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Visualizzazione dei post da Settembre, 2013

INDIFESA E' LA PAROLA - Monologo per Enzo Tortora

@LA TANA DEL LUPO
Castelfranco Veneto, 28-09-13

Essere finalmente partiti col monologo su Enzo Tortora è davvero una soddisfazione che nutre, che fa rifiorire. Sono tornato, dopo tanti reading più intimi, personali, a fare il giornalista con questo monologo che racconta una storia tragica e commovente, ossessione per chi ha intorno ai 50 anni ed oltre, sconosciuta per chi è venuto dopo: e questa discrasia del ricordo, è forse la cosa più sconsolante e appassionante insieme: questa sera vi presento un uomo, faccio di un fantasma carne e voce, vi lascio assistere alla mutazione e al disfacimento di una dignità, che tuttavia non si rassegna e non perde la sua partita: Enzo Tortora è morto da uomo così come da uomo era vissuto, la sua dignità ne è uscita limpida come e più di prima. Io leggo, mio fratello suona (musiche originali), scorgo gente commossa oppure incredula: questo è accaduto appena ieri: venticinque anni fa. Questo è accaduto ieri davvero, col maestro Mastrogiovanni morto ment…

Caso Moro, l'ombra degli Stati Uniti - CRONACA

Quando le top model si danno alla musica - CULTURA

INDIFESA E' LA PAROLA

In reading 28 settembre 2013, ore 21,30 La Tana del Lupo via Matteotti, 14/A Castelfranco Veneto

Pink Floyd, reunion nell'aria - CULTURA

IL MONDO DI TATA LUCIA

Ma esiste davvero, questa faccia che chiamano tata Lucia? No che non esiste, è un personaggio inventato come tutto quello che passa in televisione. E non ci voleva poi molto, anche se adesso sono arrivati gli scienziati, a capire che tutto quello che fa questa improbabile avatar è insano, per la mente e per la scienza. Insano perché finalizzato alla platea, allo spettacolo dei poveri, la cui immancabile giustificazione sarebbe: intanto facciamo vedere, ne parliamo, solleviamo un problema. Facciamo vedere cosa? Una realtà falsata, ad uso e consumo televisivo, per cui un infante va trattato come un pretesto, va manipolato come una comparsa inconsapevole. “Intanto facciamo vedere, intanto se ne parla”. Così per i neonati, per la camorra di Saviano, per qualsiasi cosa o problema o emergenza. E dopo che si è fatto vedere, dopo che se ne è parlato, per modo di dire perché a parlare sono sempre quelli di là dal video e seguono un copione? Dopo niente, tutto resta come prima, con un sovrappiù…

Mr Barilla e la leggenda del Mulino Bianco - CRONACA

Hendrix, famiglia maledetta - CULTURA

LA TESTA PIENA

Sono così stanco, e schifato, e nauseato di vedere preclari ladroni, cialtroni, assassini farla franca, trionfare, pontificare con tutta l'arroganza e pretendere di essere creduti, e venire creduti, e venire pagati. Sono stanco di vedere il mondo alla rovescia, il male che trionfa, il bene che si mortifica. Così pieno di rabbia, di vergogna, di amarezza nel vedere una giustizia che non vince mai, che si nasconde, si rinnega, si fotte. Così esasperato di cercare una spiegazione che non c'è, una morale che non si trova, un Dio che non esiste, non ne posso più di constatare che nessuna buona azione resta mai impunita, che ogni nefandezza riscuote sempre il suo prezzo, che non c'è salvezza nell'onestà, nella mitezza, nella bontà. Più di tutto sono stanco di non poter scrivere che un farabutto è un farabutto, una puttana è una puttana, un incapace è un incapace, che un morto di fama è quello che è, che c'è gentaglia, autentica feccia in giro, che approfitta, che inganna…

ALITALIA PRECIPITA? COSI' SIA

Cari sindacati, caro Bonanni, l'Italia vendendo Alitalia ai francesi sarà pure l'unico Paese senza una compagnia di bandiera nazionale, ma a chi si deve la responsabilità del suo precipitare? Nessuno sa quanto sia costato salvare Alitalia negli anni, c'è chi ipotizza 20 miliardi di euro, chi 40, l'ultimo fu Berlusconi, apostolo del liberalismo, spalmando le perdite sulla collettività, cioè tasse cioè il capitalismo assistenziale che piace ai nostri industriali, manager, sindacati e politici, la grande famiglia del potentato italiano. Oggi la destra sedicente liberale si straccia le vesti di fronte a una normale dinamica di mercato: se non ce la fai a mantenere l'azienda, passi la mano. E mantenere Alitalia è stato impossibile perché non era una compagnia per stare sul mercato ma colonizzata come tutti sanno dai partiti che l'hanno farcita di parassiti, di raccomandati, di hostess che poi diventavano veline da reality, di parolai che puntavano ad uscirne per ent…

