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Visualizzazione dei post da Marzo, 2013

PRIMA DELLA FINE

A volte si ha paura che la vita finisca A volte che continui solo un giorno di più Così mi tarmo in questo tempo di prigione Fuggito da barattoli d'etere incolore Che addorme e non t'accorgi di stagioni di fango Ciò che è rimasto indietro, tutto manca e mi chiama Non lo pesco dai mari di parole relitte Ma dal silenzio che germina sul fondo d'un dolore Che lascia stupiti, istupidisce il dire Non sono più capace, io non ce la faccio A sollevare il peso di un inverno di ghiaccio Il verme è nella mela dell'anima mia Troppe cose non tornano e non ritorneranno Non per questo risparmio coriandoli di carne Di strapparli dal cuore non sono ancora pago Dammi una ragione per vivere altrimenti Se me la chiami vita questa farsa indecente Le preghiere i baci le spremute d'amore Le lascio a chi le merita, a chi sa guadagnare Tenerezza di brezza e carezze del sole Io potrò scaldarti con l'odore di sangue Col fango dei sogni che impantanano echi Dei miei sguardi deserti addosso ad ogni fiore Capi…

L'IMPORTANTE E' ESAGERARE

Chissà perché la canzone che più mi viene in mente adesso di Enzo Jannacci, un pazzo vero, capace di fare un motivetto tragico che per quasi tutto il tempo faceva così: piripiripirì pirippippi piripiripirì.., che se n'è andato via un venerdì di passione, come in una della sue assurde storie in musica, portando con sé gli ultimi graffiti di una Milano che i giovani non sospettano ma che noi teniamo viva nel rimpianto, chissà perché, fra tanti struggenti ritratti di deragliati in quella Milano agra, alla Bianciardi ma anche alla Jannacci, a me viene in mente l'allegra rasoiata di “L'importante è esagerare”. In Italia esagerano tutti, sempre, comunque, quella canzone potrebbe, dovrebbe essere il nostro vero inno nazionale. Esagera Grillo, per definizione, e così il Paese, paralizzato dai suoi niet, perde un milione all'ora. Esagera il nuovo presidente del Senato Piero Grasso, che da quando è insediato staziona fisso davanti a tutte le telecamere di questo Paese regalando …

IPSE FRINIVIT

Secondo Grillo l'Aids non esiste, è tutta una cospirazione, come i vaccini, come lui stesso quando negli spettacoli prendeva ad esempio Sabin. Anche il tumore non esiste, è una invenzione del Cancronesi, l'oncologo criminale. Secondo Grillo l'economia è una visione mistica per cui tiri fuori 80 miliardi di salario di cittadinanza “con un sogno, sissignore, un grande sogno”, un po' come lui stesso quando, a proposito di Parmalat ed altre aziende in crac, diceva che i conti debbono tornare, belìn, non quelli dello Stato, però. Secondo Grillo bisogna andare tutti in bici, altro che auto blu, decrescita felice, ma lui esce dalla sua villa solo in suv, in yacht, in Ferrari, il suo avatar Casaleggio in FrecciaRossa, top class, e i suoi burattini in Regione Sicilia viaggiano con l'auto blu, tenendosi pure i buoni benzina. Secondo Grillo non c'è bisogno di un governo, cioè lui lo vuole, monocolore, nominato da lui, riempito dai suoi pupazzetti, però non serve nessun go…

