TUTTO HA UN PREZZO


Del gossip non si butta via niente e dobbiamo prepararci a quanto pare a visionare il filmato delle torture alla vittima del Collatino, la cui agonia è stata evidentemente ripresa a futura memoria: storditi sì, ma non scemi i due mostri di buona famiglia. Siccome l'informazione è ridotta a una cosa oscena, visti anche i suoi intellettuali di riferimento da Rocco Siffredi a Valentina Nappi, non c'è dubbio che si scanneranno sullo scannatoio per assicurarsi lo snuff movie e trasmetterne brani salienti, vedrei in pole position Dagospia: ecco perché dico dobbiamo prepararci, perché chiunque viva non può sottrarsi ai media e quindi non scamperà al macello. Del gossip si conserva tutto e tutto si mette sul mercato, anche gli incidenti di percorso: la fidanzata proprio della vittima del Collatino ha già cominciato a posare con la scusa di “chiedere la verità” sul suo Luca, quando la verità è sotto gli occhi di tutti e cioè che lei stava con un marchettaro finito a farsi ammazzare male da due come lui. Intanto però lei passa alla cassa. La Meloni si gioca il figlio non ancora nato per una candidatura a sindaco, Vendola e marito almeno avevano aspettato il lieto evento. Si vendono malattie, scopate, squallori, bugie, rimorsi, rimpianti, fallimenti, amorazzi nati, finiti o nati finiti, tatuaggi e cicatrici, si vendono orientamenti sessuali veri o presunti, voglie, manie e c'è uno iscritto all'Ordine, il Cruciani dei candid camera telefonici, che ha messo sul mercato il suo buco del culo: duecentomila euro “perché” sostiene “tutto ha un prezzo”. Il signor Cruciani è forse ottimista, ma che un giornalista predichi il mercimonio dovrebbe pur muovere qualche sopracciglio, visto che il suddetto Ordine impone corsi sull'etica e la deontologia. Anche il rappettaro Fedez che, come un viceministro, dice al vicino insonne “Tu non sai chi sono io”, fa il giro dei giornali e delle tivù a parlare di come è stato menato. E non inventa niente, c'è un suo amico, pure lui grilletto, che molti anni fa le prese in discoteca da una popstar concittadina, un po' stufa di certe insinuazioni sulla moglie presunta infatuata (alla fine, si riduce sempre tutto al ballatoio). Siccome si agitava sulla stessa rivista per cui lavoravo, non ottenendo la mia personale solidarietà il giovanotto mi chiamò al telefono, umiliato e offeso: ma come, dopo quello che ho passato? Allora gli spiegai, pazientemente, di non farla lunga e di inventarsi, almeno con gli intimi, un agguato: se avessi reagito mi avrebbero steso di brutto. Era una palla, tanto per salvare la faccia, e mi raccomandai: spacciala nella cerchia, ma voglio sperare, conoscendoti, che non userai del giornale per montare un caso. La sua reazione fu sdegnata, anzi indignata, ma come puoi pensare, ma ti pare che io, se vuoi te lo giuro qui, non ne scriverò mai neppure una riga. Il mese dopo c'erano tre pagine sulla faccenda, seguendo il leit-motiv: ho capito subito che era un agguato, se avessi reagito mi avrebbero massacrato. Anche io capii subito: che avrebbe fatto strada il ragazzo, almeno una certa strada, e non solo per l'attitudine compulsiva a fotografarsi con calciatori e veline, un precursore dei selfie.

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