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Visualizzazione dei post da Marzo, 2016

SCANZI, IL TYLER DE NOANTRI

Giuro che non lo leggo mai, perché il livello l'ho superato già in prima media. Ma ogni tanto t'imbatti tuo malgrado nel peggio, proditoriamente, e strabuzzi gli occhi: Scanzi che prende in giro il parigrado (e già pari scuderia, VisVerbi) Cruciani per la faccenda del salame? Scanzi che dà lezioni di coraggio a qualcuno? Che lo irride per essersi riparato dietro a un vetro, “lo dileggia di codardia”, scriverebbe un ex direttore in odore di crusca? Dai, non è possibile, c'è un limite anche alla faccia come il culo: no, non c'è. È proprio quello che è successo. Già è surreale che il Cruciani degli scherzi telefonici sia andato a provocare una setta, quella dei vegani, che ha reagito da setta, cioè infuriandosi; ma che poi quell'altro, evidentemente, chiaramente disturbato per il clamore mediatico del concorrente, entri nella faccenda col dito alzato, con tanto di citazioni pugilistiche, è oltre la cialtronaggine. Perché bisogna anzitutto sapere che uno dei modelli de…

MISTERI DOLOROSI 2016

Nuova edizione 2016. L'audizione-farsa di don Mennini, le menzogne del Memoriale Morucci, i misteri che persistono, la progressiva discesa nell'oblio dell'affaire Moro, la nuova Commissione d'Inchiesta, le ultime novità mediatiche...
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QUEL CHE FA PAURA

Quelli che dicono di non avere paura sono imbecilli oppure mentono. Quelli che dicono che non bisogna avere paura sono esaltati e mentono a loro stessi. La paura ce l'abbiamo e dobbiamo averla, non solo per le mostruosità quotidiane ma anzitutto perché l'Europa non sembra avere alcuna forza per contrastarle. Tra rassegnazione e “umana pietà” per gli stragisti da quelli come Vauro, i massacri di ogni nostra libertà sono conclamati e forse irreversibili. “Non bisogna avere paura”, ma poi le città teatro degli eccidi si riducono a deserti urbani, neanche più quelli dei girotondi canzonettari. Non bisogna avere paura, ma monta il sospetto, fatto di paura, per la botteguccia araba o il vicino di casa barbuto, paure anche irrazionali ma come fai a non provarle? C'è chi si ostina a sfidarla, la paura, e gira come una trottola e se intervistato all'aeroporto fa la faccia tronfia, ma dire “tanto se deve succedere succede” non è una risposta alla paura ma al fatalismo. E i nostr…

COME FUNZIONA

Si vede che ho toccato un nervo scoperto per molti con la mia critica allo pseudogiornalista Cruciani, il provocatore specializzato in scherzi telefonici: più d'uno si è chiesto, o mi ha chiesto, come possa uno del genere fare il programma che fa alla radio di Confindustria. La risposta provata non ce l'ho ma posso immaginarla. Partendo dal fatto che chiunque stia dove sta ci sta perché qualcuno ce lo ha messo, faccio notare a chi non è del mestiere che in Radio24 uno di quelli che comandano si chiama Sebastiano Barisoni, è un giornalista che si stava lanciando nel movimento “Fare per Fermare il Declino” – aveva anche presentato la prima ed unica kermesse – prima di uscirne in polemica con le balle emerse da Oscar Giannino, che di “Fare” era stato il demiurgo (e che si dice “pronto alla barricate” per difendere il Cruciani, evidentemente considerato insostituibile nella stessa radio che accoglie anche lui). Ora, si dà il caso che Barisoni sia anche l'ispiratore, in pratica…

