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Visualizzazione dei post da Luglio, 2013

CHIMERA

Qui è un posto dove io non sono
Non mi sono mai sentito un giorno
Tragico è spiegare. È respirare
Mare strano che non m'appartiene
Qui si sente il canto della vita
Che non vedi ma ti vola accanto
Qui le piante sono verdi, piene
Ma c'è sempre un velo tra me e loro
Qui le case accese nella sera
Ma ogni cosa è lontana, una chimera
Ogni cosa è non mia, vana poesia
Se a toccarla ci provo, ad amarla
Ed il tempo mi unge mentre scorre
Tutto mi respinge e lo respingo
Così saturo d'echi di silenzio
Non funziona fingere pazienza
La disposizione d'animo dei miti
Tutto va in malora, va in malora+
Negli stanchi rituali dell'orgoglio
Nei lenti movimenti dell'assedio
Di tramonti dal sole di paglia
Ogni odore qui mi porta via
Via dall'esistenza che mi resta
Come il tagliar l'aria d'una frusta
A una vita che chissà se ho avuta
Ma stravolta a forza di ricordi
Qui i miei giorni nuovi sono morti
Come forni orfani di pane
Sono corde immobili, le vedo
Giù da un cielo ch'è un buco al contrario
De…

"UN LIBRO TRASCINANTE"

Smashwords, Amazon, iTunes, dappertuttocon un clic

"Ali per volare: penso che all'inizio mi abbia spiazzato la descrizione così minuziosa degli incontri, lo strazio dei corpi. E' molto vivido il tuo racconto, iperreale, quasi. Poi, andando avanti, è molto trascinante. Come al solito mi trascini, mi dici "vieni con me?" e io dico "sì", perché ci sento passione, e quella seguo. E lasci sempre qualcosa, alla fine, qui dentro. Grazie". Alessandra, Roma
"Grande il tuo libro su Ali". Danilo, Brescello

MERAVIGLIOSA

Alfaterron, Alfasudore, carro bestione. Quante ne ha dovute passare la mia prima macchina, quasi nuova, appena quinta o sesta mano, gloriosa Alfasud verde smeraldo anche se i miei compagni la sputtanavano: verde ramarro. Poi un giorno videro spuntare dal finestrino le gambe lunghissime di una ambita compagna, che finivano in paio di vezzose ballerine, e non parlarono più. Ma era più fumo che arrosto, le ragazze le caricavo, come tutti i diciottenni provvisti di una qualsiasi quattroruote nel 1982, ma ero diventato più che altro un tassista. Non fu solo capriccio quel catorcio: allora vivevo a Carugate, che condenserà in eterno tutto lo squallore della “Brianza velenosa” di Battisti, e per guadagnare piazzale Loreto, Milano, dovevo alzarmi alle sei. Tramite famigerata autolinea pulmann Villa, coi bigliettari maniaci e ubriachi, arrivavo alle otto precise. Al ritorno, mi toccava aspettare alla metro di Cimiano fino alle due, bruciandomi lo stomaco in un pacchetto di sigarette a stomaco …

FARO 29

Dove si parla di Moro, ancora e dei segreti di Pulcinella che lo avvolgono ancora. Altri segreti che non sono: attorno al generale Mori, appena assolto, e alla famigerata Trattativa. E si parla di bambini che disperatamente mandano segnali a genitori imbelli o peggio. E di un altro segreto da poco, appena ammesso da qualcuno: a volte, spesso, si evade anche solo per vivere. E questo Stato non rappresenta altri che se stesso, nelle persone dei potenti che lo possiedono pro tempore e se lo spartiscono. Un giorno un imbecille si alza e dice: ho pensato a quest'altra nuova tassa per spremere il popolo sovrano, che ne dite? E tutti la votano, nel nome del popolo, perché, beh, sì, è democrazia. Quella, a proposito, che pare già in crisi in Brasile, dove, chi l'avrebbe mai detto, danno in escandescenze perché non vogliono più stadi di calcio, più pallone. Ma non erano lanciati come la nuova superpotenza? Si vede che non solo il capitalismo, ma anche il socialismo virtuo…

