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Visualizzazione dei post da Aprile, 2018

VALICHI

È morta una preghiera Riposa in fondo al cuore Portale tu una rosa Da stendere sul mare Sono porto d'assenze Parto di gravidanze Orfano di partenze Che mi negò settembre Sulla strada delle ombre D'impassibile velo Figlio di foglie al gelo Dove il mondo si rompe Ed il canto del tempo E' campana nel vento Un distratto carillon Che aggiustare non so Quello che conta è questo Deserto di pensieri Per i valichi aperti Di tutto il mio dolore

ABBA, LA BAND CHE PROVA A SFIDARE L'EPOCA DI SPOTIFY

STRIDA

Quando la nebbia è sulla collina E il grattacielo è sempre più sporco Un bimbo schiaccia primule al parco Ed io respiro quel che non c'è Il mare è solo acqua di tempo L'uovo del tempo si rompe ed esce Un'altra estate che non vivrò Rose di sere morte e già ho Assaporato ogni tramonto Ogni lampione senza momento Senza più ombre di chi eri tu Quando la radio trasmette noia e nello specchio mi vedo vecchio E sotto gli occhi scorre l'età Di queste notti fatte di onde Echi di strida di felicità E il cane muto è tornato in canile E c'è nel piatto un po' di dolore Ed è già ora di andare a dormire E sono inutile anche per Dio

COSI' SI UCCIDE LA MUSICA

COME IL SOLE SUL MARE

E' un'influenza dell'anima, non ti preoccupare Com'è venuta puoi mandarla via Ci vuole niente, giusto una bugia Che vuoi che sia, sanguinerò un po' Nella camicia di forza dei miei mai A non farmi capire, come il sole sul mare E' un'influenza dell'anima, poi passa E' come un ascesso di realtà Lasciala sfogare e non ti sbagli Cresceranno cicatrici e i tagli Un tatuaggio poi li coprirà E' un'influenza dell'anima, nient'altro Non vado mica da nessuna parte Non saprei dove andare, da chi andare Resto in esilio e canto tutti i mari Tutti i mali che conosci anche tu Tutte le mani che non servono più Se non prendono, non fermano, mi lasciano A desolarmi, a farmi compatire E' un'influenza dell'anima, non ti spaventare Ed è la mia, che problema c'è? L'aspetto qui la morte anche per te La guardo in faccia e tu potrai volare Nel frullo dei tuoi giorni ancora vivi Con le ali che puoi, come il sole sul mare E dargli ancora il no…

MA COME FATE

Piccola nota di diario, o se si preferisce da blog. M'imbatto in una intervista concordata, perché ogni tanto tocca rifarsi la reputescion, di uno di questi personaggi da operetta gossip che stanno sempre in televisgion, e questo dice: sì, sono uno che si gode la vita, uno che fa i soldi, sono uno che ha successo e ne approfitta. Questa è gente immancabilmente di sinistra, carrozzeria grillina, questione di compatibilità culturale, intellettiva, carrieristica, come ti pare, ma, ecco, come fai a coniugare l'esibizione del tuo benessere, dell'ambizione, della competizione sociale con la tensione egualitarista, la lotta alle disuguaglianze, il rispetto dei poveri, insomma tutto l'armamentario ideologico della sinistra? Non lo so, a me non verrebbe mai di dire cose del genere, sarà che sono sempre stato povero tra i poveri ma non riuscirei a farli sentire inferiori al mio cospetto, anzi se c'è gente davanti alla quale ancora nutro un qualche scrupolo, o senso di colpa,…

IL NOSTRO 25 APRILE QUOTIDIANO

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WUTHERING HEIGHTS

Io la uso anche nel gelo, ma se accetta di salirci mia moglie vuol dire che l'inverno è proprio finito. Oggi primo ritorno in Vespa, direzione San Benedetto e ancora più in là, dove portano le ruote, dove siamo stati troppo o mai, la Vespa è per disperdersi. C'era una luce antica, dentro mi esplodevano sinfonie di canzoni: le porto con me, a mazzi, ogni anno suonano meglio: non sbiadiscono. È come se, invecchiando, i fantasmi entrassero più facili e profondi, la spugna che sono sempre stato non ha più filtri, più nessun ritegno. Ha fame di rivivere, non le basta questo esistere. Cerca cime tempestose di ricordi, sensazioni. Passavamo una scuola che mi ha sempre incantato, affacciata sulla Statale, emeriti imbecilli vorrebbero cancellarle perché le ha tirate su il Fascismo ma cosa vi ha fatto di male una scuola che affiora dietro una trama di piante, finalmente esplose di verde, che respiri solo a vederla? Siamo noi ad esserci cresciuti, sono parte dei nostri sogni, della paura…

AVVISO

Qualcuno mi ha fatto bloccare su Facebook, ne faccio tranquillamente a meno ma forse qualche lettore no; avevo un account di riserva a nome Raimondo Reddintoni. Chi volesse amicizia, può chiedermela lì.

