LA PIZZA E LA PARTITA


Sento vaneggiar di cose astruse, fantasiose, il reddito di cittadinanza che sarebbe essere pagati per non lavorare, con quali cespiti nessuno lo spiega, Grillo dice “con un grande sogno, proprio così, un grande sogno”, di patrimoniali, di stato sociale da dilatare, si direbbe fino ai confini dell'universo a questo punto, e di obbligatoria lotta al liberismo, pure questo un'Araba Fenice qui da noi, e nondimeno al capitalismo, autentica categoria dello spirito. Non lo so. Stasera c'è una partita importante e ricordo da ragazzino che gli anatemi al capitalismo, al riparo nel mio cortile, li schivavo ma se uscivo era per misurarmi con un capitalismo, chiamalo consumismo, che non faceva male a nessuno, non disturbava nessuno: la gente faceva la fila in pizzeria, in rosticceria e i bottegai si fregavano le mani sul grembiule, ce ne fossero tutte le sere di partite così, e si saliva in casa, la birretta o la Coca imperialista, a tifare, a disperarsi, e dopo magari siccome era ancora giorno si scendeva in strada o almeno ci si affacciava sul balcone digerendo dubbi esistenziali: mah! Io non lo capisco cosa ci sia di male, adesso che ho 50 calendari suonati, quasi 51, non lo capisco dove fossero l'errore, il peccato, la vergogna in quelle feste pagane, mangiare, consumare, tifare e vaffanculo, e continua a sfuggirmi la decrescita felice che sarebbe essere contenti come dei dementi pur di far sacrifici, di non avere un cazzo. Di solito a predicare la decrescita sono stronzoni in villa e yacht, nessuno che io abbia mai conosciuto era un nababbo da suite al Gallia, bastava qualche ragionevole spreco, qualche consumismo compulsivo ma fino a un certo punto, ed ho una immagine più democratica, più allegra di via Porpora intasata di macchine autobus tram, della gente che entra esce dai negozi, delle file alla pizzeria Tre Ceppi di via Porpora, facciam presto che fischiano l'inizio, piuttosto che le teste basse di oggi, endemizzate alla crisi, o peggio le file per il pane dove la democrazia consumista, odiata da Pasolini non c'era.

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