FIORE, UN GENIO

FIORE, UN GENIO dal forum di Aldo Grasso

MALEDETTO INVERNO

Inverno, maledetto inverno, quando ci lascerai un motivo per dimenticarti? Hai lasciato le gemme sui rami incastonate in attesa della tua morte, ma il cielo è di cemento e nel nostro cuore c'è la brina. Inverno, dannato inverno, quandi ci lascerai un motivo per rimpiangerti? Resti attaccato alla carne, nascosto nelle ossa, resti ad allagare l'anima della tua umidità di palude, ti sei già mangiato una settimana di primavera, sette giorni che non ti spettavano e la luce che ti sfugge la ammazzi, così buia, così malata. Inverno, fottuto inverno, quando ci lascerai un motivo per ricordarti? Sembra impossibile la tua sconfitta mentre la nostra è cosa fatta, irreversibile, definitiva. Non c'è modo di ascoltare una canzone alla radio, di indugiare nel tramonto, di sentirsi rinascere dopo di te. Mai così ostinato, mai così vorace e spietato, tu inverno passi ancora la falce e raccogli foglie e respiri, sguardi e pioggia, e al mattino il sole resta nascosto, il tuo vento l'ha s…

L'AUTOROTTAMAZIONE DI UN PARTITO

È importante essere giovani ma anche essere vecchi, è importante l'incoscienza degli anni verdi ma pure come si indossa la saggezza degli anni grigi. Bersani non sembra avere mai avuto una stagione importante. Nato vecchio, polveroso come una sezione di partito, arriva in senilità politica come il relitto di se stesso. Indotto, o costretto, a pietire il sostegno di tutti, dalle parti sociali che nessuno ha capito cosa siano, ma solo che alla prova dei fatti fanno pena, agli scrittori-bufala come Saviano. Indotto o costretto sedersi a un tavolo e farsi trattare a pesci in faccia da gentaglia impresentabile come questi grillini, miracolati delle istituzioni, speriamo per poco, sotto l'occhio indiscreto dello streaming. No, caro Bersani, non si arriva a sessant'anni accettando simili umiliazioni. Non si butta via una storia politica, quale che sia. Non ci si siede con dei fantasmi, tre metri sotto la nullità, a cercare una quadra. Questa è la vera rottamazione di un partito, …

SE L'ARTISTA E' GRILLINO

Scrive Giovanni Sartori nel suo “Democrazia: cosa è” che gli artisti, quando si occupano di politica, di norma non capiscono niente e tendono a creare danni gravi. Domanda: gli artisti sono stupidi? Più facilmente disadattati, l'artista, spesso, è uno che, se non avesse imbroccato quell'unica strada, sarebbe “un fallito, ma di gran classe”, come ammise lealmente Keith Richards. Ma, più in definitiva, a fregare l'artista è la tipica presunzione: lui si ritiene uno che ha brillato nel suo campo e quindi non deve dimostrare più niente, non deve informarsi nello specifico, ha capito tutto e quello che non sa lo coglie per altre strade, intuitive, tangenziali. Battiato per esempio. Il “non assessore” (ma che scemenza) al turismo siciliano, che, avendo bazzicato, o sfiorato, la mistica di Kundalini, il Khatakali ed altre tematiche di nicchia, si ritiene più colto di Pico de' Paperis e, per quelle strade, crede di poter svolgere un complesso ruolo amministrativo. In soldoni,…

APPENA IN TEMPO

Io continuo a ricevere, e non da una parte sola, segnali di fumo da gente che oggi sembra pentita, almeno in una certa misura, di tanto accanimento nei miei confronti. Benissimo: allora aspetto almeno una lettera dove venga riconosciuto, come si fa tra galantuomini, quanto operato o tollerato sulla mia trascurabile persona, magari specificando anche perché mi si volesse soffocato nel fango, perché si è cercato a lungo di farmi crepare, chi fossero quelli che, nell'ombra, si fa per dire, mestavano e rimestavano in un torbido che non c'era. Perché io, per quanto mi riguarda, non l'ho mai capito. Certe responsabilità di finti amici, ai quali non ho mai davvero creduto, le sospettavo già e le ho puntualmente riscontrate, via via sempre più chiare, una volta staccatomi. Certe meschinità le ho pure ricostruite, e non è il caso di farne un dramma: fanno parte della vita. Ma tutto quell'odio, tutta quell'ossessione,fino ad esultare per un lutto privato, fino all'invenz…

