LA MIA ANIMA E' UN VIALE


Cinquantadue anni fa, gran fermento in via Teodosio, 44: si sposavano i miei al culmine di un fidanzamento-lampo, ingenuo ed essenziale come usava ai tempi tra provinciali rinascenti nella metropoli. Dieci mesi dopo, eccomi qua: mia madre restò incinta quasi subito, secondo tabella di marcia. Si univano nella chiesa di San Luca, dove poi fui battezzato e dove bambino mia madre mi portava per mano. Adoravo quella parte di Milano, tutta bella di vialetti gentili e da allora la mia anima è un viale. Qui io assorbivo qualcosa, il sole filtrato dal mosaico della vetrata, altissima, una luce che sapeva di mattino, un canto di malinconia. C'era una statua lignea della Madonna e al suo cospetto mi raccoglievo con mia madre, ammalandomi di me stesso. 
Molti anni dopo, persa per strada ogni fede, io tornavo comunque, a cercare quel sole che mi trafiggeva attraverso le ombre a colori, in quella chiesa squadrata dove il futuro si sperdeva. Raggiungevo la Madonna, la guardavo fisso, cercando di capire.
La vita insieme dei miei finì 44 anni dopo quelle candele, molto lontana da dove si erano promessi vita. C'è ancora il nido dove tornarono, dove fui concepito, e c'è la chiesa, e la Madonna lignea. Solo noi, vivi o morti che siamo, non ci siamo. Resta in me il richiamo, ricongiungermi a quel sole silenzioso, a quel pulviscolo di malinconia, nella chiesa troppo grande per i miei dubbi. Dovrò trovare un altro pretesto, un altro viaggio. 

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