Jackson e Mercury, un duetto da sogno - CULTURA

TIRARE A CAMPARE

Mah. Sarà l'estate finalmente esplosa, sarò io che sono scoppiato, ma appena riaccendo il computer e scorro le homepage dei giornali, lo stillicidio di Twitter, la varia umanità di Faebook, ricasco in depressione. Il compenso della Melandri, Gasparri che anche lui ascoltava Guccini, i trionfi millantati del patetico Letta (“C'è il sole, è un successo del governo”), l'inevitabilità delle accise. Mi pare un mondo piatto, più che liquido, e allora, liquido per liquido, meglio il mare. Mi pare che solo in quel limbo che è il distacco da una quotidianità fittizia, la vita trovi un suo scorrere, e valga la pena d'essere consumata. Sarò io, anzi sono senz'altro io, ma dopo un quarto di secolo a correr dietro a notizie ininfluenti, a un'attualità che prescinde da me e dai milioni come me, mi ritrovo svuotato e insieme pieno: i miei quasi 50 anni si alimentano di giorni di distacco, di qualunquismo (ma quello dei disinformati che si credono telegiornali viventi, cos'…

"STRAORDINARIO"

 "Sto leggendo avidamente "Ali per volare". Sono al capitolo che parla del rapporto di Ali con la musica. Sto guardando i video su youtube, le foto che lo ritraggono. Ali è un mondo, il ritratto che ne hai fatto mi ha scaldato il cuore, mi ha esaltato, perché le vite come la sua sono speciali, ti spingono a cercare la tua vita, non a essere come loro, ma a trarre ispirazione da loro. Perché ne nascono così pochi come lui? Uomini con tutti i difetti possibili, eppure allo stesso tempo oltreuomini. Il tuo libro è straordinario". Vitandrea

LA SCHIZOAMMINISTRAZIONE DI SINISTRA

Io non lo so, e può darsi benissimo, che il sindaco di Forte dei Marmi sia un coglione dal ciuffo abbronzato che pensa solo ad apparire. Però so che Forte dei Marmi non è una località come le altre, è una di quelle con un nome da difendere, un nome che è una griffe, che fa tradizione e fa mito. Tutelarne il decoro dovrebbe essere apprezzato in una località che di turismo, e quindi di decoro, vive. Invece la sinistra di cui fa parte lo mette in croce perché quello stronzo del Buratti, sindaco bagnino, ha messo una rete metallica che da pochi giorni recinta i primi dieci metri di fondamenta del pontile, teatro di passeggiate più o meno illustri, da cui le accuse farneticanti di briatorismo e, si capisce, di fascismo e capitalismo. In verità, in quel tratto di pontile ambulanti e non ci vanno serenamente a pisciare e a cagare, una discarica a cielo aperto e immaginatevi gli effluvi a 40 gradi. Ma per buona parte del partito, il PD, tutto doveva essere lasciato com'era, merde comprese…

URLAMI

Urla adesso vita, urlami ancora La furia di un bimbo che gattona Per il mondo ed è solo l'incanto Vano di chi il guscio sta rompendo Urla vita di un amore in fasce Che non ha futuro eppure cresce Fino al punto che il suo fiore muore Affogato d'acqua di dolore Ma urla vita, urla tutto il bene Tutto il male che t'impregna e segna La speranza di lame di te Urlami il silenzio nella stanza Gravida d'una presenza andata Dell'addio d'una promessa vuota Dell'oblio d'un sasso nella strada Urlami l'amplesso dei sorrisi Di chi finalmente si rispecchia E del vento antico che ombre invecchia Testimoni del nostro impotere Urlami d'un cuore in fondo al mare Di due occhi che piangono vetri Di due brocchi contro due andalusi Nessuna speranza di vittoria Storia chiusa, eppure correranno Urlami dell'onda che travolge La città che si ricostruirà Della falce che pulisce il campo Della selce che racconta il tempo Urlami l'assolo di chitarra La gloria di un gol che ho mai segnato Con un ur…

SE 150MILA EURO VI SEMBRAN POCHI

Mi chiedono, si vede che io scrivo al vento, se ho letto l'ultima trovata del Mandrake dell'ex Mucchio, e cosa ne penso. Non ho letto e non penso niente: trovo scandaloso che, in tempi di spending review, un personaggio simile riesca a spremere, ho saputo, 150mila euro di finanziamenti per un giornale di copia e incolla di riviste internazionali che neanche esce in edicola, quindi a costo zero. Ormai conosco abbastanza bene il soggetto per immaginarne le prodezze: lauto stipendio per sé e per la mogliera, e per gli ingenui, che sicuramente ci spremono l'anima, la messa (in culo) cantata: “Non c'è un euro, siamo tutti nella stessa barca, però ci divertiamo, siamo una famiglia”. Abbiamo già dato, in tutti i sensi, e naturalmente ciascuno fa quello che vuole, ma è almeno da considerare che abbonarsi a quest'ennesima mandrakata significa consentire ancora a questo signore di fare la vita che ha sempre fatto, coi capolavori gestionali che s'è lasciato alle spalle: q…

