FUORI DI ME


È marzo, però fa freddo, però è marzo... E mi perdo sotto le piante a spiare le gemme ancora chiuse. Aspettandole come si aspetta Natale o il proprio compleanno, con la trepidazione di un bambino. Ne ho bisogno più di prima, e ne ho bisogno come non mai. Non cerco altro che questo, la silenziosa poesia della natura che scoppia in coriandoli colorati di vita che m'inondano. Sotto le piante come un vecchio botanico, uno scienziato pazzo, indifferente a tutto il resto, la gente mi scruta, sorride, compatisce, non capisce che solo questo risveglio cerco, solo questa vita fuori di me può accendere la vita in me. Non ho mai visto un viale di piante accendersi tutte insieme, dev'essere uno spettacolo che può anche uccidere. Non ho altro che questo e non mi manca che questo, bevo il desiderio che mi nutre e mi sento galleggiare mentre seduto su una panchina fermo questi pensieri che non sono pensieri, sono sensazioni, ansimare dell'anima e cercare con gli occhi qualche cosa che sta dentro, troppo ingombrante per esserci davvero, troppo presente per non esistere.
Catturo me.
Riporto in me tutto il fuori di me che mi sconvolge. Resto immobile e volo via, aggrappato alle mie impressioni, sospeso in un altrove da dove mi osservo. Il mondo è vicino e remoto, coi suoi motori, con le vanità dei passi. Li sento scorrere, ne scorgo le ombre, ma non li seguo, non li amo, non sorrido per loro. Fuori di me, io sono prigioniero di una gemma che domani esploderà scagliandomi nell'urlo muto della gioia che niente potrà arginare. Neppure la vita.

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