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Visualizzazione dei post da Maggio, 2015

LA FABBRICA DEL NULLA

Finalmente abbiamo capito. Uno passa la vita a lavorare, a prendersi i suoi rischi, a combinare anche qualcosa di buono e poi, come sugheri, vede saltar su questi personaggini odiosi, con certi sorrisi odiosi, con certe facce da scarpate al video e non si spiega da dove siano usciti, che cosa abbiano da dire. Ma intanto warholianamente si moltiplicano, li trovi dappertutto e sempre quella schiuma, quello spray di vacuità, di esibizionismo alienato, quella piattezza superfarcita e per di più ostentando disprezzo e superiorità. Sì, puoi lavorare una vita, commentare una vita le follie degli uomini e lo stesso non arrivare a capire certi meccanismi misteriosi, l'arruolamento nella compagnia di giro dello scandalismo festaiolo, nel fancazzismo televisivo di quelli che, come dice Aldo Grasso, abbassano il livello. Insomma la fabbrica del nulla che detta l'agenda anche all'informazione politica e para-scientifica. Poi, un giorno, tutto si fa chiaro: viene fuori, come una Nemesi,…

Lega, gli artisti simpatizzanti e quelli ostili

AMERO'

Amerò sempre quelli che non si vergognano di amare. Che sanno dimenticare e ricordare. Che non spariscono e, se lo fanno, prima o dopo tornano. Quelli che non inventano trucchi per andare via, e non si vantano di essere aridi. Amerò quelli che non si difendono e ci sono anche quando mancano. Non quelli che mancano anche quando ci sono. Non i fantasmi. Non chi mi ha usato e poi ha cercato un pretesto. Non chi m'ha ingannato e non cancella il sorriso. Amerò chi si identifica nel gatto randagio e non lo lascia a chiedere invano, anche se gli costa il sonno. Chi si arrende a un'anima patetica, però almeno non si nega un miracolo, non importa quanto piccolo, non importa quanto inutile. Amerò chi sa capire che le sue ferite sono anche le mie e non archivia mai la tenerezza. Chi mi telefona a tradimento regalandomi un affettuoso insulto e la voglia di rivedermi. Chi saprà medicarmi con una bugia. Amerò chi perde, perché è della razza mia. Chi, nel momento dell'angoscia, si ricord…

LETTERA A DUE GENITORI SCONFITTI

Vedo in televisione i genitori dello studente Domenico precipitato dall'albergo milanese, li vedo prede del loro dolore, le mani nei capelli, gli occhi come vetri spezzati e vorrei loro scrivere, vorrei incontrarli per dire quello che non si dovrebbe dire a un padre e una madre che hanno perso un figlio: di lasciar perdere, di rassegnarsi, ripiegarsi nel loro dolore che tanto si è già capito come andrà a finire, che nessuna giustizia ci sarà per loro. Perché? Perché non sono spendibili questi due nessuno, non bravi a vendersi la tragedia, non telegenici, due impotenti qualunque, patetici nella loro dignità cioè le vittime perfette e di fronte hanno le ragioni false, di schiuma della politica, della scuola pubblica da non toccare, delle strumentalizzazioni virtuose, dell'utilitarismo confessionale, degli altri studenti che “vanno capiti, vanno perdonati” come dice oscenamente una preside che sotto altri cieli verrebbe rimossa. E lo è, oscena, perché ha appena detto che è sicura…

IL FARO 20/2015

Quale? Il Faro. Tutto dentro.  Ogni sabato in email, solo per gli abbonati

C'ERA UNA VOLTA UN DUOMO

IN CHE MANI

A Civitanova, dalle mie parti, un balordo di 35 anni ha scippato una vecchia di 83 e il giudice lo ha spedito ai servizi sociali, ad assistere gli anziani. Senza passare dalla galera. Pare uno sketch dei Nuovi Mostri, è la nuda realtà e fa paura perché il grottesco si è mangiato ogni senso della logica e perfino del ridicolo. Siamo nelle mani non di Cristo ma di questi giudici che decidono ad minchiam, ad uterum, ad estro o per dispetto, capriccio, sciatteria mentale. Come quello che, l'unica volta che denunciai una per diffamazione, dopo aver letto tre pagine di insulti commentò: vabbè me ne dicono tante a me, comunque che so io di internet. E rinviò. Con sommo gaudio dell'imputata, incidentalmente la portavoce o strafalcioni della Presidenta della Camera. Stare nelle mani dei giudici vuol dire che un benzinaio che spara per salvare da morte certa una commessa finisce sotto processo lui, nel tripudio delle anime belle della sinistra maniacale che lo odia perché, avendo fatto …

