Mi
lamento io, ma leggo che a Torino per il fine settimana sono attesi 9
gradi di massima. Per il fine settimana, saremo addosso a giugno.
Nove gradi a giugno. Sono circa 9 mesi che piove, il primo che mi
viene a parlare di allarme siccità lo ammazzo con le mie mani: prima
lo affogo poi lo essicco. Siccome sono una carogna, mi piace mettere
alla berlina, nel mio piccolo, chi mi piglia per i fondelli, anche
meteorologici: va per la maggiore, grazie a sapiente autopromozione
mediatica, il sito che è forse il più inaffidabile di tutti, quello
di ilmeteo.it: ricordo a fine marzo le abbondanti precipitazioni, e
però i vaticini climatici di questi scienziati: “Aprile e maggio
torridi”. Aprile e maggio sono stati, in assoluta coerenza con
marzo, i più alluvionali e freddi degli ultimi 200 anni, roba da
postglaciazione. Adesso, gli stessi studiosi di questo sito, per il
tramite di meteorine dalla generosa dotazione, arrivano a ipotizzare
un giugno altrettanto piovasco, tanto per andare sul sicuro; però,
da agosto, l'anticiclone è garantito. Bravi, così si fa. Del
resto, già oggi “il Paese è diviso in due”, che non vuol dire
niente, non è vero, ma suona bene e consente di salvarsi sempre in
corner: sì, dalle Alpi a Capo Passero diluvierà pure, però su
Filicudi splende il sole.
Polemiche
meteoropatiche a parte, una non-primavera come questa è la clamorosa
sconfessione delle deliranti teorie cospirazionistiche degli
ambientalisti secondo i quali il sistema industriale, per non dire
capitalismo, sta distruggendo il pianeta, surriscandandolo. Se me lo
chiamate surriscaldato, siete voi ad avere il cervello che frigge.
Arriverà pure, qualche giorno torrido, sapete com'è, in estate
capita (lo garantisce perfino ilmeteo.it); ma sarà solo un apostrofo
giallo di sole tra le parole: piove, puttana governo. E poi, poche
palle: saranno 30 anni che non mi riesce di ricordarmi una primavera
come Dio comanda, altro che mezze stagioni, qui sono sparite le
stagioni anche intere. Ne sopravvive una, orgogliosamente: quella
delle piogge, che non passano mai. I fanatici ambientalisti si
trovassero un altro capro espiatorio e i rompicoglioni della
Coldiretti, che si ispirano all'esempio di Bertoldo, si togliessero
dai coglioni una buona volta: in tre giorni, vien giù acqua come non
si vedeva in tre anni, altro che allarme siccità. E siamo depressi,
disperati e ammuffiti dentro, dalle ossa all'anima. Ma quelli che
davvero odio di più, di un odio sterminatore, definitivo e senza
prigionieri, sono i maledetti contadini che stazionano in pianta
stabile dal medico pretendendo l'immortalità e l'immunità: nella
sala d'aspetto umida e fredda, poco illuminata, son lì come mummie
coi loro occhi acquosi e cattivi; si sente un tuono e poi lo scroscio
implacabile; qualcuno alza gli occhi al cielo, disperato: “Nooo,
piove ancora”. E i contadinacci, ottusi, bestiali, senza cuore: “Lo
deve fa', je fa vè a la cambagna”.




























PRIMAFALSA