INSOLAZIONE

Torniamo nel sole, il sole a picco di mezzogiorno, mia moglie ed io dopo due passi fino allo spaccio e c'è un vecchio, sul balcone, in canotta, male in arnese, ma ci sorride, ci saluta, buongiorno, buongiorno a lei, visto che giornata?, dice il vecchio ed io rispondo, speriamo che duri, e lui, ma dura, dura, 'n'altre due settimane dura, buongiorno, buongiorno a lei. Quanto siamo fragili, impastati di speranza. impotente, cadente, disposti a illuderci, con gli aruspici, i detti paesani, le stentate magie per tirare avanti, le illusioni alle quali non crediamo. Ma il sole. Il sole cambia tutto. Ci fa sorridere da una finestra, accende una bugia che custodiamo in cuore, facendoci scaldare da qualcosa che non esiste.

UNA MUSICHETTA

Una musichetta captata nell'aria, non conosco il titolo, mi accende una scintilla: questa l'ascoltavo nell'intervallo. Che intervallo? Quello delle partite, un'era geologica fa. Strani pomeriggi di sabato in bianco e nero, il Te Deum di Charpentier che accendeva l'eccitazione, il delizioso rito della squadra ospite in divisa candida per distinguerla dalla padrona di casa agli occhi dei telespettatori, gl'inni nazionali scanditi da quelle facce improbabili, da gringos, lunghi capelli, basettoni, i tratti belluini della gioventù strappata al contado per farne campioni ingenui e feroci, l'arbitro, unica macchia nera, impettita nella sua divisa, il telecronista quasi rilassante, e una tensione composta, che dagli spalti non arrivava, giungeva ovattata e si disperdeva nel salotto di casa, dal teleschermo brevi fiammate di gioco a spezzare lunghi periodi di stanca e poi, d'improvviso, l'intervallo. E partivano le musichette, che musichette non erano: le …

LEZIONE INUTILE

Voto (credo) miope, quello dei tedeschi, egoista e miope, che non guarda oltre i confini e ignora, volutamente, gli scricchiolii, le crepe che presto o tardi si allargheranno anche da loro. Ma voto anche obbligato, scontato, in un certo senso: squadra che vince non si cambia, anche in politica, e finché vince... Per noi sarà il solito, continueremo ad accumulare tasse per ordine della Merkel (ma le avremmo subìte in ogni modo: è l'unica politica che i nostri governi sanno protrarre fin dal dopoguerra). Il voto crucco, in effetti, potrebbe suscitare alcune riflessioni anche qui. Primo. La Germania è odiosa, la Merkel è repellente, ma noi con la nostra pretesa mediterranea, levantina di “venire aiutati”, ad insistere nei nostri vizi e nei nostri errori, si intende, cosa siamo? La Germania usciva, ad inizio decennio, da una crisi brutale: come sempre nella sua storia, ha saputo far di necessità virtù; noi abbiamo continuato a prendere in giro noi stessi sperando di continuare a prend…

MA UN UOMO E' UN UOMO

Papa Bergoglio c'è appena tornato su, adesso, stamattina, pochi minuti fa e il suo discorso, a braccio, aveva la commozione della sincerità: senza lavoro non c'è dignità, e non possiamo farci rubare la dignità. Ma è proprio questo che succede, e, credeteci, quando non si lavora la tentazione di farla finita è forte e in agguato sempre, ad ogni curva, in ogni momento di abbandono e di solitudine. La dignità. Anche venire sfruttati, presi in giro, anche scoprire dopo anni di essere stato uno strumento per i vizi e i lussi di qualche schifoso, ingenera brutti pensieri autodistruttivi. E dalla dignità, che manca, che sparisce, discende tutto un rosario nefasto di conseguenze. Senza dignità non c'è il coraggio, e senza il coraggio non si ha responsabilità, E senza assunzione di responsabilità non si cresce. Dio solo sa che generazioni di Peter Pan, più ancora di oggi, più irresponsabili ancora, si preparano. Dovranno occuparsi di un mondo senza dignità, dovranno pensare a noi v…