SE LA DEPRESSIONE DIVENTA UN ALIBI

LA VITA E' NAUSEA

A quasi 54 anni sono arrivato alla conclusione che la vita non vale la pena di essere vissuta, sotto nessun aspetto. E' solo una truffa, tutta una truffa alimentata dalla fede che è l'inganno più atroce. La vita è incomprensibile nella sua beffarda ingiustizia; è cattiva, e, a chi si sacrifica, riserva solo sacrifici. Se la goda chi può, ma chi se la gode inevitabilmente prevarica gli altri. Non ricordo un solo giorno degno di essere stato vissuto. Finché un giorno ti accorgi che il tuo destino è solo soffrire, annullarti, anche se ti senti ancora giovane e pieno di possibilità. Io in vita mia ho avuto intorno solo gente che mi ha condizionato, mi ha sfinito, preteso aiuto, consumato: non mi è rimasto altro, e non mi è rimasto niente. Ogni gioia che ho rivendicato, era finta, me la inventavo per strappare un altro giorno di illusione. Adesso basta, mi sono rotto il cazzo di tutto, di tutti, di ogni cosa, di ogni virtù, di ogni preghiera e di ripetermi che ho fatto il mio dover…

LEO MESSI, IL GENIO SENZA QUID DI UNO SFIGATO DI TALENTO

FIN CHE CE LA FACCIO

Non è vivere: è mantenersi vivi Più o meno come una pianta nell'armadio O nel cemento. É non appartenere E non avere. Camminare sull'acqua Per niente e illudersi che sia Il miracolo d'ogni giorno. Non è vivere: E' non avere scelta Non avere strada sotto i passi Muri intorno e angoli di pace Dove respirare luce e smog Portami fuori di qui Finché ho tempo, fin che ce la faccio Non ne posso più di camminare Sull'acqua pensando sia qualcosa Non è vivere: è un'eterna apnea Respirare a stento con i denti Tesi come quando già si muore Albe da buttare, trasparenti Ali traforate di gabbiani Tu non sei più tu. Sei solo meno Hai finito gli angeli custodi Il rispetto e tutto ti va stretto Tutto ti va largo e brucia in petto Portami fuori di qui Finché ho un sogno, fin che ce la faccio Non ne posso più di camminare Sull'acqua fingendo di tornare

TERREMOTO MARCHE, L'AGONIA DEGLI SFOLLATI

PATTY PRAVO, 70 ANNI DA RIBELLE

POZZANGHERA

Vieni da me con un cuore d'assenzio Con le ferite grondanti rovina Per le sere di rimpianti e silenzio Per gli avanzi rimasti in cucina D'una cena che non basta mai Fatta di guai, di molta pena amara Per i sorrisi presi a martellate Per la polvere che rimane di fiori Colti da un bambino addormentato Per i fori in vene desolate Dissacrate da morti segreti Per le pareti strette della stanza Dove ha sbattuto chi danza da solo Vieni nell'assalto più assoluto Vieni, che è il momento di piangere L'ultima illusione di chi prova Ad infrangere il sortilegio nero A sconfiggere il vero. Trave oscura Nella notte che più non respira Felicità di vetro da travolgere Sotto valanghe di pietre di bugie Spranghe di follia spezzano il cielo Questo mondo è una pozzanghera impura Un mitragliatore di dolore Ovunque vai ci trovi la paura Di vivere e morire. Il tuo destino Sei tu e sai di non sfuggire Temporale di nuvole al veleno Alluvione se vuole. Ti fa male Vieni da me. Vieni al funerale Del più piccolo scampolo d&…

ANCORA GRAZIE PER IL FARO

Vorrei rivolgere un ringraziamento a chi mi ha scritto per farmi sapere che apprezza il Faro, la sua nuova periodicità quotidiana, il modo di trattare l'attualità e la cronaca, e anche la veste grafica. Sono contento che venga riscontrato un nuovo livello di approfondimento, una maggiore ricchezza di analisi e una ampiezza inusitata degli scenari considerati. Ce la metto tutta, non mi risparmio ed è bello trovare un riscontro alla fatica. Circa il desiderio di renderlo più accessibile, perché più gente possa scoprirlo, io rispondo che vorrei che succedesse, ma, per sua natura, il Faro può reggersi solo su questa pur minima formula ad abbonamento, per ragioni intuibili che non serve ribadire qui. Apprezzo l'entusiasmo, ma non posso che affidarmi al passaparola di chi è già dentro, se lo vorrà. Forse, più avanti, potrò rendere generale qualche intervento, ma solo a debita distanza di tempo: non sarebbe giusto per chi mi gratifica della sua fedeltà. Andiamo avanti, allora, sempre…

COME UN BAMBINO

Quando la radio ha dato l'annuncio della morte di papa Wojtyla, ricordo, stavo incastrato in una coda piovosa sull'autostrada all'altezza di Bologna con mio padre, anche lui già molto malato. Anzi mi pare tornassimo proprio da una sua visita di controllo. Più tardi avrei assistito anch'io a quella scena, agghiacciante, di lui per l'ultima volta al balcone, che prova a parlare ma non riesce, deve arrendersi, il volto dominato dalla sofferenza, la bocca deformata in un rantolo atroce: io ne ho viste di cose, ma quella... Quella non la ressi neppure io, ancora oggi rivederla m'agghiaccia, non riesco a superarla. Mi spaventa come un bambino. È una delle scene più spaventose non solo che mi sia capitato di vedere, ma senza dubbio che vedrò per il tempo che mi resta. Adesso mi sono imbattuto in un programma, “La Basilica Nascosta”, dove, insieme alle tante meraviglie di San Pietro, si parla appunto di quelle ultime ore di Giovanni Paolo Secondo e a raccontare è il Vi…