LE TROIE DI BATTIATO

Le scuse di Battiato dopo la sua infelice uscita sulle “troie in Parlamento” - sono stato frainteso, parlavo in modo generico – non reggono, sono degne di un qualsiasi parlamentare che si arrampichi sui vetri. Come i politicanti di professione, buoni ultimi i grillini, anche Battiato dirotta la colpa delle sue parole a chi le ha sentite e riportate. E fin qui, niente di strano, e, tutto sommato, neppure di così grave: “minima immoralia, minima immoralia”, si potrebbe chiosare col bardo, e morta lì. C'è però un aspetto, non secondario, sul quale occorre soffermarsi. Come i grillini, anche Battiato ostenta fastidio e perfino disprezzo per quelle cariche – onorevole, assessore – che tuttavia non molla. Ostenta disprezzo, questo cantante proverbialmente “colto”, non ritenendosi un politico ma altro dai politici, nella fattispecie un cittadino, esponente di quella società civile che, sempre più, i politici cooptano nel tentativo di rendere una improbabile verginità alle istituzioni. Te…

CHI SEI

Disponibile via Amazon, Smashwords e su tutti i negozi digitali
"Poi l'ho finito Chi sei, eh! Letto e riletto. Piaciuto moltissimo. Appassionante, travolgente, denso (e sì, più complesso del precendente). Davvero uno stormo di pensieri che volano da me, una rete d'oro di intuizioni e slanci che mi cattura (eppure sembra libertà) dall'inizio così audace (Carmelo Bene, mica caramelle) a quel finale così struggente in quel circo lontano... Ogni volta che ci ritorno su per focalizzare i miei passi preferiti finisco per reimmergermi. Poi, lo so, il mio debole è il capitolo sulla tua vita scandita dalle entrate nei negozi di dischi. Fai sentire davvero lì accanto te, album dopo album, pedalata dopo pedalata. Mi ha fatto ripensare a quando da ragazzina andai a comprare il mio primo cd (Sgt.Pepper!) e me lo rigiravo fra le mani volando verso casa, le ali ai piedi... Quell'emozione così intensa e perduta. Mi viene in mente quella scena di Woody Allen in un suo…

TROLLIN'

Di troll, che sarebbero i provocatori su internet, ne ho sempre avuti a mazzi, anzi a mucchi. Partivano proprio da quel forum di mosche svolazzanti sul mito di Cesare Battisti (i cui tenutari, ovviamente, sapevano tutto e dunque condividevano, anzi alimentavano, l'andazzo: inutile che adesso qualcuno di loro mi mandi letterine deferenti), e da lì rimbalzavano per le varie indymedia, wikipedia e simili. I cosiddetti troll, che poi sono quattro piccoli vigliacchi, ectoplasmi da cameretta infantili e miserrimi, erano sempre gli stessi: alcuni interni al mucchio, altri tangenziali o comunque nell'orbita. Tenevano d'occhio il mio blog, facevano rimbalzare immediatamente quello che scrivevo e poi magari insinuavano che ce lo avessi messo io, insinuazione che si permise, nero su bianco sul suo sito, anche un evanescente biografo di Grillo che spaccia se stesso in televisione, e che io perciò non posso che considerare tre metri sotto al disprezzo. Almeno finché non avrà le palle …

IL CERCHIO DELLA DEMENZA

Internet è il Male puro, i computer sono veleno, e giù martellate. No, internet è la terra promessa, l'ultima frontiera, l'unica democrazia possibile e ve la faremo vedere noi. Uno vale uno, tutti possono dire la loro, siete voi che non lo capite perché siete vecchi, stronzi, morti, zombie, morfei, finiti, mani in alto, arrendetevi. No, internet è pieno di stronzi, di trolls, metto una taglia a chi me li trova, cancello i commenti spazzatura, attenti a voi, andate affanculo. Insomma, quale sarebbe la versione della rete che va bene a Grillo e al suo Rasputin Casaleggio? Presto detto, quella del Marchese del Grillo, Uno vale Uno e voi non siete un cazzo. La comunicazione a senso unico, che discende dall'alto come lo spirito santo, dove uno detta le direttive e tutti gli altri le applicano. Il guitto ecologista in yacht, non ama le mezze misure: sfascia e santifica, predica la totale trasparenza e vieta ogni stormir di fronda. In rete non usa i filtri, come tutte le persone …

