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Visualizzazione dei post da Agosto, 2019

IL VIRUS DI LUCA GOLDONI

LORO

Ti abbiamo cercato, ma come sempre ha deciso il destino. Un viaggio per raggiungerti al capolinea d'occasioni sprecate. E poi ci hai guardato mentre ti guardavamo, ed è bastato. T'avevano scartato, i superstiziosi: così nero con occhi di giada, metti qualche brivido. Ma io amo i brividi, amo le inquietudini, e tu le vai ad artigliare una per una. Sette settimane, un batuffolo d'inchiostro. Non hai protestato quando ho preso la tua gabbia. Non hai protestato tornando a casa. Sembravi perfino impaziente. Forse sentivi che era il posto tuo? Ora t'aggiri, esplori le tue stanze, timido ed incerto, entusiasta e sfrontato. Ci accompagnerai... Le tue sorprese saranno le nostre, e sento già un sottile filo di strazio mentre assaporo il tuo umido, complicato affetto: hai bisogno di tutto, sei fragile come la vita, come l'irreparabilità di tutto ciò che è stato, e che non posso cambiare. L'incosciente gioia del bambino che non abbiamo avuto ce la porti sulle zampe quando …

LA MISERIA DEI BUONI

PIXIES - BENEATH THE EYRIE

IL SILENZIO DEGLI OPPORTUNISTI

TERREMOTO, TRE ANNI DI NIENTE

TUTTA LA VITA ROLLING STONES

BALCONE DI DOLORE

Sul mio balcone di dolore Alla luce d'un lampione sporco Vedo atroce passare la vita Che non è stata, treni di scommesse Volti disegnati dall'assenza Di fraintendimenti con me stesso Adesso, piano, guardo il cielo E' un volo di stelle nell'oscuro Nel silenzio un suono di motore La morte di un'altra sigaretta Punta dritta a un antro del cemento Rientro

IL PEDAGGIO ALLE RISORSE

La risorsa è sul metro e 90, erculea, atletica. Balla canta e telefona, telefona balla e ride, sembra un po' idiota invece è furbissimo: incassa e ride, incassa e ride, incassa e ride. Chi non versa l'obolo – un fiorino! - viene infastidito. Ride, con un disprezzo esemplare, razzista ma giustificato, per quella processione di vecchie deficienti, bigotti, farisei che si comprano il paradiso un fiorino alla volta. Arriva un compare, stanno lì, confabulano. Li guardo in fila alla cassa, distrutto dalle incombenze per mia madre sotto il sole: dove sta scritto che bisogna mantenere questo esercito, che s'ingrossa ogni giorno, di nullafacenti paraculi che considerano loro diritto incassare e dovere di quegli stronzi d'indigeni pagare l'obolo? Li guardo che mi guardano, e mi sento disprezzato io, bianco, sudato, poveraccio. Presto saranno in dieci, venti alla volta e per passare, per entrare come uscire, toccherà pagare il pedaggio. In nome di che? Grazie PD, grazie UE, g…

I CIECHI

AMERO'

Amerò sempre quelli che non si vergognano di amare. Che sanno dimenticare e ricordare. Che non spariscono e, se lo fanno, prima o dopo tornano. Quelli che non inventano trucchi per andare via, e non si vantano di essere aridi. Amerò quelli che non si difendono e ci sono anche quando mancano. Non quelli che mancano anche quando ci sono. Non i fantasmi. Non chi mi ha usato e poi ha cercato un pretesto. Non chi m'ha ingannato e non cancella il sorriso. Amerò chi si specchia nel gatto randagio e non lo lascia a chiedere invano, anche se gli costa il sonno. Chi si arrende a un'anima patetica, però almeno non si nega un miracolo, non importa quanto piccolo, non importa quanto inutile. Amerò chi vede l'immenso nell'irrilevante, chi prova imbarazzo e sbaglia nel vestirsi, chi sa capire che le sue ferite sono anche le mie e non archivia mai la tenerezza. Chi mi telefona a tradimento regalandomi un affettuoso insulto e la voglia di rivedermi. Chi saprà medicarmi con una bugia. A…

A WOODSTOCK

LA RETORICA PER GENOVA

LA FORZA DELL'IMPUNITA'

IL MONDO COME LO VUOLE LA SINISTRA

L'INCUBO MANSON NON SMETTE DI ALEGGIARE

JOVANOTTI, ECOLOGISTA CON LE CHIAPPE DEGLI ALTRI

MODUGNO, GENIO ARCI-ITALIANO CON LA FACCIA DA BENZINAIO

SANREMO, AMADEUS E LA PARACULAGGINE NAZIONALE

MARCELLINO

Stasera torno qui. Fa caldo, è da una vita che non ci vengo più. E scorrendo la Strada Nuova, la Piazza, il Corso arriviamo nel budello scosceso con l'odore di muffa che sale dalle segrete dei palazzi vetusti e in fondo al budello la grande casa sorta sulle rovine di un convento, dove il mio sangue cresceva, il sangue che un giorno mi avrebbe generato. Talmente enorme, con le sue cinque stanze da dormire, due bagni, il salone, il salottino e la cucina, che ci tenevano studenti a pensione. E gli studenti a volte sposavano, diventando parenti.  E la casa non c'è più. C'è un rudere tetro, persiane sdentate, portone scrostato, “citofono non funzionante”. Ma cosa è successo? Vorrei entrare, vedere ancora una volta quel corridoio che a cinque anni avevo completamente scrostato a forza di pallonate sul muro, ma è sbarrato con la forza dell'oblio. Tutta una rovina, come nella canzone di Lucio Battisti. Io qui ci ho passato quindici estati, fino all'adolescenza; qui c'er…

IMPRESSIONI DI SETTEMBRE

GVETA

SINISTRA (SCALFA)ROTTA

CON QUELLO CHE HO PASSATO

Una dose di farmaci che tolgono l'appetito, una, generosa, di alcool (che combinato coi farmaci in questione è una mistura potenzialmente letale, come infilarsi una bomba a mano senza spoletta su per il culo), una, sfrenata, di caffè, una, controllata, di sigarette, una, clamorosa, di nervoso, una, massiccia, di addominali, una, copiosa di sudore, e il resto una madre disabile e, magari qualche disavventura da scampare: con una dieta così cammini insieme alla morte, o schianti o perdi +20 chili in pochi mesi, praticamente uno a settimana. Se ci ripenso, sono stato uno scellerato. Ma adesso va tutto bene, anche se continuo a calare, sfasciato dai mille lavori per la genitrice: trasudo solidarietà per casalinghe, colf, badanti, il loro è il lavoro più massacrante che esista. Ho fatto un esperimento, e naturalmente lo sapevo di andar sopra le righe coi miei selfie nature: nessuno mi ha criticato (sono i benefici dell'essere una figura esposta), ho triplicato i contatti. Poi dice …