L'ASSALTO

Una foglia scegli e col profilo Taglia il cielo, vedi se ne scende Un color di luce che si scioglie Fino in fondo a un cuore quasi vivo Nella sua foresta d'ombre, questa Lucida scintilla di settembre Dice basta a tutto ciò ch'è stato Se ci fosse sempre questa pace Questa pace accesa verso sera Si potrebbe esistere davvero Ruga del dolore non l'asciughi Nella fuga nell'incenso ma Io non voglio più, cerco incoscienza Da dove partire nei miei mondi Umilmente in un profondo dentro Oltre la vergogna ancora un sogno Dall'assalto io pesco me stesso Se non ci riesco questa volta Tutto sarà stato speso invano Se a settembre non fiorisce il mare
Del mio tempo non resterà suono

IL CANTO DI NATALE

Si abbonda in trasgressione, le puttane come Miley Cyrus che cavalcano palle da demolizione, baci saffici in Parlamento, dichiarazioni sconvolgenti e autoscatti su twitter. Non lasciano in pace manco la povera Hillary Clinton, mentre il marito ha già dato. Una vecchia gloria d'una Spice Girl vuol tornare sulla breccia e cosa fa? Confessa che ha baciato safficamente le ex compagne e poi anche se stessa, come ci sia riuscita non son riuscito a capirlo. Una mania, un'ossessione, pare che l'unica trasparenza possibile, dal sommo potere fino al podere, sia quella dei pruriti. Poi leggi il libro di Giampaolo Pansa appena uscito, sorta di diario di vita, non solo professionale, ed hai conferma che non cambia niente, che gli uomini e le donne han sempre fatto suppergiù le stesse cose negli stessi modi e anche cinquanta, settant'anni fa c'era identica spregiudicatezza, solo con un filo di perbenismo borghese in più, ma appena verso l'esterno: nella cerchia degli intimi,…

Massive Attack, grafica e arte in una raccolta - CULTURA

Norton, addio al campione che sconfisse Ali - CRONACA

20 ANNI

Io la vedo così. Al netto delle interpretazioni, delle distorsioni, delle omissioni (un politico che, da politico, rivendica la tutela delle sue aziende), perfino delle ipocrisie (la politica sporca...), il videomessaggio di Berlusconi non è affatto ridicolo, né naif, né avventato come lo si vuole far passare. Rideranno, stanno già ridendo, ma a ridere – amaro - sono quelli che non hanno mai imparato a fare altrettanto, e oscillano tra spocchia e risotti, tra asfaltature e sfilate di moda, tra gioiose macchine da guerra e batoste epocali. Tecnicamente, a me è parso un messaggio molto elaborato, invece, dove il variare dei toni, dove perfino l'ansimare, gli stessi sospiri, l'enfasi vittimistica, sono calibrati e raggiungono lo scopo di turbare, di provocare chi ascolta fino ad una identificazione, volente o nolente, cercata o subita. Berlusconi sa benissimo di tornare a promettere tutto ciò che non ha lontanamente mantenuto in 20 anni di potere, sia pure oscillante. Ma lui cont…

Rapper e pubblicità: dalla cultura antagonista agli spot - CULTURA

IL MENO E' FATTO

La va, la va, la va: e, tutto d'un tratto, il coro: Costa Concordia, la Costa Concordia, mo' giriamo la Costa Concordia, giriamo la Costa, giriamo il Paese, giriamo e non badiamo a spese, siamo forti, siamo i mejo, alle vergogne gli diamo un taglio, Italia! Italia! senza paura, che spettacolo, che avventura, giriamo la Costa senza tremare, Gabrielli facci sognare... E, tutto d'un tratto, non c'è altro, non si parla d'altro, non si filma altro, non si ciancia d'altro, potrebbe pure invaderci San Marino e non ce ne accorgeremmo. Una festa nazionale, una nave dei folli, un varo alla rovescia, una metafora sessuale: dai, che tutto si raddrizza. Quasi due anni a guardarla languire, e poi una consolazione alla caffeina: più la lasci giù e più ti tira su. Cui prodest? Alla Protezione Civile da smacchiare, a Gabrielli culo e camicia con Letta, a capitan De Falco, mister “Torni a bordo cazzo!”, che sfiorò l'inchino contro lo scoglio politico di Monti, e magari pure …

