L'INTEGRAZIONE ASSURDA



Il costumino è una cosa, il velo totale un'altra e la lettura della sinistra più o meno radicale, che lo difende in nome di una grottesca tolleranza, è insostenibile come lo sono le cose prive di logica: non ha nessuna connessione dire che il velo non è il principale problema e che bisogna lavorare per l'integrazione. Sono cose del tutto distinte, l'integrazione si ha quando chi entra accetta le leggi di chi accoglie e la storia della integrazione a tout prix ha stancato alla prova dei fatti. Se integrazione significa alzare costantemente l'asticella delle pretese, questo è tutto il contrario di una convivenza nel segno della legge e della tolleranza reciproca. E l'integrazione fondata sulla pretesa e sulla tracotanza ha stufato: non si era mai dato un precedente di tale arroganza da parte di chi chiede e lo fa con l'aria del padrone; non basta mai niente, gli ospiti considerati infami, infedeli da sterminare appena possibile e gli "infedeli" che continuano ad accogliere, a battersi il petto, ad assecondare anche la pretesa più folle o antistorica, a rispondere coi sensi di colpa alle minacce e agli attentati: integrati erano i terroristi francesi e belgi, che addirittura percepivano salari sociali, integrati da generazioni sono quelli che vogliono sterminare chi li integra. Integrare per la sinistra significa disintegrare il contesto accogliente, cedere su qualsiasi pressione o ricatto ma una società dissociata non può associare nessuno perché l'integrazione si offre, non si subisce. Se poi, cosa di cui abbiamo avuto conferma recente, sotto il velo dei propositi virtuosi la sinistra più o meno terrorista punta a dissestare la società occidentale in combutta con gli integralisti estremisti, allora è un altro paio di maniche. Ma il velo totale, così come il dovere di sottomettere la moglie all'occorrenza fino all'omicidio, in una società democratica non può essere accettato e incoraggia l'esempio tedesco che intende proibirlo. Non solo perché si tratta di una elementare profilassi contro la possibilità di attentati; non solo perché equivale a far rispettare lo stato di diritto del Paese che si fa carico degli immigrati, e che non può limitarsi ad offrire, a garantire, a tutelare, senza ottenere in cambio alcuna risposta di rispetto e di volontà di associarsi; non solo perché, detta in modo brutale, chi entra deve sottostare alle regole e se queste regole gli sembrano così oppressive può benissimo restarsene o tornarsene da dove è fuggito, et pour cause. L'esempio tedesco di intransigenza è incoraggiante perché finalmente uno stato europeo si sveglia, si ricorda di avere una sovranità nella responsabilità e, anziché demandare al sovrastato burocratico ogni decisione, lavandosene le mani, decide e accetta di farsi carico della sicurezza dei propri cittadini e di fare rispettare se stesso di fronte ai forestiere. Non c'è accoglienza nè integrazione senza responsabilità.

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