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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2018

7 SECONDI

Sono reduce da un'ordinaria corvée al presidio ospedaliero di Porto San Giorgio, reparto assistenza ai vecchi. Trovo una impiegatina malmostosa, di quelle “muro di gomma”, e doveva telefonare ieri, e deve telefonare domani, e oggi non si può, e adesso è già mezzogiorno, e del doman non v'è certezza. Tutto per disdire una fornitura domiciliare di pannoloni. Peccato che ieri avevo telefonato tutta mattina e non ha mai risposto nessuno, ragione per cui son dovuto venire di persona. Alla fine, seccata, mi passa un prestampato con dei numeri, ma sbagliati, e debbo sbrigarmela da solo, cioè fare quello che a lei sarebbe costato un attimo, anche perché è tenuta. Due giorni per risolvere una faccenda da 7 secondi. Dopodiché mi sono girati i coglioni e mi sono ricordato di essere un cittadino, non un suddito, e, incidentalmente, un cittadino che contribuisce pro quota a pagare stipendio e pensione anche agli stakanovisti dell'ospedale. Poi mi venissero a dire che sono intrattabile,…

OLTRE OGNI LIMITE

E' domenica e con mia moglie ci concediamo una follia: un aperitivo dopo cinque o sei mesi. Ma al primo sorso già finisce per traverso: il solito bambino-caterpillar, prima comincia a saltellarci intorno, poi accorcia le distanze e ci finisce addosso, quindi decide di pulirsi le mani sul mio piumino. Seduta vicino c'è una tavolata di liceali o giù di lì, le donne sembrano uscite da un reality della De Filippi, i mezzi uomini pure, parlano di depilazioni, di creme, più i maschi che le femmine, ogni tanto una, per decenza, dice all'infante infame: non dà fastidio. Quello, rinfrancato, comincia a imperversare, apre il frigorifero delle torte, cerca di scassinarlo, parte con la gimkana fra i tavoli ed io mentalmente parto con raffiche di blasfemie e di aspirazioni irriferibili. Nella mia irritata impotenza, si fa strada l'istinto da cronista: ho di fronte un perfetto modello di società italiana (o europea?): il piccolo stronzo lasciato allo stato brado diventerà fatalmente…

ELTON JOHN SI RITIRA...

PERCORRENDO VITE

Percorrendo Vite è racconto. È testimonianza. È ammissione. È confronto con chi ha attraversato la mia strada e se l'è fatta attraversare. È anche mancanza, nostalgia, resa dei conti. È tornare con qualcosa che fino all'ultimo non ho voluto, ma si è imposto come a riportarmi per mano sopra un palco. È teatro. Parola e gesto, suono e movimento. Ci sono testi, alcuni li riconoscerete, altri non li avete mai sentiti. Ci sono intermezzi musicali che non vi aspettate. C'è tanta, tanta emozione, per me, che ho scritto, ma, sono certo, anche per chi ascolterà. C'è anche chi mi ha scritto, dentro tutto questo. Anni di pazienza, di attesa, ma il risultato non poteva essere migliore. Spero sia un viaggio, in queste stagioni di pausa in tanti mi avete chiesto una occasione di complicità, un pretesto per ritrovarci. Adesso c'è, ed io mi auguro un vagabondare in ordine sparso, per riallacciare quanti più volti possibili.  
Domenica 18 febbraio ore 21 Teatro Nuovo di Capodarco

LA POLITICA DEI SOGNI...

VIVERE (E MORIRE) SUL TRENO, CARNAIO DEI POVERI CRISTI

IL MARE SI FA D'INCHIOSTRO

Quest'anno l'inverno non finisce mai e non è un modo di dire, è davvero insostenibile per me. Già in questa stagione muoio (e morirò di questa stagione), ma c'è per l'occasione qualcosa di peggio, il sole, il mare, quel poco sollievo che la mia condizione mi dà, sono stati spezzati lo scorso 25 agosto quando mia madre ha avuto un ictus. Da quel momento siamo precipitati tutti in una zona grigia fatta di ospedali, di corsie, di letti, di emergenze, di scazzi, di isolamenti, di attese, e in un attimo era novembre. E le cose non sono migliorate di tanto, data la totale assistenza di cui lei bisogna. Adesso mi sento come se il mio inverno durasse già da 5 mesi, e invece non è neanche a metà. Fortuna che torno a Sanremo, perché lì una settimana passa come in una bolla e, quando rientro, è subito tempo del reading in teatro e a quel punto già riesco a scorgere, da lontano, marzo. E quando arriva marzo, è fatta. Non importa quanto freddo possa fare, quanto si faccia attendere…