GLI SCONFITTI

Perché era così bello correre fuori incontro al sole di settembre a bordo di un motorino o un paio di scarpe da tennis e inebriarsi di quella luce, di quella musica, di quell'aria e illudersi che sarebbe durato per sempre? Perché ci si sentiva così leggeri, leggeri, anche i pensieri cupi erano lievi, anche le nostre sconfitte, in fondo, che si potevano sempre aggiustare domani, ci si poteva provare, ci si poteva illudere? Perché c'era meno tempo dentro di noi, sulle nostre spalle? Perché non dipendeva da noi il nostro destino? Perché eravamo immortali? Perché non c'era l'IMU? non c'era questo sole, questa luce accesa? Ma la luce era lì, era quella di adesso, solo che non entra più nelle feritoie dell'anima, non penetra più, non asciuga il dolore. E tutto è più noioso, così noioso: quello che sappiamo, quello che leggiamo, quello che subiamo. Quello che siamo. C'era polvere che si alzava al nostro passaggio ed era pulviscolo tiepido, sapeva di un buon sapore…

MILANO FUNERAL 10 ANNI DOPO

E' USCITO! via Smashwords

IO, CICLOTIMICO

Perché mi è diventata indigesta la bicicletta? Perché è stata ideologizzata, proprio lei, che un tempo era neutrale come la Svizzera, la inforcavi e via, era il mezzo di Peppone e don Camillo, dei ragazzini, del popolo, della gente. Adesso è diventata uno snobismo ambulante, un manifesto programmatico semovente: trattata “vintage”, scassata da finto noglobal, customizzata da professionista, da corsa per i maniaci, modello Rambo per andarci sui tetti come 100% Brumotti, etnochic, in titanio, in lega di carbonio, col cestino per il cagnolino, superaccessoriata e chi più ne ha più pedali. Ne avevo una, rubata da poco, un glorioso reperto classe 1981, un velocipede cadente sul serio, scrostato dal tempo, non da qualche bici-designer: quando passavo mi guardavano come un povero, non è più vero che la bici sia democratica, i sederi che la coprono sono classisti esattamente come quelli che sprofondano in macchina. Classisti e vittimisti, ha ragione Pierluigi Battista, loro possono tutto ma g…

ASPETTANDO IL MORTO

Macchinari spaccati, bombe, intimidazioni, pizzo ai camionisti. Sarebbe questa la sacrosanta battaglia dei notav per non far passare la linea del treno in Valsusa. E ancora: blocco dei cantieri, fabbriche ferme, impossibilità di lavorare. Ma che goduria. Il titolare di un'azienda coinvolta nei lavori, la Italcoge, è andato in televisione a raccontare delle rappresaglie già subite e dopo tre ore aveva già un incendio in fabbrica. La sacrosanta battaglia di democrazia, condotta secondo la regola democratica “qui si fa come diciamo noi”, appaltata alla peggiore feccia in odore di terrorismo, cavalcata da pifferai irresponsabili che pensano solo alle rendite politiche, a lungo è stata, e resta, sottovalutata, tollerata, vezzeggiata sino a farla diventare una autentica mafia: e questa volta tutta del nord, non c'è la risalita della “linea delle Palme”, è un cancro nato e diffuso in loco. Una mafia che non si fa scrupolo di mandare avvertimenti perfino alla magistratura, al giudice …

Musica, il ritorno delle vecchie glorie Anni 60 - CULTURA

IL FARO 34

Questo difficile rapporto con lo Stato, con i suoi sprechi, le sue inefficienze, le sue caste, le sue pensioni, superpensioni, pluripensioni, che ancora ci tormenta. Questa difficile diffidenza verso un settore privato che d'altronde ce la alimenta, che sull'inefficienza pubblica specula, e prospera, spesso all'ombra dello Stato stesso. Questo difficile rapporto con le rovine, le disgrazie, le vittime, che impazziscono, diventano subito protagonisti orrendi, grotteschi, tristissimi nel loro esibirsi. Questo difficile rapporto con la fede e i suoi ministeri, dal perdono alla penitenza, dati in pasto così, svenduti, smembrati. Questo difficile rapporto con il passato, che non passa, che ci vuole “post” per dire sempre così, come prima, come domani. Questo difficile rapporto con la giustizia, con chi la amministra, la veste, se ne ammanta, e troppo spesso non ne è degno, non è migliore dei malandrini che insegue. Questo difficile rapporto con l'informazione, i suoi spiona…

