PIU' DEL TEMPO


L'assurdo della vita è che passa. Passa più del tempo trascorso. Magari ero sciocco nel mio pretendermi, ma ce la mettevo tutta ed ero felice in quelle parentesi dall'inferno. La libreria di Roberta a Civitanova. Un teatrino diroccato ad Abbadia. Un auditorium curioso a Gaeta, il palco è profondissimo e digradante, se non stiamo attenti ruzzoliamo giù. Quella notte a un certo punto, non so che mi prende, mi metto a leggere la faccia contro il muro e Paolo si scaglia contro l'altra parete suonando come indemoniato. Due matti parevamo ma la gente usciva sconvolta, gli occhi pieni di lacrime di sollievo, di riconoscenza e di gioia. Una formula uscita così, magari sgangherata, mai provato un beato cazzo, ma adesso la rifanno tutti. L'ultima sigaretta, lo sguardo complice prima di partire e non puoi credere siano passate due ore. Un agriturismo che non vuole arrendersi; un festival “culturale” dove, a venti metri da noi, si sta producendo la pornostar Valentina Nappi. Sì, ne son successe di cose, di ricordi da consumare, ero un dilettante, peggio che un dilettante ma il mio coraggio, la mia ingenua incoscienza erano assolute, pari solo alla pazienza di Paolo. Tredici ore di viaggio da qui a Rende e poi tre ore tirate, di più, senza fiato, una improvvisazione via l'altra. La settimana dopo ci sarebbe andato Jon Spencer, “Ma voi” qualcuno mi disse “siete stati più emozionanti, più intensi”. Chissà. Adesso non le farei più così quelle cose, adesso saprei come farle ma l'assurdo della vita è che passa e a volte ti porta via tutto. A Castelfranco, nel centro sociale Buenaventura che sta avviandosi a morire, è una delle primissime volte. Recito il saluto a mio padre che sul suo letto d'agonia non è più vivo ma non è ancora morto e ce ne vuole per arrivare in fondo. Paolo riparte subito, io mi fermo a dormire al piano di sopra, in un sottotetto che è un porto di mare. C'è di tutto, scagliato da risacche lontane, tempeste di vita. C'è un letto anni Settanta, la radio nella testiera. La guardo, riconosco la marca “Europhon”. Quella ditta la forniva mio padre, era esclusivista. Quanto mare, quanto mondo avrà girato quella radio dentro al letto prima di fermarsi qui, sotto il mio corpo esausto dopo uno spettacolo furibondo e ingenuo, dopo il mio estremo saluto a mio padre. Tre ore dopo mi alzo, riprendo la macchina, arrivo giusto in tempo per sentire l'ultimo battito del polso nella mia mano.

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