UNA RONDINE NON TORNA


Passa una canzone di Mango e mi ricordo che è morto e mi ricordo quando era vivo e che una volta lessi che “Nile Rodgers pagherebbe per portarselo a New York” ed era vero ma fino a un certo punto perché lui aveva una sua cifra tutta particolare, troppo solatia per quella dance. E mi ricordo quando usciva un suo disco. Che non ho mai comprato ma non è questione di gusti, era l'atmosfera. Quel tipo di sensazione mediterranea e modaiola, allusivamente queer, che poteva avvolgerti al mare o in un autunno o in un treno o in una boutiquetta ed erano malinconie diverse. Oh sì, io ricordo usciva un disco ed era un evento, storia vecchia, e adesso, storia vecchia, invece non è niente. Più niente, e non per la crisi, le case discografiche o internet o la globalizzazione ma perché per i cantanti di personalità è dura come difendersi in una foresta. Dico quel respiro che caratterizzava, magari poteva non piacerti ma era lui ed era, volessi o meno tu, un compagno dei giorni, usciva da una radio, da un momento, diventava ricordo e infatti sono qui che ferocemente rievoco, insomma lo riconoscevi subito, era tornato, l'evento stava lì: un'altra stagione in sua compagnia, apprezzata o subìta. Pure adesso chi resta vivo si ostina a tornare, ma io ci vedo sempre ormai come un tremore della vita, perché è passato così tempo e sono gli ultimi fuochi e tutto questo non risparmia me. Ogni volta che qualcuno torna io ho la misura del tempo depositato sulle ossa e sul cammino. Passa una canzone di Mango e mi ci perdo ed è perdermi io stesso che più non sono: e non so se sentirmi più orgoglioso o fragile per essermi arrampicato fin qui, per avere stalattiti di cose da raccontare. Ma adesso è tutto diverso e quei dischi, quelle canzoni, come gli amori, non tornano. Neppure se li riascolti, perché le canzoni sono fuori dal tempo ma di quello son fatte, sono avvolte e questo tempo è diverso, rarefatto almeno per me, che ho il tempo perduto che ho. E non c'è più molto di quello che c'era e queste canzoni sono quel che rimane e mentre lo rendono lo portano via. Mi portano via. E non posso far niente per sottrarmi, io sono già sottratto, la mia forza non ha presa, il mio orgoglio è sconfitto, agli spettri del vuoto non si resiste, al canto dell'assenza ci si consegna. Ci si abbandona senza condizioni. Ascolto una canzone di Mango e per un attimo torno la mia eternità e in quell'attimo muoio: mi alzo, entro in uno specchio, mi guardo addosso: son io, non mi riconosco: è dentro, ch'è un giardino devastato. Cosa mi danzano questi vecchi suoni? Io non lo so ma è una spaventosa ridda d'impotenza, patetica di sorriso, un protendersi ovunque che si spezza di fissità. Nessuno può vedere quello che io sento e quello che sento è vortice di sbando. In quei momenti io vorrei essere una rondine che si scaglia al suolo drogata di oblio. Voglio così, perché dentro è così. Poi la canzone finisce e rinascere è asciugare il sangue dall'anima – ma non tutto. Le canzoni come gli amori non tornano perché potevano piacerti non piacerti ma ci sentivi dentro un senso una cura, uno spirito irreperibile ormai. Sì, qualcuno ancora c'è, fa le cose con lo stesso piglio artigianale, e il talento è sempre dilettante, si diletta, non vuole appesantirsi di sofisticherie, ma a questo punto siamo testimoni anche se non ci rassegniamo, il nostro ruolo è quello di ribelli del passato – chissà se vale anche per la scrittura, questa musica di se stessa, fatta di significanti. Comunque adesso è settembre e si preparano molti ritorni che mi piaceranno da qui in poi, ed io mi sentirò ogni volta più aleatorio perché non posso più provare quel brivido di futuro, solo una tenerezza un po' ingiallita, come una commozione vulnerabile; o una indulgenza a braccia larghe.
Sono sensazioni, è difficile spiegare.

Commenti

  1. Solo 2 considerazioni:
    1) Mi ricordo il cielo pieno di rondini a Piazza del Popolo a Roma, con i loro squittii e le pazze evoluzioni, ora sono scomparse. sostituite da gabbianacci giganteschi e predatori. Segno dei tempi.
    2) Tubati CALENDAR GIRL con il terruncello Neil Sedaka - ma che genio musicale - e le superfiche americane D.O.C.

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  2. Tubati ? Mi ci è voluto un pò per capire. Vabbè non sono molto moderno. Calendar girl l'avevo ovviamente già nelle orecchie ,come penso tutti quelli che hanno più o meno 50 inverni ; non c'eravamo quando è uscita ma negli anni 70 tra film e radio ogni tanto passava.
    Per chi abbia pazienza e voglia di spulciare nel tubo (beccati questa),senza aver paura di risultare fuori moda, in passato ci sono stati veri gioielli di pop ,innocente ,luminescente e trascinante.

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