QUANDO CAMBIA L'ORA

L'ora cambiava ed io pensavo: è fatta. Quand'ero ragazzo funzionava così. Invece mi separavano dalla felicità altri due mesi di eternità scolastica, i più duri, con molte chiazze di freddo e l'estate non arrivava mai specie a fine maggio quando la città mi entrava dalla finestra con il suo carico di suggestioni nuove ma io non potevo coglierle. Mi riducevo allo stremo. Le vacanze arrivavano e annottava alle dieci e presto saremmo salpati per il mare, una mattina all'alba, in un misto di eccitazione e nostalgia per gli amici del quartiere, per il quartiere stesso da abbandonare. All'epoca, perché mi pare proprio un'epoca, non eravamo “interconnessi” e i rapporti s'interrompevano come in guerra. Tutti sparpagliati tra spiagge, laghi, alture e quando tornavano dal fronte le giornate s'erano già tagliate, quel limbo settembrino era breve e struggente. In un attimo, Natale. Così ho perduto tutte le mie ore cambiate. Adesso aspetto questo riscatto della luce c…

Caro concerti: la musica è per tutti, il palco no

IL SALAME

Il cosiddetto provocatore Cruciani aggredito da un gruppo di animalisti: sono quasi tentato, per la prima ed unica volta in vita mia, di schierarmi in favore di una setta. Perché è vero che le sette sono intolleranti per definizione, che tagliano la complessità del reale con l'accetta, ma qui c'è qualcosa di peggio che stuzzicarli, qui c'è l'autopromozione sulla pelle di chiunque, animali vivi, carcasse, fanatici, tutto fa brodo per promuovere il mediocre spettacolo di sé. Quali provocazioni? Una provocazione deve servire a qualcosa, a fare riflettere, affittare il culo per duecentomila euro o portare una pecora in trasmissione per annunciarne il macello sono solo trovate da guitto, da sfigato che ha fatto Bingo con la volgarità da casino (senza accento). Ormai devi provocare per fare riflettere, cioè per essere qualcuno: e allora, via con lo show delle fotografie ai malati terminali per vendere magliettine, dei manichini impiccati ai giardini pubblici (che suscitano l…

ROTTO

Quando ti prende la voglia di non vivere, come un'ombra, come un'onda, voglia di non risorgere, andare via e sparire, e non t'importa di curarti, di saperti, di star bene, di stare in qualsiasi modo, non hai voglia di essere, hai voglia di non essere e non t'importa niente di spiegare, di capire, non ne hai più voglia, non te ne frega niente, neanche della voglia di esistere che eri, vuoi solo tuffarti nell'onda di niente e non tornare più e non preoccuparti di chi resta, di chi non piangerà, nemmeno dei tuoi gatti, ed è l'unico gesto davvero degno che avrai fatto in una vita di miraggi, di giorni che ti hanno stancato, che non hai voluto e non t'importa di salutarli, di nobilitarli, di trovare alibi, non hai più voglia, più speranza e non sarai né il primo, né l'ultimo, né l'unico, solo uno che va via, che si è rotto, che non ha più parole e non ne cerca e non cerca rimpianto, uno infine libero di non essere e nient'altro che questo, più niente…

METTETE DEI FIORI NEI VOSTRI GESSETTI

Dalle cronache seguenti alle stragi di Bruxelles si ricavano conferme, che però fanno distruzione anche di tutti i luoghi comuni del buonpensiero di sinistra. Il primo, la inveterata convinzione che la repressione poliziesca serva a niente; adesso si scopre, anzi si ha conferma che fu un errore lasciare o mandare liberi dopo pochi anni gli elementi partiti dalla criminalità più o meno comune, “persone già note alle forze dell'ordine”, ladri, rapinatori e violenti chissà come giudicati inoffensivi e con tutto l'agio di riciclarsi in stragisti una volta radicalizzati, come si dice. La repressione serve, serve a reprimere focolai di criminalità, farne senza, affidarsi ai girotondi e alle cantilene significa consegnare una città, un paese o un continente a un destino politicamente corretto ma mortale. La polizia, siamo al secondo luogo comune, non deve invadere, le etnie immigrate vanno rispettate, va lasciato loro il modo e il tempo di inserirsi, se lo vogliono, altrimenti di odi…

