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Visualizzazione dei post da Settembre, 2016

MADRIGALE

Potrei guardarti un milione di volte E un milione non basterebbe ancora Potrei cercarti quando viene sera E la luce confonde la figura Che di te conservo, il tuo profumo Madrigale d'aria di dolcezza Volo d'ali d'oro che si spezza Alla nuda consapevolezza Che sei stella viva nel rimpianto D'un momento sconfinato e vuoto Muto cuore quando viene sera E mi stringe lo sgomento e piange Ogni fibra di me e s'infrange l'ombra D'un richiamo che muore lontano Potrei sentirlo anche adesso se solo Se solo lo volessi ma rimango Nell'assente presenza di te E dopo è tutto il resto che mi manca Non si compera all'emporio dei sogni E sognare non coagula realtà Potrei vederti in un milione d'angoli Porta aperta su un baratro immenso Vertiginosa perdita di senso Da una notte all'altra, alba su alba Potrei vederti un milione di volte Ma non è questa la tragedia, il grave E' che non posso non vederti ovunque Mi divori d'amore, incubo in me

Pixies, Head Carrier: un disco di buon rock 'seduto'

Aldrovandi, dopo 11 anni questa Italia è ancora malata

Salvini e gli altri: quando la politica 'scippa' i musicisti

Viaggio a Fermo, dove Emmanuel è già dimenticato

COME UNA RONDINE

Via Teodosio, 44, quanta Milano in quel mattino, quanto sole. E i miei si sposavano oggi. E dieci mesi dopo, io. E ancora mi prende la voglia di tornare dove qualcosa di me rimane, al fonte battesimale, alle vetrate che filtravano luce dalla chiesa squadrata uscita dalla mente di Giò Ponti. E ci andavo per mano a mia madre e sentivo che il mondo non poteva farmi né volermi male. Pochissimi sopravvivono ancora al mio battesimo: oggi mia madre ha la tosse, ed io vado e vengo da casa sua con le medicine. La trovo sempre con lo straccio in mano, quelle come lei toglile la casa da pulire, anche se è sempre a specchio, e le ammazzi. Poi si lamenta, "Non ce la faccio più". Ma non ha mai fatto altro, anche mio padre la rimproverava. Ed io sento l'impulso di tornare, come una rondine, al nido del passato: la scuola, le strade. Invece viaggio in Vespa per asfalti non miei, ma è andata così. Cinquantatre anni fa, giorno di promesse: sarebbe stata una vita difficile per loro, non pr…

La società dei complotti, assurdi eppure inscalfibili

NELLA PACE

Domenica, a zonzo con la Vespa, siamo finiti a Loreto. Vent'anni quasi che non ci tornavamo: ecco due ragazzi appena fidanzati, lei con un tailleurino blu e il foulard, lui con la giacchetta stazzonata. E tanta tenerezza e, chissà, qualche dubbio. Adesso siamo altro, un poco appesantiti, ma Loreto è lo stesso di sempre, un passo nel passato, una fermata del tempo e mi piace per questo, con la paccottiglia mistica, con le botteghe che non cambiano uno spillo e gli alberghetti del turismo religioso. Tutta una trama di palazzi, alcuni decrepiti, che odorano di suore e sagrestie, di ostelli per pie fanciulle che forse non esistono più, ma l'aria invece esiste e pesa, dove c'è un Santuario questo impregna di sè il luogo che lo conserva, e tutto infine si riferisce a lui. E' la forza della tradizione. Loreto è peraltro un posto strano, salendoci in Vespa trovi di continuo cartelli stradali che lo danno a 4 chilometri, tu macini strada e stai sempre a 4 km come in un incubo f…

