PIU' LUCE


Vorrei tanto fosse fatta luce sull'omicidio – si può dire? - di Domenico Maurantonio, lo studente di neanche vent'anni precipitato dall'hotel Leonardo da Vinci di Milano. E non c'è dubbio che prima o poi luce verrà fatta, più tardi che presto, quando, convenientemente, si potrà sgranare il rosario delle formule indecenti, del perdonismo amorale: “è passato tanto tempo”, “non volevano fare niente di male”, “chi è stato è stato”. E chi è stato sono quelli che oggi stanno zitti, avvolti dalla cortina di protezione di tutti gli altri che sanno: compagni, insegnanti, famiglie. Che cosa triste, essere già così corrosi a vent'anni. Vorrei fosse fatta luce, se non giustizia, perché della vittima hanno fatto un colpevole, senza pietà, senza ritegno. Lo hanno fatto passare per beone, per squilibrato, per temerario. Hanno inquinato, hanno mentito, hanno depistato e distorto come professionisti. Il tutto nel segno dell'impunità legittimata dal tempo: più ne passa, e più chi ha dato ha dato. Perfino i genitori della vittima, questa volta sembrano già finiti nel cono d'ombra, si vede, si capisce che la consegna è quella dell'omertà, della tutela delle ragioni superiori, qualcuno arriva a dire che, con la Scuola pubblica già sotto attacco, non è proprio il caso di farsi male da soli. Ma la scuola pubblica, i sindacati, le politiche, qui non c'entrano. Non possono entrarci. Qui c'è la fine, probabilmente stupida, probabilmente carogna, di uno che muore a vent'anni perché lo tengono per le gambe fuori dalla finestra: e poi chissà se sfugge o se qualcuno se lo lascia sfuggire. Qualcuno che, magari, era fuori di sé, lui sì, davvero, non come la vittima. È questo, che non si vuole ammettere. Sono le responsabilità condivise e rispettive, da soffocare nel segno del fatalismo: quello che è successo è successo, chi ha dato ha dato, non si possono rovinare vite, famiglie, carriere per una cazzata, uno scherzo finito male. È la morale del fatto compiuto, che è più forte di tutto, che non passerà mai.

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