CRONACHE DA SALVINI

No, Salvini non c'entra. E non regge l'equazione lui come i terroristi, anzi lui peggio dei terroristi. Non c'entra neanche il razzismo, a meno di riferirsi ai fanatici che vogliono cancellare dalla faccia della terra chi non è disposto a sottomettersi al loro fanatismo (e neanche gli basta). No, Salvini non c'entra. Però c'entra. Perché ci vuole entrare, perché non rinuncia a farsi centocinquanta trasmissioni, seimila selfie, duecentomila tweet, per dir sempre la stessa cosa: adesso basta, è ora di fare sul serio, fuori tutti dalle balle, cip cip. E allora si può capire anche chi le balle se le rompe di fronte a uno che con tutta evidenza fa dell'opportunismo, il che in politica non è affatto una novità (quelle lacrime della ragazza Mogherini!), senonché è il troppo che stroppia. Oramai Salvini anche se non apre bocca, ma non c'è pericolo, si sa già cosa vuol dire o postare o cinguettare: roba non epocale, ovvero parla preferibilmente di sé, e ritrovarselo…

IL FARO NN. 10 - 11 - 12

Il Faro. Ogni fine settimana senza paura di avere opinioni. Tutto quello che su Babysnakes non ci va, i commenti agli articoli più interessanti, le recensioni, le anticipazioni. Solo per chi si abbona. In allegato di posta elettronica, formato .pdf. Ma funziona bene anche su ereader, smartphone, dovunque ci sia uno schermo. Il Faro, tutto dentro.

QUELLE FRASI PERICOLOSE

La storia la fa la geografia, diceva Guareschi. Di sicuro non la fanno le masse, con buona pace dell'agiografia comunista, ed è dubbio che la facciano i condottieri, con buona pace di quella fascista. Forse la storia la fanno le frasi: il dado è tratto, hic Rhodus hic salta, la guerra è una faccenda troppo seria per lasciarla fare ai generali, giusto o sbagliato è il mio Paese, in guerra non devi essere simpatico ma riuscire ad avere ragione, e questo è Churchill, e ci si può sbizzarrire. A volte le frasi sono l'avvisaglia di una tragedia ma nessuno se ne avvede, perché sembrano innocenti. Per riassumere il dramma planetario che stiamo vivendo, quello del terrorismo islamista, ne sceglierei quattro, non una di più. La prima è “Questi dell'Isis sono meno di una squadra di basket”, e la pronunciò Obama la prima volta che fu informato del ricoagularsi dei fondamentalisti in viaggio dall'Iraq alla Siria. Il guaio è che Obama ha continuato un po' troppo a lungo con la s…

COME ALLE GIOSTRE

Avanti il prossimo, sotto a chi tocca. Ci ha turbato l'ennesima strage, questa a Bruxelles? Non direi, ci ha agitato, che è diverso. Ha stimolato la nostra apatica creatività, per l'occasione col fumetto Tintin che piange: fare il disegnino pacifista del Pentagone era obiettivamente complicato, mica è la Torre Eiffel. Eccitati sì, turbati direi di no. Qualche cantante cinguetta su Twitter la lista dei brani del prossimo disco, altri si rammaricano che nelle stragi non abbia trovato posto Salvini. Il portavoce papale, padre Federico Lombardi, invita a non scomporsi e si capisce, per quaranta o cinquanta morti, che sarà mai. Lo show della vita deve continuare, almeno fin che può. La verità è che siamo peggio che assuefatti, siamo rassegnati. In attesa come davanti al plotone d'esecuzione. Non scamperemo e lo sappiamo. Per cui non ci resta che lo sciacallaggio o l'idiozia. Turbati no, neanche impauriti, giusto un po' inquieti perché non sappiamo il quando ma il se l&#…