IN QUESTO STATO

E c'è gente che ormai ruba per mangiare, per scaldarsi. Non vengono più arrestati, solo denunciati a piede libero, pro forma E non c'è lavoro, e la gente si ammazza più di prima. E il Paese è saltato e nessuno se ne accorge. E ci hanno fatto votare, e non è servito a un cazzo. E ieri sera mi sono riletto, una cosa che chi scrive non dovrebbe fare mai, ma l'ho fatta lo stesso e più mi rileggevo e più imprecavo perché ci avevo preso quando sostenevo che finivamo così. Esattamente così. E questo mio piccolo libro elettronico da cronaca è già storia. L'ho riletto e ho capito ancora meglio, un anno dopo, dove eravamo e perché siamo finiti come stiamo. Senza essere un dotto economista, magari con laurea di plastica, ma solo uno con gli occhi aperti, che viaggia sui treni luridi, fa la spesa nei supermercati infimi e prova compassione per i poveracci perché è come loro, messo male come e più di loro e sa capirli. Altro che andare a fareteatrino in televisione...

GRASSO SPRECATO

Il critico del Corriere Aldo Grasso ha rivolto al suo omonimo presidente del Senato, Piero, alcuni consigli in tono semiserio (Grasso tu, Grasso io) sull'opportunità di evitare le sirene televisive. Proposito lodevole ma inutile, se solo si conosce il Grasso istituzionale. Io non so se il Grasso critico conosca il Grasso senatoriale: personalmente l'ho incrociato qualche volta, l'ex procuratore nazionale antimafia, ci ho anche pranzato insieme, ricavandone fin da subito alcune impressioni che, a distanza di anni, riassumo qui. La prima è che Travaglio, come spesso gli succede, è carognesco: non è vero che il Grasso ex giudice, oggi politico, eviti l'impegno sulla mafia: gli sta a cuore, invece, solo in modo diverso dal suo vero rivale, che non è Travaglio ma Caselli, un altro per il quale i consigli del Grasso critico andrebbero sprecati. Perché, e siamo alla seconda impressione, l'attenzione che il Grasso già giudice, oggi politico, riserva alla televisione è alme…

GIULIANO CLERICO – LA DIVA DEL CINEMINO

Ma solo chi conosce quella striscia di dorsale adriatica che va da San Benedetto a Pescara, spesso squallida, a volte di una luminosità invadente, spiazzante, può forse entrare in un disco come questo. Che di quegli umori contraddittori gronda. Ne “La Diva del Cinemino” (vivi complimenti alla modella), c'è un bel salto proprio a livello di cura sonica rispetto ai due già notevoli album precedenti, e Giuliano Clerico, oltre che un amico (metto le mani avanti, e aggiungo: queste non sono recensioni ma libere interpretazioni di personalissime sensazioni), è un tipo infido e traditore: te ne aspetti lo sberleffo ironico, svagato, perfino solare e incappi in un album grottesco, feroce, a tratti tragico, dove i retaggi accreditati – certo cantautorato folk italiano da Bennato al primo Celentano al fatidico Rino Gaetano – cambiano le carte in tavola: l'iniziale “Barbara” a me richiama addirittura il pop anglosassone alla Badly Drown Boy, ma poi c'è molta chitarra, ruggente, suona…

