COME ALLE GIOSTRE


Avanti il prossimo, sotto a chi tocca. Ci ha turbato l'ennesima strage, questa a Bruxelles? Non direi, ci ha agitato, che è diverso. Ha stimolato la nostra apatica creatività, per l'occasione col fumetto Tintin che piange: fare il disegnino pacifista del Pentagone era obiettivamente complicato, mica è la Torre Eiffel. Eccitati sì, turbati direi di no. Qualche cantante cinguetta su Twitter la lista dei brani del prossimo disco, altri si rammaricano che nelle stragi non abbia trovato posto Salvini. Il portavoce papale, padre Federico Lombardi, invita a non scomporsi e si capisce, per quaranta o cinquanta morti, che sarà mai. Lo show della vita deve continuare, almeno fin che può. La verità è che siamo peggio che assuefatti, siamo rassegnati. In attesa come davanti al plotone d'esecuzione. Non scamperemo e lo sappiamo. Per cui non ci resta che lo sciacallaggio o l'idiozia. Turbati no, neanche impauriti, giusto un po' inquieti perché non sappiamo il quando ma il se l'abbiamo risolto nella certezza dell'inevitabile. “Avrete altri attacchi, vi annienteremo”, avverte l'Isis. Ma no, dai, non fare così, facciamo la pace, dammi un bacio, verrebbe da rispondere in sintesi del solito manicomio sorto sui morti belgi: siamo in guerra, però non la facciamo, però siamo nel mirino, però siamo sicuri, però la sicurezza assoluta non esiste, però non c'è allarme imminente, però è colpa dell'occidente, però il colonialismo del '600, però le scelte sbagliate, cioè la Siria, cioè la Libia, cioè più moschee, cioè più multikulti cioè merda. Siamo in guerra però pace-pace, non più nel senso del contrario logico, dell'antitesi ma dell'accettazione, pace, è andata così, “abbiamo sottovalutato la situazione” come dicono quelli che fino a un minuto prima azzannavano come guerrafondai e infami i preoccupati, gli spaventati. Siamo vinti, altro che “non cedere alla paura”. Siamo oltre la paura, siamo al fatalismo. Nessuno nota neppure che, a forza di “non toccare le nostre libertà”, che poi sarebbero quelle di farci ammazzare, non siamo più liberi neanche di uscire fuori, l'UE che non esiste ammettendo la sua impotenza ha mandato l'appello finale, la resa definitiva: restate in casa, non sappiamo come fare a proteggervi. Chi passa per Roma o Milano davanti alle fermate della metro, ma solo le centrali, vede i soldatini col mitra e se non gli ride in faccia è solo per compassione. Nessuno ferma nessuno, né lì né negli scali né da nessuna parte. Perché è inutile e perché non siamo più abituati a una sicurezza, vogliamo solo essere liberi di accettare un destino fatale, una malattia conclamata e terminale. La malattia della nostra paura divenuta agonia. Da cui l'ossessivo rifugiarci nelle scemenze sessuali alla Dagospia, oggi in pieno dramma da stragi c'era un curioso scritto di una tale Barbara Serra che elencava i modi maschili di masturbarsi coi prodotti dell'orto; oppure le morbosità del tutto inutili sui ragazzi di oggi Foffo e Prato, come a dire: cosa ci rimane se non ammazzarci prima di venire fatti fuori? Avanti il prossimo, quasi quasi la invochiamo una strage anche qui, all'ombra del Cupolone, almeno ci togliamo il pensiero, ci sentiamo più europei, tutto ma non questo stillicidio, questa eliminazione diretta di popoli e città, come alle giostre con le navicelle che fingono di spararsi e invece quella che resta in volo l'ha già decisa il giostraio.

Commenti

  1. a Milano, all'inizio di Corso Venezia, davanti al Planetario, ci sono due soldati in mimetica e mitra che fanno più scena che altro.....ci sono passato due tre volte nei giorni scorsi, li ho visti una volta addirittura chiacchierare tra di loro e guardare lo smartphone -custodito nel giubbino tattico dove dovrebbero stare i caricatori di riserva -....due / tre esaltati come quelli di Parigi o Bruxelles, armati con un coltello a testa, potrebbero facilmente avvicinarsi con la scusa di chiedere un'informazione, disarmarli, facendosi dare mitra, caricatori e pure i cellulari e poi scendere alla fermata della Metro di P.ta Venezia (a 20 mt) e fare una strage di gente sulla banchina in attesa dei treni....

    Davide, Milano

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    1. Sempre un po' grigi, lì da te. A Roma ne ho visti due rivolgersi alle ragazze che entravano nel metrò: "A bbella, viè qqua che te facciamo vedè er fucile". E quelle andavano, e guardavano er fucile. Altra classe.

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  2. Max ciao, ti seguo fin dai tempi del Mucchio e ti leggo sempre volentieri. Molto spesso sono anche d'accordo con te. In qs gg poi i tuoi commenti mi sembrano sempre molto pertinenti, però ho una curiosità: mi piacerebbe sapere cosa avresti fatto tu in passato per nn arrivare alla situazione di oggi ma anche cosa suggeriresti ora. Grazie Riccardo

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    1. Sull'Isis, dici? Avrei agito per tempo. E con la massima decisione.

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