CARI PONZIO PILATO, BUONA PASQUA

Si fa sempre presto a dimenticare e noi del resto abbiamo cose più importanti di cui occuparci. Il gender e le sue appassionanti alchimie, per dire. Ma altri non dimenticano, altri aspettano. E così siamo serviti. Bruxelles a ferro e fuoco vuol dire la Nemesi per l'Europa burocratica e politica che non esiste e non ha mai saputo né voluto difendere i suoi europei. Vuol dire che questi colpiscono quando vogliono e possono contare sulle complicità di larghi strati di occidentali imbelli oppure frustrati oppure ideologicamente accecati. Vuol dire che chi aveva capito, e aspettava, aveva ragione, ma si era in pochi. Vuol dire anche che è inutile adesso stare qui a ricordare, a recriminare, sono inutili gli “io l'avevo detto”. Sì, c'era chi capiva, chi sapeva, con ragionevole certezza, e non si capacitava di tanta viltà anche morale (trovammo perfino gente contenta dei massacri per consolarsi della propria condizione personale o affettiva). Ma di illusioni non è più il caso di …

FANTASMI

Noi siamo quelli che non sono Siamo i cani zoppi nella pioggia Dei troppi sorrisi arrugginiti Siamo i passi soli nella notte Che evaporano in suoni d'ovatta Siamo quelli che non sono mai nati I segreti più squallidi e traditi Gli orgasmi interrotti della vita Siamo i fantasmi, spugne di dolore Scemo sul divano, rotto in terra I fiori appassiti al cimitero Ignorati dai visitatori Gli eroismi ignoti, compatiti Dai profeti dei sani egoismi Siamo i casi clinici, reclusi In noi stessi, implosi nel disuso I dannati vorrei ma non posso Che stanno antipatici agli dei Siamo quelli che adesso han sempre torto I folli riscoperti dopo morti Noi siamo ciò che non siamo stati Figli d'uno sbaglio, foglie al vento Ogni tanto voliamo, ma per finta Film immaginati solamente Il colmo della sfiga che diverte La gente che si sente migliore Se ci fruga nelle piaghe aperte Siamo malinconia senza colore Vestiti male nei giorni di festa Il disperato esserci a ogni costo Per poi pentirci, ritornar nel cesto Degli addii fatto appost…

I COMPLICI

Uno iscritto all'Ordine dei Giornalisti, ma più esperto in candid camera telefonici, Giuseppe Cruciani, ha proclamato che aspetta chi gli dia duecentomila euro contro il suo buco del culo; “perché tutto ha un prezzo”, chiarisce. Nessuna sorpresa se l'Ordine non è intervenuto, senonché si potrebbe configurare l'apologia di reato, per un mestiere che si picca di non avere tariffe, di inseguire la verità e l'indipendenza: Carte in mano, e in questa professione sono fin troppe, un giornalista non potrebbe accettare neanche un pacchetto di biscotti. La realtà la conosciamo tutti – c'è una parigrado che, senza essere iscritta ad alcun ordine, passa per giornalista in tivù e su fogli nazionali. Ma il caso del signore che affitta il suo sfintere è illuminante: colleghi di gossip e politici fanno la fila per andare nella sua trasmissione dove volgarità si mescolano ad allusioni, cialtronate a messaggi; come accade sul sito spionistico Dagospia, che è un'altra delle col…

MARZO 21

Sei vampa di luce da un fornaio Miraggio di Napoli e mai più Voce di mare che non so capire Lo stordirmi del tempo così Sei l'ancora qui, vieni a folate Foglia chiami, ipnotizzi il passo Onde di profumo quasi blu Da un chiostro di carta, gioventù Dischi consumati dentro me Profezia gentile che si adempie Sei leggero battito alle tempie Stesa sulla pelle questa gioia Di tatuaggio a tempo e sbiadirà Sei l'inganno e mi sorridi già Un'altra chiamata elettorale Tradirò però mi fa piacere Come fa l'aperitivo al bar Quando è fuori, nel gas dell'andare Sei polvere sali dal cemento Sei l'innaffiatoio di un momento Sulle calde strade; la città Si veste da sera e ti sorride

