CARO SALVINI, SENTI UN PO' QUESTA


Piccole storie di muri e leccornie. Debbo affrontare un trasloco e i soldi sono quelli di una lepre in viaggio, per cui debbo affidarmi al sentito dire e alla buona stella. Così mi ricordo del biglietto lasciatomi nella cassetta della posta da un tuttofare chissà quando, dev'esserci ancora da qualche parte maledizione, ringhio a mia moglie. Voilà, stava sepolto sotto strati di cianfrusaglie, lo rileggo, fa tenerezza: devi fare questo e quest'altro, non sai come fare, cerchi serietà e qualità? Segue telefono. Lo chiamo, combiniamo, eccolo, un tipo mingherlino, giovanissimo, del luogo, fa tenerezza più del bigliettino, specie quando avanza una sola richiesta: poter essere pagato a giornata, non ne può più di quelli che alla fine gli dicono chi ti conosce, non sganciano e minacciano pure. Ci mancherebbe, anzi gli anticipo subito due giorni e poi altri due, senza discutere sul compenso. Lavora insieme a un coetaneo, mi combina un gran casino ma le cose da fare sono diverse e il cantiere ci sta. Poi, l'ultimo giorno, già saldato il conto, salgo in casa e non trovo nessuno. Spariti mezz'ora prima del pattuito, hanno fatto metà opere e quella metà è un disastro. Sparito anche un bel po' di materiale, in compenso mi hanno lasciato tutto in condizioni peggiori di quando erano entrati, e mancano quattro giorni al trasloco. Non perdo neanche tempo a cercarli, giusto un sms volante - “Non fatevi mai più vedere da me” e, disperato come sono, mi riattacco al telefono. Un amico muratore, che per me ha lavorato a regola d'arte, e quando dico arte dico il giusto, mi salva con un collega al momento disoccupato: “Sa fare tutto, fidati, è come se ci fossi io”. Ci troviamo, sono comprensibilmente diffidente, ancora scottato dalla recente esperienza, ma ci metto poco a ricredermi: entra questo omone, la faccia simpatica, il sorriso aperto, gli occhi che ti guardano chiaro, dritto, poche parole ma utili. Ci facciamo subito simpatia, lui dà un'occhiata, si mette le mani nei capelli, poi dice soltanto: ho capito tutto. Gli lascio le chiavi, so che questa volta posso fidarmi sul serio e non mi sbaglio: quando torno per riportare un po' di materiale, vedo che in una mattina (festiva) ha già riparato un terzo dei disastri. È romeno. 
Storia numero due, a flashback. In primavera debbo organizzare nel Maceratese una raduno di auto storiche ma mi manca il pranzo ed è un'occasione importante, con oltre cento convitati. Conosco la spocchia di molti ristoratori locali, che sembrano sempre volerti comunicare “Io non ho bisogno di te”, alla fine, illuminato da un amico del posto, scommettiamo su un piccolo, appartato, delizioso agriturismo nell'entroterra, diretto e interpretato da una ragazza bionda, debbo dire di stupenda presenza, il che non guasta. Ci mettiamo d'accordo e lei mi sforna un pranzo da gran gala, al costo di una pizzeria, in un luogo incantevole, con un servizio impeccabile. Brava ancor più che bella, pure lei è romena. 
Dove voglio arrivare? Semplicemente a questa morale spicciola. Caro Salvini, io so che non tutto di quello che dici è pregiudiziale, avrai pure tu le tue buone ragioni, l'ipocrisia di certa sinistra tra miopia e buonismo è spesso insopportabile e perniciosa. So anche che i miei trascurabili casi non fanno testo, però prova un po' a moltiplicarli per 3,14 e otterrai la cifra di un Paese che ha un fottuto bisogno di sangue giovane, fresco, vitale. Altro che frontiere, barriere, globuli tricolori. Questi, che siano regolari o “clandestini”, stanno qui e italiani si sentono, insieme alla loro nazionalità. E ci sanno fare, perdio. Ecco perché io non sono né di destra né di sinistra: non per essere un uomo per tutte le stagioni, cosa che nella vita non mi è mai riuscita, ma perché più invecchio e più capisco che la politica infine è generalizzazione, contrapposizione, mentre io voglio continuare a ragionare, a valutare volta per volta, caso per caso, faccia per faccia, occhi negli occhi. Non voglio farla lunga, altrimenti scado nel qualunquismo uguale e contrario a quello di chi dice che “anche noi siamo stati emigranti”, nonché conquistatori (500 anni fa), bla bla bla. Ma considera una sola cosa, caro Salvini: delle volte, sono gli italiani che rubano il lavoro agli “stranieri”. 
p.s. per eventuali referenze, sapete dove trovarmi

Commenti

  1. Io di mio ti posso dire che ho clienti stranieri (lattonieri o muratori per lo più) che quando vengono a prendere il materiale non fanno neanche il pagamento dilazionato 30-60 giorni con ricevuta bancaria ma pagano direttamente con assegno! E mi fido più di loro che, purtroppo di certi indigeni delle mie parti. Ovvio che anche lì, si valuta caso per caso.
    Un caro saluto.

    RispondiElimina
  2. Peccato che sto un pò lontanuccio........altrimenti quell'agriturismo con bionda bella annessa me attirava molto.........(rumena...o bugara che fosse)............cazzo me ne frega della nazionalità....Davide

    RispondiElimina
  3. "non ne può più di quelli che alla fine gli dicono chi ti conosce, non sganciano e minacciano pure".
    Per certuni, un affermazione del genere sarebbe stata un campanello d'allarme. Referenze ? Sentire l'altra campana ? No, famo a fidasse e vvia.
    Sempre con stima, so che sei buono d'animo e non lo dico ironicamente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buono non lo so, sicuramente diverso da te. E non lo dico Ironicamente.

      Elimina

Posta un commento

Post più popolari