PERCHE' VOTA(VA)TE GRILLO


Conosco tanta gente che ha votato Grillo, chiudendosi occhi orecchie e cervello. Illusi qualunque e qualcuno anche famoso, per quello che può contare, ma convergenti nel millantare la scelta demenziale di idealità nobili quanto assenti, quindi pretesti: non si affiliavano alla setta per le notorie pulsioni di moralità, legalità ed altri miraggi più o meno sbandierati, altrimenti si sarebbero ricreduti alla svelta e avrebbero recitato il mea culpa; volgarmente, avevano trovato nei loschi Grillo & Casaleggio la continuazione di un sentimento antico, la rivoluzione più e più volte abortita per le lacerazioni della sinistra estrema. Tutti questi lunatici, infatti, sono d'accordo nel maledire la sinistra per uno squisito motivo, che non consiste nell'essere antiquata, nell'aver sbagliato approccio, nell'avere rivelato contraddizioni clamorose, ma solo nell'avere tradito i propri presupposti, che tradotto dalla formula gesuitica significa non essere abbastanza di sinistra, che ancora tradotto vuol dire non insistere con maggiore coerenza e stupidità negli errori storici. Sono gli esagerati, quelli che considerano troppo morbido anche un fregnacciaro come Vendola, quelli che ai convegni inutili sulla legalità venivano, insinuanti, coi loro denti gialli, a mormorarmi: io, per me, riprenderei la P38 anche domani. Insomma gli orfani. Poi un bel giorno arriva Grillo, con i suoi “comunicati politici” di stampo brigatista, le sue liste di proscrizione, con le gogne elettroniche dal confortevole sapore dei volantini d'epoca, con la violenza verso l'avversario che riporta ad un gusto vintage della criminalizzazione, con le minacce, gli avvertimenti, i “vi veniamo a prendere a casa uno per uno”, copyright Travaglio, ma è solo un copiaincolla di formule di piombo. Questo, in attesa di meglio, piaceva del Grillo eversivo. Poteva, ogni tanto, lasciarsi sfuggire qualche indizio nazistoide? Va bene ma che vuoi che sia, l'importante è stabilire una connessione due punto zero col tatuaggio sbiadito di Che Guevara, l'idea della rivoluzione sanguinaria e palingenetica, adesso o mai più. Pensavano davvero di poterlo usare, un comico fallito, di sfruttarne la propensione sovversiva, come ad educarlo, lo votiamo, lo invadiamo dall'interno e poi lo impacchettiamo e ci teniamo le sue legioni di idioti. C'era questa distorsione del cuore e del cervello, anche questo cazzeggio senile, questa puzza di violenza soreliana, destra o sinistra poi conta poco, e, bevendo avidamente il Fatto e i suoi opinionisti da talent, in tanti si sono convinti, si sono voluti convincere dell'expertise grillina nel segno della continuità con l'Autonomia e i suoi derivati, “la scopa di Dio” di Toni Negri che spazzava via i nemici e i tiepidi. Poi sono uscite le contraddizioni, il regime carcerario dei fanatici, le epurazioni automatiche, da Politburo, l'affarismo dietro il blog, la voglia di concentrazionarismo per i dissidenti, è uscito l'avventurismo e il carrierismo spicciolo degli inetti, sono usciti pure vapori di mafia dagli onesti, i purificatori, i giustizieri. Adesso questi disillusi non ammettono, non fanno marcia indietro, dicono semplicemente “Beh, non li voterò più”, come si trattasse di cambiare marca di dentifricio, come se il loro voto malato non portasse, pro quota, conseguenze su tutto il Paese. Allo spaccio della democrazia, loro semplicemente cambiano prodotto. Si risolvono ad attendere il prossimo convegno della prossima grande coalizione a sinistra di ogni sinistra, che ovviamente arriverà sbiscottata a dicembre se mai ci arriverà. Poche balle, amici, compagni nostalgici: Grillo non vi piaceva per la sua curiosa democrazia ma per l'esatto contrario, perché vi faceva riassaporare antiche carognate di piombo.

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