C'E'

Notte piena e nel mio letto non respiro. Il silenzio mi soffoca, l'oscurità mi soffoca. Sono appena tornato da un incubo e nel limbo tra sogno e realtà mi agito, vorrei mia moglie sentisse ma non si muove, dorme profondamente. Non c'era morte, non c'era violenza nell'incubo ma mi ha sconvolto. Sono in una casa che nessuno abita, un appartamento moderno, pieno di ombre. Ho l'età che ho adesso, sono corpulento come il commissario Maigret e come lui porto un cappello e la pipa tra i denti. Mi aggiro tra le stanze e sento qualcuno, percepisco una attenzione, occhi invisibili mi puntano. C'è un corridoio a “L”, arrivo in fondo, al ripostiglio, proseguo per il bagno, senza finestra, do uno sguardo alle due camere, in una mi prende una vertigine; mi affaccio fuori, ma per la via non trovo nessuno. Eppure cresce l'istinto della preda in me. Torno indietro, c'è una sala col balcone su un cortile interno, arrivo di nuovo alla porta d'ingresso, imbocco una cu…

TUTTI GLI SFORZI DEL MONDO

Incontro un parente che non vedo da tanto: “Oggi c'è il sole, sono uscito”. Aspetta l'una, poi passa a prendere il nipote da scuola e vanno a mangiare dalla figlia “Perché oggi è la festa del papà, però a me non è che mi vada tanto, ma ha insistito”. A parte questo, come se la passa? Si arrangia, mi dice, traffica in casa, mette qualcosa a scaldare “e poi c'è sempre qualcosa da fare, un elettrodomestico che si rompe, una commissione, una spesa al supermercato”. Il giorno bene o male scorre, la sera non passa mai: le quattro ore dalle sette alle undici, dalla cena al dormire. “Quelle sono tremende, la televisione non mi piace, ascolto un po' di musica con le mie cassettine, ma la malinconia è feroce, non mi dà pace”. Ora non vede l'ora che sia estate, “così almeno mi faccio una girata, mi stanco e vado a dormire. Sempre se ci arrivo”. Se ci arrivo, ripete di continuo: alla prossima estate, alla prossima tac, al prossimo favore. Si è posto un limite: “La patente di m…

HO VISTO, HO RACCONTATO

Ho visto uccidere e morire, ho visto corpi segati e teste dimenticate, la pazzia e l'agonia, lo squallore e l'abiezione. Ho visto la fine di ogni cosa e il princìpio della fine, l'inaridirsi del tempo, il morire della fede.  So l'odore del pericolo, che resta sulla pelle. So quello di rimorso, che si tatua nell'anima. Conosco le lacrime di vetro e quelle di carta, i vicoli infami, le spiagge deserte, ricordo l'abbandono nella solitudine, l'attesa dell'attesa, la disperazione della speranza, la rassegnazione che chiamano pace. E la violenza, e la mancanza, e l'assenza perfino di sé. Non posso più sbagliarmi sulla crudeltà umana, non proverò a convincerti se non ci sei passato. Tutto questo ho avuto intorno, tutto ha inzuppato i miei giorni, lo custodisco in me, si spegnerà con me. Ho raccontato e fa ancora più male. Eppure non so liberarmi ancora del vizio di cercare la prima fogliolina della primavera, eppure spio i rami e mi sento rivivere contando…

