Dario Fo, vita e morte di un giullare militante

Commenti

  1. Salve, daccordo, ma il senso della canzone di de André è tutto il contrario...


    Daniele

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    1. Tu conosci la storia di Ezin, il boia di Stalin? Sai come era chiamato? Forse il faber sì. I nani, ad ogni modo, ringraziano.

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  2. Non la conoscevo e ho faticato a trovarla su google perché si chiamava Ezov, comunque anche io detesto l'utilizzo della parola 'nano' come dispregiativo, concordo sul fatto che il politically correct dovrebbe essere esteso anche alla categoria dei nani e invece tristemente anche un politico contemporaneo viene colpito nella sua statura. Detto ciò, forse De André conosceva la storia e in effetti mi viene in mente un'altra canzone in cui il 'tipo strano [...] ha venduto sua madre a un nano'.... ma era un'epoca pre-politically correct, e ben altre erano le conquiste da raggiungere

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    1. Hai ragione, ho sbagliato, Ezov. Il senso comunque è quello. E non è questione di politicamente corretto ma di decenza: la canzone l'ha scritta il Faber, e da sempre serve a irridere qualcuno con quel problema. Un motivo ci sarà.

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    2. A me invece il politically correct sta sulle palle.Tra l'altro mi sembra che tanto più il politically correct sia stato imposto nella comunicazione e nelle forme espressive, tanto più nei comportamenti concreti si sia diventati irrispettosi, volgari e spesso violenti.
      Su Fo e Faber, c'è la solita questione di scindere il valore artistico dalla militanza, cosa secondo Max impossibile se non interpreto male: ogni tanto se ne è parlato anche in questo blog, a proposito soprattutto di cantautori impegnati. Personalmente: De Andrè mi piace, soprattutto quando non "milita"( intendo: "La canzone dell'amore perduto" potrebbe averla scritta anche uno di destra, la politica non c'entra nulla), Fo non molto, e qui davvero distinguere l'artista dal comunista mi risulta difficile( va anche detto che non capisco nulla di teatro). Francesco

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  3. Ma non è colpa mia se la militanza condiziona la scelta artistica (e, spesso, da una medaglia al valore ampiamente ingiustificata). Il Faber, per esempio, è davvero robetta da ginnasiali (aveva ragione Battisti) specie nelle sue articolazioni misticheggianti: basta una sola pagina di Chesterton a far volar via tutti i testi del Faber quanto a profondità e cultura. Se poi un repertorio è quasi interamente costruito su questo bignami supponente, allora no, non è roba per me. Sarò insofferente, ma non posso non osservare che, del Faber, alla fine resta più di tutto la musica in genovese di Creuza de Ma, così come del Gaber restano più le canzoni anni Sessanta che il mastodonte del teatro-canzone, nel quale salutava a pugno chiuso e rivoltava un po' i comunicati delle Brigate Rosse. Poi ogni artista ha il pubblico e gli agiografi che si merita, ma per me non va bene, oggi che sono vecchio come ieri che ero ragazzo e cercavo le emozioni nella musica, perché bene o male a scuola funzionavo e non avevo bisogno del bigino musicale.

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  4. Appunto: Creuza de Ma, o la canzone che citavo io. Certamente non Storia di un impiegato. Giochiamo un po', se vuoi: chi è il migliore (o meno peggio, dal tuo punto di vista), tra Guccini, De Andrè, De Gregori ?

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  5. Già leggerli in fila mi ha dato una botta di sonno: quando mi sveglio, provo a risponderti

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