IL LETTICINO

Che tristezza, questo playmobil di nome Letta. È sempre mesto constatare la pochezza pur sapendola, ma vederla andare se stessa... È mortificante come una diagnosi infausta. Letta non ha prognosi e non ha cura, è la staffetta di una inettitudine, quella di Monti, che io continuo a giudicare il più sciagurato, stupido e malvagio fra quanti hanno usurpato il posto da premier. Questo Letta è, di suo, deprimente: non fa niente, continua a ricevere scappellotti da Berlino, ma si vanta, pateticamente, delle cose più improbabili e insulse: abbiamo rinviato l'IMU di due settimane, abbiamo stabilito la data dell'apertura delle scuole, il sole è sorto anche quest'oggi, è un successo del governo. Invece, l'unico “successo”, per non sbagliare, è la moltiplicazione di tasse e tributi, della serie “così son buoni tutti”. Letta è un altro latticino rancido che ci fanno trangugiare oltre la scadenza: ma è appeso ai capricci del potere vero e lui lo sa. Non è comunque dignitoso, neppur…

LE VELE

Nel vento d'alabastro del tramonto Nient'altro è nostro e il vanto più non conto Di momenti gravidi d'amore E di tragedia e di quel mio spirare Tra le rive che tu non capivi Di pensieri mai davvero spesi. Ora di parole sono privo La mia dignità essiccata al sole Un errore irrimediabile Piccolo ma irrimediabile Piccolo al punto che non saprò D'averlo commesso veramente O in qualche recesso della mente Ma la vita adesso è un palco vuoto Pentagramma di cacofonie Che pesano un grammo di silenzio E nell'eco d'un colmo di vuoto Il rimorso non lo calmo e cado Nell'ammenda d'immonde distanze Fra le stanze del mio tempo e il mondo Che rimbomba di vele spietate Tutte in fila sul filo del mare Sole delle sere marinare Come puoi tu non illuminare Questa mia distonica paura? Ma lo fai, sicuro che mi lasci Meritata angoscia d'arrangiarmi Tra le frange della piazza d'armi Dove l'anima s'aggira inerme Pazza, con la sabbia sulle labbra D'una rabbia che la rende ebbra E non c'è…

LO SPETTACOLO

Presentare è un po' mentire. Devi vendere un evento, esaltarlo, e la gente si aspetta di venire in una certa misura non diciamo ingannata, ma dolcemente stordita: c'è qualcosa che succede, e il bravo presentatore deve spacciarla come l'unica cosa che succede al mondo in quel momento. Così che anche la gente ne faccia parte, si riconosca in un ruolo, creda di contribuire a quell'unicum. E, se il bravo presentatore è bravo davvero, succede proprio così: se ne accorge, chi conduce, perché davvero gli arriva quello che l'enfasi retorica chiama “il respiro della folla”, ed è un respiro fatto di sorrisi quando ti muovi, cammini, osservi le facce che ti osservano, ne verifichi l'attenzione, ne constati i sorrisi, ne registri gli applausi spontanei o la risposta, pronta, convinta, appena ne chiami uno. È importante creare un'atmosfera, come quel famoso brandy. Che sia uno studio, un'arena, una sala, bisogna trasformarla in salotto, qualcosa che non sia televisi…

I Pearl Jam tornano con un nuovo disco - CULTURA

VIA CRUCIS

Il vecchio col cappello Cammina in fondo al viale Pieno di foglie gialle Cammina nel suo male Dall'orgoglio redento S'attarda, lento e solo E guarda piano il mare E ci trova suo figlio Che d'acqua gli sorride Lui risponde, ci prova E corrodersi sente Quel che resta del cuore Quel che non fa rumore Non si ferma, va avanti Sulle orme del vento Che gli mormora estati Gli riporta segreti D'una luce lontana Verdi infarti, risate E coperte di voci D'imperdibili amici Tutti quanti perduti Ed il vecchio di marmo Non li cessa i suoi passi Non smette la sua informe Via crucis quotidiana D'inutili stazioni Cammina sotto al cielo Sopra i vetri del tempo Sangue ingoia e le gambe Come tronchi si sente Ladra gioia rivanga Dietro un velo di fumo Che fugge dalla pipa Stanca locomotiva Che trafigge la pioggia Ruba un sospiro, lava Lacrime dagli occhiali E un crimine gli sembra Questa ingrata vecchiaia Che finisce nell'ombra Di tutto ciò che ha amato Ecco la vita infame Che presenta il suo conto Ecco la vuota fine Che r…

