LITURGIA BANALE


Fin dai tempi di Pietro i papi sono stati per definizione dei poveri, per i poveri, tra i poveri, però non ce n'è uno che abbia rinunciato al palco miliardario per due ore di spettacolo. Il solito vecchio trucco di tutti i sovrani, di ogni potere. Quest'ultimo è il segno dei tempi, un papa liquido che esce dal cessetto chimico e regala alla moltitudine saltellante le banalità psichedeliche che vuole sentirsi dire: "Abbracciate i muri". 
“Uno... due... tre... pappaaaa!”. E uno dovrebbe rispettare la “fede” di un milione e mezzo di pecore matte? E giù salti, canti, oscillazioni coreografiche: fanatici per fanatici, nel bene e nel male gl'islamici son gente più seria, poi non lamentiamoci se ci soppiantano in patria (non se ne lamenta nessuno, tantomeno il sedicente papa cattolico secondo il quale tutte le religioni sono pacifiche e i terroristi sono effetto del liberismo).
A cosa serve, che cosa rimane di una vetrina così vuota, di una liturgia tanto insulsa, imperniata sul personalismo mediatico, esaltarsi per un vegliardo vestito di bianco, senza concetti, senza meditazioni, puro gusto estetico dell'esserci nella folla senza volto? Ora, il pontefice che ha in odio il capitalismo dovrebbe concludere che il capitalismo ha svuotato dall'interno anche la religione cristiana; non sarebbe una scoperta, ma sarebbe per lo meno una dimostrazione di coerenza da uno che trova troppo facilmente tutte le soluzioni. Ma quando una cosa fa comodo, si sa, la si lascia stare e così per questa volta transeat, va benissimo la fede pubblicitaria, consumistica di chi fa il gioca jouer col papa Francesco. Del resto, il santo padre cattolico è il rappresentante di una ecclesia fattasi aproblematica, paracula e superficiale. Egocentrica ma del tutto indifferente. Fin che c'è da esserci, da saltare e ballare va bene, ma non chiedete ai buoni cristiani di essere coerenti con un messaggio che neanche conoscono più. “Ha fatto la fila al bagno chimico, è un santo”. In un milione e mezzo per farsi fare la predica e poi giocare. Quanto bisogno collettivo c'è di espiazione e di svago, comunione e liberazione da qualsiasi serietà, dal più pallido senso di responsabilità.

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