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Al di là delle analisi, le vuote parole che nessuno rinuncia a spremere (ci proverò anche io, sul Faro), per spiegare l'incomprensibile restano i dettagli, gli aspetti insignificanti in apparenza, decisivi nella sostanza di cui è fatta la follia. Sulla spiaggia di Sousse, nel golfo di Hammamet ancora umida del sangue caldo delle vittime, i vacanzieri senz'anima mitragliano selfie “col bastone”, che sarebbe la prolunga dei visionari spietati: ecco mondo, siamo qui, dove è calda la strage. Dalla Francia, spunta un selfie dell'ingegnere fanatico che ha decapitato il suo principale, anzi i selfie sono due: il primo è appunto con la testa mozzata (e subito qualcuno delle forze di sicurezza lo ritrasmette via whatsapp); l'altro non è coi suoi tre figli, ma in mezzo ai suoi due mitra: sorridente, felice, la luce pazza, cattiva ed estatica negli occhi di chi ha ucciso l'anima. La follia dello scontro di civiltà, di religioni ricomposta nella follia dei selfie che hanno un senso solo se si possono “condividere”, ossia proporre e imporre al mondo della rete senza bandiere né barriere. Gli stessi autoscatti se li fanno i superstiti e i giustizieri dopo una mattanza o prima di annientare le loro vittime nella tuta arancione. Senza selfie, senza testimonianza della morte e della vita, non c'è morte e non c'è vita, niente ha senso, neppure le moderne crociate e controcrociate, neppure il proposito maledetto di una soluzione definitiva questa volta di matrice islamica.
Sarebbe da riflettere, tutti, chi nutre odio e chi paura, chi slancio fanatico e chi indifferenza amorfa: non vedete che ci siamo dentro al completo, non lo capite che uccidere e resistere sono battaglie già perse, che la tecnologia, bella, comoda e demenziale ha vinto lei, che gli uomini dietro le loro foglie di fico più o meno grandi, più o meno pesanti sono gli stessi, davvero gli stessi con le loro vanità e debolezze anche ciniche, anche feroci senza distinzione di tratti, etnie, linguaggi, cucine, dèi, libri sacri, latitudini? Gli estremisti islamici vogliono chiudere fuori dalla porta un futuro che già li invade, che per primi assumono mentre pretendono di rigettarlo; gli occidentali futurofagi sono così stupidi da concentrarsi più su un orologino digitale di perfetta inutilità che su un'ondata di morte che può ghermirli in qualsiasi momento e che comunque travolge a macchia di leopardo nel mondo, oggi a loro ma domani forse a noi. La medicina, per tutti, senza eccezioni, è la stessa: facciamoci un selfie, per dire immortaliamoci prima o dopo la morte ma soprattutto attraverso questo presente pieno di morte ma già morto di suo a prescindere da quanto durerà. Ma che volete di più, pecore matte in un mondo insensato, pecore in cornice come nelle antiche diapositive dell'intervallo?

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