FUORI DI ME

Sotto le piante a guardare le gemme ancora chiuse. Aspettandole come si aspetta Natale o il proprio compleanno, con la trepidazione di un bambino. Ne ho bisogno più di prima, e ne ho bisogno come non mai. Non cerco altro che questo, la silenziosa poesia della natura che scoppia in coriandoli colorati di vita che m'inondano. Sotto le piante come un vecchio botanico, uno scienziato pazzo, indifferente a tutto il resto, la gente mi spia, sorride, compatisce, non capisce che solo questo risveglio cerco, solo questa vita fuori di me può accendere la vita in me. Non ho mai visto un viale di piante accendersi tutte insieme, dev'essere uno spettacolo che può anche uccidere. Non ho altro che questo e non mi manca che questo, bevo il desiderio che mi nutre e mi sento galleggiare mentre seduto su una panchina fermo questi pensieri che non sono pensieri, sono sensazioni, ansimare dell'anima e cercare con gli occhi qualche cosa che sta dentro, troppo ingombrante per esserci davvero, tr…

QUESTIONE DI TEMPO

Adesso Bersani non è più tronfio come lo vidi quattro mesi fa, quando diceva che, da premier, avrebbe gestito il tutto “come una cooperativa socialista” e si degnava di avere accettato le primarie come esempio di democrazia. Furono l'esatto contrario, un gioco delle tre carte, da magliari, che dimostrò come un partito personale, alla Grillo o Berlusconi, non fosse poi tanto diverso da un partito oligarchico. Nel frattempo Bersani ha vinto le primarie truccate ma ha perso elezioni già vinte, Renzi ha perso le primarie ma ha stravinto sul piano personale e adesso è l'ultima thule per un partito più allo sbando che mai: il preincarico al segretario non è una conquista, è una umiliazione che rischia di finire in modo più mortificante di come è cominciata. A questo punto Bersani può insistere con il Politburo, facendosi puntellare da comici come Saviano, dalle varie cosche berluscofobiche e perdendo per la strada qualche altro milione di voti; oppure può liquidare la nomenklatura l…

IL CANTO DELLA PIOGGIA

Scroscia, adesso scroscia proprio E non è male, credi. Anzi mi piace Restarmene qua sotto con la faccia Picchiettata di gocce di pioggia Scioglie tutto, ogni malumore Le doglie ubriache di dolore Cancella, fino all'ultima traccia E non fa niente se ti bagni, niente E' un ricamo, nulla che un arpeggio Ineffabile di pioggia nel vento Lo senti schiaffeggiarti ed assapori Quello che non fa male, che t'innaffia Lascia che venga giù finché ne ha voglia Pioggia, è il cielo quando piange Le sue lacrime alle tue confonde Voce allo sgomento più profondo Cade piano, monta, poi rallenta S'assottiglia e quasi non la senti Se resti sotto, immoto, come roccia Non voglio più nessuno, adesso Pioggia Di città nera, gelida la sera A primavera, sopra il mare pura Scalpicciata con la testa nuda Punto da mille aghi andando in Vespa Sempre quella, non ti puoi salvare Non la fermi, non l'afferri e straccia Tormento d'incanto questa pioggia Tanta ne ho ricevuta da affogare Diventare pozzanghera io stesso Nell'…

CHI SEI

"Molto più complesso e stratificato di 'Ti vivrò accanto', che pure era un lavoro serio..." Antonella, Modena

DITEMI VOI

Va di moda dire attribuire a Grillo e ai grillini il merito di aver fatto pulizia, affermazione che attende conferma. Per il momento non si direbbe, più che altro questi turisti delle istituzioni hanno fatto casino, hanno aggiunto bordello a bordello. Dicono: se non era per noi, il cambiamento... E intanto si abbuffano alla buvette, che come gesto rivoluzionario lascia un po' a desiderare. L'intendenza seguirà, diceva Napoleone, e allora aspettiamo. Ma è facile prevedere che la rivoluzione non seguirà, l'intendenza neppure, i grillini si bruceranno, come stanno già facendo, al loro fuoco di paglia e presto si tornerà a votare. Coi cittadini già stufi delle pagliacciate di questi disgraziati e pronti a tornare nelle braccia dei famigerati partiti “normali”. Perché se c'è un effetto da aspettarsi dal grillismo, è proprio questo: la catarsi del vaffanculo, quello che potevamo fare l'abbiamo fatto, la nostra protesta l'abbiamo esplicitata a suon di voti, che ci pos…