TABU' (e vivrai di più)

All'insegna del politicamente stronzo, si aggiornano e si moltiplicano le domande-tabù che non è lecito fare, le questioni di rigorosamente non affrontare: laddove non affrontare significa peggiorarle. Per mero esempio: perché non mollare finalmente la Grecia al suo destino, atteso che il senso dell'Europa per quel Paese-cicala è unicamente quello di sprecare fondi per pretenderne degli altri, nel più completo e pertinace senso d'irresponsabilità?  Perché non dire una volta per tutte che non basta farsi crescere la barba su un vestito da sposa farcito da un pisello per fare l'artista (la variante è: non basta riempirsi di droga e poi piangersi addosso, eccetera)? Perché, mentre tutti rompono i santissimi con la qualità nell'informazione, a qualcuno basta il curriculum dell'Isola dei Famosi per passare da un giornale considerato gossipparo di ultradestra ad uno manettaro di sinistra, e nessuno dice niente, tanto meno dopo la verifica di una imbarazzante attitudin…

PIU' LUCE

Vorrei tanto fosse fatta luce sull'omicidio – si può dire? - di Domenico Maurantonio, lo studente di neanche vent'anni precipitato dall'hotel Leonardo da Vinci di Milano. E non c'è dubbio che prima o poi luce verrà fatta, più tardi che presto, quando, convenientemente, si potrà sgranare il rosario delle formule indecenti, del perdonismo amorale: “è passato tanto tempo”, “non volevano fare niente di male”, “chi è stato è stato”. E chi è stato sono quelli che oggi stanno zitti, avvolti dalla cortina di protezione di tutti gli altri che sanno: compagni, insegnanti, famiglie. Che cosa triste, essere già così corrosi a vent'anni. Vorrei fosse fatta luce, se non giustizia, perché della vittima hanno fatto un colpevole, senza pietà, senza ritegno. Lo hanno fatto passare per beone, per squilibrato, per temerario. Hanno inquinato, hanno mentito, hanno depistato e distorto come professionisti. Il tutto nel segno dell'impunità legittimata dal tempo: più ne passa, e più ch…

FOTTUTO

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e su tutte le piattaforme digitali Perché l'hai fatto, perché l'hai scritto così. Perché andava fatto così. Qui ci sono tre parti e tre modi diversi di raccontare. Cronistica la prima, polemica la seconda, convulsa l'ultima. E qui ho lasciato uno stile volutamente immediato, a tratti grezzo, con le ripetizione, i refusi, non ho toccato niente perché volevo rendere lo sprofondamento. Questo libro si legge così, tenendo presenti queste poche ma decisive indicazioni. L'ho scritto anche perché chi lo legge si senta meno solo. Se io vado fino in fondo nel mio scavarmi, allora nessuno dovrà vergognarsi di cosa, di dove è. Perché chi vive come noi si vergogna, si sente in colpa, anche se di colpe non ne ha. Le vittime si sentono sempre colpevoli. Qui ci sono tanti momenti, ma l'accusa più grande è verso me stesso. Non finisce questo libro, non ha un lieto fine, però indica un modo per fare fruttare tanta fatica, tanti errori e tanta solitudine. Ipotizza un …

Twitter, la legge del contrappasso punisce i potenti

Morgan, l'eterno aspirante e voltagabbana

LA CRISI (c'è ancora)