POLVERE DI ME

Debbo incontrare un amico, per questioni di lavoro, in un orario stravagante, le 13,30. Così inforco la Vespa e parto, destinazione Civitanova. Arrivo nel pieno del traffico scolastico, lunghe file di pullman con sopra ragazzini intasano il viale che porta in centro e mi sorprendo a fare slalom respirando i gas di scarico. Trentacinque anni indietro, una vita non è mai passata. Avverto gli stessi riflessi, le stesse mosse del corpo sullo scooter, c'è una memoria muscolare che non sbiadisce, sonnecchia per mazzi di calendari ma al momento buono torna fuori, ottima, intatta. È piacevole e me ne frego della polvere che ingurgito, è piacevole sfrecciare a passo d'uomo nel sole, scattare e poi frenare, fuggire via sulle ali di una purissima ingenuità, è troppo bello risentirsi ragazzo e pazienza se divento patetico. Io non amo Proust, mi sta antipatico quel suo aver voluto dirci tutto dei nostri mari di dentro, quell'averci scippato per sempre la genuinità delle nostre sensazio…

Da Freddie Mercury a Jimi Hendrix, gli album inediti delle star defunte - CULTURA

UN'ALTRA VITA

Ad attraversare l'Italia in Vespa si capisce com'è ridotta e si capiscono anche le fandonie dei politici. Da Fermo a Falconara 80 chilometri di statale, una estenuante via crucis di opifici defunti, capannoni corrosi, impianti abbandonati, zone industriali deserte e poi negozi chiusi, botteghe sprangate, insegne inutili, cartelli “affittasi” e “vendesi”, la rassegnazione di un Paese, il suo smantellamento, ogni tanto larghe macchie cinesi, di una tristezza inaudita, sono brutti i negozietti cinesi, sono atroci, sanno di squallido e di sporco, il più brutto dei bugigattoli italiani è meglio di qualsiasi covo cinese, roba che da noi si vedeva 60 anni fa e si è tornata a vedere, mi stanno sui coglioni i cinesi, hanno l'aria ambigua, sfottente, hanno la calma di chi la sa lunga, di quelli che ti sorridono e poi ti fanno a pezzi e ti vendono nei loro buchi di culo di negozi. Solo i centri commerciali sopravvivono, davanti all'Ikea di Ancona, neanche un parcheggio vuoto alle…

Bruno Mars, un bluff al Super Bowl - CULTURA

Musica, Lemmy Kilmister lancia Aftershock - CULTURA

IL FARO 33

Attenzione: gli animali non sono più bestie, cose distanti: da quando li abbiamo adottati, è sorto il piacevole dovere di difenderli: anche per loro non è lecito voltarsi dall'altra parte. Facciamo bene a volergli bene. E le canne, le mitiche canne, fanno bene o male? La scienza oscilla, sembra dire: fanno male, però fanno bene, però fanno male. Regolatevi un po'... E questo nuovo papa, fa bene o male? Al Faro piace, convince: quasi sempre. Obama invece non convince mai o meglio ci ha convinto da tempi non sospetti di essere un frescone. Così come la giustizia ci ha convinto di essere latitante, e i governatori, invece, anche troppo presenti. Così come un settore pubblico che nessuno mai sfoltirà, perché gli statali son quelli che votano più di tutti (essendo più di tutti) e le elezioni nessuno vuole perderle. I carcerati invece non votano, ecco perché, alla fine, nessuno se ne occupa davvero, a parte riempirsi la bocca delle loro sofferenze infami. Ma che fa? Alcune certezze …

I Rolling Stones e il marketing della musica - CULTURA

MILANO FUNERAL (10 anni dopo)