NELLA PRIMAVERA CHE NON C'E'

Nella primavera che non c'è io cammino, un passo avanti all'altro, e guardo in alto, alle piante che sono ancora tutte nude, alle loro braccia ossute che graffiano il cielo, poi scendo tra gli sguardi della gente ancora prigioniera dell'inverno, gente che non mi appartiene ma dai dolori grondanti, che non s'accorge di me, dei miei occhi furtivi. E cammino, un passo dietro l'altro, sulla ghiaia, sulla rena, sull'erba inzuppata di freddo, sulla strada che cerca la mia ombra e non la trova e la rimpiange, passo davanti ai manifesti degli assenti che osservano chi li osserva, davanti a case dove non entrerò, a botteghe dove sono stato, a spiragli dove sono morto e poi sono fuggito, dove raccolsi la gattina che morì lo stesso, dove sentii una campana suonare per me. Passo dopo passo smarrisco quel respiro di primavera attesa, immaginata, amata. Si fa quasi scuro, si accendono le luci, un cane abbaia alla sera e quel cane sono io, che non so dove andare, disperato pi…

LA FESTA APPENA COMINCIATA...

L'altra sera, alla vigilia delle consultazioni, avevo scritto un breve raccontino che poi ho deciso di non pubblicare perché temevo d'essermi fatto prendere la mano: Grillo che insulta Napolitano, gli rutta in faccia e poi scappa via dai giornalisti mandandoli affanculo eccetera. Mi sono pentito d'essermi pentito: è andata perfino peggio, la realtà ci supera. Grillo è arrivato in Suv, doppiopetto sartoriale e smartphone incollato all'orecchio, si vede che stava parlando con Casaleggio della decrescita felice, è entrato, non si è capito a quale titolo, ha fatto alle guardie del Quirinale il segno dei soldi, è salito, ha detto a Napolitano che si poteva scordare qualsiasi nome e che lui voleva tutto, governo, Rai, Servizi Segreti, è uscito dal retro, ha detto che i giornalisti sono delle merde, è sgommato via mandandoli a fanculo mentre infrangeva mezzo  codice stradale delegando alla parole i suoi due capigruppo, uno dei quali, poco dopo, ha solennemente dichiarato che …

PIETRO MENNEA, LA FRECCIA DEL SUD ORGOGLIO DELL'ITALIA

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"Comprato e letto nelle parti fondamentali. Bellissimo, complimenti! Meriterebbe di essere stampato, ma rispettiamo la tua scelta. Una prima considerazione a caldo la farei sul nuovo album: è troppo presto per recensirlo. Io lo considero un grande lavoro, ma forse esagero. Siamo però d'accordo sul gioiellino firmato dal grande Bigazzi, ma anche " Oramai" è una vera perla".  Antony 

LA GRILLINA INFILZATA

Non è proprio che la grillina Marta Grande, con le sue brave lauree tarocche, sia stata stalkerata violentata stuprata dai giornalisti carogne. Non è proprio così. Certo i giornalisti carogne le stanno addosso, ma il punto è che la grillina Marta Grande, col suo falso basso profilo, la sua spocchietta da ambientalista che ha studiato in America (lei può), la sua arietta da Lucia Mondella del grillismo, sta sui coglioni. Subito, immediatamente, a pelle come lo stanno gli ipocriti. E quindi i giornalisti, carogne per definizione, si scatenano, cosa affatto comprensibile e in buona misura condivisibile perché se a farci la morale è una Madonnina infilzata che rompe i santissimi con l'onestà, facente parte di una setta di ossessi dell'onestà, è chiaro che a infilzarla alle sue palle c'è più gusto. Tempo fa – mi si perdoni l'autocitazione – scrivevo: vedrete presto che contano di più le due false lauree di Giannino delle due lauree vere di questa grillina. Mi sbagliavo: con…