Ma non è vero che di disperazione non si muore più: non lo si dice più, perché non va disturbato il nuovo manovratore. Però i suicidi per lavoro, meglio per mancanza di lavoro, continuano, crescono, nel 2014 sono saliti ancora. Non fanno notizia, adesso, perché la notizia è una merce. Qui dentro ci sono alcune vicende dimenticate, che io non ho voluto lasciare andare via. E ci sono i numeri, che servono a niente, e ci sono le assenze. Ho tratto un reading da questo lavoro, ma pochissimi mi hanno chiamato a leggerlo: di crisi ci si riempie la bocca, poi però tutti cercano di scantonare, di lasciare perdere. Non io. E sarò dolorosamente felice di tornare a raccontare dei dimenticati, degli sconfitti, degli arresi, dovunque me ne sarà data la possibilità. Questa, è l'unica politica che conosco, che riconosco.
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ALTRO CHE CHOOSY

C'è un agriturismo non lontano dalle mie parti, dove vado a mangiare quando posso. Ci lavora una ragazza molto bionda, molto bella, che non fossi stato sposato avrei cercato di conoscere meglio a dispetto dell'età che ci divide. Resto al mio posto, lei va e viene con le portate, che peraltro anche prepara: un paradiso! Certo, una battuta ogni tanto, da cinquantenne scoppiato, me la concedo: e lei ride, serafica come solo le donne possono ridere, poi scompare. Una volta, al colmo del patetismo, debbo avere buttato là qualcosa sullo sposarsi, perché non ti sposi, non sposarti mai, robaccia così. L'ho vista irrigidirsi, non era mai successo, chi era con me discretamente ha fatto in modo di cambiare argomento. Dopo ho saputo, non lo sospettavo, che è dell'Est, romena credo, anche se sta qui da una vita, il suo italiano è perfetto, insospettabile. È da vedere quanto lavora e come lavora questa ragazza. Che non ho mai sentito pretendere, che non ho mai colto rivendicare alcu…

IL FARO 19/2015

"E' mio figlio, non è un mostro, lasciatelo stare, andate da un'altra parte, andate dai veri delinquenti, non ha fatto niente di male, è un bravo ragazzo, è mio figlio" Il Faro. Tutto dentro (solo per chi si abbona).

COSI'

Quando senti l'aria riscaldarsi e dici, vedi che bella giornata che è venuta fuori e ti senti luminoso come da ragazzo, la stessa sensazione, che non può cambiare. Perché non è la giornata, è come torna in te, come sta in te, è come la custodisci da una vita ovvero quello che sei. E alla prima occasione quella giornata radiosa non entra: ma esce. E non c'era davvero bisogno di tremila anni di filosofia per saperlo, ti basta abbandonarti all'aria, al più profondo dei respiri. Io sono arrivato a sospettare che tutta la filosofia di questo mondo sia stata inutile e nefasta. Perché la filosofia, mettila come vuoi, alla fine partorisce la politica, e la politica divide gli uomini. E io ne ho pieni i coglioni di fratture, di artifici, invece della luce dell'aria che mi riporta il ragazzo antico, della felicità del sole che asciuga il dolore non ne ho mai abbastanza e la berrei per sempre, e, nell'improbabile caso che il paradiso esista, mi accontenterei fosse così.

FOTTUTO è il canto degli inutili

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"Il tuo libro è un'opera ultima che ha la dirompenza delle prime. Somiglia a una ricapitolazione, in realtà non concede nulla all'indulgenza dell'età matura. Non sei diventato un umorista, resti puntuto, eccessivo, assordante e insopportabile, sottratto e affamato. La tua premessa costituisce l'ossatura di tutta l'opera. Il tuo interesse sono gli inutili, le vite perse, quelle che si perderanno, come le nostre. Dietro di te non ci sarà nessuno, un pasoliniano figlio non nato che ne lascerà molti spirituali, e sono quelli che in realtà contano, perché non li hai scelti tu, ma loro sceglieranno te. Come padre, fratello, amico? Boh. E che importa. Non hai scelto di vivere sgangherato, e nessuno della gente come noi lo voleva. Lo vogliono i decadenti, i bohémien, insomma i fasulli che non solo irritano: non interessano, così come a me non interessa il compiacimento espressionista, anche quello una posa. Poi nella vi…

