LE ASSENZE


Fossi a Milano uscirei in Vespa. Un paio d'ore per viaggiare il sabato mattina tra echi di mercati e richiami di sole, quello che resta in ciò che non c'è più, le fitte dei luoghi e il loro conforto, girerei per le assenze dei negozi di dischi, per le vie del mio vecchio quartiere, passerei, fantasma mattutino, nell'eternità del mio liceo, giusto poi per perdermi senza navigatore, allo sbando seguendo le rotaie del tram, di striscio alla stazione, via lontano sempre più distante e indietro ritornare, boomerang di nostalgia, ancora al parco Lambro e di nuovo in città, dentro al sabato quando tutto è uguale eppure appena diverso, quando la fretta si tinge di pretesto, la vigilia di un enigma sparito, l'ostinata suggestione di un rituale, fino a tornare alle bancarelle che vengono messe via, dei mercati resta la polvere, l'odore di verdure miste a asfalto, i rimasugli delle cianfrusaglie e il sabato si conclude qui, tutto il resto del tempo è attesa dell'attesa, è un sempre che non verrà, sera che cala maestosa e copre la città di silenziosi fotogrammi, perché c'è un solo istante, quando il giorno si rompe, che tutto torna eterno, e dentro lo sentiamo.

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