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UN PICCOLO GRAZIE

“Formula intrigante”, “contenuti sempre più affilati”, "ancora più il mio giornale", “articoli liberatori”. Il nuovo Faro quotidiano, un (lungo) pezzo al giorno via blog, sembra piacere e questo non può che farmi... piacere. Uno a lungo andare sente il bisogno di cambiare e ho scelto la strada (ancor) più impegnativa: essere sempre più presente, ogni giorno, anche su più fronti: i pezzi, non di rado, considerano più aspetti della cronaca, giostrano su molteplici risvolti d'attualità. E così si va avanti, cercando di essere più sinceri e trasparenti che mai. Sapendo che ogni svolta è un rischio, che non è mai sicuro cosa succederà. Se me lo consentite, un piccolo orgoglio in punta di penna: senza spalle coperte, senza sicurezza né garanzie di sorta, a 53 anni non ho mai cercato la vita comoda, professionalmente, e ancora decido di dire tutto, fino in fondo, a costo di non piacere. Alternative non ne ho, ma così sono fatto. Ce n'è già abbastanza di gente che, all'e…

PERCORRENDO VITE

Teatro di Capodarco Domenica 18 febbraio 2018 Ore 21,00

CHI RICORDA

Un lettore mi scrive, vuole abbonarsi al Faro. Scambiando, viene fuori che abita a pochi metri da dove sono cresciuto. Ancora un messaggio, e realizzo che ci siamo conosciuti: una notte lontana, a Rende in Calabria, un reading lunghissimo, uno dei primi, con Paolo Benvegnù. Viaggiamo per 12 ore in auto, poi tre ore e mezza di letture e canzoni. C'era tutto il B-Side pieno, una cosa fantastica, ed erano tutti entusiasti. “Io sono una delle tante mani che hai stretto alla fine di quella bellissima serata”. Quelle mani le ho tutte dentro me, non posso dimenticare niente di quella notte. Mio padre era morto da un mese, avevo tanti guai cui far fronte, e un'altra amica in difficoltà mi si era appena affidata. Pare una vita fa, ma sono solo dieci anni. Solo dieci. Sì, io ricordo tutte quelle mani e tutti quegli occhi, e ricordo le voci, e il prima e il dopo, e andare via con la sensazione di avere vissuto qualcosa di bello. E deve essere stato bello, se a distanza di dieci anni anco…

I RAZZISTI VIRTUOSI

Fastidio. Non più orrore o sdegno. Fastidio. Il solito imbecille di sinistra a ripetere in loop che lui esiste “per non far vincere le destre” e giù una smorfia, di rigurgito, di fiele. Di orrore. Da individuo che non vota, e che non ha mai votato a destra, da non elettore al quale questa destra statalista e rozza non piace in alcun modo, provo un fastidio indicibile. Tutto si può dire, e molto personalmente ho scritto, sui soggetti candidati di destra, ma il punto è che la smorfia di schifo non è personalizzata, è ideologica, è a prescindere. “Le destre”, plurale, per dire raccolta indifferenziata di spazzatura, robe dissotterrate dai cani, tare mentali da irridere, bersagli che è lecito, è doveroso stravolgere in qualunque modo. Quel delegittimare perfino l'umanità ultima degli antagonisti, di sapore, oh, così nazista. Quell'eterno sentirsi superiori etnicamente, a dispetto dell'ignoranza conclamata di chi è cresciuto a senso unico, a una dimensione, irregimentato (hai v…

IN QUIETE

Il benessere vuol dire che per il momento non debbo fare niente. Non devo preoccuparmi di niente. Mi preparo a dormire. Non ho nessun dolore, niente filtra la mia tranquillità mentre illuminato dalla luce calda della stufa attacco per l'ennesima volta un romanzo di Maigret. Come entrare in una casa confortevole, che conosco già. Tutto è consueto, tutto è annunciato e innocente. Tutto è soffice. Il mondo è solo un assolo di Chet Baker. Domani sarà un'altra giornata noiosa come oggi, senza sorprese, con la solita oscurità invernale. Scorrerà lenta come un fiume esangue, annunciata dal primo caffè. Forse sarò triste come oggi. Adesso, il silenzio mi culla con discrezione mentre il torpore comincia a posarsi sulle palpebre.

CHEAP WINE - DREAMS

C'è un gruppo che da una ventina d'anni suona chiuso in una cantina, nel suo furgone, nel tempo di mai. Condannato ad una autoproduzione irreversibile, ad una autonomia da cantina esistenziale che è croce e delizia, gli ha impedito le grandi ribalte e gli ha guadagnato una fama di coerenza e indipendenza da un agguerrito drappello di sostenitori dalle Alpi a Capo Passero. Lo stesso che ha consentito l'ultimo sogno. I Cheap Wine sono marchigiani, pesaresi, il loro immaginario resta l'America delle grandi arterie dove ti annulli in mezzo al nulla, lunghe epiche traversate alla ricerca del te stesso che non sei, perché ti fermerai già diverso da come eri partito; ma quell'immaginario si declina poi nel sole e nelle brume adriatiche, tra il mare e la Statale negli orizzonti soffocanti e profondi di chi soffre qua. Dreams, ultimo nato grazie al crowdfounding, chiude la trilogia della disperazione, passata dallo sgomento (Based On Lies) alla rinuncia (Beggars Town), fino…

BERLUSCONI DIVENTA SALVATORE DELLA PATRIA GRAZIE AL NULLA CHE LO CIRCONDA