MI ARRENDO


Vorrei essere chiaro, cioè vorrei non essere frainteso, il che, già lo so, non accadrà. Pazienza, lo scrivo lo stesso, non ho altro da perdere: io non capisco più la faccenda degli immigrati, scusate dei migranti, che sbarcano in condizioni disperate sulle nostre coste. C'è qualcosa che non mi torna, qualcosa che la mia intelligenza, clamorosamente limitata, non riesce a mettere al suo posto. Che ci sia un giro di sfruttamento ignobile e colossale, questo lo so. Che andrebbe stroncato, è evidente. Perché non venga stroncato (basterebbe bombardare i barconi, ovviamente senza nessuno sopra, prima che partano, insegnava Giovanni Sartori), non lo so ma ho qualche sospetto che avvolge l'Europa dei pranzi e dei convegni, ovvero, per dirla chiara, secondo me dentro la UE c'è qualcuno, e anche più di qualcuno, che dalla tratta umana ci guadagna ed è in combutta con gli scafisti. Le altre che ci prosperano, sono, a vario titolo, le associazioni del dolore, della carità e della solidarietà, come ha spiegato una volte per tutte l'immortale Massimo Buzzi, quello che al compare Carminati, detto “er ciecato”, diceva “ci faccio più soldi che con la droga”. Amen.
Detto questo, ho provato a lungo anch'io, come tutti, pena e rabbia per chi affoga lungo la strada, dolore e pietà per chi riesce in qualche modo a farcela. Non sono pregiudizialmente egoista, se qualcuno ancora mi legge sa che mi sono esposto tante volte per difendere le vittime di intolleranza e di indifferenza. E Dio, se esistesse, mi sarebbe testimone che tutto ciò che avrei voluto dalla vita sarebbe stato adottare un bambino perduto – ma non è possibile, debbo pagare l'Iva anticipata per sostenere lo stato sociale con cui mantenere la spesa pubblica, riferita anche agli stessi migranti, ma più esattamente per chi li tratta. Solo che poi vedo le immagini al telegiornale e non capisco più. Vedo tutte queste ragazze appena sbarcate, sorridenti, vedo i loro volti curati, le loro sopracciglia curatissime, le loro mani curatissime, i piedi graziosi e smaltati, le acconciature all'ultima moda, e non capisco: non scappavano dalla guerra, dalla schiavitù, da condizioni invivibili, dalla miseria estrema? Meglio così, intendiamoci, meglio se hanno la possibilità di valorizzare la loro persona – e chi lo nega? Però a quel punto io non capisco più. E non capisco quando gli immigrati, scusate i migrantes, appena scesi dal barcone salgono sul pulpito e proclamano: più tutela, più diritti, non siamo cittadini di serie B (veramente non siete cittadini di nessuna serie, non ancora, ma che fa?). E non capisco il fatto che non basti mai niente, che accogliere, ricoverare, ospitare, rifocillare sia sempre considerato un punto di partenza e mai d'arrivo. E non capisco come possa un Paese, qualsiasi Paese, mantenere ogni anno nuove centinaia di migliaia di presenze del tutto passive, inattive, e perché poi debba farlo. E non capisco quando immancabilmente trovo, davanti ad ogni cazzo di supermercato, almeno un nero che mi biascica “amigooo”, che mi vuol soldi, e poi, scusate ma è constatazione quotidiana, lo vedo che tira fuori uno smartphone che il più delle volte umilia il mio baracchino e si mette a parlare, e ride e parla, e parla e ride, e quando esco con la sportina è ancora lì che parla e ride e dice “amigooo” alla vecchia che si impietosisce e apre il borsellino. Io non posso parlare e ridere tutto il tempo, però l'iva anticipata la pago, pago un monte di tasse pur vantando un reddito imbarazzante, pago tutti i miei obblighi e anche qualcuno in più e non posso dire “amigooo” a nessuno. E i capelli da una vita me li taglia mia moglie con la macchinetta, e lei se li fa una volta ogni quattro mesi, dai cinesi. E ha studiato una vita, è avvocato, ma i clienti non pagano e lo Stato paga a babbo morto e sopra ci mette l'iva anticipata, che tra poco salirà ancora, come ha ammesso Padoan, ma per una buona causa, aumentare le pubbliche tutele nei comparti statali, nelle loro sacche di privilegi, nelle loro cosche di sottopotere, nei loro sprechi assurdi o infantili come i mille “laboratori” sulla pizza volante per i bambini, sul gender a 3 anni, sul vegano critico, sull'urinoterapia, sulla tecnica anale, sulla creatività della merda, sul clima consapevole, sullo sballo responsabile, sul cazzo che ci si frega.
In sintesi, secondo chi ci governa, per non aumentare le tasse si aumentano le tasse, però sempre sui più sfigati. D'altra parte, si sa, i conti vanno rimessi in ordine, come dice l'Europa, se poi qualche decina di disperati che non riesce a coprire il privilegio di sfacchinare da mane a sera, si suicida, amen, kaputt, kazzi loro, se la sono cercata, potevano farsi raccomandare in qualche ente (o, al limite, potevano aspettare che vincessero i grillini, così todos caballeros de cittadinanza - todos quelli che li hanno votati, s'intende - e come trovare i soldi ce lo spiegherà il figlio di Casaleggio che a me pare un alienato incapace anche di dire “buongiorno”).