FARO 18/2015

E invece te lo dico, forte e chiaro. Sulla poco epica domenica di Milano, sulla coda di paglia di chi condanna ovvero assolve, su varia disumanità, su un disco che vale la pena conoscere, su tutto il Faro, puntuale ogni sabato. Il Faro, tutto dentro (ma solo per chi si abbona)

BB King, il Re del blues

ROMA NEGLI OCCHI D'UN MARCHESE

Il situazionismo, comme il faut la patafisica, eventualmente se ne fottono della coerenza bottegaia: ballatoia e bigotta, così Fulvio Abbate, il Marchese Fulvio Abbate, può definirsi non più di sinistra, questa sinistra, per eccesso e insieme latitanza di sinistra, frequentare vestigia aristocratiche da marxista impenitente, faccenda che da servi della gleba e merdajoli gli possono rimproverare, allorché scatterà la giusta morale: non mi rompete il cazzo. Fiottato con l'ostinato retrogusto saraceno di uno che ha litigato anche con i bennati palermitani e però, giusta l'intuizione di Carlo Verdone nel prefazio, ti rigira Roma (affare impegnativo, al limite del suicidio) come un romano forse non può fare: perché la scopre, la riscopre ogni volta, ciclicamente, preda d'incanti anche di squallore, della vita che nell'infamia non finisce d'agitarsi. Fulvio Abbate, sia detto una volta per tutte, è nostalgico di spietato, indifeso candore, e nella sua botticella, nel suo …

LA PIZZA E LA PARTITA

Sento vaneggiar di cose astruse, fantasiose, il reddito di cittadinanza che sarebbe essere pagati per non lavorare, con quali cespiti nessuno lo spiega, Grillo dice “con un grande sogno, proprio così, un grande sogno”, di patrimoniali, di stato sociale da dilatare, si direbbe fino ai confini dell'universo a questo punto, e di obbligatoria lotta al liberismo, pure questo un'Araba Fenice qui da noi, e nondimeno al capitalismo, autentica categoria dello spirito. Non lo so. Stasera c'è una partita importante e ricordo da ragazzino che gli anatemi al capitalismo, al riparo nel mio cortile, li schivavo ma se uscivo era per misurarmi con un capitalismo, chiamalo consumismo, che non faceva male a nessuno, non disturbava nessuno: la gente faceva la fila in pizzeria, in rosticceria e i bottegai si fregavano le mani sul grembiule, ce ne fossero tutte le sere di partite così, e si saliva in casa, la birretta o la Coca imperialista, a tifare, a disperarsi, e dopo magari siccome era anc…

Mia Martini, omaggio alla regina triste

RAMAYA

L'ultima volta sono tornato: non lo vedrò più. Apposta per farmi deludere, quando sei bambino tutto ti pare enorme perché dentro ci vivi poi la vita, scesa a stagioni sui capelli bianchi, grigi, ristabilisce le proporzioni, la realtà delle dimensioni. E così ho ritrovato in tutta la sua esattezza la definizione di Cesarino per il cortile: “un fazzoletto”. Un quadratino di cemento, quaranta anni dopo impermeabile all'entropia, perfino le stesse fioriere, il solito muro senza calce che separava dalla casa di là e dall'altra parte ci stava Fausto, il ragazzo del Leoncavallo ammazzato dai fascisti. Di qua nel fazzoletto cinque, otto, dodici bambini a crescere e non ricordo un minuto di noia, neanche un minuto di non amore. Io amavo Carla, perché il sentimento era definitivamente quello, ma tutti ci volevamo bene a rete. Troppo piccolo adesso, mi sento soffocare aggirandomi come una bestia in gabbia; Tony m'accompagna, profittavo di una libera uscita di tre minuti concessam…