BUONA GIORNATA

In un supermercato sul mare, vicino al famoso quartiere infame. Qui vengono i trans più sconvolti, le puttane vecchie con gli artigli di dieci colori, aggressive, malate, sfondate, qui gli stranieri più feroci e i capibastone in disarmo ma sempre pericolosi, gli sbandati con voglia di sangue, i tossici, gli impestati. Qui insomma sarebbe la poesia della strada, che poesia non è mai. Lo squallore si aggira tra i reparti, quello del pane è misteriosamente chiuso, un'oasi di abbandono nell'isola delle cose, comunque c'è poca gente anche se il viavai è incessante: alla cassa una vecchia ha preso solo pacchi di caramelle alla liquirizia, un altro vecchio fatica a infilare le poche robe nella borsa: la cassiera lo aiuta, è giovane, gentile, rassegnata, anche lei ha le unghie dipinte, inutilmente dipinte, almeno qua dentro, in questa gabbia di estrema disperazione dove il sole è sempre ghiaccio, le sere sono più lunghe e le tenebre fanno paura. È sola, se qualcuno dà di matto non…

ANCORA DI PIU'

Dice il papa: più accoglienza. Dice la Boldrina, a meno che non parli per bocca di Lercio: più migrantes. Nessuno però dice quanti sono già, le stime vanno a spanne, gli irregolari, a vario titolo, nessuno li precisa. Esageriamo a parlare di svariate centinaia di migliaia, forse milioni? A vederli fuori da ogni supermercato, in giro, ai semafori, distribuiti per etnia, ai milioni ci si arriva. Ma nessuno li conta, forse perché è meglio così, forse perché nessuno sa come fare e allora si va a spanne, in barba alle leggi della statistica e a quelle della fisica. Ce ne vogliono di più? Ammettiamolo pure: ma per far che? Dove, come sostentarli? Questa è gente che, necessariamente, vive di espedienti se non peggio: può un Paese assorbire un flusso perenne di gente disperata disposta a tutto? Qui non si discute di quote, di muri, di fili spinati, si fanno solo domande razionali: come? Quanto? Con quali forze? Sappiamo che quello dell'accoglienza è anzitutto un business, come diceva il B…

TUTTO HA UN PREZZO

Del gossip non si butta via niente e dobbiamo prepararci a quanto pare a visionare il filmato delle torture alla vittima del Collatino, la cui agonia è stata evidentemente ripresa a futura memoria: storditi sì, ma non scemi i due mostri di buona famiglia. Siccome l'informazione è ridotta a una cosa oscena, visti anche i suoi intellettuali di riferimento da Rocco Siffredi a Valentina Nappi, non c'è dubbio che si scanneranno sullo scannatoio per assicurarsi lo snuff movie e trasmetterne brani salienti, vedrei in pole position Dagospia: ecco perché dico dobbiamo prepararci, perché chiunque viva non può sottrarsi ai media e quindi non scamperà al macello. Del gossip si conserva tutto e tutto si mette sul mercato, anche gli incidenti di percorso: la fidanzata proprio della vittima del Collatino ha già cominciato a posare con la scusa di “chiedere la verità” sul suo Luca, quando la verità è sotto gli occhi di tutti e cioè che lei stava con un marchettaro finito a farsi ammazzare mal…

COME SI CAMBIA

Interessante, come cambiano le battaglie civili. Femen che, pur di sostenere la "compagna Meloni", sono disposte ad ingoiarsi un Salvini tutto intero. Fanciulle che transitano come niente da Rosa Parks a Valentina Nappi. Le mie compagne femministe teorizzavano il diritto-dovere dell'aborto, anche per allegria, anche con la pompa di bicicletta come usava fare la Bonino; le femministe due o tre punto zero invece propugnano il dovere-diritto di procreare, almeno per poter governare, il che suona terribilmente discriminatorio nei confronti della povera Bedori, degradata a casalinga sfiorita, a mamma d'antan (che lasciò il lavoro per occuparsi della prole). Altro che la cialtronata di buttare nello stesso calderone “sessista” due casi che sono l'uno la negazione dell'altro. Ma pigliamo pure per buono il discorso del “posso fare tutto se voglio fare tutto” (se poi faccio male, sarà colpa del mondo, del sessismo, del maschilismo, della natura, del Padreterno). Bene,…

