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CANZONI SIRENE

Se c'è una cosa che ci salva la vita è andare incontro all'estate con la Vespa. Adesso è il tempo giusto, tra poco sarà tardi ed io comincerò a disperarmi piano perché le sere già vengono prima. Non sai che fare, è tardi per il mare, per immaginare una soluzione, così non resta che salire senza meta e partire infilandosi nell'universo per spiarlo meglio, come faceva Nanni Moretti. I viali che conosco a occhi chiusi. Il gran traffico del mare. Guardiamo su i balconi, cercando di rubare i segreti delle stanze. Quel vecchietto, sempre seduto sulla soglia, conta le stesse macchine. È solo, ecco come si finisce poi, io voglio morire prima di così. Quel posto ha chiuso, ma un altro nasce al suo posto. Un'altra vita, tutta diversa. Su e giù per strade automatiche, i soliti paesi, ma c'è quella luce, quell'aria che annuncia estate, quella luce del pomeriggio estenuato, non cede ancora alla tenebra, splende di pura gioia, rimbalza sui balconi, sui marciapiedi, contro l&…

QUANTO MANCHERA' L'ITALIETTA EPICA E IMPROBABILE AI MONDIALI 2018...

CHIUSO

Solo per oggi, il Faro è in chiaro: lo riproduco su Babysnakes, aperto a tutti anche se il post si chiama "Chiuso": senza coloranti né conservanti.
Non avevo mai sentito tanta violenza come dagli apostoli del “restiamo umani”. Non avevo mai sentito tanto livore come dai professionisti della solidarietà. Non avevo mai sentito insulti tanto volgari, tanto rozzi come dai sepensanti colti e raffinati. Non avevo mai sentito tanto conformismo come dagli anticonformisti. Non avevo mai sentito tanta rappresaglia come dai pluralisti. Non avevo mai sentito tanto razzismo come dagli antirazzisti. Non avevo mai sentito tanta falsità, ipocrisia, perfino meschinità come da quelli col cuore in mano. Non avevo mai sentito tanta irrazionalità come dai  nuovi illuministi. Non avevo mai sentito tanti moniti come da chi “darebbe la vita per difendere la tua opinione”. Non avevo mai sentito dare tante patenti di umanità come dai terroristi o i loro sodali. Non avevo mai sentito invocare tanto il cristianes…

CI VORREBBE UN AMICO

C'era una volta che avevo un amico. Siamo cresciuti insieme sui banchi di scuola, poi anche dopo e lui si metteva sempre in qualche pasticcio e poi chiamava me: “Devi aiutarmi, sei mio amico”. Io, le prime volte, lo aiutavo sempre, poi ho cominciato a scocciarmi un po': “Perché sempre a me? Non ce l'hai altri amici?”. “No, tu sei il mio migliore amico e spetta a te aiutarmi”. E io lo aiutavo. Siamo cresciuti, ci siamo separati fisicamente, abbiamo preso strade diverse, ma sempre in contatto e ogni tanto ci si ritrovava e comunque, prima o dopo, ecco l'inesorabile pretesa: “Devi aiutarmi, sei mio amico”. Siamo arrivati all'età della ragione, l'abbiamo oltrepassata, ma il mio amico, invece di ragionare, dava sempre più i numeri, infilava una cazzata via l'altra e ogni volta: “Giuro che è l'ultima, ho imparato la lezione, ma adesso, come vedi, tengo famiglia e tu devi aiutarmi, sei mio amico”. Io un giorno, dopo una vita che andava avanti questa solfa, mi …

QUANDO PERDI UN AMICO

Quando perdi un amico non è mai una festa. Ci hai fatto lunga strada, l'hai più volte ripreso, sei andato a raggiungerlo negli abissi più lugubri, nel traffico che non lo vede, nel suo mondo che lo rigetta. Ma la vita ci cambia, in meglio quasi mai: la cosa peggiore che ti può accadere, è di avere fortuna. Allora impari a sprecarla, e, siccome ti va bene, ti convinci che è un tuo diritto, che la farai sempre franca. Diventi uno che non sai, che non so, non ti conosco più. Io non ti seguo più in quei vizi tuoi, in quelle abitudini così assurde, evitabili. Così non da te. E alla fine, l'unica cosa da fare è reciderti, come un ramo, un braccio. Un tratto di vita. Ma poi esce fuori una canzoncina, di quelle che ascoltavamo in gita, a scuola con le cuffiette, a casa di uno e dell'altro, su uno stereo decrepito, su un'autoradio, salta fuori la tua espressione, il tuo balcone, quella luce, quella voglia di futuro e di scemenze, e le feste alcooliche e le confidenze, perdersi …

TERMINAL

C'è un tramonto romano che m'incanta e mi schiaccia, eterno e sporco, fatale e fatalista, non me lo ricordavo così. Sto incapsulato in un pullman che mi riporta a casa, al mio mare, la maglia dei Rolling Stones gloriosamente conquistata dalla mia amica Ollie è madida di un'umidità monsonica, sono stanco. Guardo fuori la vita e sento che non smette di giocare con me. Ho passato la giornata con Daniela, la mia piccola amica vegana di fatto ma non più di nome, l'hanno crocifissa per una fetta di torta, 'sti dementi; l'ho conosciuta a Sanremo (dopo esserci probabilmente sfanculati a suo tempo via Facebook) e adesso andiamo tramando comuni imprese – maggiori dettagli seguiranno. Essendo la mia piccola amica, come detto, vegana, giustamente mi porta al ristorante vegano del suo amico ed io la seguo docile ma non convinto: beh, ammetterò d'aver mangiato benissimo antipasti che non so cosa fossero ma tutti molto saporiti e poi un'amatriciana vegana che sarà pur…

FONDAZIONE PICCOLOMINI, L'OCCUPAZIONE...