dei dieci anni. Lo è lo stesso. Giorgia ha messo da parte la militanza arrembante, come non mi stancavo di chiederle, ma non lo ha fatto per me, lo ha fatto perché non poteva fare altro che questo per sprofondare nei mari di dentro, negli abissi del dolore; nella rivoluzione che parte dalla sofferenza, che scava via tutto, che tutto scarnifica fino a lasciare l'anima nuda di piaghe. Perché le tempeste, moderate non sono mai. E allora non vi dirò di questi 5 momenti uno per uno, perché in realtà è un solo brano dall'inizio alla fine, ti trascina giù, dove ribolle la pozzanghera di un male puro. Ostinato. Immedicabile. Trasparente. Nobile. Un dolore bello. Già. La vita non smette mai di chiedere il conto, e il conto che Giorgia ha dovuto pagare da ultimo è di quelli che n…

CHIUSO PER VITA

Ieri a un pranzo ufficiale ho esagerato, non tanto col cibo quanto nel bere. Davvero esagerato. Un'altra volta. Alla fine sono uscito, debbo anche aver preso freddo, a casa sono crollato, sono collassato, ho passato una sera e una notte di agonia, credo d'esser vivo solo perché ho un cuore robusto. Non ho più voglia di andare avanti così, mi sono stufato. Sono andato oltre la noia di me. Allora basta, fine, chiudo il laboratorio. Ho 55 anni, ho sempre tirato tutto allo spasimo, come se non ci fosse un domani o meglio come se domani fosse uguale a ieri. Non mi diverto più. Iggy si è ripulito a 50, Mick a 40. Keith non ha mai smesso davvero, ma è l'ombra di se stesso. Io non voglio diventare l'ombra di me stesso. Non voglio neppure ingrassare ancora, con tutta la fatica che ho fatto. Non voglio ritrovarmi un patetico rottame, anche in previsione degli impegni che mi attendono. Non voglio arrivare alle presentazioni barcollante e suonato. Non finirò così. Per cui, prendo …

ANTINFLUENCER

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SCRIVO A TE

Vorrei dirti, se mi credi, se ti fidi di me, di non sentirti schiacciare dopo un fallimento. Triste sì, ferito sì: è umano, guai se non fosse così: non andremmo mai avanti. Sconfitto no. La vita è fallire, e, per quanto mi riguarda, è stata tutta un fallimento. Ci ho scritto un libro per raccontarlo. Per testimoniarmi. Ma per chi non lo è? "Ho sbagliato ancora", dice sempre dr House. Ma non rinuncia a cercare, ad esporsi a nuove impotenze: che altro potrebbe fare, quando in gioco c'è una vita? E alla fine, mettendo insieme tutti gli errori, forse arriva a riprendersela quella vita. Oppure no: è andata così, nessuno di noi è Dio. Diffida sempre dei soddisfatti di se': o mentono, o sono cretini. Arrivi in fondo, tiri una riga sopra al totale, e sono più le cose che non ti sono riuscite, quelle andate male, quelle che potevano finire meglio. E' la nostra dannazione, ed è quello che ci fa vivere. Perché tutti, tutti noi viviamo di rivincite. E, alla fine, ti ritrovi …

SI SCIA, CHE TRAGEDIA