LA MAMMA

Che l'opportunismo morale sia pane per i politici è normale, che lo spezzino cittadini estranei alla politica magari non sorprende ma colpisce un po'. Sulla piccola Meloni, presto mamma, trovo, dico in genere, nessuna allusione diretta, trovo paladini/e che fino a ieri la irridevano e proprio per la gravidanza, vale a dire auspicavano l'aborto per non sfornare un altro piccolo balilla, eccetera. Adesso nessuno tocchi la Giorgia, che cova un miracolo “e quindi può fare il sindaco”. Meglio una piccola Balilla oggi che un Bertolaso sfasciatutto domani. Questo è per l'appunto l'opportunismo morale, il quale continua a giocare sull'equivoco, a scambiare la gestazione, incompatibile con un impegno tanto gravoso, con una maternità da tempo acquisita: certo, a rimettersi in forma è un attimo, però insisto: bisogna vedere a quale prezzo, portarsi il neonato in Campidoglio è puerile, scaricarlo a legioni di bambinaie un po' troppo comodo, e la natura, mi spiace, non …

C'E' UN TEMPO PER SINDACARE

Diverso tempo fa, forse qualche mese, forse l'anno scorso, sento parlare Bertolaso in televisione, intervistato da Nicola Porro, e sbotto con mia moglie: questo è un finto intelligente, non vale niente; dice solo banalità condite da sciocchezze, insomma è un ottuso con un alto concetto di sé. Sto traducendo, in casa con tua moglie ti spieghi in modo un po' più immediato, ma il senso era questo e, quando ho sentito l'uscita sulla Meloni, tutto ho pensato tranne che fosse una sorpresa. La frase in sé non è niente di che, ma è perfetta per venire strumentalizzata e perdere barche di voti. Al netto della coglionaggine di Bertolaso, uno che appena apre bocca distrugge peggio di un terremoto, il punto però è un altro e la retorica femminista con tanto di filosofe da tigì naturalmente non lo coglie. Siamo d'accordo, d'accordissimo che una con figli può essere ministro, deputato, sindaco e quant'altro; non mette conto neppure di precisarlo. Ma una incinta può fare il …

NIENTE DI NUOVO SOTTO AL BUIO

I luridi sono luridi. E cercano di vendere le loro lordure. Sempre, inesorabilmente. Fin dal carcere, da dove sperano di uscire presto grazie a cavilli e preti degni del loro “recupero” (si veda il ravvedimento operoso di Corona). Ma i luridi raramente inventano qualcosa, di solito non fanno che rimestare nel solito pentolone torbido. Lo sapeva bene Georges Simenon, da cui romanzo “Il mio amico Maigret” colgo questi illuminanti estratti. Fu scritto nel 1949. Volete che vi dica cosa succederà? (…) L'istruttoria sarà lunga. Il giudice vi interrogherà pazientemente, si informerà sui vostri precedenti, e i giornali parleranno molto di voi. Verrà messo in risalto che siete entrambi di buona famiglia (…) Tu parlerai. Perché hai la faccia da spione, perché sarai agli occhi di tutti un individuo ripugnante, perchè vorrai cavarti d'impiccio, perché sei un vigliacco e perché ti convincerai che solo parlando potrai salvare la pelle (…) Del resto, ha poca importanza. Ritratterà. Confesserà…

UN VENTO PER SEMPRE

Anche a voi capita d'incontrare il dolore quando non l'aspettate e vile vi pugnala? Sentite anche voi quella crepa d'ingiustizia irreparabile che vi uccide mentre la vedete ridere con occhi di bimbo? E il dolore dappertutto s'acquatta, negli occhi di bimbo, sui rami gemmati, nell'onde del mare, nei raggi del sole. E il dolore trapassa e lascia le orme in forma di grida che non osi osare, che lasci nel cuore, è un vento per sempre. E dove vai lo trovi, ti trova, ti smembra, è l'eterno scontro, conferma di buio, un buio rosso, senza colore, senza porta d'uscita. Resta dove è, come è nato resta, la sua macchia immobile senza significato. Non si odia o si piace, lui è e non è altro, lui c'è perché c'è, lui c'è perché sei, lo spasmo del pesce, il frullo fuggito, la mano sconfitta, l'orgoglio del gatto. Lo guardi, combatti, lo aspetti, lo fissi, infine lo indossi, tuono di silenzio, ingenuità crudele di chi te l'ha affidato e non sospetterà ch…