14 settembre 2013, via Smashwords 

LUCIO BATTISTI



BICI

Ho preso la bicicletta, c'era il sole e scintillava questa bici cromata con la scritta “Razzo”, una delle poche sorprese che dedicai a mio padre, ci andava dappertutto e a tutti la mostrava “Questa me l'ha regalata mio figlio”. Dopo lui è morto e la bici addormentata aspettandolo in casa di mia madre. Vite che non mi azzardavo, sempre una scusa per rinviare ma oggi c'era un sole. Salendoci per poco non mi cado, avevo qualche timore delle macchine ho messo nelle orecchie vecchi dischi, quelli di un allora mai passato, per lubrificare la malinconia. E son partito, traballando un po' ed ogni strada lo volessi o meno mi riportava ai posti di mio padre. Il ristorante all'aperto delle omeriche mangiate di pesce da anni giardino d'erbacce; lo spiazzo delle mie prime foto, sul triciclo, fra i resti di un albergo ricostruito più: oramai c'è un parcheggio; i bagni Paola, teatro d'imberbi tuffi e poi ci portavano la pizza a quadratini appena sfornata dal chiosco d…

Rap, la spocchia dei giovani autori italiani - CULTURA

Miley Cyrus, trasgressione senza talento - CULTURA

PECCATO ORIGINALE

Ma io spero che muoia quel piccolo di tre mesi che i genitori han tentato in tutti i modi di uccidere riuscendo solo a menomarlo, e adesso è cieco sordo demente. Spero che muoia, perché la vita sua quale sarebbe? Quella di un vegetale in una serra silenziosa e oscura, inesistenza col peccato originale d'esser nata. Spero che muoia invece di saperlo condannato a un calvario d'inutili torture. Spero che muoia, perché nessuno lo vuole. Spero che muoia perché non posso immaginare i suoi pianti innocenti che mi fanno venire voglia di urlare. Spero che muoia, perché non potrà neppure odiare. Spero che muoia, perché non ho una sola possibilità al mondo di portarlo via, tenerlo qui con me.

I divi del rock e quel debole per l'opera - CULTURA

IL FARO 32

Con l'inizio di settembre è tornato il Faro, per ricordare che le vacanze, non tutti le hanno fatte. Che ci sono giovani costretti ad andarsene per sempre ed altri che la fanno franca dopo un omicidio, e c'è giustizia che non si rende, e burocrazia che non si arrende. E un circo di sciocchi che comandano, che dettano la linea. E molte altre cose sulle quali soffermarsi. Ben tornati, che siate partiti oppure rimasti. Il Faro vi aspettava... Il numero 32 spedito agli abbonati via email da sabato 31 agosto.

NIENTE TROIE, SIAM FERMANI

Scalpore e sconcerto ha destato la notizia dell'ordinanza prefettizia che nel Fermano vieta alle donne di vestirsi “da troie”, senza ulteriori precisazioni; avendo io, che qui ci vivo, chiosato che trattasi non di misura per la sicurezza ma di volgare gabella per ammortizzare il mancato gettito IMU, sono fioccati commenti più o meno indignati, che tuttavia confondevano la questione: il punto non è cosa sia più o meno lecito in quanto logico o gradito; il punto è che quello che lo Stato decide, lo fai. E lo Stato “legge ordine e disciplina”, un tempo feticcio della destra reazionaria, oggi è finito nelle mani della sinistra moralista con pruriti totalitari, o meglio spartito da amministrazioni, locali o centrali, non distinguibili nell'impeto predatorio: la costante è la prepotenza, in forma di tasse, multe, prelievi. Vedrete che un giorno non lontano legalizzeranno anche le droghe: non per combatterne la piaga o per renderle meno pericolose ficcandole su un banco di farmacia: …

Cesare Cremonini a Venezia, la parabola del cantante - CULTURA

BIMBI A PERDERE

I miei gatti mi hanno convertito a una sorta di animalismo placido, non fanatico ma convinto. E non me ne pento. Non li vedo più con gli occhi che avevo prima di loro, se trovo una bestiola sofferente in strada mi fermo e la soccorro. E se scrivo di animali, il successo è assicurato. Di esseri umani un po' meno, ma, con tutta la buona volontà, io non riesco a non farmela questa domanda: sono più importanti i gatti o i bambini? Perché di quelli – per esempio – che vengono gassati come bottigliette d'acqua in Siria, a cinquanta, a cento al giorno, o altrimenti trucidati da tre anni, nessuno sembra preoccuparsi; se io pure ne scrivo, non ottengo commenti di sorta. Figli di nessuno, bambini a perdere. Capisco che la faccenda è ingarbugliata e terribile, e che non sempre si hanno parole davanti all'orrore: ma che le uniche ad arrivare siano quelle inzuppate in un cinismo mascherato da pietà, fatico ad accettarlo. Sono tre anni che in Siria “aspettiamo”: che cosa? Eppure ancora …