PROMUOVETELI TUTTI


Dal sito han tolto la frase, ma l'ingiuria resta: a sindacati e apologeti della scuola pubblica sotto attacco chiederei, è o non è da rimuovere, almeno da punire il cinico prof. Boscardin al quale nulla importa della morte di un alunno e scrive che “la gita all'Expo è andata benone”? E quella assurda preside, che rifiuta sdegnata ipotesi di omertà sul volo a precipizio di Domenico in quanto i suoi studenti “appartengono alla migliore borghesia di Padova”? Vogliamo parlarne? Ma a cosa può educare questa gente se non a sua volta alla stupidità, alla connivenza? Simili pedagoghi tutelano anzitutto loro stessi; non diversamente dai tanti, quasi tutti presidi che, a fine anno, come in questi giorni, raccomandano ai professori (i quali per forza o per amore, ma più che altro per quieto vivere si adeguano vigorosamente): promuoveteli tutti, quasi tutti anche con la media del 4. E si spiega: la scuola “pubblica”, per dire non assoggettata di default alla infami regole del profitto liberista, si pensa a sua volta come una azienda, nella quale, come per ogni azienda, se gli affari non aumentano, diminuiscono. La differenza col capitalismo è che qui la corsa è al ribasso, si sfornano “prodotti”, cioè studenti, mediocri pur di non perdere iscrizioni. Da lì al circolo vizioso di elementi professionalmente inetti, in aziende inette, nel quadro di un globale calo qualitativo del sistema paese, è un attimo. Ai sindacati, agli apologeti di tanto sistema, questo sistema sta bene? Sì che sta bene, non si è sentita una sola voce contraria alle incredibili, mortificanti uscite intorno allo studente Domenico, sempre più isolato, obliato già nella sua morte misteriosa e sconcia: gli inquirenti più passa il tempo e più restano sconcertati da tanta pervicacia; sono gli stessi giovani in missione permanente per conto del futuro, dei diritti, dell'antimafia. A riprova che non è tanto la qualifica o patacca di “pubblico” a nobilitare un contesto, una sostanza. Di voci, invece, insoppportabile flatus voci, siamo pieni da troppi che su detto sistema ci marciano. Amico mio, che ti lamenti perché la scuola pubblica, che ti gratifica di cattedra a dispetto dei tuoi strafalcioni (e sarebbe interessante capire come è successo), è, ovviamente sotto attacco, che tutti i santi giorni lamenti le logiche perverse del profitto, del mercato, della concorrenza e perfino della qualità, che sarebbe non ho capito come mai, discriminatoria e addirittura fascista (ma senti un po'); e però, non contento del tuo ruolo, aspiri a fare il giornalista e vai a far concorrenza a chi lo fa di mestiere, e una concorrenza oscena, cinese perché ti vai allegramente prostituendo dappertutto pur di scrivere a costo zero, come piace a Jovanotti: come la mettiamo con la tua sensibilità double face? Amico mio, che sei conosciuto come un preclaro leccaculo: un lavoro, garantito, ce l'hai, una pensione, assicurata, tu l'avrai, ma se proprio ti senti il migliore giornalista mancato sulla terra, se davvero ritieni che il mondo non possa fare a meno delle tue illuminazioni, perché non ti apri un blog e la fai finita? Perché devi annà in giro a rompe li cojoni con le tue svendite di ogni stagione? Questa sarebbe democrazia, come ti comporti tu invece non è altro che slealtà e squallore (i giornali, come il signor Bonaventura, sono ovviamente arcicontenti di non pagare un dilettante anziché un professionale che pretende anche due soldi): e, dammi retta, squallore di grana infantile, più immatura dei ragazzi che dovresti aiutare a maturare. Non protestare, lo so io come lo sai tu come lo sanno molti di un pur circoscritto giro (vai per nome, fidati). 

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