SENTIMENTAL, IL MONDO ALLA WANDA OSIRIS

Il mondo non ragiona. Il mondo scambia il diritto alla libertà per diritto all'imprudenza. Due ragazze argentine vanno all'avventura accettando ospitalità di due sconosciuti balordi che le ammazzano: da che mondo è mondo uno si chiede, ma perché benedette figliole non sono state attente? Ma vanno di moda le campagne cinguettanti, così siamo tutti a posto con la cultura dell'indignazione. Osservare che la libertà per ciò stesso comporta elementari obblighi di accortezza suona intollerabilmente offensivo, suona, chissà per quale misterioso cortocircuito della logica, sessuofobo e reazionario. Ma la prudenza vale per tutti, senza eccezioni e fin dalla notte dei tempi: è la prudenza che ha permesso all'uomo di non estinguersi, anche se oggi par diventata una colpa. Dire che uno deve poter fare quello che vuole, senza tener conto del mondo, e un mondo crudele, significa crearsi una realtà fatta di sogni. Non è questione di essercela cercata o di lotta per i diritti, è il se…

IGGY POP, CE' IL FANTASMA DI DAVID BOWIE NEL NUOVO ALBUM

MARINA GIACCIO - IL TEMPO GIUSTO

Marina, Marina, Marina, ti voglio al più presto ascoltar. Marina Giaccio torna dopo due anni, dopo il bel segnale di Nata Domani, torna al crocevia tra Marina Rei e Irene Grandi, Cristina Donà e Noemi: non è loro debitrice, è solo per tracciare il perimetro di un contesto, di una comune matrice musicale – e di musicisti impiegati. Il Tempo Giusto, ancora autoprodotto, ancora con Gianfilippo Boni alla regia degli arrangiamenti e della produzione artistica insieme alla stessa Giaccio, lascia da parte i respiri jazzati degli esordi, vive di aperture pop che vorrebbero osare il rock ma per il momento si fermano al cantautorato elegante, alla conquista di belle melodie condite da arrangiamenti stratificati, più che nel disco precedente, e con un azzeccato impiego di chitarre che non marcano ma ricamano e si intrecciano alle tastiere. Si tratta di un bel disco, una raccolta di buone canzoni alla perenne ricerca di sé. Con versi che citano l'“Enorme senso del vissuto del provato e del p…

NELLA PRIMAVERA CHE NON C'E'

Nella primavera che non c'è io cammino un passo avanti all'altro e guardo in alto, alle piante che sono ancora tutte nude, alle loro braccia ossute che graffiano il cielo, poi scendo tra gli sguardi della gente ancora prigioniera dell'inverno, gente che non mi appartiene ma dai dolori grondanti, che non s'accorge di me, dei miei occhi furtivi. E cammino, un passo dietro l'altro, sulla ghiaia, sulla rena, sull'erba inzuppata di freddo, sulla strada che cerca la mia ombra e non la trova e la rimpiange, passo davanti ai manifesti degli assenti che osservano chi li osserva, davanti a case dove non entrerò, a botteghe dove sono stato, a spiragli dove sono morto e poi sono fuggito, dove raccolsi la gattina che morì lo stesso, dove sentii una campana suonare per me. Passo dopo passo smarrisco quel respiro di primavera attesa, immaginata, amata. Si fa quasi scuro, si accendono le luci, un cane abbaia alla sera e quel cane sono io, che non so dove andare, disperato più …