FOTTUTO è quel che è successo a me

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"La scrittura di Massimo ha una dote che arriva dopo un po' di tempo che la si legge: ti tiene incollato a quel pezzo finché non ti trascina fino all'ultimo punto. E' un fenomeno particolare perché l'abitudine ai suoi pezzi consente di tagliare via tutte quelle altre scritture che non hanno la stessa efficacia, tutti quei brani, libri o articoli che oltre a non prendere l'attenzione del lettore, gli consentono anche di distrarsi.  O c'è o non c'è questa capacità e, se manca, non può arrivare quando si è già su uno scaffale.  Il suo modo di scrivere è agile, un modo di attraversare le parole che sembra così facile e naturale, in cui le parole possono  essere solo quelle che si leggono e dove non si avverte il minimo sforzo nel seguire la costruzione del pensiero e della frase. Si sta lì a vedere dove si arriva, perché si aprono nuove porte e nuovi pensieri ogni volta.  Si può essere d'accordo o meno …

LE ASSENZE

Fossi a Milano uscirei in Vespa. Un paio d'ore per viaggiare il sabato mattina tra echi di mercati e richiami di sole, quello che resta in ciò che non c'è più, le fitte dei luoghi e il loro conforto, girerei per le assenze dei negozi di dischi, per le vie del mio vecchio quartiere, passerei, fantasma mattutino, nell'eternità del mio liceo, giusto poi per perdermi senza navigatore, allo sbando seguendo le rotaie del tram, di striscio alla stazione, via lontano sempre più distante e indietro ritornare, boomerang di nostalgia, ancora al parco Lambro e di nuovo in città, dentro al sabato quando tutto è uguale eppure appena diverso, quando la fretta si tinge di pretesto, la vigilia di un enigma sparito, l'ostinata suggestione di un rituale, fino a tornare alle bancarelle che vengono messe via, dei mercati resta la polvere, l'odore di verdure miste a asfalto, i rimasugli delle cianfrusaglie e il sabato si conclude qui, tutto il resto del tempo è attesa dell'attesa, è…

INSOLVENTE AMERICANA

A seguito di sollecitazioni da anonimi, forse non del tutto disinteressati, ma anche per mio piacere personale, aggiorno e concludo la vicenda dell'agenzia americana in missione per conto di Apple (così almeno sosteneva). Ad una prima mail legale che sollecitava il pagamento di un debito riconosciuto, era seguito, manco a dirlo, il silenzio. Poi questa divertente estrema minaccia dall'ardito Peter Krause, a fine aprile, che sarebbe il fondatore e forse unico attore di questa agenzia "attiva in 26 paesi":
"Massimo,
This is a final deadline. Please send me your contract and invoice by Friday May 1. We will then process your payment.
Even though we have email proof that you refused to follow our editorial guidelines, we are willing to make this payment with a signed agreement.
If we do not have an agreement in place by May 1, then there is no agreement for services and we will discard any work sent to us.
If you decide to bring this matter to court, we will introduce th…

FOTTUTO è un trauma

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"Caro Max, sono sconvolto. Spaventato. Perso, senza terra, senza anima. Ho da poco terminato Fottuto. E' spaventoso, ho dovuto lasciar passare qualche giorno prima di scriverti tanto mi ha devastato. Un trauma. Mi ha fatto male fisicamente, è come se cuore, cervello e stomaco fossero finiti in un frullatore per essere rimestati alla cieca. Ho fatto la cazzata di leggere l'ultimo capitolo dopo mezzanotte, e quando mi sono ficcato a letto sono precipitato in un dormiveglia zeppo di incubi e fantasmi. E' la prima volta che un libro mi entra così nella carne, che dire? Che altro dire? Eri il mio Max che venne nella morta provincia a sballottarci con un reading grandioso, e sono stato così orgoglioso di quella serata che organizzai, e così felice della sala piena, fu un incanto. Ma da oggi qualcosa è cambiato. Sei vivo, sono vivo, siamo vivi. Tuo Sandro"

IL FARO 17/2015

... e ho detto tutto. Il Faro, per chi non si scandalizza. Il Faro, contro il pensiero gregario. Il Faro, ogni sabato tutto dentro solo per chi si abbona.