PAGINE DI LIBERTA'

Sette ebook, sette libri di luce, senza carta ma non per questo meno leggibili, meno libri. Sette in un anno, dal terrorismo agli animali, dall'attualità alla cronaca, dai racconti ai ritratti di personaggi inventati o reali. E con l'ultimo, quello dedicato a Renato Zero, mi ritrovo, pensa un po', a scalare la classifica di Amazon, reparto ebook musicali: “Chi Sei” è subito arrivato al primo posto, segnalato tra le novità più interessanti, nonché settimo assoluto nella classifica generale, quella che riunisce tutti i volumi sia cartacei che elettronici. Mi fa tenerezza, questo libro così personale e orgoglioso, lì a battersi con volumi dal blasone rinomato. Ma lui non ha soggezione, va avanti per la sua strada: se contassi anche le copie vendute via Smashwords, sarebbe più che primo. È un trionfo? Ma no, è una piccola soddisfazione che non c'entra niente con le classifiche. È la conferma che un altro modo di scrivere, di prodursi, è possibile. Questi libri, compreso l&…

MELANIA REA, UNA STORIACCIA ITALIANA (parte 2)

MELANIA REA, UNA STORIACCIA ITALIANA (parte 2) da L'Osservatore Quotidiano

CHI SEI

Già #8 su Amazon! Disponibile anche via Smashwords, iTunes e in tutti i negozi digitali
"Sto finendo 'Chi sei'. Quante intuizioni, citi molti autori a me cari... da Bene a Artaud, a Cioran..." Alessandra, Roma

ED E' GIA' NEMESI

Ci sono in giro di quelle facce toste, ma il termine è improprio, che adesso fingono di sdegnarsi per il fascismo di Grillo. Dopo che per mesi, se non per anni, ce l'hanno cucinato in tutte le salse come nuova democrazia, l'unica possibile, l'unica autentica. Sono opportunisti o zucconi? Sono entrambi, zucconi opportunisti che già si preparano a sbarcare, o tornare, nell'accogliente porto di mare dei partiti istituzionali dopo l'ennesima vacanza dalla decenza e dalla ragione. Come questa gentaglia abbia ancora la faccia di mostrarsi, sarebbe difficile da capire se non fosse la gente che è. Rotta a tutto. Ipocriti della più bell'acqua. Ma non era difficile accorgersi che quella di Grillo era una setta i cui adepti sono piovuti, come perfetti deficienti, in Parlamento, dove inanellano una miseria dietro l'altra. Non avevano neppure cominciato e già ignoravano dove fossero, chi fossero, quanti fossero, come raggiungere i palazzi di quelle istituzioni che prete…

MELANIA REA, UNA STORIACCIA ITALIANA (parte 1)

UN PAIO D'ALI

Dalle mani nasce una farfalla
La più sfortunata, la più bella
Quella che a volare non impara
Quella che respira di speranza
Che rimbalza tra quattro dolori
D'una stanza


Quattro mari verticali e bianchi
Per le ali stanche d'aspettare
Un decollo che non viene mai
Prigioniere dei loro colori
Dell'amore che non ha un futuro
Da posarsi, il vetro di una scuola
Una scala d'aria incontro al sole
L'arabesco artistico sospeso
Capriccioso e immenso nella luce
Che consuma lo spettro più atroce
Buia voce


A che serve allora un paio d'ali
Se tra quattro mari le condanni
Verticali che si chiuderanno
Sopra il giorno nel ritorno eterno
Del tempo che cade, che rimbalza
Sopra il pavimento della stanza
Senza il vento d'una visita
Lo sconcerto d'una novità
Un binario morto e più distante
Del viaggio che c'è da costa a costa
Del più vasto oceano di vita


Sei tu vero qui nel cimitero
Fra i richiami ignoti degli uccelli
Che disegnano canti alle stelle?
Sei più vivo senza più quei muri
Che arginano la tua l…