E non conosco vacanza da 30 anni e se mi si rompe il telefonino, o anche solo una gomma, sono cazzi. Acidi, più amari del Fernet Branca. E non capisco come le statistiche possano parlare di centosessantamila sbarchi l'anno quando solo gli africani che presidiano anche in coppia ogni punto vendita su territorio nazionale, dal megacentro commerciale alla botteguccia, assommeranno minimo a due, trecentomila unità, senza contare quelli sparsi per le strade, le spiagge, gli zingari, pardòn i cittadini del mondo, le vittime della guerra balcanica, i presunti pronipoti delle vittime di Chernobyl, i discendenti delle persecuzioni razziste fin dal XV secolo, le altre etnie in ordine sparso, per me le statistiche ufficiali vanno moltiplicate almeno per 20.
In buona sostanza, dopo decenni di stato sociale e sindacale sempre per gli altri, io non posso più aiutare nessuno. Neanche me stesso. E, siccome non posso, neanche voglio. E siccome non posso e non voglio, non riesco a capire neppure come diavolo avrebbero fatto tutte queste potenziali risorse ad “aiutarmi”: fino a prova contraria, sono io che finora ho, nel mio infimo, aiutato loro. Preciso che sto parlando di centinaia di migliaia di presenze in tutto e per tutto passive e dipendenti dallo Stato, non di chi si è naturalizzato, lavora e paga, come me, il suo sangue di tasse (difatti, appena se ne accorgono, tornano indietro o almeno vanno a cercar miglior fortuna altrove, dove non c'è una pressione reale dell'80%). Con la differenza che gli indigeni come me, oltre a non poter figurare come risorse migrantes, vengono maledetti in fama d'insensibili, egoisti, gli unici maiali che è lecito macellare.
Sono al capolinea. Non ci arrivo più. Mi sono inventato cento modi di stare al mondo da che ho cominciato a lavorare, senza mai chiedere aiuto a nessuno. Ma a questo punto, mi è impossibile continuare. A fine anno sbaraccherò, e il mio cartello di cessata attività lo appenderò sul mio piccolo computer, l'unico ufficio che ho sempre avuto. Lo accetto, non rivendico un cazzo, ma almeno fatemi crepare in pace, risparmiatemi l'eterna solfa dei migranti da aiutare, come prima, più di prima, perché non basta mai, perché si può dare di più. Altri, forse, me lo auguro. Io non posso più. Che ci pensi papa Francesco. Oppure rimettano libero Buzzi e provveda lui, magari insieme al compagno Spano, quello delle dark room. Se ne occupino le nostre sofisticate fanciulle e i giovanotti che voglion tutti fare gli artisti o i giornalisti, si diano da fare gli utili centri sociali, non lo so. Ma almeno capitemi se mi faccio fuori. Capitemi se ho capito: che questo Paese non torna, che quelli come me debbono solo ammazzarsi, che chi giura di abbassare le tasse sarebbe da fucilare, che le tasse aumenteranno in eterno, che i migrantes aumenteranno in eterno, che siamo fuori controllo, che la scialuppa dell'Europa, sulla quale contavamo per rigare dritti, si è rivelata una zattera che ci tira a fondo peggio di ogni carretta del mare. Gli immigrati siamo noi, sono quelli come noi, non chi considera un intollerabile sopruso rinunciare al Samsung Galaxy plus sei mesi dopo l'S8, non chi scende in piazza perché si considera deportato alla prospettiva di farsi trasferire di 30 chilometri, non chi maledice il governo perché non può partire per le Canarie (siano sincere, tante anime belle e garantite: quante fra loro piagnucolano per pretesti ignobili?). Ma chi non ha mai un giorno di festa, se lo inventa con mezzi strazianti, e fa a meno di a curarsi anche se sente di marcire. Chi ha un presente di tovaglie di carta e un futuro di polvere sporca. Questi siamo noi, e nessuno ci salverà e tutti ci irrideranno ancora, e ci disprezzeranno più di prima per la nostra paura e la nostra disperazione.
Morale di questa tetra favola, che poi è la mia, datemi pure del Salvini, pazienza, me lo meriterò, ma io non è che tiro conclusioni, faccio comizi, fondo partiti: io mi arrendo. Non è che ne ho pieni i coglioni, sono vuoti anche quelli. Semplicemente, la mia scarna intelligenza non ci arriva o meglio arriva a sospettare che, tra gli appelli del “papa degli ultimi” e quelli delle coscienze illuminate che dal loro attico vista Colosseo o Battistero, predicano porte sempre più aperte e sempre più gente che ci passa, si nasconda una colossale presa per il culo. Per molti, ma non per tutti, come al solito. E allora grazie a chi in questi orribili 25 anni mi ha ripetuto “non mollare” ma io il colpo lo mollo sul serio, altro che resisti, altro che barcone, io sono il barcone, viva l'Italia e (ci) viva chi può.

