NAPOLI, DIECI ANNI DOPO


Piccolo pezzo antibuonista. Napoli preda della violenza anarcoide come la Colombia o il Messico, il ministro di polizia che invia 50 teste di cuoio ma ce ne vorrebbero cinquemila, la camorra che si rigenera, assolda manovalanza sempre più giovane, minorenne, analfabeta, umanamente amorfa, ragazzini che sparano per formalità come il balordo che ha fatto fuori il muratore ucraino “perché intralciava mio fratello”, subito sommerso di cuoricini su Facebook. Nella stesso rione dove gonfiarono col compressore “per scherzo” un ragazzino obeso, menomato per sempre. Altri scugnizzi che cadono sotto sventagliate di mitra, raffiche sparate a caso, chi prendo prendo, a scopo dimostrativo, si può morire uscendo da un negozio, passando al momento sbagliato nel posto sbagliato. Tutto come sempre, ma peggio di sempre, ancor più nello sbando gangsteristico, senza ombra di regole, senza parvenza di logica e i sobborghi dei sobborghi, spartiti tra i clan, terre davvero di nessuno, gli sbirri non ci vanno e se proprio debbono lo fanno armati dello stesso spirito gangsteristico, o noi o loro. La situazione pare irreversibile e irrecuperabile, Napoli eterna occasione perduta, specchio del sud inabissato, Napoli siamo noi come scriveva Giorgio Bocca dieci anni fa. Gli diedero del razzista e lo esorcizzarono col libretto rosso Gomorra, che ogni professionista della legalità teneva sul comodino. Gomorra ha svegliato le coscienze, si ripeteva a mantra come oggi per lo sventurato bambino cadavere in riva al mare. Davvero? Gomorra svegliò un ragazzetto ambizioso e supponente, gli consegnò una paccata di soldi e una ridicola patente morale e intellettuale, sviluppò un detestabile effetto domino di libri ed emissioni sull'antimafia originando un indotto milionario. Sistemò le coscienze narcotizzandole di retorica. Consolò le anime semplici e quelle ipocrite. Fine dei giochi. Dieci anni dopo cosa è rimasto se tutti sono concordi nel denunciare le sabbie mobili del sud e Napoli è come non mai mai preda di se stessa, oltre che di amministratori demenziali e miserabili? Evidentemente le Gomorra, così come le politiche utopiche, gassose, desideranti non hanno funzionato; si propone, di conseguenza, di potenziarle, di riversare altre risorse, fedeli alla linea: se una ideologia non quadra con la realtà, noi forziamo l'ideologia e neghiamo la realtà. E a Napoli puoi morire per mano di un quindicenne, un dodicenne che non sa cosa sta facendo ma lo fa e su facebook già lo ricoprono di cuoricini camorristi mentre la polizia lo porta via.

Commenti

  1. Napoli siamo noi ? In che senso , nello stesso senso del bambino profugo affogato ?

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  2. MAI e dico mai mi e' piaciuta Napoli e dintorni. Ricordo solo che il primo ricordo che mio padre ebbe di Napoli - anni 50 - fu che, in macchina forse una 1400 Fiat - fu circondato da una diecina di ragazzini (scugnizzi) che gli dissero o ci paghi o ti scassiamo la macchina.
    Successivamente ci tornai - stavamo nei migliori alberghi e mangiavamo nei migliori ristoranti, pero' si avvertiva che c'era qualcosa di pericoloso sotto sotto.
    Naturalmente mai comprato la stecca di sigarette a Forcella - almeno a Roma nella stecca le sigarette c'erano.

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  3. Allora i GRANDI: Toto', Peppino Eduardo e Titina vivano tutti a Roma , nel mio quartiere Parioli, credo a Napoli ci andassero raramente, CHI puo' scappa. Non aggiungo altro.

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