NEL TEMPO DI UN SOGNO

Quelli che han lì le bestie e non le possono abbandonare li capisco, gli altri che dicono sono nato qui la mia vita è qui e non se ne vogliono andare, proprio non ce la faccio. In montagna. quando comincia a far freddo, fa freddo davvero, subito, di colpo, non ci sono mezze misure e se la prospettiva è marcire in mezzo alle rovine, mille volte meglio un albergo sulla costa. Siamo d'accordo, c'è da staccarsi dai fantasmi e fa male, ma restare ad agitarsi come uno spettro fra gli spettri non risolve niente: davanti all'estrema ragione, bisogna privilegiare una estrema razionalità. Non ha senso la retorica del sono nato qui e qui morirò, non puoi costringere i tuoi figli a un inverno all'addiaccio, non puoi pretendere che lo Stato, questa entità invisibile, ti risolva il problema del passato e del futuro nel tempo di un sogno. Si tratta di sei, sette mesi, non di una vita. Si tratta di un inverno, e l'inverno conviene passarlo al caldo, serviti e confortati dopo un dr…

QUELLE IDEE DA BUTTARE

Ho avuto un fulmineo scambio di tweet con "Osho", il romano che s'è inventato questo metapersonaggio impareggiabile. Divertente, irresistibile davvero, ma che tirasse anche lui verso il grillismo me n'ero accorto: mai una battuta, mai un fotomontaggio. Così gliel'ho ricordato, "ti sei svegliato anche tu", e lui m'ha rimandato una non-risposta: "Nun te illude, vicenda grottesca ma il PD resta il marcio da estirpare". Volevo chiudere alla sua maniera, "fa' un po' come cazzo te pare!", ho preferito replicare che io non mi illudo mai, ma nemmanco mi consolo. Perché qui scatta proprio il meccanismo consolatorio che origina mostri peggiori dei precedenti, l'assurda convinzione che, in mezzo a tanta mediocrità, o marcio se si preferisce, l'importante sia cambiare purchessia, dando retta ai primi cialtroni che passano per la strada. I risultati si sono visti e non potevano non vedersi. Ed io mi chiedevo sempre come faceva…

FARO 32 - 33 /2016

Bambini lasciati alla mercé di animali da mamme bugiarde. Umani che non possono essere liberi di intraprendere, di fare, di agire perché il Moloc succhia tutto, divora tutto. Bambini ridati indietro perché non conformi all'ordinazione. Raccomandati in Rai difesi a furor di popolo, quel popolo che si lamenta dei raccomandati e del fatto che non cambia mai niente. Proposte grilline strampalate per nascodere le ruberie più efferate. Spadaccine che confondono la storia con la burocrazia, un continente con un palazzo di vetro. Struzzi europeisti e fratelli che vogliono amputarci (bravi, sempre fratelli sono, moderati e risorsisti). Dischi di ieri e dischi di oggi (anche bufale interminabili). Tutti geni da un parallelo in giù, ma chissà come mai le statistiche poi dicono il contrario. Non c'è niente da fare, l'Italia non cambia. Il Faro però nemmeno, e continua a raccontare quello che non cambia. E poi... ... Dopo l'infantilismo che non cresce mai. Dopo le Olimpiadi. Dopo gl…

A PORTO RECANATI

Domenica scorsa una girata in Vespa fino a Porto Recanati. E' questo un borgo marinaro incantevole, fatto di sfumature nostalgiche, che può risultare intrigante o malinconico. Ma oggi era deprimente. Si respirava la fine dell'estate, il periodo in cui i posti di vacanza si preparano a morire, e tutto mormorava rimpianto, i localini, le botteghe, i turisti, le vecchie sedute davanti alle case. Il lungo viale principale dei negozi e dello struscio era vagamente decadente, e, giù in fondo, languiva un po' la piazza nostalgica col cinema Kursaal prigioniero di una cartolina da cinemascope e un albergo a grattacielo che è chiuso da anni e perde i pezzi. Ogni angolo qui racconta di estati respirate in epoche struggenti. E poi il lungomare, che è un incantesimo bergsoniano: a partir dalla piazza intimo, accogliente come un abbraccio perché la spiaggetta di sassi è cortissima, i barettini e i giochi degli stabilimenti arrivano fin sul marciapiede e, subito dall'altro lato, le …

Viaggio a San Ginesio, nell'«altro» terremoto