SENZ'ALI

E bisognava passar per tutto questo, buttare via una vita, farsi fraintendere, compatire, odiare, infine raccontarla sprecata per capirsi e scoprire d'essere ancora vivi. Bisognava radunare tutte le sconfitte, i fallimenti, gli incidenti e farne un libro e farsi male fino a non poterne più per provare la strana sensazione di non avere più niente da dire a nessuno. Inconsueta, insidiosa condizione. Nella conveniente distrazione degli addetti ai lavori, hai visto mai che il primo stronzo si permette il lusso di fare a meno del sistema e di lasciarli tutti sotto. Mi era capitato già, di finire lassù, ma mai con questa forza: qui si parla di me, e di un mondo, quello dell'informazione, che è simile a un manicomio di meschinità; e il mio viaggio per le corsie dello squallore non teme smentite. E allora meglio lasciar perdere, dimenticarsene, meglio che nessuno sospetti di potercela fare da solo. Senza case editrici, editor imbecilli da disfare nella loro opera di disfacimento, mark…

FOTTUTO è un prezzo troppo alto

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"Ciao Massimo, libro letto. E ora cosa ti dico? Che mi è piaciuto? Molti di noi tuoi lettori spesso ti diciamo cose tipo "come scrivi bene"... "mi dai nuovi spunti di riflessione"... "come sei profondo e intenso"... " che uomo coerente"... "in qualche modo mi hai cambiato la vita" eccetera. Ponendo l'accento su noi stessi: tu hai fatto qualcosa per noi. Ma a quale prezzo? Quella tua integrità ti ha praticamente disintegrato semplicemente perchè si scontrava con la fottuta realtà. Amo quel che sei perchè di quelli come te c'è un disperato bisogno. Io stesso in un'occasione ti ho parlato di problemi della mia vita e tu, con tutto quello che stavi attraversando, sei stato capace di darmi parole di conforto e infondermi coraggio. Col senno di poi, dopo aver letto "Fottuto", mi rendo conto di quanto egoista sia stato. E comunque mi sento un po' stupido perchè in qualche modo ho sempre pensato che…

FOTTUTO è stato un elettroschock

"Ciao, scusa se ti disturbo, abito a Torino, ho letto il tuo ultimo ebook (Fottuto) che mi tenuto incollato al kindle finchè non lo ho terminato. E' stato un elettroschock. Non conoscevo praticamente nulla di tutto quello che hai narrato (tranne parti della famigerata vicenda del Mucchio del quale ero lettore fino a quando divenne settimanale). Sarò sincero, i tuoi articoli sul Mucchio non li leggevo in quanto li trovavo troppo "crudi" ; ora a distanza di circa 10 anni mi rendo conto che mi sbagliavo completamente... Spero che in futuro la vita ti sia amica. Marco
ps: ho già acquistato l'ebook su House, poi seguiranno a ruota Zappa, I Rolling Stones poi vedremo..."
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"Caro Max, sto leggendo "Fottuto", tra i più spaventosi libri che abbia letto. Non l'ho finito, sono arrivato al punto in cui finisce la tua amicizia con Benvegnù. Ecco, poco prima c'era stata la delusione di Luca goldoni, e pensavo fosse stato uno dei colpi al cuore peggiore. Se non il peggiore. Ma un amico che ti abbandona senza dirti perché... è orribile. Lo so perché è capitato anche a me, più di una volta.  Senza spiegazioni, senza il vaffanculo che almeno ha il pregio di segnare una linea netta tra prima e dopo. C'è chi si strugge perché non trova l'amore. Io ho sempre sofferto l'assenza dell'amicizia. Leggevo dell'amicizia fraterna tra te e Benvegnù e vi invidiavo per questo. Scoprire così, inaspettatamente, della fine, quasi immotivata, forse perché sottoposta a uno stress troppo forte, non lo so..., anche se non vi ho mai conosciuto di persona, ma tramite la scrittura e la musica, fa …

FARO 16/2015

Il numero è quello della settimana passata, ma la copertina vale a maggior ragione oggi. Scoprite tutto nel Faro, dall'attualità alla musica, ai commenti, alla cronaca. Solo per chi si abbona. Domani il nuovo numero via email (perdonate lo slittamento di poche ore: è dovuto alla preparazione del nuovo ebook, appena pubblicato).