BLISSETT, L'INFAME

Leggo che Luther Blissett, chi era costui?, vuol correre a Le Mans e sprofondo in una Madeleine calcistica: maledetto d'un negro. Fermi, prima d'insorgere: sto solo ammettendo le mie colpe all'interno di un catino infuocato come San Siro che ribolliva di razzismo: fortuna che la Kyenge era di là da venire, chè si sarebbe sbiancata dall'orrore: lo svergognato Blissett ciccava gol fatti a ripetizione e gli piovevano in capo insulti tali da far fuggire inorridito Calderoli. Io naturalmente ci mettevo del mio: inutile adesso nascondersi dietro falsi ricordi politicamente accettabili. La verità è che quel bidone nelle sue ingrate stagioni tirò fuori l'inverno del nostro scontento, nonché l'abisso da noi. Ed io non lo so se fosse razzismo: altri giocatori di colore calcavano il prato verde, e se non mancavano le beceraggini di pelle, che mi facevano sempre venir voglia d'andarmene a metà partita, come Agnelli, però venivano controbilanciate da esaltazioni uguali …

ACCENDI

Respirando m'accendi parole Come incendi e volano nel sole Più del volere, se vuoi che sia amore Non mi scuso se poso le pietre Schegge innocue d'acqua, ore di vetro Sul mio percorso a ostacoli di facce Che disfarsi vedo da lontano Poso le mie pietre di parole L'anima per ricamarti piano E' la mia dolce condanna a morte Quindi spicciati, gocce accendi in me Più del dolore, non voglio finire Nel silenzio di chi ha detto tutto Mondi ha conquistato e perso e preso E ora langue, arreso nel fango Crema sopra il cuore. Ma tu versa Stilla a stilla lacrime che piango Fuochi inediti alla luna accendo Come stelle sopra le rovine Che ha lasciato stagione d'incanto Più dell'amore, perché io ti senta Perché canti una volta di più il vento Che va dove vuole e non lo arresti Nessuno può imprigionare il vento Nessuno può uccidere il tormento Che pensandosi addormenta i sensi Quanto tempo nel tempo ho cercato Fino a perdermi, a sentire paura Fino a smarrire la via dell'immenso Che finisce su un ponte…

"PIU' VIVO DELLE IMMAGINI"

Letto tutto d'un fiato. Poi me ne vado su youtube per vedere gli incontri e li rimango stupito. La tua cronaca è più viva, più serrata e più forte delle immagini. Complimenti, sei un grande.
Emanuele

Bruce Lee, ritratto di un combattente divenuto leggenda - CULTURA

L'APPARENZA DEL VIVERE

A volte resto incantato dall'angoscia, di notte, mentre non dormo. Sento il tempo che scorre nelle ore buie, sento come tutto è fragile adesso e privo di senso. Penso che non può esistere un Dio, perché il nostro destino di saperci mortali è troppo atroce, è di una orribilità perfino pazzesca, e priva di senso la prospettiva stessa di un Dio benevolo. Le religioni sono nat e per questo, per il nostro terrore: e poi sono cresciute sull'ambizione, sulla smania del potere, ma sono sempre conseguenze di questo saperci a scadenza, di questo sentirci irreversibili. Passiamo l'intera esistenza ad ignorare una minaccia che è una certezza, e che non serve ignorare, che quando vuole, ci trova. Passiamo ogni nostro giorno, ogni nostro respiro a fingere di essere vivi. Ma la scadenza della nostra ombra non ci lascia, mai, mai, neppure quando la vita nasce da noi, neppure quando amiamo, ci esaltiamo, ci sentiamo vivi e immortali. Tutto di noi si corrode continuamente, respiro dopo respi…

