QUANTI GALLETTI NEL COCORICO'


Il Cocoricò di Riccione, falansterio discotecaro dove si muore allegramente, ha un potente ufficio stampa ma è da escludere che possa corrompere gente di specchiata indipendenza e raziocinio come Oscar Giannino, Chicco Testa ed altri e allora non resta che concludere che anche a chi ragiona ogni tanto possa saltare la brocca: cosa c'entra lo spirito liberale e libertario con un locale che non sa garantire ai suoi avventori di uscire sulle loro gambe, possibilmente in posizione eretta? Il mitico Cocoricò ogni tanto per quanto lo chiudono perché ci è morto qualcuno, poi parte la campagna vittimistica e delirante e sotto la pressione vippaiola e popolare lo riaprono e ci si continua a morire. Vediamoli allora questi Chicchirichì del Cocoricò. Cosa c'entra, per cominciare, lo spirito liberale e libertario con un tempio dello spaccio che non sa e non vuole vigilare, se ne fotte di rispettare uno standard minimo di legalità e di tutela degli avventori? Gli spiriti liberali hanno in sospetto ogni imposizione pubblica, statale, ma libertà e impunità sono cose diverse anzi opposte, non possono stare insieme: o decidiamo che lo Stato non deve esistere neppure nella sua forma più discreta, più leggera e accettiamo di darci in pasto all'anarcoliberismo, oppure concludiamo che sì, una forma di coercizione pubblica deve starci nel limite della tutela degli individui e delle poche regole di comune convivenza, secondo credo liberale. Altrimenti i discorsi dei liberal-libertari finiscono col coincidere con l'antagonismo di paglia degli insurrezionalisti rivoluzionari che pretendono libertà di mascalzonaggine al di fuori di ogni legge. 
Dicono poi i discorsi a pera degli spiriti insofferenti: inutile chiudere un locale così, che tanto poi la gente va a drogarsi altrove. Che sarebbe come dire: ma sì, lasciamolo stare questo benedetto cartello colombiano della droga, che se no vanno a rifornirsi da quello messicano. Tutti colpevoli, nessun colpevole? C'è sempre un altro da additare, sempre un peggio peggiore che salva la nefandezza del giorno, come per il perseguitato Corona che vedi caso al Cocoricò dava il meglio, ma per questa strada benaltrista e peraltrista dove si finisce? Prendersela coi mafiosi no, sarebbe contro le pari opportunità finché non si sgominano anche la camorra e la ndrangheta e siccome sgominarle tutte insieme è ragionevolmente impossibile allora le si lascino in pace, queste forme criminali organizzate. Con il che perde di valore ogni pretesa modernizzazione del Paese incluso uno sbocco liberale, di mercato, di innovazione a beneficio dell'eterno piagnisteo del sud di cui è profeta in patria un propagandista come Saviano, il quale  non si accorge delle proprie bestiali contraddizioni. 
Ancora, per difendere il Cocoricò si scomoda il fatidico indotto e questo è proprio il colmo: anche gli scafisti ne hanno uno, anche i traffici più sporchi a cominciare dalle guerre: sarebbe questa la morale che salva la capra del divertimento coatto con i cavoli di chi lo alimenta delle peggiori intenzioni? C'è chi riesce a difendere l'indotto, i posti di lavoro e contemporaneamente a scaricare la colpa sull'assenza di valori familiari che trasmettano ai figli il vaccino morale contro un posto del genere. Dove sta la coerenza, dove la logica? E come mai un posto del genere andrebbe non vietato ma disertato, che praticamente è lo stesso?
Forse perché tutti questi raffinati discorsi a pera si infrangono su una rimozione semplicissima, addirittura banale: qui non si discute di faccende opinabili, di raffinate alternative teoriche, ma di attività criminose ad ampio raggio tra le quali il traffico sistematico di droga e plurime irregolarità fiscali visto che tra le accuse che hanno portato alla momentanea chiusura di questo tempio intoccabile non manca una colossale evasione fiscale nell'ordine di milioni. Oppure vogliamo legalizzare anche quella, tanto per non toccare l'indotto? O ce la caviamo osservando che c'è tanto chi evade molto di più, come nel gioco del Cocuzzaro?
Il punto non è l'utilitarismo moralistico, non è stabilire se la chiusura serva o non serva ma accettare l'impunità come conseguenza, con tutto il riverbero delle conseguenze ulteriori. Dire che chiudere un Cocoricò è una misura di facciata per organizzarsi consenso ma che non risolve il problema, avrà anche dalla sua il fondamento dietrologico ma autorizza a rivolgere il medesimo sospetto e cioè che chi difende un luogo e una situazione simile cerca sponde per una spendita mediatica, magari politica. Siamo d'accordo che la repressione di per sé non risolve i problemi, ma a questo punto non lamentiamoci se stupratori e assassini vengono subito rimessi in libertà con argomentazioni alla don Mazzi, dal perdonismo alla pretesa impunità dei vip che non sono come gli altri. Proibire è riflesso cattolico, impedisce il senso della responsabilità personale e della dignità della salute che andrebbero insufflati per via culturale? “Romani, siate seri” come diceva Garibaldi: andatelo a dire a celenterati di quindici vent'anni che a Riccione ci calano decisi ad imbottirsi di chimica a qualunque costo e qualunque prezzo. Intanto che promuoviamo le condizioni culturali che nessuno, né scuola di massa né famiglie semianalfabeti né coscienze civili in libera uscita sanno recuperare, che facciamo, ci voltiamo dall'altra parte? Benissimo, ciascuno sceglie di che morte morire ma qui non si discute della libertà di annientarsi dei ragazzini quanto dell'impunità di un luogo deputato allo spaccio e in ogni caso una volta adottata la “soluzione Pilato” non avviliteci col piagnisteo delle giovani risorse che cadono come fiori ingiustamente recisi: giocare contemporaneamente con entrambe le squadre, non si può. Non lo vedete cari libertari liberisti che per questa strada anche voi scadete nel peggiore luogo comune dell'utopismo pilatesco di sinistra? Non capite che scambiate quello che c'è con quello che vorreste, senza alcuna aderenza alla realtà razionale? 
Necessario e sufficiente possono essere dimensioni complementari, ma non fungibili: una misura può non bastare di per sé e lo stesso risultare inevitabile, per ragioni pratiche non meno che legali non meno che morali. Se in questo luogo chissà perché sacro e inviolabile  si fosse saputo di uno stupro in branco, ho qualche dubbio che adesso saremmo qui a difenderne la franchigia, giusta l'indignazione per certe recenti sentenze pilatesche. Evidentemente la morte di qualche stronzo sedicenne non è abbastanza. Allora cosa lo è? Equivocare, più o meno ad arte, sulla pretesa missione di una discoteca in cui allegramente si tirano le cuoia equivale a fingere di credere alle targhette sulla porta delle bische mascherate da club ricreativo e culturale: dal che discende la resa alla piaga dell'azzardo clandestino, dell'usura, dei giri criminali connessi. Chicco Testa su Twitter ha scritto che un abuso come la chiusura del Cocoricò non trova riscontri in nessuna parte del mondo; noi diremmo piuttosto che solo in Italia non si riesce a chiudere un posto a pagamento, non un parco pubblico, in cui si muore impunemente, da anni, senza polemiche e discorsi a pera che a furor di popolo ne reimpongono subito l'apertura. 