SI' PROFIT, PLEASE

Sento la notiziola di un piccolo team di ragazzi italiani che tramite crowdfounding hanno fatto un film sulle origini di Harry Potter, raccogliendo sette o otto milioni di visualizzazioni su youtube. Bene, sono contento per loro, ma perché me la debbono spacciare come “operazione no profit”? Sempre questa rottura di coglioni del no profit, il profitto come peccato mortale, lebbra che non si estirpa, che vergogna il profitto, è rapace il profitto, si basa sullo sfruttamento (ma chi l'ha detto?), vuoi mettere la nobiltà dell'arte per l'arte, di un altro mondo è possibile e tutto il resto dello sciocchezzaio informativo. Non ho mai conosciuto nessuno che creasse qualsiasi cosa per non guadagnarci, ho conosciuto gli ipocriti che questo sostenevano. Ho conosciuto artisti bravi ma disperati, svuotati perché non riescono a mantenersi e se c'è uno che li capisce quello sono io. Ho conosciuto gente delusa, disillusa proprio per la mancanza di un profitto che non è solo dignità …

OLTRE IL DISPREZZO

Travaglio, e di conseguenza i suoi lacchè, contro i vaccini per attaccare il medico Burioni, in odor di candidatura col PD, a fini di propaganda grillesca. Poi chiedetemi perché non dissimulo la mia insofferenza. Perché si può anche crescere, imparare l'arte del distacco e del cinismo, ma restano certi limiti che non mi sento di travolgere. Per me è importante schierarmi contro chi sposa cause così pericolose, scientificamente insostenibili: io mi vergognerei, mi sentirei un criminale o almeno un sodale di irresponsabili criminali. Scherziamo? Perché a quelle bare bianche che già hanno sfilato, alle altre possibili, dovessero prevalere certi apprendisti stregoni, non mi abituo. E allora non mi si venga a dire che la rabbia consuma, che bisogna imparare ad essere sereni, che ciascuno la pensa come gli pare e altre cazzate liofilizzate, quel santonismo d'accatto e di risacca che maschera solo opportunismo: con certi clown, e potete benissimo immaginare di chi parlo, e la lista è…

SONO SCHIZOIDI GLI ITALIANI O L'ISTAT? FORSE SIAMO UN PAESE DI PARACULI

CANCRO SHOW

Provare struggimento e compassione per un malato grave dovrebbe essere fisiologico prima ancora che doveroso, un moto di umana solidarietà: mi hanno tolto pure questo, lo hanno stravolto in insofferenza, c'è questa sciatrice che da una o due settimane, da quando ha saputo di avere un tumore, lo va dicendo da tutte le parti a tutte le ore: finiti i telegiornali, è passata ai programmi del pomeriggio, oggi stava a “La vita in diretta”. Faccia come crede, ma è normale trasformare una malattia terribile in un reality? “Tornerò più forte di prima”, “Non ho finito i sogni da realizzare”, le solite frasi stupide, a effetto platea televisiva, che non vogliono dire niente. Se lo scrivi ti tacciano immediatamente di insensibile, di carogna, l'interessata probabilmente obietterà che lei lo fa “anche per gli altri, per comunicare coraggio”. Tutte balle, se c'è qualcosa di totalmente estraneo al coraggio è questa passerella allucinante, questa sovraesposizione grottesca, questo autocin…