Bob Dylan presenta una nuova raccolta della Bootleg Series - CULTURA

UN UOMO E' LA SUA MUSICA

Me ne vado a caccia di pittori Musici, poeti, incantatori D'un serpente a forma di destino Della gente che non ha paura Di morire per un sentimento Merce senza prezzo, ormai all'incanto Pezzi in magazzino accatastati Nella polvere della coscienza Che ha già scelto che può stare senza Roba da evitare, perché vera Traccia d'imperfetta umanità Ma io vado a caccia di perdenti D'anime che mandano una luce A chi le intercetta, anime vive Da stupore e lacrime irrorate Da una commozione non puttana Di chi sa cos'è ricominciare Dalla propria tenerezza vinta Dai sorrisi indomiti spazzati Da una vita per sempre battuta Ma sconfitta mai. Perché è il dolore A farci poeti, incantatori Che da vincere non hanno niente Né da perdere, c'è ben altro in gioco Quando un uomo è la sua musica Le sue scale possono ogni cielo Ricamare un volo di farfalla Dove non c'è amore né una stella Conquistare uno sguardo appassito Contagiare la rassegnazione D'una sinfonia, della magia Di quell'arte che è la comp…

LA SOIETA' DEI SERVIZI

A me questa storia he siamo nell'epoa dei servizi, della soietà dei servizi, non mi torna mia tanto. Sono qui he srivo furiosamente sulla tastiera del portatile quando mi resta attaato al polpastrello un tasto. È un trauma, peggio he un trauma perhè per me il omputer non è un omputer, non è un uffiio, ma una artiolazione, una protuberanza, è tutto quello he sono (uno he srive). Dopo la onsueta raffia di bestemmie, perhé ho già apito ome va a finire, mi metto in aia di un tenio he possa risolvere questo problema. Butto via un pomeriggio. Tre o quattro mi trattano on un disprezzo he mano a un pedofilo, arrangiati, io non mi oupo di simili miserie. Un altro si offre di aiutarmi, ma ad un prezzo he mi onviene ordinare non un nuovo tasto ma tutto il omputer. Alla fine riattao alla peggio la tessera manante e nottetempo mi rassegno a reperire quella nuova su internet: on qualhe problema deliziosamente alluinante, perhé si tratta appunto di srivere un ordine non potendolo srivere. Ora no…

LE MANICHE FATTE SU

Oggi pomeriggio non avendo guai freschi da tappare ne abbiamo approfittato e siamo andati al mare. Ho fatto il bagno in un'acqua torbida, poco ospitale. Nel momento preciso d'impattare il mare, una visione: mio padre giovane, rincasa stravolto e appagato, la giacca sul braccio, le maniche di camicia fatte su; sorride. Mi sono sentito in colpa, come se avessi rubato quel momento d'estate: io come lui non sono stato mai, ho avuto momenti anche impegnativi, faticosi, ma senza mai l'impressione di sbattermi davvero, di darmi da fare per una causa, una famiglia, un contesto. L'utilità di quello che metto insieme è sempre un po' fine a se stessa, ammesso poi che ci sia, io libero parole, vendo parole, non solide realtà, come dice quello che spaccia case. E tecnicamente non sono mai andato a lavorare, quando ho cominciato il telelavoro, la mia condizione, era una situazione da sfigati, adesso è il più ordinario dei mondi possibili. Una sola volta ho avuto la sensazion…

MI MANCA DI FAR PACE

Ricevo da un lettore ed amico un dvd su Guareschi: è roba che scotta, e me la pregusto per una di queste notti. Intanto, mi preparo il palato scandagliando youtube dove m'imbatto in alcuni filmati sul grande Giovannino. C'è il suo rapporto difficile coi film tratti dalla saga di Mondo Piccolo, pellicole che lui giudicava edulcorate; e ci sono le due versioni a confronto, quella italiana e quella francese: sì, la “nostra” risente qua e là dell'ottusa critica vaticana e democristiana (Andreotti), ma è anche questione di una diversa gestualità, di un diverso linguaggio, di un umorismo dissimile. Guareschi, comprensibilmente geloso delle sue creature, non tollerava interventi, non capiva che la versione italiana, “purgata”, manteneva comunque una maggiore profondità nei caratteri, che ne uscivano meno fedeli ai racconti, meno violenti, ma umanamente più calibrati secondo esigenze di pellicola. Ma lui, lo racconta Montanelli in una clip collegata, era stato creato dal Padretern…