CONTAGIO


A me sembra difficile che milioni di francesi, a maggioranza socialisti, si siano riscoperti in una notte fascisti, figli di Petain, collaborazionisti, nostalgici del peggio. Mi pare improbabile anche considerare la Le Pen una nuova fautrice delle camere a gas e tutto il resto del corredo: tra l'altro la Francia ha una tradizione, e una appartenenza a certi blocchi occidentali, che non lo permetterebbero. Per come la vedo io, la faccenda è assai più semplice e ha poco di politico e più di sociologico, anzi di psicologico, anzi di personale: molta gente si è stufata di sentirsi dire che, se le ammazzano un parente, è colpa sua e deve solo vergognarsi; non ne può più di farsi fare la predica da gente da attico cardinalizio, progressisti che hanno sempre la stessa faccia insopportabile dappertutto – in Italia sono quelle che vanno da Fabio Fazio a Renato Curcio passando per la Boldrini, Vauro, Gino Strada, Saviano, Dario Fo, Travaglio e una pletora di belle coscienze che rendono sempre attuale l'aforisma di Flaiano: non sono comunista, non me lo posso permettere. Si è stufata, la gente francese, di degnazione, di compatimento, dei Bono Vox che si mettono in mostra sul sangue dei loro cari, si è rotta di non risposte, di non soluzioni, di perdere tempo, di contraddizioni virtuose, magari, ma solo per chi non le subisce. Non si creda neppure che i francesi una mattina, bella ciao, si siano svegliati tutti in odio ai fratelli musulmani e alla socialità. Semplicemente hanno capito di essere in pericolo, perché, secondo legge della mafia, qualcuno basta per tutti; hanno colto anche, in modo confuso fin che si vuole ma non errato, che il welfare elastico, integrazionista, che vuole tutti dentro, che aggiorna di continuo l'asticella delle pretese tramutate in diritti, si riscopra Ortega Y Gasset, non poteva più reggere, che qualche sacrificio doveva essere pure accettato, e da tutti, che non poteva averla vinta sempre solo chi più rivendicava, magari minacciando e impazzando, che tra libertà e sicurezza non c'è poi tutto questo abisso, e tante altre cosette che, messe insieme, rendono una convivenza più o meno sensata; più o meno civile. Non ne potevano più i francesi del gran casino culminato in sei stragi in dieci mesi, con i loro politici indifferenti che spiegavano loro che non era successo niente, di stare calmini, anche perché la colpa, al fondo, era la loro. Non ce l'hanno fatta più di sentirsi imporre autentiche cazzate socialisteggianti come il gender sui bambini di 5 anni, mentre rischiavano di cadere al ristorante o a un concerto: e cadevano, infatti. 

E si sono guardati attorno, e hanno scelto senza patemi chi proponeva alcune soluzioni certamente discutibili, come tutto a questo mondo, ma almeno comprensibili. Cioè in grado di essere valutate. Naturalmente anche la Le Pen dovrà dimostrare qualcosa, ma è da registrare in questo momento il senso di un cambiamento, che Massimo Nava ha così bene riassunto sul Corriere. Dappertutto, del resto, la sinistra è in regressione, da quella estrema, post-chaveziana, in Venezuela, al Brasile dove la ex guerrigliera Dilma, protettrice del nostro Battisti, affoga in una tempesta di corruzione, passando per gli Stati Uniti, che scontano il presidente peggiore della Storia, fino appunto alla Francia, mentre i ragazzini narcisi in Grecia e in Spagna appassiscono sul nascere con le loro ricette polverose, obsolete e irresponsabili. Meno Piketty, signori, e più Deirdre Mc Closkey! Che sarebbe come a dire: meno dirigismo e più realismo, meno prepotenza di Stato e più libertà dal medesimo. Perché c'è un tratto comune tra le sinistre radical-populiste del sud America e quelle sedicenti illuminate dell'Europa e della Francia: sta nella dittatura dei comportamenti fino a quella dei pensieri e delle parole, chiamata “politicamente corretto”, e anche questo, probabilmente, ha inciso in una qualche misura nel voto francese. Non è una tragedia, i regimi sono anche quelli a ciclo, un periodo si impone dappertutto una parte, che poi non riesce a risolvere i problemi di un mondo che si complica di continuo, e allora tocca all'altra parte, che fallisce allo stesso modo, perché le soluzioni sono solo tamponi, e così si torna al futuro, in una perenne delusione elettorale. Con la variante italiana, che Massimo Teodori appropriatamente definisce “vizietto cattocomunista”. Da noi, al solito, non si è capito niente. Si considera inevitabile l'opzione cattomunista appunto. Si sta alla finestra: si grida al ricompattamento della sinistra, “ma che sia una sinistra vera, più sinistra” il che porta dritto a dire più sindacalista, più rivendicativa, più tassatrice, più espansiva, più egualitaria, più punitiva, più paralizzante la libertà personale. In una parola: più vecchia. Questo è ciò che si punta a rifare in Italia. Ammonendo che chi non seguisse questa sinistra da attici, più che da salotti, allora è come Salvini e merita disprezzo e isolamento. Ma la Francia era il Paese con più pregiudizi in questo senso, insieme all'Italia, e di colpo se li è scrollati: ed è precisamente questo contagio che molti temono: togliendosi di dosso la polvere del ricatto, e vedendo d'un tratto quanto ignoranti, mediocri, imbarazzanti siano questi progressisti da attico che spiegano loro di che vita vivere e di che morte morire. Lo temono, questo contagio, anche delirando, come fa la Boldrini quando si appella all'Europa per disinnescare il voto francese, e pare quasi che chieda una misura per metterlo fuorilegge. Naturalmente per buono spirito democratico, storto e rifatto come il suo naso. Complimenti, una uscita così vale altri centomila voti persi, traslocati. La nostra, qui, è una semplice, umile prospettiva cronistica, freddamente analitica. Ma contenti loro. 

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