Commenti

  1. Grazie Massimo. Anche io ormai quando esterno il tuo stesso stato d'animo mi sento dare del troglodita, del razzista, del qualunquista e non ne posso piu'. Preferisco starmene in casa o camminare nei boschi, leggere. E domattina mi sveglio alle 4 e 30 per andare a lavorare e a pagare le tasse e a sognarmi le vacanze, io invisibile.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco, parlare a nome di altri invisibili è l'unica ambizione che mi resta. Ma mi toglierò anche quella, presto.

      Elimina
    2. pero' io mi tengo stretti al cuore i tuoi pezzi e i tuoi libri, anche se te ne vai. e pure io me ne voglio andare.

      Elimina
    3. siamo al punto che ti fanno sentire in colpa se vai a prenderti un caffè al bar e davanti c'è appunto quello che ti dice "amigooo" e l'euro non lo dai a lui invece che al barista.
      sono d'accordo con ogni singola parola, Max, così come condivido e faccio mie le parole di Andrea qua sopra. Ad aprire i siti dei giornali mi viene schifo, a navigare su facebook la nausea, e l'ho impostato per seguire pochissime persone e pagine dal minimo buon senso di intelligenza richiesto. stare in mezzo alle persone è sempre più difficile. vorrei andare via anche io ma onestamente non ho idea né di come né dove.
      vit

      Elimina

Posta un commento

Post più popolari