O REZZA, NOSTRO SIGNORE DELLE EPIDEMIE

UN PICCOLO GRAZIE

“Formula intrigante”, “contenuti sempre più affilati”, "ancora più il mio giornale", “articoli liberatori”. Il nuovo Faro quotidiano, un (lungo) pezzo al giorno via blog, sembra piacere e questo non può che farmi... piacere. Uno a lungo andare sente il bisogno di cambiare e ho scelto la strada (ancor) più impegnativa: essere sempre più presente, ogni giorno, anche su più fronti: i pezzi, non di rado, considerano più aspetti della cronaca, giostrano su molteplici risvolti d'attualità. E così si va avanti, cercando di essere più sinceri e trasparenti che mai. Sapendo che ogni svolta è un rischio, che non è mai sicuro cosa succederà. Se me lo consentite, un piccolo orgoglio in punta di penna: senza spalle coperte, senza sicurezza né garanzie di sorta, a 53 anni non ho mai cercato la vita comoda, professionalmente, e ancora decido di dire tutto, fino in fondo, a costo di non piacere. Alternative non ne ho, ma così sono fatto. Ce n'è già abbastanza di gente che, all'e…

PERCORRENDO VITE

Teatro di Capodarco Domenica 18 febbraio 2018 Ore 21,00

CHI RICORDA

Un lettore mi scrive, vuole abbonarsi al Faro. Scambiando, viene fuori che abita a pochi metri da dove sono cresciuto. Ancora un messaggio, e realizzo che ci siamo conosciuti: una notte lontana, a Rende in Calabria, un reading lunghissimo, uno dei primi, con Paolo Benvegnù. Viaggiamo per 12 ore in auto, poi tre ore e mezza di letture e canzoni. C'era tutto il B-Side pieno, una cosa fantastica, ed erano tutti entusiasti. “Io sono una delle tante mani che hai stretto alla fine di quella bellissima serata”. Quelle mani le ho tutte dentro me, non posso dimenticare niente di quella notte. Mio padre era morto da un mese, avevo tanti guai cui far fronte, e un'altra amica in difficoltà mi si era appena affidata. Pare una vita fa, ma sono solo dieci anni. Solo dieci. Sì, io ricordo tutte quelle mani e tutti quegli occhi, e ricordo le voci, e il prima e il dopo, e andare via con la sensazione di avere vissuto qualcosa di bello. E deve essere stato bello, se a distanza di dieci anni anco…

I RAZZISTI VIRTUOSI

Fastidio. Non più orrore o sdegno. Fastidio. Il solito imbecille di sinistra a ripetere in loop che lui esiste “per non far vincere le destre” e giù una smorfia, di rigurgito, di fiele. Di orrore. Da individuo che non vota, e che non ha mai votato a destra, da non elettore al quale questa destra statalista e rozza non piace in alcun modo, provo un fastidio indicibile. Tutto si può dire, e molto personalmente ho scritto, sui soggetti candidati di destra, ma il punto è che la smorfia di schifo non è personalizzata, è ideologica, è a prescindere. “Le destre”, plurale, per dire raccolta indifferenziata di spazzatura, robe dissotterrate dai cani, tare mentali da irridere, bersagli che è lecito, è doveroso stravolgere in qualunque modo. Quel delegittimare perfino l'umanità ultima degli antagonisti, di sapore, oh, così nazista. Quell'eterno sentirsi superiori etnicamente, a dispetto dell'ignoranza conclamata di chi è cresciuto a senso unico, a una dimensione, irregimentato (hai v…

IN QUIETE

Il benessere vuol dire che per il momento non debbo fare niente. Non devo preoccuparmi di niente. Mi preparo a dormire. Non ho nessun dolore, niente filtra la mia tranquillità mentre illuminato dalla luce calda della stufa attacco per l'ennesima volta un romanzo di Maigret. Come entrare in una casa confortevole, che conosco già. Tutto è consueto, tutto è annunciato e innocente. Tutto è soffice. Il mondo è solo un assolo di Chet Baker. Domani sarà un'altra giornata noiosa come oggi, senza sorprese, con la solita oscurità invernale. Scorrerà lenta come un fiume esangue, annunciata dal primo caffè. Forse sarò triste come oggi. Adesso, il silenzio mi culla con discrezione mentre il torpore comincia a posarsi sulle palpebre.

