FOTTUTO è il canto degli inutili




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"Il tuo libro è un'opera ultima che ha la dirompenza delle prime. Somiglia a una ricapitolazione, in realtà non concede nulla all'indulgenza dell'età matura. Non sei diventato un umorista, resti puntuto, eccessivo, assordante e insopportabile, sottratto e affamato. La tua premessa costituisce l'ossatura di tutta l'opera. Il tuo interesse sono gli inutili, le vite perse, quelle che si perderanno, come le nostre. Dietro di te non ci sarà nessuno, un pasoliniano figlio non nato che ne lascerà molti spirituali, e sono quelli che in realtà contano, perché non li hai scelti tu, ma loro sceglieranno te. Come padre, fratello, amico? Boh. E che importa.
Non hai scelto di vivere sgangherato, e nessuno della gente come noi lo voleva. Lo vogliono i decadenti, i bohémien, insomma i fasulli che non solo irritano: non interessano, così come a me non interessa il compiacimento espressionista, anche quello una posa. Poi nella vita ognuno si difende come può: lo Stato è sì un dinosauro di torpore, più che una macchina kafkiana, però è possibile viverci, o resistere, senza diventare squali o lasciarsene schiacciare. La città, o forse la periferia, attrae da sempre l'artista perché scrigno fantasmagorico: dietro lo squallore pulsano vite inespresse, ma degne, degnissime, non autosufficienti come l'apparente tranquillità della provincia. E la stanchezza non è mai resa bensì un treno che va, irrefrenabile, ma di cui si può morder l'attimo, e se ogni tanto assale un rimpianto, o il magone stringe la gola, siamo certi che, in qualche altrove, qualcuno sa, e non ha spiegazioni per questo dolore, si limita a condividerlo e prosegue, perché una seconda vita non è data. E non è poco: è tutto".
Daniela, Milano

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