IL MOVIMENTO SOCIAL FA SCHIFO


Sparisce Umberto Eco, che praticamente in articulo mortis aveva definito imbecilli quanti si agitano in rete: il popolo della rete prontamente lo celebra, legittimando l'intuizione del semiologo. È lo stesso “popolo” che lascia morire un cucciolo di delfino spiaggiato nell'orgia di vanità stracciona, tutti impegnati a spararsi autoscatti allucinanti di fronte a quello straziante mistero naturale: sarebbe bastato un essere umano, uno normale, capace di riscuotersi, ma cosa stiamo facendo?, e il piccolo cetaceo starebbe ancora inseguendo felice le sue correnti di libertà. Dicono però che sia una bufala, che il piccolo delfino fosse già morto e come tale portato a riva “per sensibilizzare”, intento molto social ma incomprensibile: forse siamo di fronte alla bufala di una bufala. Morto o vivo che fosse, lo sfortunato animale, ha in sé qualcosa di malato, di ferocemente ritardato la folla che si pesta per farcisi un selfie: questi sono quelli che qualcuno, anche da noi, vorrebbe far votare elettronicamente, considerandoli depositari di ogni saggezza per il solo fatto di solfeggiare su un cellulare. Eco aveva fin troppa ragione, fin troppo facilmente e di questo dovremo prima o poi preoccuparci; verrà pure giorno che gli idioti che siamo capiranno la demenza di scannarsi o confidarsi tra perfetti sconosciuti, perlopiù afflitti da patologie mentali: lo chiamano comunicare, ma dietro ci stanno i furbastri alla Zuckerberg, alla Tim Cook, miliardari meschini che per un dollaro in più non esiterebbero a scatenare una guerra atomica, gentaglia di presunto genio in realtà dagli orizzonti tragicamente limitati: tutto quello che non è social ma semplicemente sociale, di umanissimo raziocinio, non gli appartiene. Nella feccia dei perfetti sconosciuti, perfetti di imbecillità, stanno quelli che considerano “giovane risorsa” un balordo che si prostituiva con laidi vecchi e ha circuito una professoressa disperata, ammazzandola per soldi. O che si ostinano a reputare risorse etniche quelli come il romeno fannullone e balordo che ha fatto a pezzi, per buttarli nel fiume, la madre e la sorellina (perché non lo danno in pena alternativa alla Boldrini?). Sempre dai condotti fognari della rete salgono opinionisti molto presunti come questa Selvaggia Lucarelli che di sé dice: “Lo so, le mie idee hanno un peso, so di essere un riferimento”. Attualmente è imputata insieme a due parigrado per traffico di fotografie e violazione di indirizzi email, roba da portinaie digitali, ma per questa volta il suo direttore Travaglio ha chiuso un occhio, e anche la bocca.

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