CHEAP WINE - DREAMS

C'è un gruppo che da una ventina d'anni suona chiuso in una cantina, nel suo furgone, nel tempo di mai. Condannato ad una autoproduzione irreversibile, ad una autonomia da cantina esistenziale che è croce e delizia, gli ha impedito le grandi ribalte e gli ha guadagnato una fama di coerenza e indipendenza da un agguerrito drappello di sostenitori dalle Alpi a Capo Passero. Lo stesso che ha consentito l'ultimo sogno. I Cheap Wine sono marchigiani, pesaresi, il loro immaginario resta l'America delle grandi arterie dove ti annulli in mezzo al nulla, lunghe epiche traversate alla ricerca del te stesso che non sei, perché ti fermerai già diverso da come eri partito; ma quell'immaginario si declina poi nel sole e nelle brume adriatiche, tra il mare e la Statale negli orizzonti soffocanti e profondi di chi soffre qua. Dreams, ultimo nato grazie al crowdfounding, chiude la trilogia della disperazione, passata dallo sgomento (Based On Lies) alla rinuncia (Beggars Town), fino…

BERLUSCONI DIVENTA SALVATORE DELLA PATRIA GRAZIE AL NULLA CHE LO CIRCONDA

VARIE MA NON EVENTUALI

Oh, se me li ricordo gli strilli dei media giusto un anno fa: “Siamo entrati nell'era del bollore, le Alpi si stanno sciogliendo (sic), i ghiacciai si stanno sciogliendo, non ci saranno più inverni, è finita l'acqua, inverni tropicali, per la razza umana è la fine”. Guardatele adesso, le Alpi. E guardate i vacanzieri che ci sciazzano sopra tutti felici – fin dove le nevicate colossali e i ghiacciai mastodontici lo permettono. “Ah, ma in America fa caldo”. Guardatela adesso l'America, perfino la Florida dal sapore tropicale. “Ah, ma le temperature sono autunnali non invernali”. No, con le temperature autunnali non nevica, è semplicemente l'inverno che fa il suo mestiere, l'effetto del Nino si va esaurendo, è questione di cicli e i climatologi seri (quelli che cito ricorrentemente sul Faro), non gli scemi in farfallino, avevano precisamente previsto il ritorno del gelo invernale grossomodo in tutto il pianeta. Avevano anche dimostrato che non è vero, dati alla mano, …

IO SONO UN DISPERATO

Ho letto l'ennesimo manuale sul corretto uso dei social media dal quale ho ricavato l'ennesima conferma che li uso male, non sono “penetrativo” come dovrei. In particolare, lo so, caccio a ripetizione, trasformo i miei “potenziali clienti” in nemici, li allontano. Lo so, lo so, ma non posso farci niente: a me di avere amici su Facebook o Twitter non frega assolutamente niente, della serie: vi piace la roba che scrivo? Bene, non vi piace? E che ci state a fare qui? Non credo nel dibattito, specie on line, non sopporto i commentini stupidi, cioè il 99,99%, mi interessa capire una reazione emotiva ma non è su quella che fondo il mio modo di stare al mondo e di raccontarlo. E, soprattutto, non sono capace di sopportare una faccia che, a pelle, istintivamente, in modo fulmineo, hai presente il computer della polizia per il riconoscimento facciale?, mi sa di imbecille. Faccia di cazzo, alla lettera. Non li sopporto, quelli o quelle che si pongono come sconvolti, maledetti, lerci, pe…

IN QUALE MONDO UNO YOUTUBER CHE FILMA UN SUICIDA E' INFLUENCER?

CAPODANNO RAI, UNA PUNIZIONE CHE NON CI SIAMO MERITATI

IMPOSIMATO, PROCESSI E DIETROLOGIE DEL GIUDICE CHE PIACEVA AL M5S

IL FARO QUOTIDIANO

Il Faro è diventato quotidiano! Con un nuovo blog, appositamente creato. Ogni giorno un lungo articolo con il meglio dell'attualità e della cronaca. Approfondimenti, monografie, servizi con una nuova veste grafica. Un blog accuratamente concepito per offrire la sensazione di una striscia informativa di grande qualità. Per accedere, basta abbonarsi, le modalità sono quelle di sempre. Info: maxdelpapa@gmail.com