Commenti

  1. Oggi i vari vippetti onnipresenti, dalla Santanché alla Lucarelli, tutti contro la chiusura del Cocoricò, tutti con le stessa motivazione idiota che un locale non può impedire che le persone al suo interno facciano uso di droghe. Il che in buona parte è vero(anche se perlomeno gli spacciatori palesi si potrebbero allontanare) , ma non è quello il problema, visto che una morte per ecstasy come quella Lamberto Lucaccioni(che secondo l'autopsia è morto per uno squilibrio elettrolitico) non arriva all'improvviso, come un fulmine a ciel sereno, ma i segnali di malessere sono visibili molto prima che uno caschi a terra in stato comatoso.
    Il Cocoricò è responsabile perché evidentemente il personale del locale non vigila abbastanza sullo stato psico-fisico dei propri clienti, non è preparato a intervenire ai primi segni di malessere, non distribuisce bibite idratanti e rimineralizzanti gratis, non si preoccupa se i ragazzi ballano per ore senza sosta col clima afoso di luglio, fino a rischiare l'ipertermia.

    Riempiono il locale ben oltre i limiti di capienza(l'unica volta che ci sono stato c'era una calca infernale...e solo questo basterebbe farlo chiudere, in caso di incendio sarebbe una carneficina!), e si limitano a incassare i soldi, senza fare praticamente quasi nulla per tutelare l'incolumità dei ragazzi(a parte il minimo sindacale, tipo intervenire in caso di risse)
    Per questo meritano la chiusura, non tanto perché non riescono a ripulire il locale dalla droga(e nemmeno ci provano), fosse solo per quello dovrebbero chiudere quasi tutti i locali notturni!

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    1. Sarebbe interessante uno screening sui beneficiari di ingressi omaggio al "Cocco", come lo chiamano, da comparare poi con gli interventi a favore. Ma temo non succederà mai, la privacy è sacra. Specie per le gossippare in odor di ricatto.

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