LE COSETTINE


Stamattina, la più banale delle incombenze, un bollo auto, anzi moto, perché era la Vespa che scadeva. Tutto fatidicamente normale, perfino rilassante, niente coda, impiegata gentile (la conosco da anni), un attimo e ne ero fuori. Un attimo, ma sufficiente a riportarmi in vita mio padre, che adorava quelle faccenduole noiose, “le cosettine” le chiamava ed io lo consideravo rincoglionito a 40 anni. Invece erano parentesi di normalità in una vita convulsa. In mezzo a quei piccoli traffici lui si ossigenava, erano il suo rehab ruspante, tornava a casa con un sorriso stampato che non capivo e un po' mi preoccupava. Ma adesso, anche io lì a sbrigare una cosettina e s'innescavano le suggestioni, il settembre dei ritorni, l'età che forse non ho mai avuto, e mio padre che invece c'era di sicuro con la sua esuberanza invadente. Io adesso ho più anni di lui allora e una vita molto meno ansimante, eppure riscopro la stessa attitudine e capisco che è l'altra parte di me, quella che ama cullarsi di dolce niente da fare, che fugge dalle convulsioni e si rifugia in un viale dove affoga di malinconia, magari si mette a piangere, però ci torna. Ho imparato a conviverci, perché la melanconia di metropoli è un'altra cosa, tu sai che basta un frullo d'ali a desolarla, invece in un paese antico, in un borgo marinaro ti avvolge, si rinnova, non puoi sottrarti. Ho imparato a conviverci e in fondo non ho fatto fatica perché ce l'avevo dentro. L'altra parte di me, tu chiamala se vuoi piccola borghesia, ma non disprezzo una vita in slow motion di piccoli appuntamenti che filano lisci, le botteghe da visitare, le quattro chiacchiere intorpidite che però ti difendono come una corazza d'ovatta. A lungo ho amato il frastuono dei giorni, da cui disintossicarmi di tanto in tanto, adesso è il contrario, l'ideale sarebbe qualche scorribanda nel vortice per subito tornare a imbozzolarmi. Specie in questa folle dissocietà di preclari nessuno sopra le righe. Ora capisco, padre mio. E non per questo mi sento rincoglionito. Tra pochissimo una cara amica, più una sorella, si sposa: tempo fa mi è capitato di confidarle, più o meno, cosa avevo scoperto e cioè che la vita è una inesausta ricerca di tranquillità probabilmente irraggiungibile ma non per questo evitabile, e lungo la strada molte cose si lasciano indietro; qualcuno lo considera invecchiare, io al contrario lo percepisco un alleggerirsi, uno sfrondare l'albero della coscienza, un ringiovanire, perché tornano su le faccende sedimentate da bambini.

Commenti

  1. Che bel pezzo e che belle considerazioni: La vita e' un'inesausta ricerca di tranquillita'.
    Quello che spesso mi turba e' rendermi conto che oggi sono piu' vecchio di mio padre (mio padre mori' sessantenne ) eppure lo vedo come un adulto vero - forse la guerra che ha fatto ? la gamba artificiale - persa in guerra - che portava senza problemi e non erano cose leggere, ma veramente gamba di legno che pesava parecchio e che solitamente lo aiutavo ad agganciarsela - Le sue certezze di destra ? - Quello che ha sofferto per la menomazione ma mai lo ha fatto trapelare ? - No non era un sottomesso ma uno che lo schiaffone lo avrebbe dato pure al capufficio, mentre a me sembra di essere un cazzone ancora immaturo ed in fase adolescenziale.

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